Piersanti Mattarella

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Piersanti Mattarella
Piersantimattarella.jpg

Presidente della Regione Siciliana
Durata mandato 20 marzo 1978 –
6 gennaio 1980
Predecessore Angelo Bonfiglio
Successore Gaetano Giuliano (f.f.)

Dati generali
Partito politico Democrazia Cristiana
Piersanti Mattarella (a destra) in compagnia del presidente della Repubblica Sandro Pertini

Piersanti Mattarella (Castellammare del Golfo, 24 maggio 1935Palermo, 6 gennaio 1980) è stato un politico italiano, assassinato da cosa nostra durante il mandato di presidente della Regione Siciliana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Secondogenito di Bernardo Mattarella[1], uomo politico della Democrazia Cristiana, suo padrino di battesimo fu Pietro Mignosi, con cui il padre aveva un rapporto profondo.[1] Nel 1941 nacque il fratello Sergio, 12º presidente della Repubblica Italiana dal 3 febbraio 2015.

Crebbe con istruzione religiosa, studiando a Roma al San Leone Magno, dei Fratelli maristi. Dopo l'attività nell'Azione Cattolica (ricoprendo nell'associazione anche incarichi nazionali[2]), si dedicò alla politica nella Democrazia Cristiana. Fra i suoi ispiratori ci fu Giorgio La Pira, avvicinandosi alla corrente politica di Aldo Moro. Divenne assistente ordinario di diritto privato all'Università di Palermo.

Aveva due figli: Maria e Bernardo, quest'ultimo dal 2008 deputato all'Assemblea regionale siciliana.[3]

L'attività politica[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni '60 divenne consigliere comunale di Palermo, eletto nella lista DC.

Fu eletto nel 1967 deputato all'Assemblea regionale siciliana, nel collegio di Palermo, rieletto per due legislature (1971 e 1976). Dal 1971 al 1978 fu assessore regionale alla Presidenza in diversi governi. Fu eletto dall'Ars presidente della Regione Siciliana nel 1978, alla guida di una coalizione di centro-sinistra con l'appoggio esterno del partito comunista italiano[4]. Nel 1979 dopo una breve crisi politica, formò un secondo governo.[5]

Il presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella in visita a Catenanuova accolto dal sindaco Mario Mazzaglia e dal vescovo di Nicosia Salvatore Di Salvo - 23 settembre 1979

Lotta alla mafia[modifica | modifica wikitesto]

Rappresentò una chiara scelta di campo il suo atteggiamento alla Conferenza regionale dell'agricoltura, tenuta a Villa Igea la prima settimana di febbraio del 1979. Il deputato Pio La Torre, presente in quanto responsabile nazionale dell'ufficio agrario del Partito Comunista Italiano (sarebbe divenuto dopo qualche mese segretario regionale dello stesso partito) attaccò, con furore, l'Assessorato dell'agricoltura, denunciandolo come centro della corruzione regionale, e additando lo stesso assessore come colluso alla delinquenza regionale. Mentre tutti attendevano che il presidente della Regione difendesse vigorosamente il proprio assessore, Giuseppe Aleppo, sgomentando la sala Mattarella riconobbe pienamente la necessità di correttezza e legalità nella gestione dei contributi agricoli regionali. Un solo periodico sfidando il clima imposto pubblicò il resoconto, sottolineando come fosse generale lo sconcerto e come fosse comune la percezione che si apriva, quel giorno a Palermo, un confronto che non avrebbe potuto non conoscere eventi drammatici. Un senatore comunista e il presidente democristiano della regione si erano, di fatto, esposti alle pesanti reazioni della mafia.[6] Il mese successivo comunque Mattarella confermò Aleppo alla guida dell'assessorato[7].

Il Procuratore Giancarlo Caselli, in un'intervista a Repubblica del 12 agosto 1997, ha affermato: “Piersanti Mattarella un democristiano onesto e coraggioso ucciso proprio perché onesto e coraggioso”. Il Procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, nel libro “Per non morire di mafia”, ha scritto che Piersanti Mattarella “stava provando a realizzare un nuovo progetto politico-amministrativo, un'autentica rivoluzione. La sua politica di radicale moralizzazione della vita pubblica, secondo lo slogan che la Sicilia doveva mostrarsi 'con le carte in regola', aveva turbato il sistema degli appalti pubblici con gesti clamorosi, mai attuati nell'isola”[8].

