Codice della proprietà industriale

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Il Codice della proprietà industriale è un atto normativo della Repubblica Italiana emanato nella forma del decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, in base all'articolo 15 della legge 12 dicembre 2002, n. 273.

Il Codice della proprietà industriale ha abrogato circa una trentina di norme (leggi o norme di leggi) e ha quindi racchiuso in un testo unico molte regole frammentarie. Il nuovo Codice ha segnato anche un cambiamento qualitativo, in quanto ha riordinato, aggiornato e semplificato la materia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La legge delega n. 273 del 12 dicembre 2002 fissava i principi base e i criteri da seguire per il riassetto delle disposizioni in materia di proprietà industriale. Alcuni degli obiettivi erano:

  • Trattare la materia in modo più sistematico, logico e coerente di quanto non facessero tutte le norme precedenti e definire dei settori omogenei con proprie regole;
  • Adeguare la normativa alle regole internazionali e comunitarie (tra cui ad esempio l'accordo TRIPS);
  • Adeguare la disciplina alle moderne tecnologie informatiche;

tutto ciò con lo scopo di favorire l'iniziativa privata e lo sviluppo della concorrenza.

La legge delega, nelle disposizioni per il riassetto, si è riferita in modo esplicito alla “proprietà industriale”, escludendo così la materia del diritto d'autore. Questa esclusione è stata giustificata dal fatto che le due materie sono di competenza di Ministeri diversi. Oggi la distinzione tra diritto d'autore e proprietà industriale viene da una parte annullata (ad esempio l'accordo TRIPS si riferisce solo alla proprietà intellettuale) dall'altra enfatizzata (volendosi allontanare dal termine “proprietà” per non confondere i diritti su beni materiali con quelli su beni immateriali).

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

Il Codice si compone di 246 articoli. Oltre ai brevetti per invenzione, ai marchi e degli altri segni distintivi e ai modelli di utilità già ampiamente regolati dal codice civile italiano del 1942, e da altre norme. Esso inoltre regola anche le nuove varietà vegetali e le topografie dei prodotti a semiconduttori. All'articolo 1 viene definita l'espressione proprietà industriale:

«Ai fini del presente codice, l'espressione proprietà industriale comprende marchi ed altri segni distintivi, indicazioni geografiche, denominazioni di origine, disegni e modelli, invenzioni, modelli di utilità, topografie dei prodotti a semiconduttori, informazioni aziendali riservate e nuove varietà vegetali.»

I diritti di proprietà industriale possono essere costituiti mediante brevettazione o registrazione oppure sorgere da determinati presupposti della legge[1].

In particolare sono oggetto di brevettazione:

  • le invenzioni,
  • i modelli di utilità,
  • le nuove varietà vegetali.

Sono oggetto di registrazione:

  • i marchi,
  • i disegni e modelli,
  • le topografie di prodotti a semiconduttori.

Infine sono protetti, se si verificano le condizioni disciplinate dalla norma,:

  • i segni distintivi diversi dal marchio registrato,
  • le informazioni aziendali riservate,
  • le indicazioni geografiche,
  • le denominazioni di origine.

L'articolo 3 fissa il diritto di reciprocità sancito dall'art. 2[2] della Convenzione di Parigi per la protezione della proprietà industriale. Viene quindi accordato lo stesso trattamento riservato ai cittadini italiani, in materia di proprietà industriale, anche ai cittadini stranieri:

  1. appartenenti agli Stati membri della Convenzione di Parigi;
  2. appartenenti agli Stati facenti parte della Organizzazione mondiale del commercio;
  3. non appartenenti agli Stati dei punti 1 e 2, ma che sono domiciliati o hanno uno stabilimento industriale o commerciale effettivo sul territorio di uno Stato firmatario della Convenzione di Parigi;
  4. non appartenenti agli Stati dei punti 1 e 2, ma a uno Stato che accorda ai cittadini italiani reciprocità di trattamento.

