Codice della proprietà industriale

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

Il Codice della proprietà industriale è un atto normativo della Repubblica Italiana emanato nella forma del decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, in base all'articolo 15 della legge 12 dicembre 2002, n. 273.

Il Codice della proprietà industriale ha abrogato circa una trentina di norme (leggi o norme di leggi) e ha quindi racchiuso in un testo unico molte regole frammentarie. Il nuovo Codice ha segnato anche un cambiamento qualitativo, in quanto ha riordinato, aggiornato e semplificato la materia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La legge delega n. 273 del 12 dicembre 2002 fissava i principi base e i criteri da seguire per il riassetto delle disposizioni in materia di proprietà industriale. Alcuni degli obiettivi erano:

  • Trattare la materia in modo più sistematico, logico e coerente di quanto non facessero tutte le norme precedenti e definire dei settori omogenei con proprie regole;
  • Adeguare la normativa alle regole internazionali e comunitarie (tra cui ad esempio l'accordo TRIPS);
  • Adeguare la disciplina alle moderne tecnologie informatiche;

tutto ciò con lo scopo di favorire l'iniziativa privata e lo sviluppo della concorrenza.

La legge delega, nelle disposizioni per il riassetto, si è riferita in modo esplicito alla “proprietà industriale”, escludendo così la materia del diritto d'autore. Questa esclusione è stata giustificata dal fatto che le due materie sono di competenza di Ministeri diversi. Oggi la distinzione tra diritto d'autore e proprietà industriale viene da una parte annullata (ad esempio l'accordo TRIPS si riferisce solo alla proprietà intellettuale) dall'altra enfatizzata (volendosi allontanare dal termine “proprietà” per non confondere i diritti su beni materiali con quelli su beni immateriali).

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

Il Codice si compone di 246 articoli. Oltre ai brevetti per invenzione, ai marchi e degli altri segni distintivi e ai modelli di utilità già ampiamente regolati dal codice civile italiano del 1942, e da altre norme. Esso inoltre regola anche le nuove varietà vegetali e le topografie dei prodotti a semiconduttori. All'articolo 1 viene definita l'espressione proprietà industriale:

« Ai fini del presente codice, l'espressione proprietà industriale comprende marchi ed altri segni distintivi, indicazioni geografiche, denominazioni di origine, disegni e modelli, invenzioni, modelli di utilità, topografie dei prodotti a semiconduttori, informazioni aziendali riservate e nuove varietà vegetali. »

I diritti di proprietà industriale possono essere costituiti mediante brevettazione o registrazione oppure sorgere da determinati presupposti della legge[1].

In particolare sono oggetto di brevettazione:

  • le invenzioni,
  • i modelli di utilità,
  • le nuove varietà vegetali.

Sono oggetto di registrazione:

  • i marchi,
  • i disegni e modelli,
  • le topografie di prodotti a semiconduttori.

Infine sono protetti, se si verificano le condizioni disciplinate dalla norma,:

  • i segni distintivi diversi dal marchio registrato,
  • le informazioni aziendali riservate,
  • le indicazioni geografiche,
  • le denominazioni di origine.

L'articolo 3 fissa il diritto di reciprocità sancito dall'art. 2[2] della Convenzione di Parigi per la protezione della proprietà industriale. Viene quindi accordato lo stesso trattamento riservato ai cittadini italiani, in materia di proprietà industriale, anche ai cittadini stranieri:

  1. appartenenti agli Stati membri della Convenzione di Parigi;
  2. appartenenti agli Stati facenti parte della Organizzazione mondiale del commercio;
  3. non appartenenti agli Stati dei punti 1 e 2, ma che sono domiciliati o hanno uno stabilimento industriale o commerciale effettivo sul territorio di uno Stato firmatario della Convenzione di Parigi;
  4. non appartenenti agli Stati dei punti 1 e 2, ma a uno Stato che accorda ai cittadini italiani reciprocità di trattamento.