Assassinio[modifica | modifica wikitesto]

Luogo dell'omicidio di Piersanti Mattarella (Palermo, 6 gennaio 1980)

Il 6 gennaio 1980, a Palermo in Via della Libertà, appena entrato in auto insieme con la moglie, coi due figli e con la suocera per andare a messa, un killer si avvicinò al suo finestrino e lo uccise a colpi di pistola. Il vice presidente, il socialista Gaetano Giuliano, guidò la giunta regionale fino al termine della legislatura cinque mesi dopo. Nel luogo dove è avvenuto l'omicidio, in Via della Libertà tra il numero civico 135 e il 137, è stata posta una targa in suo ricordo.

Inizialmente fu considerato un attentato terroristico, poiché subito dopo il delitto arrivarono rivendicazioni da parte di un sedicente gruppo neo-fascista[9]. Pur nel disorientamento del momento, il delitto apparve anomalo per le sue modalità, portando il giorno stesso lo scrittore Leonardo Sciascia ad alludere a "confortevoli ipotesi" che avrebbero potuto ricondurre l'omicidio alla mafia siciliana[10].

Le indagini[modifica | modifica wikitesto]

Le indagini giudiziarie procedettero con difficoltà e lentezza, anche se una chiara linea interpretativa del delitto si rileva negli atti giudiziari che portarono la Procura di Palermo a quella corposa requisitoria[11] sui "delitti politici" siciliani (le uccisioni di Michele Reina, segretario provinciale della Democrazia Cristiana, dello stesso Mattarella, di Pio La Torre e del suo autista Rosario Di Salvo) che, depositata il 9 marzo 1991, costituì l'ultimo atto investigativo di Giovanni Falcone[12]. Questi, che la sottoscrisse nella qualità di procuratore aggiunto, puntava fermamente sulla colpevolezza dei terroristi di estrema destra Giuseppe Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini, membri dei NAR, quali esecutori materiali del delitto, in un contesto di cooperazione tra movimenti eversivi e Cosa Nostra[13]. Nell'ipotesi accusatoria di Falcone e della Procura della Repubblica il Fioravanti, di cui risultava accertata la presenza a Palermo nei giorni del delitto, avrebbe goduto dell'appoggio di esponenti dell'estrema destra palermitana quali Francesco Mangiameli, dirigente siciliano di Terza posizione poi ucciso dallo stesso Fioravanti il 9 settembre del 1980, e Gabriele De Francisci, militante del FUAN, che avrebbe messo a disposizione un appartamento nei pressi dell'abitazione della vittima.

Solo dopo la morte di Falcone nella strage di Capaci, l'uccisione di Mattarella venne indicata esclusivamente come delitto di mafia dai collaboratori di giustizia Tommaso Buscetta e Gaspare Mutolo[14]. Nel 1993 Buscetta, in particolare, dichiarò in un nuovo interrogatorio che «[Stefano] Bontate e i suoi alleati non erano favorevoli all'uccisione di Mattarella, ma non potevano dire a [Salvatore] Riina (o alla maggioranza che Riina era riuscito a formare) che non si doveva ammazzarlo [...] In ogni caso [...] fu certamente un omicidio voluto dalla "Commissione"»[15].

Ad ordinare la sua uccisione fu Cosa Nostra perché Mattarella voleva portare avanti un'opera di modernizzazione dell'amministrazione regionale e per questo aveva iniziato a contrastare l'ex sindaco Vito Ciancimino per un suo rientro nel partito con incarichi direttivi[16]; Ciancimino infatti era il referente politico dei Corleonesi[17]. Per queste ragioni, alla fine del 1979 Mattarella aveva deciso di chiedere al segretario nazionale del partito, Benigno Zaccagnini, il commissariamento del Comitato Provinciale di Palermo della Democrazia Cristiana, perché aveva visto «ritornare con forte influenza Ciancimino», il quale aveva siglato un patto di collaborazione con la corrente andreottiana, in particolare con l'onorevole Salvo Lima[18].

