Tacitismo

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Statua moderna di Tacito, davanti al Parlamento di Vienna
Statua moderna di Tacito, davanti al Parlamento di Vienna

Il tacitismo è lo studio e l'imitazione delle opere dello storico latino Publio Cornelio Tacito nell'ideologia e/o nello stile (soprattutto in quest'ultimo).

Tacitismo indica anche una corrente storiografica che nei secoli XVI-XVII fece riferimento alle opere di Tacito per interpretare il proprio tempo e trarne insegnamenti etici e politici.

Inoltre il tacitismo fu un fenomeno largamente presente nel periodo della Controriforma, per il quale il machiavellismo e la teoria della ragion di Stato, avversati dalla Chiesa di Roma per il loro carattere sovversivo e amorale, venivano celati sotto il riferimento all'opera di Tacito.[1] Il termine tacitismo in questa accezione è una parola d'autore, coniata da Giuseppe Toffanin nell'opera Machiavelli e il tacitismo, pubblicata nel 1921.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Antichità[modifica | modifica wikitesto]

Copia del secolo XI degli Annales Fuldenses nella Bibliothèque Humaniste a Sélestat. In Annales Fuldenses, a. 852 si trova una dei pochi riferimenti altomedievali all'opera di Tacito.[2]

Tacito era ben noto ai suoi contemporanei; Plinio il Giovane, uno dei primi ammiratori della sua opera, si congratulò con lui per la sua precisione e predisse che le sue Historiae sarebbero state immortali: solo un terzo della sua opera, tuttavia, è sopravvissuto fino a noi e, per giunta, in un numero esiguo di manoscritti; dipendiamo da un unico manoscritto per i libri I-VI degli Annales e da un altro per l'altra metà superstite (libri XI-XVI) e per i cinque libri delle Historiae rimastici.[3] Le opere di Tacito sono state sicuramente utilizzate dagli storici del II e dei primi anni del III secolo, come Cassio Dione, che fa uso di Tacito nel suo resoconto dell'esplorazione della Britannia ad opera di Agricola, e Egesippo, che usò Tacito nel suo racconto della grande rivolta ebraica.[4] Il suo latino difficile e il suo stile ellittico, tuttavia, furono imitati solamente da Ammiano Marcellino, che realizzò una continuazione delle sue opere.[5] La sua popolarità diminuì con il tempo: i suoi ritratti a tinte fosche dei primi imperatori non potevano essere visti con favore nella Roma sempre più autocratica del Basso Impero, e il suo evidente disprezzo per l'ebraismo e il cristianesimo (entrambi pericolosi culti stranieri agli occhi di un aristocratico romano del I secolo) lo rese impopolare tra i primi Padri della Chiesa.[6] Lo scrittore del III secolo Tertulliano, per esempio, lo accusò di aver inventato la leggenda che gli Ebrei adoravano la testa di un asino nel Santo dei Santi e lo chiama "ille mendaciorum loquacissimus", 'il più loquace di bugiardi'.[7]

Nel IV secolo sono stati individuati sparsi riferimenti alla sua vita e al suo lavoro. Flavio Vopisco, uno dei presunti Scriptores Historiae Augustae, lo cita due volte (Aureliano 2.1, Probo 2.7.) e lo nomina tra i disertissimos viros, gli uomini più eloquenti. Ammiano Marcellino, come accennato, iniziò le sue Storie dove Tacito aveva finito le sue. Girolamo lo conosceva e Sulpicio Severo utilizzò i suoi Annales come fonte per i passaggi su Nerone[8] o, secondo Arthur Drews, il passaggio delle Cronache di Sulpicio Severo fu in seguito inserito negli Annales. Dal V secolo in poi solo pochi autori sembrano conoscerlo: Sidonio Apollinare, che lo ammira, e Orosio, che a volte lo deride come uno sciocco e altre volte prende in prestito passaggi delle sue opere (compresi molti che sarebbero altrimenti andati perduti).[9] Cassiodoro e il suo discepolo Giordane (metà del VI secolo) sono gli ultimi autori antichi a fare riferimento a Tacito; Cassiodoro utilizza parti della Germania e Giordane cita l'Agricola, ma entrambi conoscono l'autore solo come Cornelio.[10]