L'articolo 4 disciplina il diritto di priorità in accordo con l'art. 4[3] della Convenzione di Parigi per la protezione della proprietà industriale. Chiunque deposita regolarmente una domanda per ottenere un titolo di proprietà industriale, in uno Stato facente parte di una convenzione che riconosce il diritto di priorità, fruisce per un certo periodo di tempo del diritto di priorità per il deposito negli altri Stati della convenzione. In questo modo dalla prima domanda di deposito si ha tempo, entro certi limiti, per valutare se e dove sia effettivamente conveniente ottenere la tutela del titolo, pur mantenendo salvo il requisito della novità. Se verranno quindi fatte da terzi domande, pubblicazioni o attuazioni del titolo in un Paese straniero successivamente alla data del primo deposito non saranno considerate anteriorità opponibili ai successivi depositi del titolare.

L'articolo 5 stabilisce il principio di esaurimento[4], in base al quale la prima volta che l'oggetto del diritto di proprietà industriale viene messo in commercio il titolare perde le sue facoltà esclusive. Quindi non può impedire, salvo quando sussistano motivi legittimi, che l'oggetto venga messo in commercio anche negli altri Stati membri della Comunità europea o dello Spazio economico europeo.

L'articolo 6 richiama le disposizioni del codice civile relative alla comunione[5] nel caso in cui un diritto di proprietà industriale appartenga a più soggetti.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Nel codice si distinguono otto parti, che costituiscono sezioni a sé stanti:

Capo I: Disposizioni generali e principi fondamentali[modifica | modifica wikitesto]

In questa parte del codice vengono fissati l'ambito di applicazione della normativa e gli obiettivi della stessa. Inoltre sono fornite caratteristiche e norme generali valide per tutti i diritti di proprietà industriale:

  • costituzione e acquisizione dei diritti
  • disciplina applicabile agli stranieri
  • principi di priorità, esaurimento e comunione

Capo II: Norme relative all'esistenza, all'ambito e all'esercizio dei diritti di proprietà industriale[modifica | modifica wikitesto]

Questa parte è suddivisa in nove sezioni, ognuna della quali tratta un singolo diritto di proprietà industriale:

  • marchi,
  • indicazioni geografiche,
  • disegni e modelli,
  • invenzioni,
  • invenzioni biotecnologiche,
  • modelli di utilità,
  • topografie di prodotti a semiconduttori,
  • informazioni segrete
  • nuove varietà vegetali.

Nell'ambito delle singole sezioni, si regola

  • l'oggetto del diritto di proprietà industriale,
  • i requisiti per ottenerlo e le eccezioni agli stessi,
  • gli effetti della tutela, la sua durata, i diritti e gli oneri a essa connessi,
  • le limitazioni a tali diritti, le cause di decadenza e di nullità.

Contenuto dettagliato del Capo II[modifica | modifica wikitesto]

Marchi[modifica | modifica wikitesto]

Il marchio è disciplinato dagli articoli 7-28 del Codice della proprietà industriale. Gli oggetti a cui il diritto si riferisce sono segni suscettibili di essere rappresentati graficamente, in particolare le parole, compresi i nomi di persone, i disegni, le lettere, le cifre, i suoni, la forma del prodotto o della confezione di esso, le combinazioni o le tonalità cromatiche, purché siano atti a distinguere i prodotti o i servizi di un'impresa da quelli di altre imprese (art. 7[6]).

Il marchio per essere legittimato deve avere le seguenti caratteristiche: deve essere nuovo (art. 12[7]), deve avere capacità distintiva (art. 13[8]) e deve essere lecito (art. 14[9]).

Il marchio per essere tutelato è soggetto a registrazione. La registrazione dura 10 anni e per tutta la durata di tale periodo la marca è esclusiva del titolare del diritto. La registrazione può essere rinnovata.