Il processo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1995 vennero condannati all'ergastolo i mandanti dell'omicidio Mattarella: i boss mafiosi Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nenè Geraci[19]. Durante il processo, la moglie di Mattarella, testimone oculare, dichiarò inoltre di riconoscere l'esecutore materiale dell'omicidio nella persona di Giuseppe Valerio Fioravanti[20], che tuttavia sarà assolto per questo crimine poiché la testimonianza della signora Mattarella e le altre testimonianze contro di lui (quella del fratello Cristiano Fioravanti[21] e del criminale comune pluriomicida Angelo Izzo) non furono ritenute abbastanza attendibili.[20][22][23] Gli esecutori materiali non sono mai stati individuati con certezza, anche se il pentito Francesco Marino Mannoia sostenne che ad uccidere Mattarella furono Salvatore Federico, Francesco Davì, Santo Inzerillo ed Antonino Rotolo.

Secondo il collaboratore di giustizia Francesco Marino Mannoia, ritenuto dalla Cassazione un collaboratore di giustizia attendibile[24], Giulio Andreotti era consapevole dell'insofferenza di Cosa Nostra per la condotta di Mattarella, ma non avvertì né l'interessato né la magistratura,[25] pur avendo partecipato ad almeno due incontri con capi mafiosi aventi ad oggetto proprio le azioni politiche di Piersanti Mattarella. Mannoia dichiarò :

« Attraverso Lima del nuovo atteggiamento di Mattarella fu informato anche Giulio Andreotti, che scese a Palermo e si incontrò con Bontate Stefano, i cugini Salvo, Lima, Nicoletti, Fiore Gaetano e altri. Ho appreso di questo incontro dallo stesso Bontate Stefano, il quale me ne parlò poco tempo dopo, in periodo tra la primavera e l'estate 1979... Egli mi disse solo che tutti quanti si erano lamentati con Andreotti del comportamento di Mattarella, e aggiunse poi: "Staremo a vedere". Alcuni mesi dopo fu deciso l'omicidio Mattarella[26] »

In seguito, al termine di un lungo iter giudiziario terminato nel 2004, venne accertato che all'epoca (più precisamente fino alla primavera del 1980) Giulio Andreotti aveva rapporti stabili con la mafia.[27][28]

Nella sentenza della Corte di Assise del 12 aprile 1995 n. 9/95, che ha giudicato gli imputati per l'assassinio di Piersanti Mattarella, è scritto che «l'istruttoria e il dibattimento hanno dimostrato che l'azione di Piersanti Mattarella voleva bloccare proprio quel perverso circuito (tra mafia e pubblica amministrazione) incidendo così pesantemente proprio su questi illeciti interessi» e si aggiunge che da anni aveva «caratterizzato in modo non equivoco la sua azione per una Sicilia con le carte in regola».

Commemorazioni[modifica | modifica wikitesto]