Dopo Giordane Tacito scomparve dalla letteratura per circa due secoli[11], e solo quattro riferimenti certi alla sua opera compaiono fino al 1360. Due provengono da monaci franchi della Rinascita carolingia: gli autori degli Annales Fuldenses usarono gli Annales di Tacito, e Rodolfo di Fulda prese in prestito passi della Germania per la sua Translatio Sancti Alexandri.[12] Alcune opere di Tacito erano conosciute fin dal 1100 nell'Abbazia di Montecassino dove compaiono gli altri due riferimenti: Pietro Diacono utilizzò l'Agricola nella Vita Sancti Severi, e Paolino Veneto, vescovo di Pozzuoli, citò passi degli Annales nel suo De mapa mundi.[13][14] Reminiscenze di Tacito compaiono nella letteratura francese, inglese, tedesca e italiana dei secoli XII-XIV, ma in nessun caso una dipendenza diretta da Tacito può essere provata con certezza.[15] Fu solo quando Giovanni Boccaccio portò il manoscritto contenente Annales 11-16 e Historiae da Montecassino a Firenze, nel decennio 1360-1370, che Tacito iniziò a riconquistare terreno negli ambienti letterari.

Rinascimento italiano[modifica | modifica wikitesto]

Frontespizio dell'opera omnia di Tacito nell'edizione di Giusto Lipsio del 1598.

Gli sforzi di Boccaccio ridiedero lustro all'opera di Tacito, che da allora cominciò a diffondersi nei circoli dei primi umanisti, Coluccio Salutati, Leonardo Bruni, Sicco Polenton. Tuttavia gli umanisti dei secoli XIV e XV preferivano lo stile regolare di Cicerone e la storiografia patriottica di Livio, che era di gran lunga il loro storico preferito.[16]

Sotto papa Leone X fu scoperto nell'Abbazia di Corvey il codice Mediceo I contenente i primi libri degli Annales, editi da Filippo Beroaldo il Giovane a Roma nel 1515 e da Alessandro Minuziano nel 1517 a Milano insieme con il resto delle opere di Tacito.

All'inizio del XVI secolo, dopo l'espulsione dei Medici da Firenze, il loro ritorno, e le guerre d'Italia, Tacito tornò a d'attualità tra i teorici del repubblicanesimo classico. Niccolò Machiavelli fu il primo a vedere in Tacito un modello politico e letterario. Una citazione dagli Annales (13.19) appare nel capitolo 13 del Principe ("fu sempre opinione e sentenzia delli uomini savi, quod nihil sit tam infirmum aut instabile quam fama potentiae non sua vi nixa").[17] Il principe idealizzato ha una certa somiglianza con il Tiberio di Tacito; alcuni (in particolare Giuseppe Toffanin) hanno sostenuto che Machiavelli abbia fatto un uso maggiore di Tacito di quanto non traspaia dalle sue opere.[18] In realtà Machiavelli probabilmente non aveva ancora letto i primi libri degli Annales, che furono pubblicati solo dopo la stesura de Il Principe.[19]