Il titolare della marca ha la facoltà di utilizzare in modo esclusivo il marchio ed ha il diritto di vietare a terzi di usare nell'attività economica (art. 20[10]):

  1. un segno identico al marchio per prodotti o servizi identici a quelli per cui esso è stato registrato;
  2. un segno identico o simile al marchio registrato, per prodotti o servizi identici o affini, se a causa dell'identità o somiglianza fra i segni e dell'identità o affinità fra i prodotti o servizi, possa determinarsi un rischio di confusione per il pubblico, che può consistere anche in un rischio di associazione fra i due segni;
  3. un segno identico o simile al marchio registrato per prodotti o servizi anche non affini, se il marchio registrato goda nello stato di rinomanza e se l'uso del segno senza giusto motivo consente di trarre indebitamente vantaggio dal carattere distintivo o dalla rinomanza del marchio o reca pregiudizio agli stessi.
Indicazioni geografiche[modifica | modifica wikitesto]

Le indicazioni geografiche (e denominazione d’origine) sono disciplinate, nel Codice della proprietà industriale, agli articoli 29[11] e 30[12]. Gli oggetti tutelati sono le indicazioni geografiche e le denominazioni di origine che identificano un paese, una regione o una località, quando siano adottate per designare un prodotto che ne è originario e le cui qualità, reputazione o caratteristiche sono dovute esclusivamente o essenzialmente all'ambiente geografico d'origine, comprensivo dei fattori naturali, umani e di tradizione (art. 29[11]).

Questo diritto tutela il titolare ritenendo vietato, quando sia idoneo ad ingannare il pubblico, l'uso di indicazioni geografiche e di denominazioni di origine, nonché l'uso di qualsiasi mezzo nella designazione o presentazione di un prodotto che indichino o suggeriscano che il prodotto stesso provenga da una località diversa dal vero luogo di origine, oppure che il prodotto presenti le qualità proprie dei prodotti provenienti da una località designata da un'indicazione geografica (art. 30[12]).

Questo per quanto riguarda le indicazioni disciplinate nel Codice italiano della proprietà industriale. Esiste però anche un quadro normativo europeo (il regolamento n. 510/2006) che disciplina DOP, IGP e le STG.

Disegni e modelli[modifica | modifica wikitesto]

I disegni e modelli sono disciplinati, nel Codice della proprietà industriale, dagli articoli 30-44. Gli oggetti tutelati sono i disegni e modelli, l'aspetto dell'intero prodotto o di una sua parte quale risulta, in particolare, dalle caratteristiche delle linee, dei contorni, dei colori, della forma, della struttura superficiale ovvero dei materiali del prodotto stesso ovvero del suo ornamento, a condizione che siano nuovi ed abbiano carattere individuale (art. 31[13]).

I caratteri che rendono tutelabili i disegni ed i modelli sono: la novità (art. 32[14]), il carattere individuale (art. 33[15]) e la liceità (art. 33-bis[16]).

Questo diritto attribuisce al titolare la facoltà esclusiva d’utilizzare i disegni e i modelli e di vietare a terzi di utilizzare (art. 41[17]) :

  1. il disegno o modello del titolare del diritto;
  2. qualunque disegno o modello che non produca nell'utilizzatore informato una impressione generale diversa.

Con la registrazione il titolare acquisirà il diritto esclusivo alla realizzazione e alla commercializzazione del disegno o modello per un periodo di 5 anni, prolungabile fino a 25 anni con rinnovi successivi (art. 37[18]).

Occorre tenere presente l’esistenza del disegno o modello comunitario non registrato che è operativo con il Regolamento europeo dal 6 marzo 2002. Esso è un diritto che viene acquisito dall'autore gratuitamente e automaticamente (senza presentazione di domanda) a partire dalla data di divulgazione o di uso pubblico e ha durata di 3 anni.

Invenzioni biotecnologiche[modifica | modifica wikitesto]

Le invenzioni biotecnologiche sono disciplinate dagli articoli 81-bis - 81-octies del Codice della proprietà industriale. Sono stati introdotti nel Codice con degli emendamenti successivi, in quanto il codice della proprietà industriale è stato emanato nella forma del decreto legislativo 10 febbraio 2005, ma quando sono stati introdotti questi articoli è stata abrogata la legge 78/2006[19] che prima disciplinava le invenzioni biotecnologiche. Sono brevettabili purché abbiano i requisiti di novità, di attività inventiva e siano suscettibili di applicazione industriale (art. 81-quater[20]).