La Rai, nel trentennale della scomparsa, ha dedicato alla figura e al delitto Mattarella uno speciale prodotto da La grande storia di RaiTre. Nel documentario di Giovanni Grasso, collaborazione di Emanuela Andreani, regia di Alessandro Varchetta, parlano i testimoni dell'epoca e i familiari del politico assassinato.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Giovanni Bolignani, Bernardo Mattarella: biografia politica di un cattolico siciliano, Soveria Mannelli, Rubbettino Editore, 2001, p. 123.
  2. ^ Movi100 - Cent'anni di Movimento Studenti di Azione Cattolica, movi100.azionecattolica.it.
  3. ^ Scheda deputato - Assemblea regionale siciliana
  4. ^ Nicola Tranfaglia: La solitudine di Piersanti Mattarella
  5. ^ Assemblea Regionale Siciliana - Profilo Deputato Mattarella Santi
  6. ^ Antonio Saltini, A Palermo la conferenza agricola regionale: agricoltura pomo della discordia tra i partiti", in Terra e Vita, nº 7, 17 febbraio 1979.
  7. ^ Assemblea Regionale Siciliana - Governi della VIII Legislatura
  8. ^ Piero Grasso-Alberto La Volpe, Per non morire di mafia, Sperling & Kupfer 2009, pag. 7
  9. ^ Sentenza di primo grado per gli omicidi Reina-Mattarella-La Torre (PDF).
  10. ^ Leonardo Sciascia, Quella confortevole ipotesi, Notizie Radicali, 7 gennaio 1980. URL consultato l'8 novembre 2014.
  11. ^ Sostituti procuratori: Giusto Sciacchitano, Guido Lo Forte, Giuseppe Pignatone, Roberto Scarpinato Procuratori della Repubblica aggiunti: Elio Spallitta e Giovanni Facone Procuratore della Repubblica: Pietro Giammanco, Procedimento penale contro Greco Michele e altri - Requisitoria - Procura della Repubblica di Palermo - (N. 3162/89 A P.M.). (PDF), Archivio Pio La Torre, 9 marzo 1991. URL consultato il 9 novembre 2014.
  12. ^ Giorgio Siepe, DELITTO MATTARELLA: l'ultimo processo di Falcone, Giorgio Siepe per Delitti (im)perfetti, 2013. URL consultato il 9 novembre 2014.
  13. ^ COSI' IL NERO FIORAVANTI ASSASSINO' MATTARELLA - La Repubblica.it
  14. ^ delitto Mattarella, spunta il pasticciere killer Corriere della Sera, 14 gennaio 1993
  15. ^ Interrogatorio di Tommaso Buscetta (PDF).
  16. ^ DELITTI POLITICI, FU SOLO COSA NOSTRA - Repubblica.it
  17. ^ è morto Vito Ciancimino la Dc ai tempi dei Corleonesi - la Repubblica.it
  18. ^ Documenti del Senato della Repubblica XIV LEGISLATURA (PDF).
  19. ^ Sportello Scuola e Università della Commissione Parlamentare Antimafia
  20. ^ a b Piersanti Mattarella, la rimozione di un martirio
  21. ^ Testimonianza di Cristiano Fioravanti, pentito del gruppo NAR, al processo per la strage di Bologna: Dai discorsi fatti la mattina capii che avevano deciso di agire non solo nei confronti del Mangiameli ma anche nei confronti di sua moglie e perfino della bambina. Comunque le motivazioni delle azioni da compiere contro il Mangiameli erano sempre le solite e cioè la questione dei soldi, la questione della evasione di Concutelli. Il giorno dopo (l'omicidio, ndr) rividi Valerio e lui era fermo nel suo proposito di andare in Sicilia per eliminare anche la moglie e la bambina di Mangiameli e diceva che bisognava agire in fretta prima che venisse scoperto il cadavere e la donna potesse fuggire. Io non riuscivo a capire questa insistenza nell'agire contro la moglie e la figlia, una volta che questo (Mangiameli, ndr) era stato ormai ucciso e allora Valerio mi disse che avevano ucciso un politico siciliano in cambio di favori promessi dal (rectius: al) Mangiameli e relativi, sempre, all'evasione di Concutelli oltre ad appoggi di tipo logistico in Sicilia. Mi disse Valerio che per decidere l'omicidio del politico siciliano vi era stata una riunione in casa Mangiameli e in casa vi erano anche la moglie e la figlia, riunione cui aveva partecipato anche uno della Regione Siciliana che aveva dato le opportune indicazioni e, cioè, la dritta per commettere il fatto. Mi disse Valerio che all'omicidio (Mattarella) avevano partecipato lui e Cavallini e che Gabriele De Francisci aveva dato loro la casa. L'azione contro la moglie e la figlia di Mangiameli veniva allora motivata da Valerio col fatto che esse erano state presenti alla riunione: diceva Valerio che, una volta ucciso il marito, esse erano pericolose quanto lo stesso Mangiameli. Poi l'azione contro le due donne non avvenne in quanto il cadavere di Mangiameli fu poco dopo ritrovato.