Dopo la condanna di Machiavelli all'Indice dei libri proibiti, i filosofi politici dei paesi cattolici utilizzarono frequentemente l'autore romano al posto del filosofo fiorentino, e l'imperatore Tiberio come maschera del principe ideale. Autori come Francesco Guicciardini consideravano l'opera di Tacito un manuale per la costruzione di uno stato dispotico. Seguendo questa linea di pensiero, i filosofi della Controriforma e dell'età dell'assolutismo videro nelle sue opere una fonte inesauribile di regole e principî da impiegare nell'azione politica. Contribuì alla fama di Tacito anche «il crescente interesse stilistico, per una cultura che stava esaurendo il ciceronianismo.»[20] L'opera di Tacito si diffuse soprattutto in seguito all'edizione critica del filologo fiammingo Giusto Lipsio (Anversa, 1574), vero e proprio bestseller della prima età moderna. Tra la fine del '500 e l'inizio del '600 furono pubblicate ben due traduzioni italiane dell'Opera omnia di Tacito: la prima ad opera del fiorentino Bernardo Davanzati (1º libro degli Annali 1596; tutte le opere, post., 1637); la seconda del senese Adriano Politi (1603; 10a ed. 1665). Una nuova edizione critica con commento delle opere di Tacito (1607) fu curata dal fiorentino Curzio Picchena.[21] Molti furono gli studiosi italiani che si dedicarono all'analisi dell'opera di Tacito, come Virgilio Malvezzi, Traiano Boccalini e Scipione Ammirato. Esperti e volgarizzatori dello storico latino non mancarono neanche in Spagna (Baltasar de Alamos y Barrientos[22], Antonio Pérez[23]), in Francia[24] (Nicolas Perrot d'Ablancourt, Abraham Nicolas Amelot de la Houssaye) e in Germania (Christoph Pflug, Johann Heinrich Boeckler).[25][26] Sia Richelieu che Olivares furono lettori appassionati dell'autore latino, che presero a modello per la loro attività politica.[27]

Illuminismo[modifica | modifica wikitesto]

Durante l'Illuminismo Tacito fu ammirato soprattutto per la sua opposizione al dispotismo. Toffanin usa il termine "Tacitismo rosso" per descrivere l'interpretazione repubblicana di Tacito, in contrapposizione al "Tacitismo nero", di ispirazione machiavellica.[28] In letteratura, alcuni grandi tragici come Pierre Corneille, Jean Racine e Vittorio Alfieri, presero ispirazione da Tacito per i loro personaggi drammatici. Edward Gibbon fu fortemente influenzato dallo stile storico di Tacito nella sua History of the Decline and Fall of the Roman Empire.

I rivoluzionari francesi, che avevano studiato Tacito fin dalla loro prima educazione, fecero molto uso delle sue critiche della tirannia e del suo amore per la repubblica. Tacito è, dietro Cicerone, Orazio e Plutarco, uno degli autori più citati dai membri dell'Assemblea Nazionale e Legislativa e dagli autori rivoluzionari come Jacques Pierre Brissot. Durante il regime del Terrore Camille Desmoulins e gli scrittori degli Actes des apôtres lo utilizzarono per denunciare gli eccessi dei giacobini.[29]