L’oggetto tutelato è:

  1. un materiale biologico, isolato dal suo ambiente naturale o prodotto tramite un procedimento tecnico, anche se preesistente allo stato naturale;
  2. un procedimento tecnico attraverso il quale viene prodotto, lavorato o impiegato materiale biologico, anche se preesistente allo stato naturale;
  3. qualsiasi nuova utilizzazione di un materiale biologico o di un procedimento tecnico relativo a materiale biologico;
  4. un'invenzione relativa ad un elemento isolato dal corpo umano o diversamente prodotto, mediante un procedimento tecnico, anche se la sua struttura è identica a quella di un elemento naturale, a condizione che la sua funzione e applicazione industriale siano concretamente indicate e descritte;
  5. un'invenzione riguardante piante o animali ovvero un insieme vegetale, caratterizzato dall'espressione di un determinato gene e non dal suo intero genoma, se la loro applicazione non è limitata, dal punto di vista tecnico, all'ottenimento di una determinata varietà vegetale o specie animale e non siano impiegati, per il loro ottenimento, soltanto procedimenti essenzialmente biologici.

La durata, estendendo le norme sul brevetto, è di 20 anni.

Modelli di utilità[modifica | modifica wikitesto]

I modelli d’utilità sono disciplinati dagli articoli 82-86 del Codice della proprietà industriale. I modelli d’utilità sono i nuovi modelli atti a conferire particolare efficacia o comodità di applicazione o di impiego a macchine, o parti di esse, strumenti, utensili od oggetti di uso in genere, quali i nuovi modelli consistenti in particolari conformazioni, disposizioni, configurazioni o combinazioni di parti (art. 82[21]).

Il brevetto per modello di utilità dura 10 anni dalla data di presentazione della domanda (art. 85[22]).

Topografie di prodotti a semiconduttori[modifica | modifica wikitesto]

Le topografie di prodotti a semiconduttori sono disciplinate dagli articoli 87-97 del Codice della proprietà industriale.

È considerato prodotto a semiconduttori ogni prodotto finito o intermedio (art. 87[23]):

  1. che consistente in un insieme di materiali che comprende uno strato di materiale semiconduttore;
  2. che contiene uno o più strati composti di materiale conduttore, isolante o semiconduttore, disposti secondo uno schema tridimensionale prestabilito;
  3. destinato a svolgere, esclusivamente o insieme ad altre funzioni, una funzione elettronica.

Inoltre la topografia di un prodotto a semiconduttori è una serie di disegni correlati, comunque fissati o codificati:

  1. rappresentanti lo schema tridimensionale degli strati di cui si compone un prodotto a semiconduttori;
  2. nella qual serie ciascuna immagine riproduce in tutto o in parte una superficie del prodotto a semiconduttori in uno stadio qualsiasi della sua fabbricazione.

Possono costituire oggetto di diritti esclusivi le topografie risultanti dallo sforzo intellettuale creativo del loro autore che non siano comuni o familiari nell'ambito dell'industria dei prodotti a semiconduttori. Possono costituire oggetto di diritti esclusivi anche le topografie risultanti dalla combinazione di elementi comuni o familiari, purché nell'insieme soddisfino i requisiti precedentemente scritti (art. 88[24]).

Il titolare del diritto sui prodotti semiconduttori può riprodurre in qualsiasi modo o forma, totalmente o parzialmente, la topografia; e sfruttare commercialmente, ovvero detenere o distribuire a scopo di commercializzazione, ovvero importare una topografia o un prodotto a semiconduttori in cui è fissata la topografia (art. 90[25]).

È un diritto soggetto a registrazione. Il diritto dura 10 anni dal momento della domanda (art. 93[26]).

Informazioni segrete[modifica | modifica wikitesto]

Le informazioni segrete sono disciplinate dagli articoli 98[27] e 99[28] del Codice della proprietà industriale.

Per informazioni segrete si intendono le informazioni aziendali ed esperienze tecnico-industriali, comprese quelle commerciali, soggette al legittimo controllo del detentore (art. 98[27]).

I caratteri che devono essere rispettati sono:

  1. la segretezza, nel senso che le informazioni non devono essere, nel loro insieme o nella precisa configurazione e combinazione dei loro elementi, generalmente note o facilmente accessibili agli esperti ed agli operatori del settore;
  2. il valore economico correlato alla segretezza;
  3. il mantenimento della segretezza: nel senso che le informazioni devono essere sottoposte, da parte delle persone al cui legittimo controllo sono soggette, a misure da ritenersi ragionevolmente adeguate a mantenerle segrete.

