Boris Giuliano

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Boris Giuliano

Giorgio Boris Giuliano (Piazza Armerina, 22 ottobre 1930Palermo, 21 luglio 1979) è stato un poliziotto italiano, ufficiale e investigatore della Polizia, capo della Squadra Mobile di Palermo, assassinato da Cosa Nostra.

Diresse le indagini con metodi innovativi[1] e determinazione[2], facendo parte di una cerchia di funzionari dello Stato che, a partire dalla fine degli anni settanta, iniziarono una dura lotta contro Cosa Nostra. Durante gli anni sessanta, molti processi erano falliti per mancanza di prove.[senza fonte]

Fu ucciso da Leoluca Bagarella, che gli sparò sette colpi di pistola alle spalle.[3]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giorgio Boris Giuliano era nato a Piazza Armerina, in provincia di Enna, figlio di un sottufficiale della Marina militare, passò al suo seguito una parte dell'infanzia in Libia, dove il padre era di stanza. Più tardi la famiglia rimpatriò, stabilendosi nel 1941 a Messina, dove Giorgio Boris studiò sino alla laurea in giurisprudenza nel 1956[1]. Iniziò a lavorare per una piccola società manifatturiera, la Plastica italiana, e poi si trasferì a Milano con la famiglia.

Durante il periodo universitario giocò a pallacanestro in Serie B con il CUS Messina[4]. Iniziò quindi a lavorare a Milano come dirigente di una società manifatturiera [5]

Nel 1962 vinse il concorso come commissario di Polizia, e nel 1963, al termine del corso di formazione, chiese di essere assegnato a Palermo, dove poco tempo dopo entrò alla locale Squadra Mobile[4] in cui lavorò sino all'ultimo giorno, dapprima alla Sezione Omicidi, in seguito come vice-dirigente e infine dirigente dall'ottobre 1976[6]. Conseguì una specializzazione presso la FBI National Academy, ebbe meriti speciali e ottenne numerosi riconoscimenti per le sue attività operative[7].

Le indagini sulla scomparsa di De Mauro[modifica | modifica wikitesto]

Brillante e determinato investigatore, Giuliano fu nominato capo della Squadra Mobile di Palermo al posto di Bruno Contrada, suo amico fraterno poi accusato di collusione con la mafia[8]. Delle molte vicende delle quali si è occupato, quella intorno alla quale si imperniano tutti gli interrogativi sui motivi della sua uccisione è certamente la misteriosa scomparsa del giornalista Mauro De Mauro.

Improvvisamente, infatti, nel 1970 De Mauro scomparve nel nulla, e del caso furono interessati gli alti comandi palermitani ed i migliori investigatori della Polizia (Boris Giuliano) e dei Carabinieri (Carlo Alberto Dalla Chiesa). Giuliano interpretò l'indagine con molta partecipazione, ben deciso a portarla sino in fondo, incontrando sul suo cammino molti e diversi percorsi, tanti articolati scenari e numerosi possibili moventi.

De Mauro aveva avuto un passato alquanto animato e viveva un presente non meno vivace: saloino in gioventù, aderì alla Xª Flottiglia MAS e restò in ottimi rapporti col suo comandante, Junio Valerio Borghese. Dopo aver lavorato come giornalista presso la testata dell'Eni, Il Giorno, si interessò degli interventi di Enrico Mattei nella politica siciliana (con quella che è nota come Operazione Milazzo) e, assunto al quotidiano L'Ora (si è detto, per interessamento di Mattei) iniziò un'attività di cronista investigativo sulla mafia, slegata dalla linea editoriale e perciò per suo conto. Scomparve dopo aver promesso al regista Francesco Rosi, che stava realizzando un film sulla vita di Mattei, notizie importanti, tali da potergli far guadagnare, aveva detto alla figlia, una "laurea in giornalismo".

Interessandosi all'Operazione Milazzo, De Mauro aveva sottolineato che l'intervento di Mattei aveva insediato un governo regionale che, alla prima occasione, con una legge speciale favorì in modo smaccato i potentissimi esattori di Salemi, Nino ed Ignazio Salvo, considerati vicini alla mafia che, sempre più certamente, si era incaricata di eliminare lo stesso Mattei. Forse De Mauro aveva raccolto documenti che provavano questo coinvolgimento; o forse aveva indagato in altre direzioni, ad esempio sui traffici di droga o sulle connessioni fra la mafia e il potere. Dulcis in fundo, De Mauro era scomparso, con una singolare coincidenza temporale, nel momento in cui il suo vecchio comandante Borghese, in onore del quale aveva chiamato una figlia Junia e col quale comunque era rimasto in contatto, andava allestendo il tentativo di colpo di Stato noto come "golpe dei forestali".