  22. ^ Palermo, "Fioravanti uccise Mattarella"
  23. ^ Omicidio di Piersanti Mattarella, dal sito Archivio Pio La Torre
  24. ^ Salvo Palazzolo, Il dramma del superpentito Marino Mannoia tenta il suicidio: "Lo Stato ci ha abbandonati", in la Repubblica, 27 luglio 2011. URL consultato il 13 febbraio 2015.
  25. ^ Gli incontri tra Andreotti e i boss mafiosi al fine di discutere il delitto Mattarella sono trattati nella Sentenza Corte di Appello di Palermo 2 maggio 2003, Parte III cap. 2 pp. 1093-1185 Presidente Scaduti, Relatore Fontana. In particolare, nelle conclusioni si legge (pp. 1514-1515): «Del resto, ad ultimativo conforto dell'assunto, basta considerare proprio la, assolutamente indicativa, vicenda che ruota attorno all'assassinio dell'on. Pier Santi Mattarella. Anche ammettendo la prospettata possibilità che l'imputato sia personalmente intervenuto allo scopo di evitare una soluzione cruenta della questione Mattarella, alla quale era certamente e nettamente contrario, appare alla Corte evidente che egli nell'occasione non si è mosso secondo logiche istituzionali, che potevano suggerirgli di respingere la minaccia alla incolumità del Presidente della Regione facendo in modo che intervenissero per tutelarlo gli organi a ciò preposti e, per altro verso, allontanandosi definitivamente dai mafiosi, anche denunciando a chi di dovere le loro identità ed i loro disegni: il predetto, invece, ha, sì, agito per assumere il controllo della situazione critica e preservare la incolumità dell'on. Mattarella, che non era certo un suo sodale, ma lo ha fatto dialogando con i mafiosi e palesando, pertanto, la volontà di conservare le amichevoli, pregresse e fruttuose relazioni con costoro, che, in quel contesto, non possono interpretarsi come meramente fittizie e strumentali. A seguito del tragico epilogo della vicenda, poi, Andreotti non si è limitato a prendere atto, sgomento, che le sue autorevoli indicazioni erano state inaspettatamente disattese dai mafiosi ed a allontanarsi senz'altro dagli stessi, ma è "sceso" in Sicilia per chiedere al boss Stefano Bontate conto della scelta di sopprimere il Presidente della Regione: anche tale atteggiamento deve considerarsi incompatibile con una pregressa disponibilità soltanto strumentale e fittizia e, come già si è evidenziato, non può che leggersi come espressione dell'intento (fallito per le ragioni già esposte in altra parte della sentenza) di verificare, sia pure attraverso un duro chiarimento, la possibilità di recuperare il controllo sull'azione dei mafiosi riportandola entro i tradizionali canali di rispetto per la istituzione pubblica e di salvaguardare le buone relazioni con gli stessi, nel quadro della aspirazione alla continuità delle stesse.»
  26. ^ il pentito: " nella villa urlavano " Corriere della Sera, 15 aprile 1993
  27. ^ Sentenze: Giulio Andreotti, www.marcotravaglio.it. URL consultato il 19 febbraio 2007.
  28. ^ Processo Andreotti, la Sentenza, Il Foro Penale. URL consultato il 13 febbraio 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pierluigi Basile, "Le carte in regola". Piersanti Mattarella. Un democristiano diverso, con saggio introduttivo di G.C. Marino, Centro Studi ed iniziative culturali Pio La Torre, Palermo 2007 (II edizione 2010).
  • Giovanni Grasso, Piersanti Mattarella. Da solo contro la mafia, introduzione di Andrea Riccardi, San Paolo editore, Cinisello Balsamo, 2014, ISBN 978-88-215-9131-0.
  • Assemblea Regionale Siciliana, «Piersanti Mattarella - Scritti e Discorsi», Quaderni del Servizio Studi Legislativi n. 2, 2005.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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Angelo Bonfiglio 20 marzo 1978 - 6 gennaio 1980 Gaetano Giuliano F.F.
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