Ferrari 375 America

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Ferrari 375 America
Ferrari 375 Vignale 1.jpg
Una Ferrari 375 America Vignale
Descrizione generale
Costruttore Italia  Ferrari
Tipo principale Coupé
Altre versioni Cabriolet
Produzione dal 1953 al 1954
Sostituisce la Ferrari 212 Inter
Esemplari prodotti 10[1]
Altre caratteristiche
Dimensioni e massa
Passo 2800[1] mm
Massa 1150 kg
Altro
Assemblaggio Maranello
Stile Pininfarina
Vignale
Ferrari 375 Vignale 2.jpg

La 375 America è una autovettura coupé a due posti sportiva costruita dalla Ferrari dal 1953 al 1954.

Il contesto generale[modifica | modifica wikitesto]

La Ferrari 375 America di Gianni Agnelli

Il modello fu presentato al Salone dell'automobile di Parigi del 1953. Disegnato da Pininfarina e Vignale, la sua linea era un perfezionamento della 212 Inter. Condivideva il telaio con la 250 Europa, e per l'epoca era quello più lungo utilizzato dalla Ferrari. Le parti meccaniche, escluso il motore, erano uguali a quelle installate sulla 250 Europa. La maggior parte degli esemplari della 375 America furono disegnate da Pininfarina, tranne tre da Vignale, che progettò anche l'unica versione cabriolet. L'ultimo esemplare prodotto fu speciale, dato che fu ordinato da Gianni Agnelli. Aveva un parabrezza avvolgente, griglia del radiatore verticale e montanti che partivano dalla parte posteriore del tettuccio al pannello di coda. Quest'ultima versione fu presentata al Salone dell'automobile di Torino del 1954[1].

Il motore era l'evoluzione del V12 con blocco lungo progettato da Aurelio Lampredi. La cilindrata era di 4522 cm³ mentre l'alimentazione era provvista di una bancata formata da tre carburatori doppio corpo Weber 40 DCZ o DCF. Completavano l'equipaggiamento l'accensione con due bobine ed il distributore d'accensione. Il propulsore era accoppiato ad un cambio a quattro rapporti sincronizzati che trasferiva il movimento alle ruote motrici posteriori tramite un albero di trasmissione, disponibile con una vasta gamma di rapporti finali. Il cliente poteva quindi scegliere tra varie versioni, ad esempio avere una con accelerazione fulminea oppure un'alta velocità di crociera[1].

Il passo così lungo era determinato dalle dimensioni del propulsore, che aveva il blocco motore decisamente allungato, e da un abitacolo spazioso. Un'altra causa fu che Pininfarina pensò ad una standardizzazione dei modelli progettati cosicché, per esempio, la 375 America e la 250 Europa avevano il telaio ed il corpo vettura quasi identici, anche se avevano uno stile che le differenziava dai modelli concorrenti. Comunque piccole differenze c'erano, ad esempio le cromature sulla carrozzeria e sul radiatore. In aggiunta, c'erano le eventuali modifiche richieste dal cliente finale[1].

Del modello ne furono costruiti 10 esemplari, e su due 250 Europa furono installati due motori della 375 America[1].

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

Il motore era un V12 a 60º posizionato anteriormente e longitudinalmente. L'alesaggio e la corsa erano rispettivamente di 84 e 68 mm. La cilindrata era di 4522,08 cm³ mentre il rapporto di compressione aveva un valore di 8:1. La potenza massima erogata era di 300 CV a 6300 giri al minuto. La distribuzione era monoalbero con due valvole per cilindro. L'alimentazione era contraddistinta da tre carburatore di marca Weber 40 DCF, mentre l'accensione era singola con due spinterogeni. La lubrificazione era a carter umido e la frizione era bidisco[1].

Il telaio era tubolare in acciaio. Le sospensioni anteriori erano indipendenti, con quadrilateri trasversali, balestra unica trasversale e ammortizzatori idraulici Houdaille. Quelle posteriori erano formate da un ponte rigido, balestre semiellittiche longitudinali e ammortizzatori idraulici Houdaille. I freni erano a tamburo ed il cambio a quattro rapporti più la retromarcia. Lo sterzo era a vite senza fine con settore dentato[1].

La velocità massima era di 250 km/h[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i Dal sito ufficiale Ferrari – Specifiche tecniche della 375 America, su ferrari.com. URL consultato il 27 aprile 2010 (archiviato dall'url originale il 28 marzo 2013).

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