Mentre i Carabinieri si indirizzavano su piste legate al traffico di droga, sul quale De Mauro poteva effettivamente aver avuto, ma soprattutto cercato informazioni, Giuliano, insieme ai magistrati, approfondì la pista dell'attentato a Mattei e finì con l'indagare l'ambiguo avvocato Vito Guarrasi, che aveva preso parte con un ruolo mai chiarito anche all'armistizio di Cassibile. Guarrasi, che in vita sua fu indiziato di molte cose, ma mai nulla più che indiziato, pur non volendolo, diede a Giuliano ulteriori spunti che l'accorto investigatore avrebbe approfondito in seguito per altre indagini.

Le ultime indagini[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1979 Giuliano si trovò ad indagare sul ritrovamento di due valigette contenenti 500.000 dollari all'aeroporto di Palermo-Punta Raisi, che si scoprì essere il pagamento di una partita di eroina sequestrata all'aeroporto J.F. Kennedy di New York[9]. Contemporaneamente a questa indagine, gli uomini di Giuliano fermarono due mafiosi, Antonino Marchese e Antonino Gioè, nelle cui tasche trovarono una bolletta con l'indirizzo di via Pecori Giraldi: nell'appartamento i poliziotti scovarono armi, quattro chili di eroina e una patente contraffatta sulla quale era incollata la fotografia di Leoluca Bagarella, cognato del boss corleonese Salvatore Riina; inoltre in un armadio venne trovata anche un'altra fotografia che ritraeva insieme numerosi mafiosi vicini al clan dei Corleonesi, tra cui figurava Lorenzo Nuvoletta, camorrista affiliato a Cosa Nostra[10][11]. Dopo la scoperta nell'appartamento di via Pecori Giraldi, arrivarono telefonate anonime al centralino della questura di Palermo che minacciavano Giuliano di morte[9][12].

Nello stesso periodo, Giuliano stava anche indagando su alcuni assegni trovati nelle tasche del cadavere di Giuseppe Di Cristina, capomafia di Riesi ucciso nel 1978; gli assegni avevano portato ad un libretto al portatore della Cassa di risparmio con 300 milioni di lire intestati ad un nome di fantasia, che era stato usato dal banchiere Michele Sindona. Per approfondire queste indagini, Giuliano si era incontrato con l'avvocato Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore delle banche di Sindona che venne ucciso pochi giorni dopo il loro incontro[9].

L'assassinio[modifica | modifica wikitesto]

Il 21 luglio 1979, mentre pagava il caffè appena bevuto nella caffetteria Lux di via Di Blasi, a Palermo, Leoluca Bagarella gli sparò a distanza ravvicinata sette colpi di pistola alle spalle, uccidendolo[3][13]. È sepolto nella cappella di famiglia nel cimitero di Piazza Armerina.

Probabilmente dalla maggioranza degli osservatori, è stato posto in relazione l'assassinio del capitano dei Carabinieri Emanuele Basile, ucciso a Monreale pochi mesi dopo, alle indagini che stava svolgendo in ordine all'attentato di cui era stato vittima Giuliano.

Secondo molti osservatori, con Giuliano si spense un grande talento investigativo, un onesto funzionario di polizia che nel suo ruolo fu una grande personalità delle istituzioni, il cui ricordo, come accade anche per altri suoi colleghi di analogo destino, non è adeguatamente onorato, ed anzi particolarmente lasciato all'oblio.

Successore di Boris Giuliano, come capo della squadra mobile, sarà Giuseppe Impallomeni (tessera P2 n. 2213), precedentemente allontanato dalla squadra mobile di Firenze per un giro di tangenti, e inopinatamente, dal 309º posto della graduatoria dei vicequestori aggiunti, era passato al 13º posto, fatto che gli consente di prendere il comando della squadra mobile di Palermo. Questore del capoluogo palermitano diventa Giuseppe Nicolicchia, di cui verrà rinvenuta, tra le carte di Castiglion Fibocchi, la domanda di affiliazione alla Loggia di Gelli.

