Alfa Romeo 8C 2900B Le Mans

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Alfa Romeo 8C 2900B Le Mans
Alfa Romeo 1938 2900 B Speciale.jpg
Descrizione generale
Costruttore Italia  Alfa Romeo
Categoria 24 Ore di Le Mans
Produzione 1938
Descrizione tecnica
Meccanica
Telaio a longheroni
Motore Alfa Romeo 8 cilindri in linea 2.926 cm³ sovralimentato
Trasmissione cambio manuale a 4 marce, trazione posteriore
Dimensioni e pesi
Passo 2800 mm
Peso 1250 kg
Altro
Avversarie Delahaye 135S
Risultati sportivi
Debutto 24 Ore di Le Mans 1938
Piloti Raymond Sommer, Clemente Biondetti
Palmares
Corse Vittorie Pole Giri veloci
1 0

L'Alfa Romeo 8C 2900 B Le Mans Berlinetta Touring è un'automobile da competizione realizzata dall'Alfa Romeo per partecipare alla 24 Ore di Le Mans del 1938. Si tratta di un esemplare unico costruito sulla base Alfa Romeo 8C 2900 B.

Il contesto[modifica | modifica wikitesto]

La struttura "Superleggera" dell'Alfa Romeo 8C 2900B Le Mans in costruzione alla Carrozzeria Touring di Milano

Nel 1938 a carrozzeria Touring di Milano venne incaricata dalla Alfa Corse, neonata squadra corse della casa, nella persona di Enzo Ferrari, di costruire una berlinetta per competere alla 24 Ore di Le Mans. Inizialmente si pensava di correre con una versione scoperta come alla Mille Miglia di quell'anno ma alla fine si decise di optare per una versione chiusa perché più aerodinamicamente valida rispetto alle spider da corsa, è una delle prime volte in assoluto che ciò accade. La vettura fu costruita a partire dal telaio Alfa Romeo 8C 2900 B n° 412.033, su cui era montato il motore n° 422022.[1]

La carrozzeria studiata dalla Touring sfrutta un profilo ad "ala spessa" nella parte bassa e un cupolino tronco "tipo Kamm" per coprire la testa dei piloti. I leggeri pannelli in alluminio che formano la carrozzeria sono applicati su una intelaiatura reticolare di acciaio al cromo-molibdeno secondo il metodo brevettato “Superleggera” per un peso finale dichiarato di soli 180 kg.[1] Gli interni sono spogli, come su ogni auto da competizione, con i finestrini laterali e il lunotto in plexiglass. La meccanica venne mutuata dalla 8C-35 con sospensioni a 4 ruote indipendenti, cambio transaxle, freni a tamburo a comando idraulico e motore 8 cilindri in linea da 2.926 cm³ sovralimentato tramite due compressori a lobi potenziato fino a 220 CV a 5500 giri/minuto[1].

La 24 Ore di Le Mans 1938[modifica | modifica wikitesto]

Il frontale dell'Alfa Romeo 8C 2900 B Le Mans Berlinetta Touring

Alla maratona francese svoltasi tra il 18 e il 19 giugno 1938 la vettura venne affidata a Raymond Sommer e a Clemente Biondetti per puntare alla vittoria. Alla partenza la vettura con il numero 19 non andò subito in testa ma lasciò ad altri il compito di "tirare" la gara. Dopo 5 ore Biondetti compie il sorpasso che la porta in testa alla gara. Alla 16ª ora la vettura ha accumulato un vantaggio sul primo inseguitore di 11 giri quando accadde il primo imprevisto, lo scoppio di uno pneumatico mentre c'è Raymond Sommer al volante. Con maestria riuscì a non perdere il controllo dell’auto e a tornare ai box dove cambiò la gomma e ripartì. Nel successivo turno Biondetti riuscì ad aumentare il vantaggio fino ad addirittura 14 giri, ma poi la cavalcata trionfale si interruppe bruscamente al 219º giro per un guasto meccanico. Biondetti scende e comincia a spingere la vettura fino ai box per ben 4 Km. Lì si decreta il ritiro della vettura perché non si riesce a far ripartire il motore.[1] Forse cede una valvola a causa del fuorigiri provocato da Sommer durante il rallentamento di emergenza per lo pneumatico scoppiato.

Ottenne il miglior tempo sul giro e, fino a quando restò in gara, inflisse alla vettura in seconda posizione, la Delahaye 135S di Jean Trémoulet e Eugene Chaboud che poi vinse, un distacco di 189 km, ossia 14 giri.[1]

Dopo la gara[modifica | modifica wikitesto]

Dopo quella gara la vettura venne ceduta a dei piloti privati che la ripararono e la riportarono in pista ma solo in gare minori, sopravvisse alla guerra e addirittura nel 1947 partecipò al Concorso d'Eleganza del Pincio a Roma, nelle mani di Franco Venturi, uno dei primi collezionisti italiani. Dopo varie vicissitudini negli anni '80 la vettura tornò in mano all'Alfa Romeo in cambio di una 158 "Alfetta" da restaurare, smontata ma completa. L’esemplare oggi ha subito un altro restauro nel 2006 ed è attualmente esposto al Museo Storico Alfa Romeo.

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

Caratteristiche tecniche - Alfa Romeo 8C 2900 B Le Mans Berlinetta Touring (1938)
Alfa Romeo Superleggera (4352490378).jpg
Configurazione
Carrozzeria: berlinetta aerodinamica Posizione motore: anteriore longitudinale Trazione: posteriore
Dimensioni e pesi
Ingombri (lungh.×largh.×alt. in mm): 4660 × ? × ? Diametro minimo sterzata:
Interasse: 2800 mm Carreggiate: anteriore 1350 - posteriore 1350 mm Altezza minima da terra:
Posti totali: 2 Bagagliaio: assente Serbatoio: 100
Masse a vuoto: 1.250 kg
Meccanica
Tipo motore: 8 cilindri in linea in lega leggera Cilindrata: (Alesaggio x corsa: 68,2 x 100 mm); totale 2.926 cm³
Distribuzione: 2 valvole per cilindro inclinate tra loro di 104°, bialbero a camme in testa, comando centrale ad ingranaggi Alimentazione: 2 carburatori monocorpo verticali Weber 42 BS1 e BS2, 2 compressori volumetrici a lobi Roots
Prestazioni motore Potenza: 220 CV a 5.500 rpm
Accensione: a spinterogeno Marelli Impianto elettrico: 12V
Frizione: a dischi multipli a secco Cambio: a 4 marce
Telaio
Corpo vettura "scatolato", a longheroni di acciaio a "C" con lamiera di rinforzo interna saldata
Sterzo a vite e settore
Sospensioni anteriori: a ruote indipendenti, doppi bracci oscillanti, molle elicoidali e ammortizzatori idraulici chiusi in un astuccio / posteriori: a ruote indipendenti, balestra trasversale, ammortizzatori telescopici e a frizione
Freni anteriori: a tamburo / posteriori: a tamburo
Pneumatici 5,50-19 / Cerchi: a raggi Borrani
Prestazioni dichiarate
Velocità: 220 km/h Accelerazione:
Fonte dei dati: [1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Alfa Romeo 8C 2900B berlinetta Le Mans 1938, su ruoteclassiche.quattroruote.it, 17 gennaio 2014. URL consultato il 15 marzo 2016 (archiviato dall'url originale il 15 marzo 2016).

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