Via Margutta
| Via Margutta | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Città | Roma |
| Circoscrizione | Municipio Roma I |
| Quartiere | Rione Campo Marzio |
| Codice postale | 00187 |
| Informazioni generali | |
| Tipo | Via |
| Collegamenti | |
| Intersezioni | via del Babuino |
| Mappa | |
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Via Margutta è una piccola via del centro di Roma, nel rione Campo Marzio, zona nota come il quartiere degli stranieri, alle pendici del monte Pincio, luogo di gallerie d'arte e di ristoranti alla moda, che anticamente ospitava botteghe artigiane e stalle. Si tratta di una parallela di via del Babuino, la strada che va da piazza del Popolo a piazza di Spagna.
Il luogo è noto perché per secoli fu residenza di artisti famosi, fin dal Seicento, quando vissero in via Margutta o nelle sue vicinanze Peter Paul Rubens, Nicolas Poussin, Jusepe de Ribera, Pieter van Laer e Jean Ducamps. Tra il Seicento e il Settecento ospitò Gaspar van Wittel, Pier Leone Ghezzi e i due fratelli van Bloemen detti L'Orizzonte e Lo Stendardo[1]; tra il Settecento e l'Ottocento vi operò Antonio Canova; nel Novecento fu dimora dapprima di Augusto Mussini e Gregorio Maltzeff e poi di Pablo Picasso e Alcide Ticò.
Negli anni cinquanta, dopo che alcune scene del film Vacanze romane vennero girate in questa via, al civico 33[2], diventò una strada esclusiva legata al cinema e alle arti moderne, nonché residenza anche di personaggi famosi, tra cui il regista Federico Fellini, le attrici Giulietta Masina ed Anna Magnani, il pittore Giorgio de Chirico, lo scultore Nicola Rubino e la pittrice Novella Parigini, oltre a Renato Guttuso e Alberto Burri.
Etimologia e storia
[modifica | modifica wikitesto]L'etimologia è incerta, forse proviene da "Marisgutta" (maris gutta), cioè Goccia di Mare, eufemismo che indicherebbe un ruscello che in passato scendeva dalla villa dei Pincii e adoperato come cloaca naturale.[3] Tuttavia, nel XVI secolo a Roma era pure comune il nome "Margutto", forse derivato da una storpiature dissacrante e burlesca del nome del poema cavalleresco "Morgante" di Luigi Pulci.[4]
Via Margutta, in origine,[non chiaro] era un viottolo sul retro dei palazzi di Via del Babuino, dove si trovavano magazzini e scuderie. Alle falde della collina del Pincio, vi erano case di stallieri, muratori, marmisti, cocchieri e nel viottolo l'attività degli operai aveva grande spazio.
La zona dove oggi è via Margutta prese forma con la realizzazione urbanistica del Tridente all'inizio del secolo XVI. In questo contesto, papa Paolo III promosse l'espansione edilizia con una politica di esenzioni fiscali ai nuovi proprietari delle case ed esenzione dalla tassa sui mestieri, che attirò immediatamente artisti e artigiani stranieri.[5]
Tra XVI e XVII assunse il nome di via Nara per le proprietà che vi avevano acquisito la famiglia di Orazio Naro.[6] Tuttavia, nel 1536 è già attestato il toponimo "Margutta" per indicare la stessa via.[4] Altre proprietà appartenevano a Ascanio de' Massimi: egli vendette queste proprietà al cardinal Antonio Maria Salviati intorno al 1580, il quale a sua volte le legò all'Ospedale San Giacomo.[5] Nel 1734 altre case di via Margutta vennero lasciate in eredità all'Ospedale San Giacomo, stavolta da parte di Tranquillo Pizzuti.[7] Nel medioevo un ignoto artista istituì la prima bottega dove si facevano ritratti, fontane e ringhiere, dando il la ad una fiorente industria che attirò la migrazione di artisti (per lo più stranieri, fiamminghi, tedeschi, ed anche italiani non romani) che lentamente costruirono case, botteghe e giardini sostituendo baracche, stalle ed orti.[senza fonte]