Nel 1995, nel processo per l'omicidio Giuliano, vennero condannati all'ergastolo i boss mafiosi Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Francesco Madonia, Giuseppe Calò, Bernardo Brusca, Nenè Geraci e Francesco Spadaro come mandanti del delitto[14] mentre Leoluca Bagarella venne pure condannato alla stessa pena come esecutore materiale dell'omicidio[15].

Famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Sposato e padre di tre figli. Il figlio maggiore Alessandro, è diventato anch'egli funzionario della Polizia di Stato. Nel 2001 ha scoperto e arrestato il serial killer di Padova, Michele Profeta. Successivamente ha diretto la squadra mobile della questura di Venezia e, dal 2009, di Milano. Nel 2016 è stato promosso questore.

Onorificenze e memoria[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor civile
« Valoroso funzionario di Pubblica Sicurezza, pur consapevole dei pericoli cui andava incontro operando in un ambiente caratterizzato da intensa criminalità, con alto senso del dovere e non comuni doti professionali si prodigava infaticabilmente nella costante e appassionante opera di polizia giudiziaria che portava all'individuazione e all'arresto di pericolosi delinquenti, spesso appartenenti ad organizzazioni mafiose anche a livello internazionale.
Assassinato in un vile e proditorio agguato tesogli da un killer, pagava con la vita il suo coraggio e la dedizione ai più alti ideali di giustizia.
Palermo, 21 luglio 1979.
»
— Palermo, 13/05/1980.[16]
  • Al nome di Giuliano è stato intitolato l'Istituto Professionale per l'Industria e l'Artigianato "Boris Giuliano" di Piazza Armerina, sua città natale.
  • Il fabbricato che oggi ospita alcuni Uffici della Questura di Palermo, in particolare la Squadra Mobile, è intitolato a Boris Giuliano[7].
  • La nuova Caserma della Polizia di Stato, sita in contrada Baronessa ricadente il territorio di Enna, è intitolata alla memoria di Boris Giuliano. Al suo interno il busto marmoreo e una targa commemorativa.

Influenze nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Cenni biografici in video della Associazione "Insieme si può" di Roccella Jonica, su canale ufficiale in Youtube
  2. ^ Video su Giuliano con interviste fatto realizzare dalla Polizia di Stato - sul canale ufficiale PolStato in Youtube
  3. ^ a b Boris Giuliano sul sito della polizia di stato, poliziadistato.it. URL consultato il 21-05-2010.
  4. ^ a b Emanuele Giuliano, in antimafiaduemila.com, Biografia di Boris Giuliano
  5. ^ Il Post
  6. ^ Polizia di Stato
  7. ^ a b Polizia di Stato, Chi era Giorgio Boris Giuliano
  8. ^ Bruno Contrada, Letizia Leviti, La mia prigione: Storia vera di un poliziotto a Palermo, Marsilio Editori - ISBN 8831734261
  9. ^ a b c Traffico di droga, caso Sindona e omicidio De Mauro dietro la morte di Giuliano? | Articoli Arretrati
  10. ^ Quella P38 dietro l'omicidio Giuliano | Articoli Arretrati
  11. ^ UNA CARRIERA ' SFORTUNATA' - la Repubblica.it
  12. ^ Boris Giuliano, il segugio che scoprì la Pizza Connection | Palermo la Repubblica.it
  13. ^ Boris Giuliano: la storia dell'investigatore ucciso dalla mafia, su Il Post, 23 maggio 2016. URL consultato il 13 luglio 2016.
  14. ^ Delitto Dalla Chiesa: ottavo ergastolo a Riina
  15. ^ Sportello Scuola e Università della Commissione Parlamentare Antimafia
  16. ^ Medaglia d'oro al valor civile Giuliano Giorgio Boris, vice questore aggiunto

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alessia Franco, Raccontami l'ultima favola. Giorgio Boris Giuliano, commissario e cantastorie. Prefazione di Lucia Risicato. Mohicani edizioni, 2016.
  • Daniele Billitteri, La Squadra dei giusti, Alberti, 2008.
  • Saverio Lodato e Marco Travaglio, Intoccabili. Perché la mafia è al potere. Dai processi Andreotti, Dell'Utri & C. alla normalizzazione. Le verità occultate sui complici di Cosa Nostra nella politica e nello Stato. Introduzione di Paolo Sylos Labini., BUR Biblioteca Universale Rizzoli, 2005, pp. 41–42. ISBN 88-17-00537-1.
  • Saverio Lodato, Trent'anni di mafia, BUR Biblioteca Universale Rizzoli, 2006, pp. 10–17. ISBN 88-17-01136-3.

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