Nino Di Matteo

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Nino Di Matteo a Bologna nel 2015.

Nino Di Matteo, all'anagrafe Antonino Di Matteo (Palermo, 26 aprile 1961), è un magistrato italiano. Dal 2012 è presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati di Palermo. A causa della sua attività, Di Matteo è sotto scorta dal 1993.[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Palermo nel 1961, è entrato in magistratura nel 1991 come sostituto procuratore presso la DDA di Caltanissetta. Divenuto pubblico ministero a Palermo nel 1999, ha iniziato ad indagare sulle stragi di mafia in cui sono stati uccisi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e gli agenti delle rispettive scorte, oltre che sugli omicidi di Rocco Chinnici ed Antonino Saetta; per l'omicidio Chinnici ha rilevato nuovi indizi sulla base dei quali riaprire le indagini e ottenere in processo la condanna anche dei mandanti, riconosciuti in Ignazio e Antonino Salvo, mentre per l'omicidio Saetta otteneva l'irrogazione del primo ergastolo per Totò Riina.

L'attività e le minacce di attentati[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso della sua carriera si è più volte occupato dei rapporti tra cosa nostra ed alti esponenti delle istituzioni. È attualmente impegnato nel processo a carico dell'ex prefetto Mario Mori, in relazione ad ipotesi di reato eventualmente connesse alla trattativa Stato-mafia. Nel corso del processo veniva resa pubblica la minaccia di morte da parte del boss Totò Riina, intercettata dalla magistratura durante una conversazione privata in carcere con un altro recluso: «A questo ci devo far fare la stessa fine degli altri»[2]. In seguito alle minacce ricevute Di Matteo è stato sottoposto ad eccezionali misure di sicurezza (compresa l'assegnazione del dispositivo Bomb Jammer[3]), annunciate alla stampa dallo stesso ministro dell'interno Angelino Alfano nel dicembre 2013, elevando il grado di protezione al massimo livello[4].

Il giudice ha rifiutato però l'uso offertogli di un mezzo blindato Lince, a suo avviso "un carro armato" a tutti gli effetti, non adatto a circolare in un centro abitato[5].

L'assegnazione del bomb jammer non sarebbe tuttavia stata seguita dall'effettiva disponibilità di un simile accorgimento, secondo il movimento spontaneo di "Scorta Civica"[6], di cui fanno parte cittadini appartenenti a diverse associazioni antimafia che hanno promosso l'iniziativa del presidio permanente di fronte al Palazzo di Giustizia a Palermo (e in diverse altre manifestazioni in varie piazze italiane) proprio per sensibilizzare l'opinione pubblica sui gravi rischi che corrono quotidianamente i PM come Nino Di Matteo.

Il processo per la strage di via d'Amelio[modifica | modifica wikitesto]

Il primo processo (Borsellino I), derivato dalle dichiarazioni del falso "pentito" Vincenzo Scarantino, ha avuto luogo nella corte d'assise di Caltanissetta presieduta da Renato Di Natale, conclusosi il 26 gennaio 1996, ha condannato all'ergastolo Salvatore Profeta, Giuseppe Orofino e Pietro Scotto e a 18 anni per il collaboratore Vincenzo Scarantino, come richiesta della Procura. In secondo grado, la corte presieduta da Giovanni Marletta ha confermato l'ergastolo solo per Profeta, invece Orofino è stato condannato per favoreggiamento a nove anni e Scotto è stato assolto. Scarantino aveva già ritrattato le sue accuse. Il processo si conclude dopo tre gradi di giudizio : Sentenza della corte d'assise di Caltanissetta (26 gennaio 1996) Sentenza della corte d'assise d'appello di Caltanissetta (23 gennaio 1999) Ssentenza della Cassazione (18 dicembre 2000).

La sentenza del tribunale etneo mette fine a una vicenda cominciata il 27 settembre 1992, quando il gruppo investigativo speciale “Falcone-Borsellino” guidato dall’ex capo della mobile di Palermo (e agente del Sisde) Arnaldo La Barbera arresta Salvatore Candura e Vincenzo Scarantino.

All’epoca la Procura di Caltanisetta era composta da:[7]

  • dr. Gianni Tinebra - Procuratore della Repubblica
  • dr. Francesco Paolo Giordano - Procuratore della Repubblica Aggiunto
  • dr. Carmelo Petralia - Sostituto Procuratori della Repubblica.
  • d.ssa Ilda Boccassini - Sostituto Procuratori della Repubblica.
  • dr. Fausto Cardella - Sostituto Procuratori della Repubblica.

