Processo penale (ordinamento italiano)

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Il processo penale è la porzione del procedimento penale che si apre a seguito dell'esercizio dell'azione penale che avviene nei modi di volta in volta previsti per il processo ordinario o per quello speciale applicato al caso concreto. Il sistema processuale adottato in Italia è un sistema misto tendenzialmente accusatorio.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Con la riforma del codice di procedura penale del 1988, il processo penale si è trasformato notevolmente. Il legislatore ha seguito l'impostazione dottrinaria che additava il vecchio sistema instaurato dal Codice Rocco per la mancanza d'imparzialità e terzietà del giudice: c'è da notare inoltre che le molte riforme novellistiche apportate negli anni avevano arricchito di incongruenze e illegittimità costituzionale il testo normativo.

Caratteristiche generali[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Procedimento penale.

Attualmente prima del processo si realizza il procedimento penale in senso stretto, ovvero la fase che inizia con l'acquisizione della notizia di reato e si concreta nelle indagini preliminari compiute dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria al solo fine di esperire l'azione penale: durante questa fase, cioè, il PM si deve solo preoccupare di raccogliere elementi per verificare se si debba o meno esercitare l'azione penale.

Solo e soltanto con l'esercizio dell'azione penale il procedimento penale in senso stretto termina e inizia il processo. A questo punto la persona sottoposta alle indagini diventa imputato.

Per quel che riguarda il processo in sé, l'assunzione della prova è riservata al dibattimento, salvo per l'incidente probatorio. Nel nuovo processo il PM ha un carattere spiccatamente accusatorio, mentre si è data attuazione al principio dispositivo. Principio dispositivo peraltro temperato dal potere del Giudice di disporre anche d'ufficio, terminata l'istruttoria dibattimentale, l'assunzione di nuove prove ai sensi dell'art. 507 del Codice di Rito.

Il processo penale è regolato inoltre dal principio del contraddittorio nella formazione della prova, dalla parità fra le parti processuali e dell'imparzialità del Giudice ( art. 111 § II della Costituzione ). La colpevolezza dell'imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi si è sottratto volontariamente e per libera scelta all'interrogatorio dell'imputato ovvero del suo difensore ( art. 111 § IV della Costituzione ).

Le fasi del Processo Penale[modifica | modifica wikitesto]

Il processo penale si apre con la richiesta di rinvio a giudizio, per i reati per cui è prevista l'udienza preliminare, ovvero, per i reati che non prevedono l'Udienza preliminare, con il Decreto di citazione diretta a giudizio del Pubblico ministero.

Nei procedimenti speciali che omettono l'Udienza preliminare (giudizio immediato, giudizio direttissimo e procedimento per decreto), il processo comincia con la richiesta formulata dal pubblico ministero, al ricorrere dei presupposti previsti dalla legge.

Con l'apertura del processo penale, l'indagato (o colui che è stato sottoposto ad arresto o a fermo) acquisisce la qualifica di imputato.

Atti preliminari al dibattimento[modifica | modifica wikitesto]

Il Libro VII del Codice di Procedura Penale si apre con il titolo I dedicato agli Atti preliminari al dibattimento, ovvero quegli atti che possono essere compiuti prima dell'inizio dell'udienza dibattimentale, deputata alla formazione e alla valutazione della prova. Durante questa fase, il Presidente del Tribunale o della Corte di Assise può anticipare l'udienza o differirla se sussistono dei giustificati motivi. Il decreto deve essere tempestivamente notificato alle parti (art. 465 c.p.p.). A lui spetta anche il compito di disporre, a richiesta di parte, l'assunzione di prove non rinviabili qualora sussista una delle ipotesi previste dall'art. 392 c.p.p., ipotesi che consentono l'attivazione dell'incidente probatorio. Ai sensi dell'art. 467, comma 3,

« I verbali degli atti compiuti sono inseriti nel fascicolo per il dibattimento »

In questa fase, inoltre, le parti interessate devono provvedere al deposito in cancelleria della lista contenente i nomi dei soggetti da esaminare nel corso dell'istruzione dibattimentale: testimoni, periti o consulenti tecnici, ma anche di persone imputate in un procedimento connesso a norma dell'art. 12, comma 1, lettera a), nei confronti delle quali si procede o si è proceduto separatamente e che non possono assumere l'ufficio di testimone. Il deposito va effettuato almeno sette giorni prima della data fissata per il dibattimento (art. 467 c.p.p.). La lista deve indicare le circostanze su cui l'esame deve vertere; e, unitamente ad essa va presentata espressa richiesta di acquisizione dei verbali di prove di altro procedimento, qualora la parte sia interessata a farlo.

Dibattimento[modifica | modifica wikitesto]

Il dibattimento di primo grado è il momento centrale del processo, essendo il luogo privilegiato per la realizzazione del contraddittorio tra le parti[1]. La disciplina è contenuta nel Titolo II del Libro VII c.p.p.