L'articolo 4 disciplina il diritto di priorità in accordo con l'art. 4[3] della Convenzione di Parigi per la protezione della proprietà industriale. Chiunque deposita regolarmente una domanda per ottenere un titolo di proprietà industriale, in uno Stato facente parte di una convenzione che riconosce il diritto di priorità, fruisce per un certo periodo di tempo del diritto di priorità per il deposito negli altri Stati della convenzione. In questo modo dalla prima domanda di deposito si ha tempo, entro certi limiti, per valutare se e dove sia effettivamente conveniente ottenere la tutela del titolo, pur mantenendo salvo il requisito della novità. Se verranno quindi fatte da terzi domande, pubblicazioni o attuazioni del titolo in un Paese straniero successivamente alla data del primo deposito non saranno considerate anteriorità opponibili ai successivi depositi del titolare.

L'articolo 5 stabilisce il principio di esaurimento[4], in base al quale la prima volta che l'oggetto del diritto di proprietà industriale viene messo in commercio il titolare perde le sue facoltà esclusive. Quindi non può impedire, salvo quando sussistano motivi legittimi, che l'oggetto venga messo in commercio anche negli altri Stati membri della Comunità europea o dello Spazio economico europeo.

L'articolo 6 richiama le disposizioni del codice civile relative alla comunione[5] nel caso in cui un diritto di proprietà industriale appartenga a più soggetti.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Nel codice si distinguono otto parti, che costituiscono sezioni a sé stanti:

Capo I: Disposizioni generali e principi fondamentali[modifica | modifica wikitesto]

In questa parte del codice vengono fissati l'ambito di applicazione della normativa e gli obiettivi della stessa. Inoltre sono fornite caratteristiche e norme generali valide per tutti i diritti di proprietà industriale:

  • costituzione e acquisizione dei diritti
  • disciplina applicabile agli stranieri
  • principi di priorità, esaurimento e comunione

Capo II: Norme relative all'esistenza, all'ambito e all'esercizio dei diritti di proprietà industriale[modifica | modifica wikitesto]

Questa parte è suddivisa in nove sezioni, ognuna della quali tratta un singolo diritto di proprietà industriale:

  • marchi,
  • indicazioni geografiche,
  • disegni e modelli,
  • invenzioni,
  • invenzioni biotecnologiche,
  • modelli di utilità,
  • topografie di prodotti a semiconduttori,
  • informazioni segrete
  • nuove varietà vegetali.

Nell'ambito delle singole sezioni, si regola

  • l'oggetto del diritto di proprietà industriale,
  • i requisiti per ottenerlo e le eccezioni agli stessi,
  • gli effetti della tutela, la sua durata, i diritti e gli oneri a essa connessi,
  • le limitazioni a tali diritti, le cause di decadenza e di nullità.

Capo III: Tutela giurisdizionale dei diritti di proprietà industriale[modifica | modifica wikitesto]

Questa parte fissa le regole per le azioni giudiziarie ordinarie o cautelari.

  • disciplina delle sezioni specializzate dei tribunali, previste dall'articolo 16 della legge n. 273/2002 e istituite con il decreto legislativo n. 168/2003,
  • introduzione del rito abbreviato ricalcato su quello del nuovo diritto societario,
    • le disposizioni integrative della Commissione dei ricorsi, conseguenti all'applicazione della procedura di opposizione alla registrazione dei marchi di cui al decreto legislativo 447/99,
  • introduzione delle norme sulla pirateria contenute nella legge finanziaria 2004.

Capo IV: Acquisto e mantenimento dei diritti di proprietà industriale e relative procedure[modifica | modifica wikitesto]

In questa parte sono contenute le disposizioni che regolano le domande di brevetto, le domande di registrazione, la rivendicazione di priorità, l'opposizione e altre procedure.

Capo V: Procedure speciali[modifica | modifica wikitesto]

In questa parte sono contenute le disposizioni riguardanti le procedure speciali, come:

Capo VI: Ordinamento professionale[modifica | modifica wikitesto]

Questa parte regola l'esercizio della rappresentanza e le disposizioni che deve rispettare l'ordine dei consulenti in proprietà industriale.

Capo VII: Gestione dei servizi e diritti[modifica | modifica wikitesto]

Questa parte fissa delle regole per la struttura e il funzionamento dell'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, che ha il compito di provvedere ai servizi attinenti alla materia della proprietà industriale.

Capo VIII: Disposizioni transitorie e finali[modifica | modifica wikitesto]

In questa parte sono contenute tutte le norme anteriori abrogate dal Codice e le norme necessarie alla transizione dal precedente al nuovo quadro normativo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Ferrari (a cura di), Codice della proprietà industriale, Milano, Hoepli, 2005

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]