Napoleone, al contrario, attaccò le sue opere sia per lo stile che per i contenuti. L'aspirante fondatore di una dinastia imperiale, lodato da Goethe per la sua conoscenza della letteratura, conosceva il pericolo che le storie di Tacito potevano rappresentare per chi desiderava salire al potere. François-René de Chateaubriand, per esempio, aveva già paragonato il nuovo imperatore dei francesi ai peggiori imperatori di Roma, avvertendo che un nuovo Tacito avrebbe un giorno fatto per Napoleone quello che Tacito aveva fatto per Nerone. La reazione dell'Imperatore fu feroce: lamentò con Goethe e Wieland che "Tacito vede intenzioni criminali nelle azioni più semplici, dipinge come assolute canaglie tutti gli imperatori per farci ammirare il suo genio nel descriverli". In altre occasioni Napoleone giurò che Tacito, il pamphlétaire, aveva "calunniato gli imperatori" che il popolo romano aveva amato.[30]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vedi "Ragion di Stato", in Enciclopedia Italiana Treccani, Appendice I (1938).
  2. ^ « Igitur in loco qui appellatur Mimida (Minden), super amnem, quem Cornelius Tacitus, scriptor rerum a Romanis in ea gente gestarum, Visurgim, moderni vero Wisaraha vocant, habito generali conventu etc. » (ed. Kurze, Hannover 1892, p. 42).
  3. ^ Grant, Michael, Latin Literature: an anthology, Penguin Classics, London, 1978 p.378f
  4. ^ Mendell, 1957, pp. 226, 228–229.
  5. ^ Mellor, 1995, p. xix; Mendell, 1957, p. 228.
  6. ^ Mendell, 1957, p. 226; Mellor, 1995, p. xix.
  7. ^ Tertulliano, Apologeticum, 16.
  8. ^ Mendell, 1957, pp. 228–229.
  9. ^ Mendell, 1957, pp. 229–232; Mellor, 1995, p. xix.
  10. ^ Jordanes, Getica, 2.13; vedi Mendell, 1957, p. 232; Mellor, 1995, p. xix.
  11. ^ Intero o in parte lo possederono solo i monasteri di Montecassino, Fulda, Corvey.
  12. ^ Mendell, 1957, pp. 234–235, confonde Rodolfo con Eginardo, nelle opere del quale compaiono alcuni dei riferimenti incerti; Haverfield, 1916, p. 200; Schellhase, 1976, p. 5, dà tutti e quattro i riferimenti elencati qui.
  13. ^ Mendell, 1957, pp. 236–237; Schellhase, ibid.
  14. ^ Benzo di Alessandria, Marco Petoletti, De moribus et vita philosophorum, Vita e Pensiero, 2000, p. 25, ISBN 978-8834305102. URL consultato il 10 marzo 2019.
    «Paolino Veneto stupì i posteri illuminando la sua Mappa Mundi con alcune sorprendenti citazioni dagli Annales di Tacito, fino allora autore sconosciuto.».
  15. ^ Mendell, 1957, pp. 234–238 e Schellhase, 1976, ibid., ne esaminano alcuni; vedi anche Haverfield, 1916, passim.
  16. ^ Whitfield, 1976, passim.
  17. ^ Mellor, 1995, pp. xx–xxi, 6–7; Burke, 1969, pp. 164–166; Schellhase, 1976, pp. 67–68.
  18. ^ Il rapporto tra Tacito e Machiavelli è stato spesso messo in luce. Già Hamelot de la Houssaye, nel suo commento al Principe, affermava che non si poteva condannare o approvare l'uno dei due scrittori senza l'altro («de sorte que si Tacite est bon à lire pour ceux qui ont besoin d’apprendre l’art de gouverner, Machiavel ne l’est guère moins : l’un enseignant comment les Empereurs Romains gouvernaient, & l’autre comment il faut gouverner aujourd’hui.»). E Giusto Lipsio, nei suoi Politicorum libri sex (1589), pur esaltando come fonte del suo pensiero Tacito, («quia plus unus ille nobis contulit, quam ceteri omnes») non nasconde la sua ammirazione per Machiavelli («unius tamen Machiavelli ingenium non contemno, acre, subtile, igneum: et qui utinam Principem suum recta duxisset ad templum illud virtutis et honoris»)
  19. ^ Whitfield, 1976, p. 286. Toffanin non esclude l'ipotesi che Il Principe, che fu pubblicato solo nel 1532, possa essere stato ritoccato da Machiavelli dopo la lettura dei primi libri di Tacito.
  20. ^ Arnaldo Momigliano - Gino Funaioli, TACITO, P. Cornelio, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1937. URL consultato il 26 febbraio 2019.
  21. ^ Curzio Picchena, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  22. ^ Gli Aforismi di Barrientos al suo Tácito Español (Madrid, 1614) furono tradotti in italiano da Girolamo Canini d'Anghiari nella sua edizione delle Opere di G. Cornelio Tacito, Annali, Historie, Costumi de' Germani, e Vita di Agricola (Venezia, Giunti, 1618).
  23. ^ (FR) Alain Montandon, Les formes brèves, Hachette, 1992, p. 74, ISBN 2-01-019552-3. URL consultato il 27 febbraio 2019.