Al processo Borsellino I, faranno seguito il Borsellino II, III e IV. Di quest'ultimo è stata emessa sentenza il 20 aprile 2017 e le motivazioni depositate in data 30 giugno 2018 [8]. Per Vincenzo Scarantino viene dichiarato il non doversi procedere per avvenuta prescrizione.

Vicenda Scarantino

In base alle rivelazioni di Gaspare Spatuzza i predetti condannati verranno assolti. Sul falso pentito “Vincenzo Scarantino” vengono attribuite al dr. Di Matteo responsabilità che lo stesso smentisce. Ascoltato Dalla Commissione Antimafia ha dichiarato:

«Divenni sostituto procuratore a Caltanissetta alla fine di settembre del 1992, nei giorni in cui il GIP di Caltanissetta sottoponeva a custodia cautelare Scarantino. Mi occupavo solo, essendo appena arrivato, di procedimenti ordinari (fino al dicembre del 1993). Solo il 9 dicembre del 1993 entrai a far parte della direzione distrettuale antimafia, con il compito esclusivo, che ho mantenuto fino al novembre del 1994, signor presidente, di inchieste e processi che riguardavano la mafia e la Stidda di Gela. Entrai a far parte, per la prima volta, del gruppo di magistrati che seguivano le indagini e i processi per le stragi solo nel novembre del 1994, quindi due anni e quattro mesi dopo la strage e due anni e due mesi dopo l'arresto di Scarantino.[9]»

Di Matteo, dunque, non ebbe un ruolo nelle indagini del Borsellino I, mentre nel Borsellino II, ha seguito in particolare la fase dibattimentale al termine della quale ha chiesto ed ottenuto per quattro dei sette imputati per strage, successivamente ritenuti estrani alla stessa, l'assoluzione proprio perché accusati dal solo Scarantino.

Diversamente Di Matteo ha seguito dall'inizio delle indagini il processo Borsellino III, conclusosi definitivamente con la condanna di oltre 20 mafiosi tra organizzatori ed esecutori dell'attentato (tra cui compaiono boss come Giuseppe "Piddu" Madonia, Benedetto "Nitto" Santapaola, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Raffaele Ganci, Michelangelo La Barbera, Mariano Agate, Cristoforo Cannella, Filippo Graviano e Domenico Ganci).

Proprio da questo processo emersero per la prima volta le vicende in merito all'accelerazione che portò alla morte del giudice Borsellino oltre che riguardo il possibile coinvolgimento dei cosiddetti "mandanti esterni". È in quel dibattimento, infatti, che il collaboratore di giustizia Salvatore Cancemi fa i nomi di Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri che verranno indagati, e poi archiviati, sotto gli pseudonimi "Alfa e Beta".

La verità emerse in seguito al pentimento del reale colpevole, Gaspare Spatuzza. La revisione del processo a carico delle 11 persone ingiustamente condannate si concluse nel 2017 con l’assoluzione piena dei 9 ancora in vita.[10]

Fiammetta Borsellino, figlia del giudice ucciso, lanciò dure accuse alla Procura di Caltanissetta, definita «massonica», e ai pm che si occuparono delle indagini, tra cui Gianni Tinebra, Annamaria Palma, Carmelo Petralia e lo stesso Di Matteo.[11]

Le dichiarazioni sulla politica[modifica | modifica wikitesto]

In relazione alle indagini sulla trattativa tra Stato italiano e Cosa nostra[12], essendo indagato l'ex senatore ed ex ministro dell'Interno Nicola Mancino, intercettando le sue utenze telefoniche alla fine del 2011 si venne a registrare anche una o più telefonate da questi intrattenute con l'allora capo dello stato Giorgio Napolitano, verosimilmente ignaro del controllo in corso sull'altro politico. Di Matteo, intervistato da un giornalista, aveva ammesso indirettamente l'esistenza di queste registrazioni, affermando però che non fossero di alcuna utilità processuale e pertanto non sarebbero state utilizzate in dibattimento[13]. Una polemica si accese in ordine alla richiesta del Quirinale di distruggere le registrazioni, che evolse nella sollevazione di un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato[14] dinanzi alla Corte costituzionale, presto ammesso[15] e che si sarebbe poi concluso con sentenza di accoglimento delle richieste della presidenza della repubblica[16], cui seguì nell'aprile 2013 la materiale distruzione dei supporti[17].