Verso il 1850 Monsignor de Mérode, acquistò i terreni e mise in atto una vera e propria lottizzazione: trasformò il vicolo in una strada, e iniziò a erigere dei fabbricati e a vendere i lotti come edificabili. Via Margutta fino al 1600 si chiamava via dei Nari dall'omonimo casato di una famiglia che aveva in quella zona case e terreni. Secondo alcuni l'attuale nome dovrebbe derivare dal soprannome "Margutte" di un barbiere, di nome Giovanni, che aveva la bottega in quella strada. Dal soprannome, vagamente dispregiativo, sembrerebbe che il Giovanni fosse di grossa corporatura, di notevole bruttezza ed anche di limitata intelligenza, caratteristiche queste che, tuttavia non impedirono di tramandare ai posteri il suo nome.[senza fonte] Secondo altri, invece, sembrerebbe che il cognome di Giovanni fosse Margut: in effetti a Roma nel XV secolo era registrato un casato con un tale nome.[senza fonte] Un "Margutto Barbiere" in Via Margutta è effettivamente attestato in un atto di morte del 1575.[8]

Da qualche tempo è in corso una campagna (denominata I love via Margutta) per promuovere tale ambiente.[non chiaro]
Monumenti e luoghi d'interesse
[modifica | modifica wikitesto]Percorrendo la via da nord a sud si incontrano i seguenti monumenti di interesse storico:
- Palazzo Patrizi Nari (XIX secolo)
- Fontana delle Arti (1927) - Lungo la via è situata anche la Fontana delle Arti, in marmo, a base triangolare, è sormontata da un secchio di pennelli (in relazione alla presenza degli artisti prevalente in questa via sin dal XVII secolo). Realizzata nel 1927 su progetto dell'architetto Pietro Lombardi, che realizzò altre fontanelle allusive agli stemmi dei rioni o alle attività dei luoghi di Roma. I due mascheroni centrali, uno triste ed uno lieto simboleggiano la tragedia e la commedia, e poggiano su mensole applicate su cavalletti da pittore, zampillano il loro debole getto d'acqua in due piccole vasche sottostanti.
- Collegio Torlonia (XIX secolo)
- Il fico di Via Margutta. La pianta è cresciuta sin dagli anni '70 del secolo scorso. A questa pianta sono state dedicate due targhe, delle poesie ed un premio chiamato Er mejo fico der bigonzo. Nel 2007 la pianta fu sradicata dopo che venne colpita da una macchina. La pianta fu rimpiazzata da un fico nuovo.[9]
- Lapide commemorativa al pittore Giordano Bruno Ferrari, che rese il proprio studio di Via Margutta un centro resistenziale e che fu condannato a morte dai tedeschi nel 1944 a causa della sua attività nel Fronte militare clandestino.
Strada degli artisti
[modifica | modifica wikitesto]Nota come la Montmartre romana, frequentata da artisti e artigiani già dal XVI secolo, quando il Papa Paolo III Farnese aveva concesso l'esenzione da imposte ai proprietari delle abitazioni edificate lungo la via e l'esenzione sulla tassa sulle arti e mestieri a chi si fosse stabilito in quella zona. La strada si iniziò a popolare anche di pittori Fiamminghi e Olandesi attratti dalla rivoluzionaria pittura di Caravaggio.
Nel 1887 fu costruito Palazzo Patrizi Naro Montoro, il primo complesso destinato a studi d’artista dove l’associazione artistica vedeva la collaborazione di Gabriele D'Annunzio, Pietro Mascagni, Emile Zola, Giacomo Puccini, Umberto Boccioni e Jean Paul Sartre.
Dal 1950 numerosi artisti pittori e scultori, come Nicola Rubino, Renato Guttuso, Giulio Turcato, Alberto Burri, Sante Monachesi e molti altri che avevano aperto lo studio d'arte in via Margutta. Le prime Fiere d'arte iniziano nel 1953, dove gli artisti appendevano i loro quadri alle pareti per la strada. Il 22 giugno 1970 i pittori fondarono l'attuale associazione Cento Pittori via Margutta[10], da allora, due volte l'anno, in autunno e in primavera, gli artisti espongono le loro opere in via Margutta.[11]
Collegamenti
[modifica | modifica wikitesto]| È raggiungibile dalla stazione Piazzale Flaminio. |
- Tram
| È raggiungibile dalla fermata Flaminio | del tram 2 |
Libri, canzoni e film sulla vita a Via Margutta
[modifica | modifica wikitesto]- Le modelle di via Margutta, film di Giuseppe Maria Scotese (1946)
- Vacanze romane, film di William Wyler (1953), con Audrey Hepburn e Gregory Peck
- Un americano a Roma, film di Steno (1954), in cui Alberto Sordi si reca nella via a casa di una pittrice americana.