    «La série des aphorismes d'Antonio Pérez publiés dans les Relaciones (1598) est elle aussi au départ des annotations en marge de l'édition du Tacite de Lipse. Pérez fut bien connu en France des penseurs politiques y compris de Richelieu. Jacques Gautier le traduisit en 1602 sous le titre Aphorismes ou Sentences dorées, extraites des lettres tant espagnoles que latines. Avec ses diverses publications d'aphorismes, Pérez, s'il n'a guère été diffusé en Espagne (mais l'on sait combien Quevedo s'en inspire dans ses Miettes sentencieuses), eut une grande influence en France, notamment grâce aux traductions de Amelot de la Houssaie.».
  24. ^ (EN) Jacob Soll, Publishing The Prince: History, Reading, and the Birth of Political Criticism, University of Michigan Press, 2008, p. 74, ISBN 978-0472033430. URL consultato il 27 febbraio 2019.
    «From 1582 to the beginning of Colbert's government in 1661, at least thirty-two editions of eleven different translations of Tacitus or of Tacitean maxims appeared in print.».
  25. ^ Cfr. anche le numerose edizioni tedesche (Helenopoli, 1609, 1618) e francesi (Paris 1618; Lyon 1628; Rouen 1633, 1642) dei Discorsi sopra C. Tacito di Scipione Ammirato.
  26. ^ Non mancarono, peraltro, voci assai critiche verso l'opera di Tacito e il suo stile, come il gesuita Famiano Strada, che nelle sue Prolusioni accademiche (1617) gli oppose, come già avevano fatto gli umanisti, il modello di Livio. Molto duro anche il giudizio del cardinale du Perron «C'est le plus méchant style du monde que celui de Tacite, et il est le moindre de tous ceux qui ont écrit l'histoire. Tout ce style consiste en quatre ou cinq choses, en antithèses en réticences. Jamais il ne fera un homme d'état. Je n'ai jamais vu un homme de jugement qui louât Tacite. Les italiens, qui entre toutes les nations sont les plus judicieux, n'ent font point d'état. ll n'y a rien de si aisé à imiter que le style de Tacite, et ceux qui s'y amusent s'en lassent incontinent.»
  27. ^ Richelieu and Olivares, John Huxtable Elliott, Cambridge University, 1991, p. 24 e sgg.
  28. ^ (EN) Christopher Brooke, Philosophic Pride: Stoicism and Political Thought from Lipsius to Rousseau, Princeton University Press, 2012, p. 66, ISBN 978-0691152080. URL consultato il 27 febbraio 2019.
    «Toffanin distinguished between a Tacitismo rosso, or disguised republicanism, and a Tacitismo nero, or disguised Machiavellianism.».
  29. ^ Parker, 1937, pp. 16–20, 148–149; Mellor, 1995, pp. xlvii–xlviii.
  30. ^ Mellor, pp. xlviii–xlix, 194–199.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Beatriz Anton Martinez, El tacitismo en el siglo XVII en España. El proceso de receptio, Valladolid, Universidad de Valladolid, 1992.
  • Tacito e tacitismi in Italia da Machiavelli a Vico, Atti del Convegno (Napoli, 18-19 dicembre 2001), a cura di Silvio Suppa, Napoli, Archivio della Ragion di Stato, 2003.
  • Giuseppe Toffanin, Machiavelli e il tacitismo. La politica storica al tempo della Controriforma, Padova, Angelo Draghi, 1921.
  • Bolgar, R.R. Classical Influences on European Culture A.D. 1500–1700. (Cambridge, Cambridge University Press, 1976) ISBN 0-521-20840-8
  • Burke, P. "Tacitism" in Dorey, T.A., 1969, pp. 149–171
  • Dorey, T.A. (ed.). Tacitus (London: Routledge and Kegan Paul, 1969) ISBN 0-7100-6432-2
  • Haverfield, F. "Tacitus during the Late Roman Period and the Middle Ages". The Journal of Roman Studies, Vol. 6. (1916), pp. 196–201.
  • Mellor, Ronald (ed.). Tacitus: The Classical Heritage (NY: Garland Publishing, 1995) ISBN 0-8153-0933-3
  • Mendell, Clarence. Tacitus: The Man and His Work. (New Haven: Yale University Press, 1957) ISBN 0-208-00818-7
  • Parker, Harold Talbot. The Cult of Antiquity and the French Revolutionaries: A Study in the Development of the Revolutionary Spirit. (Chicago, University of Chicago Press, 1937)
  • Schellhase, Kenneth C. Tacitus in Renaissance Political Thought (Chicago, University of Chicago Press, 1976) ISBN 0-226-73700-4
  • Whitfield, J.H. "Livy > Tacitus", in Bolgar, 1976; pp. 281–293
  • Woodman, Anthony John. Tacitus Reviewed (Oxford: Oxford University Press, 1998) ISBN 0-19-815258-2

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]