L'udienza dibattimentale è pubblica, salvi i casi in cui si debba procedere a porte chiuse. Il giudice vi provvede con ordinanza revocabile pronunciata in pubblica udienza (art. 473 c.p.p.). Prima della formale dichiarazione di apertura del dibattimento, il presidente è tenuto a controllare la regolare costituzione delle parti (art. 484 c.p.p.). Le norme del codice di rito sono poste a tutela della partecipazione dell'imputato, per l'espletamento del diritto di difesa.

Atti successivi al dibattimento[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la chiusura del dibattimento bisogna procedere con la deliberazione della sentenza da parte degli stessi giudici che hanno partecipato al dibattimento.

Le fonti normative[modifica | modifica wikitesto]

Numerose sono le fonti del diritto che disciplinano il processo penale: partendo dalla fonte primaria, la Costituzione Italiana, si hanno molte garanzie, come l'art.13 che prevede l'inviolabilità della libertà personale, l'art.15 sulla segretezza e libertà della corrispondenza, l'art. 24 che al comma secondo sancisce l'inviolabilità del diritto di difesa, l'art.25 comma 1 sul principio del giudice naturale precostituito, l'art.27 comma 2 sulla presunzione di non colpevolezza, l'art.97 comma 1° che prevede l'imparzialità della pubblica amministrazione italiana ed infine l'art.112 sull'obbligatorietà dell'azione penale.

L'articolo 6 della Convenzione Europea dei diritti dell'Uomo, che ha stabilito i principi del "giusto processo", è entrato nel nostro ordinamento con rango supremo dal 1999, quando vi si è uniformato l'art.111 della Costituzione per mezzo di un'apposita revisione costituzionale.

A livello internazionale, i medesimi principi sono oggetto anche del Patto internazionale sui diritti civili e politici.

Spese legali[modifica | modifica wikitesto]

È opinione diffusa che la spese legali sìano a carico della parte soccombente. Questo rappresenta il primo e principale deterrente, di tipo economico, all'abuso e all'inefficienza del sistema processuale.

Ciò è in realtà vero soltanto nel processo civile, e in quello penale, solamente per i reati perseguiti dietro querela di parte (art. 452 c.p.), non per quelli perseguiti di ufficio dalla Procura della Repubblica.
Se un cittadino quindi viene dichiarato innocente in Cassazione dopo tre gradi di giudizio (tecnicamente "prosciolto con formula piena" "perché il fatto non sussiste") restano completamente a suo carico le spese di legali e periti, se l'azione penale è stata attivata di ufficio dal Pubblico Ministero. Il principio della presunzione di innocenza non si traduce in nessun onere economico a carico di chi intenta un procedimento giudiziario senza prove. Non è previsto nell'ordinamento penale[2] uno strumento dissuasivo analogo a quello per lite temeraria che esiste nel processo civile.

Le uniche due forme di risarcimento per malagiustizia sono la legge Pinto per "irragionevole durata del processo", e l'indennizzo per ingiusta detenzione (da 150-200 al giorno fino a un tetto massimo di 516.000 euro per il periodo di carcerazione preventiva trascorso in carcere). La responsabilità civile dei magistrati non registra norme speciali per l'ordinamento penale italiano: essa è operativa nei casi di dolo e colpa grave del magistrato, ma sempre mediante il meccanismo generale della responsabilità indiretta dello Stato e della successiva, eventuale rivalsa dello Stato verso il magistrato responsabile.

L' "impunibilità" di fatto per lo Stato è di norma anche per il procedimento tributario, dove lo Stato quasi mai è chiamato a risarcire le spese legali ai cittadini.

Per una norma del periodo fascista ancora vigente, soltanto i pubblici funzionari se accusati di reati collegati alle loro funzioni hanno diritto alla compensazione delle spese legali. Dal perimetro sono state escluse nel 2015 le cariche elettive: sindaci, assessori, consiglieri comunali non godono più di questo beneficio[3].

Con sentenza del 6 luglio 2015, a Sezioni Unite, la Cassazione ha stabilito che ogni volta deve essere l'Avvocatura dello Stato a stabilire "limiti congrui di spesa" ai risarcimenti, con un evidente conflitto di interessi essendo chiamata al compito spettante ad un giudice terzo e imparziale, una delle parti in causa.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giovanni Conso e Vittorio Grevi, Compendio di Procedura Penale, V edizione, Cedam.
  2. ^ Un disegno di legge proposto, a tal fine, nella XVII legislatura, nella sua relazione illustrativa, riconosce proprio che "nulla, ad oggi, regolamenta l’altra fattispecie di danno, quello discendente non dalla perdita della libertà, ma dal danno alla salute – unitamente a quella del danno alla vita di relazione – derivante dalla sottoposizione ad un giudizio rivelatosi infondato per assoluzione o proscioglimento dell’imputato".
  3. ^ Cassazione, I sez. Civile, n. 5264 del 17/03/2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gilberto Lozzi, Lezioni di procedura penale, G. Giappichelli Editore 2006, ISBN 88-348-6577-4
  • Paolo Tonini, Manuale di procedura penale, 6ª edizione, Giuffrè 2005, ISBN 88-14-11624-5

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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