La tutela del diritto ferma la disciplina della concorrenza sleale. Il legittimo detentore delle informazioni e delle esperienze aziendali ha il diritto di vietare, salvo proprio consenso, di acquisire, rivelare a terzi od utilizzare, in modo abusivo, tali informazioni ed esperienze, salvo il caso in cui esse siano state conseguite in modo indipendente dal terzo (art. 99[28]).

Nuove varietà vegetali[modifica | modifica wikitesto]

Le nuove varietà vegetali sono disciplinate dagli articoli 100-116 del Codice della proprietà industriale. L’oggetto tutelato è l’insieme vegetale di un taxon botanico del grado più basso conosciuto che, conformandosi integralmente o meno alle condizioni previste per il conferimento del diritto di costitutore, può essere (art. 100[29]):

  1. definito in base ai caratteri risultanti da un certo genotipo o da una certa combinazione di genotipi;
  2. distinto da ogni altro insieme vegetale in base all'espressione di almeno uno dei suddetti caratteri;
  3. considerato come un'entità rispetto alla sua idoneità a essere riprodotto in modo conforme.

Per essere tutelata la varietà vegetale deve essere nuova (art. 103[30]), distinta (art. 104[31]), omogenea (art. 105[32]) e stabile (art. 106[33]).

Riguardo la tutela è richiesta l'autorizzazione del costitutore per i seguenti atti compiuti in relazione al materiale di riproduzione o di moltiplicazione della varietà protetta (art. 107[34]):

  1. produzione o riproduzione;
  2. condizionamento a scopo di riproduzione o moltiplicazione;
  3. offerta in vendita, vendita o qualsiasi altra forma di commercializzazione;
  4. esportazione o importazione;
  5. detenzione per uno degli scopi sopra elencati.

Il diritto del costitutore dura 20 anni a decorrere dalla data della sua concessione. Per gli alberi e le viti tale diritto dura 30 anni dalla data della sua concessione (art. 109[35]). L’ottenimento del diritto è soggetto a domanda di brevetto per una nuova varietà vegetale.

Capo III: Tutela giurisdizionale dei diritti di proprietà industriale[modifica | modifica wikitesto]

Questa parte fissa le regole per le azioni giudiziarie ordinarie o cautelari.

  • disciplina delle sezioni specializzate dei tribunali, previste dall'articolo 16 della legge n. 273/2002 e istituite con il decreto legislativo n. 168/2003,
  • introduzione del rito abbreviato ricalcato su quello del nuovo diritto societario,
    • le disposizioni integrative della Commissione dei ricorsi, conseguenti all'applicazione della procedura di opposizione alla registrazione dei marchi di cui al decreto legislativo 447/99,
  • introduzione delle norme sulla pirateria contenute nella legge finanziaria 2004.

Capo IV: Acquisto e mantenimento dei diritti di proprietà industriale e relative procedure[modifica | modifica wikitesto]

In questa parte sono contenute le disposizioni che regolano le domande di brevetto, le domande di registrazione, la rivendicazione di priorità, l'opposizione e altre procedure.

Capo V: Procedure speciali[modifica | modifica wikitesto]

In questa parte sono contenute le disposizioni riguardanti le procedure speciali, come:

Capo VI: Ordinamento professionale[modifica | modifica wikitesto]

Questa parte regola l'esercizio della rappresentanza e le disposizioni che deve rispettare l'ordine dei consulenti in proprietà industriale.

Capo VII: Gestione dei servizi e diritti[modifica | modifica wikitesto]

Questa parte fissa delle regole per la struttura e il funzionamento dell'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, che ha il compito di provvedere ai servizi attinenti alla materia della proprietà industriale.