- Via Margutta, film di Mario Camerini (1960).
- I miei primi quarant'anni, film con Carol Alt ed Elliott Gould.
- Che belle le ragazze di Via Margutta. (I registi, i pittori e gli scrittori che fecero della Roma degli anni Cinquanta la capitale del mondo), 2004. Libro di Giampiero Mughini.
- Via Margutta canzone di Luca Barbarossa presentata al Festival di Sanremo 1986.
- Le lettere da Capri, romanzo di Mario Soldati (1954) La via è nei primi capitoli, e alla fine dell'opera.
- Viene citata nella canzone Arrivederci, Roma cantata da Renato Rascel.
- Il segno del comando, 1971. Sceneggiato di Daniele D'Anza in cui Ugo Pagliai incontra il fantasma di Lucia.
- Viene citata sul libro Dolce vita scritto da Stephen Gundle
- "Via Margutta è una strada tranquilla. Ci passa solo chi ci deve andare." È l'inizio del libro Vita d'artista di Carlo Cassola. Il protagonista è uno scultore che agli esordi acquista uno studio nella via romana.
- Il luogo ricorre frequentemente nel romanzo La noia di Alberto Moravia.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Lo specchio romano: A via Margutta l'arte è di casa.
- ↑ In via Margutta, nei luoghi di "Vacanze romane": ecco come sono oggi, su ilmessaggero.it, 25 ottobre 2016. URL consultato l'8 aprile 2022.
- ↑ Caterina Napoleone (a cura di), Enciclopedia di Roma: dalle origini all'anno Duemila, 1. ed, F.M. Ricci, 1999, ISBN 978-88-216-0946-6.
- 1 2 Di Castro, p. 33
- 1 2 Di Castro, p. 35
- ↑ Susanna Riva, Cisterna in proprietà Margutta 54 in Bollettino di Archeologia on line, Direzione Generale Archeolgia VI, 2015/2-3-4
- ↑ Di Castro, p.145
- ↑ Claudio De Dominicis, NOTIZIE BIOGRAFICHE A ROMA NEL 1531-1582 desunte dagli atti parrocchiali. (PDF), su accademiamoroniana.it. URL consultato il 10 marzo 2026.
- ↑ Il Fico di Via Margutta, su rerumromanarum.com. URL consultato il 3 luglio 2023.
- ↑ Cento Pittori Via Margutta (Italian artist association, established 1953), Getty Vocabulary Program Rules, note., su vocab.getty.edu.
- ↑ Storia dei Cento Pittori via Margutta., su centopittoriviamargutta.it.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Francesca Di Castro, Via Margutta, cinquecento anni di storia e d'arte, Roma, Edizioni Kappa, 2006, ISBN 978-8878907041.
- Via Margutta Storia della Strada degli Artisti e dei Cento Pittori, in Luigi Salvatori, Andrea Salvati, Roberta Imperatori, Eventi d'Arte Cento Pittori via Margutta, Roma, 2021, ISBN 979-12-80434-03-6.
- Manuela Ottaviani, Via Margutta e gli Studi d'Artista, Modena, Palombi Editori, 2022, ISBN 978-88-6060-960-1.
- Luigi Salvatori, Andrea Salvati, Fattino Tedeschi, Mirko Baldassarre e Antonio Servillo, Storia dei Cento Pittori Via Margutta, primo volume storico documentale a cura dell’Associazione Cento Pittori via Margutta, vol. 1, Roma, Edizioni Cento Pittori via Margutta, 2022, ISBN 979-12-80434-08-1.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su via Margutta
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- I monumenti di Via Margutta su Info.roma.it
- Via Margutta in "Roma segreta", su romasegreta.it.
- La fontana "degli artisti", su romeguide.it. URL consultato il 4 aprile 2006 (archiviato dall'url originale il 3 marzo 2016).
- Associazione Cento Pittori via Margutta, fondata nel 1970, su centopittoriviamargutta.it.
- Premio Margutta, su premiomargutta.com.
| Controllo di autorità | GND (DE) 7527576-4 |
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