Capo VIII: Disposizioni transitorie e finali[modifica | modifica wikitesto]

In questa parte sono contenute tutte le norme anteriori abrogate dal Codice e le norme necessarie alla transizione dal precedente al nuovo quadro normativo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ art.2 D.Lgs. n.30/2005.
  2. ^ art.2 Convenzione di Parigi.
  3. ^ art.4 Convenzione di Parigi.
  4. ^ per approfondire il principio di esaurimento comunitario.
  5. ^ per approfondire l'istituto giuridico della comunione.
  6. ^ Art. 7 (Codice della proprietà' industriale), su www.normattiva.it. URL consultato il 17 luglio 2019.
  7. ^ Art. 12 (Codice della proprietà industriale), su www.normattiva.it. URL consultato il 17 luglio 2019.
  8. ^ Art. 13 (Codice della proprietà industriale), su www.normattiva.it. URL consultato il 17 luglio 2019.
  9. ^ Art. 14 (Codice della proprietà industriale), su www.normattiva.it. URL consultato il 17 luglio 2019.
  10. ^ Art. 20 (Codice della proprietà industriale), su www.normattiva.it. URL consultato il 17 luglio 2019.
  11. ^ a b Art. 29 (Codice della proprietà industriale), su www.normattiva.it. URL consultato il 17 luglio 2019.
  12. ^ a b Art. 30 (Codice della proprietà industriale), su www.normattiva.it. URL consultato il 17 luglio 2019.
  13. ^ Art. 31 (Codice della proprietà industriale), su www.normattiva.it. URL consultato il 17 luglio 2019.
  14. ^ Art. 32 (Codice della proprietà industriale), su www.normattiva.it. URL consultato il 17 luglio 2019.
  15. ^ Art. 33 (Codice della proprietà industriale), su www.normattiva.it. URL consultato il 17 luglio 2019.
  16. ^ Art. 33-bis (Codice della proprietà industriale), su www.normattiva.it. URL consultato il 17 luglio 2019.
  17. ^ Art. 41 (Codice della proprietà industriale), su www.normattiva.it. URL consultato il 17 luglio 2019.
  18. ^ Art. 37 (Codice della proprietà industriale), su www.normattiva.it. URL consultato il 17 luglio 2019.
  19. ^ L 78/2006, su www.camera.it. URL consultato il 17 luglio 2019.
  20. ^ Art. 81-quater (Codice della proprietà industriale), su www.normattiva.it. URL consultato il 17 luglio 2019.
  21. ^ Art. 82 (Codice della proprietà industriale), su Brocardi.it. URL consultato il 18 luglio 2019.
  22. ^ Art. 85 (Codice della proprietà industriale), su Brocardi.it. URL consultato il 18 luglio 2019.
  23. ^ Art. 87 (Codice della proprietà industriale), su Brocardi.it. URL consultato il 18 luglio 2019.
  24. ^ Art. 88 (Codice della proprietà industriale), su Brocardi.it. URL consultato il 18 luglio 2019.
  25. ^ Art. 90 (Codice della proprietà industriale), su Brocardi.it. URL consultato il 18 luglio 2019.
  26. ^ Art. 93 (Codice della proprietà industriale), su Brocardi.it. URL consultato il 18 luglio 2019.
  27. ^ a b Art. 98 (Codice della proprietà industriale), su Brocardi.it. URL consultato il 18 luglio 2019.
  28. ^ a b Art. 99 (Codice della proprietà industriale), su Brocardi.it. URL consultato il 18 luglio 2019.
  29. ^ Art. 100 (Codice della proprietà industriale), su Brocardi.it. URL consultato il 18 luglio 2019.
  30. ^ Art. 103 (Codice della proprietà industriale), su Brocardi.it. URL consultato il 18 luglio 2019.
  31. ^ Art. 104 (Codice della proprietà industriale), su Brocardi.it. URL consultato il 18 luglio 2019.
  32. ^ Art. 105 (Codice della proprietà industriale), su Brocardi.it. URL consultato il 18 luglio 2019.
  33. ^ Art. 106 (Codice della proprietà industriale), su Brocardi.it. URL consultato il 18 luglio 2019.
  34. ^ Art. 107 (Codice della proprietà industriale), su Brocardi.it. URL consultato il 18 luglio 2019.
  35. ^ Art. 109 (Codice della proprietà industriale), su Brocardi.it. URL consultato il 18 luglio 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Ferrari (a cura di), Codice della proprietà industriale, Milano, Hoepli, 2005

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]