Nell'aprile del 2014 Di Matteo è stato prosciolto in istruttoria dal procedimento in corso presso la sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura (CSM)[18][19], aperto nel luglio 2012.

Nel successivo mese di maggio, il medesimo CSM ha diramato una circolare nella quale si prescrive che tutti i nuovi fascicoli d'inchiesta sulla mafia debbono essere affidati esclusivamente a chi fa parte della direzione distrettuale antimafia, e questo non era il caso né di Di Matteo né di altri suoi colleghi[20].

Nel luglio 2014, in occasione della commemorazione della strage di via D'Amelio, Di Matteo ha espresso considerazioni assai critiche nei confronti di Napolitano, di Silvio Berlusconi e anche di Matteo Renzi, Presidente del Consiglio dei ministri in carica, promotore di alcune importanti trattative politiche con il fondatore di Forza Italia, qualche mese prima condannato alla pena di 4 anni di reclusione per evasione fiscale[21]; la sortita ha provocato immediate reazioni da parte di esponenti politici di Forza Italia, Nuovo Centrodestra e Scelta Civica[22].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Anna Maria Greco, Accuse firmate Di Matteo Il pm che aspira a fare il ministro grillino, il Giornale, 1º novembre 2017. URL consultato il 24 aprile 2018 (archiviato il 1º novembre 2017).
  2. ^ L'Espresso, Tutte le minacce di Totò Riina, 21 novembre 2013
  3. ^ Dispositivo di sicurezza che impedisce l'attivazione di telecomandi per esplosivi nell'area di passaggio del veicolo blindato inibendo la teletrasmissione di impulsi via rete telefonica cellulare.
  4. ^ Giorgio Bongiovanni, Il ministro Alfano e la scorta del giudice Di Matteo, su 19luglio1992.com
  5. ^ corriere.it, Il magistrato minacciato da Riina: volevano darmi un blindato Lince, 11 dicembre 2013
  6. ^ repubblica.it, Cento giorni di scorta civica per il pm Nino Di Matteo, 29 aprile 2014
  7. ^ Archivio Antimafia Sentenze
  8. ^ Articolo Diritto Penale Contemporaneo
  9. ^ Resoconto stenografico Commissione Antimafia
  10. ^ Borsellino, tutti assolti dall'accusa di strage - Sicilia, in ANSA.it, 13 luglio 2017. URL consultato il 1º ottobre 2017. lo stesso processo, nelle sue motivazioni, mise in luce le complicità istituzionali nel depistaggio delle indagini, facendo esplicitamente il nome dell ex questore Arnaldo La Barbera.
  11. ^ Felice Cavallaro, Borsellino, lo sfogo della figlia: «I suoi colleghi non ci frequentano», in Corriere della Sera. URL consultato il 1º ottobre 2017.
  12. ^ panorama.it, Ingroia e i suoi fratelli Archiviato il 28 ottobre 2013 in Internet Archive., 26 luglio 2012
  13. ^ repubblica.it, Contraddizioni dagli uomini di Stato non è un'indagine campata in aria
  14. ^ repubblica.it, Stato-mafia, Napolitano contro Procura Palermo - "Intercettazioni lesive prerogative Costituzione", 16 luglio 2012
  15. ^ Gazzetta Ufficiale
  16. ^ Sentenza n. 1 del 2013 della Corte costituzionale.
  17. ^ repubblica.it, Inchiesta Stato-mafia, il gip cancella le intercettazioni su Napolitano, 22 aprile 2013
  18. ^ adnkronos.com, Telefonate Mancino-Napolitano, Csm proscioglie Di Matteo e Messineo, 2 aprile 2014
  19. ^ repubblica.it, Trattativa Stato-mafia, il Csm proscioglie Di Matteo, 3 aprile 2014.
  20. ^ repubblica.it, Salvo Palazzolo, La beffa dell'antimafia: una circolare del Csm azzera il pool di Palermo, 6 maggio 2014
  21. ^ repubblica.it, Silvio Palazzolo, Mafia, il pm Di Matteo contro il Colle: condiziona il Csm, 20 luglio 2014
  22. ^ lettera43.it, Giustizia, Di Matteo: «Napolitano condiziona Csm», 19 luglio 2014
  23. ^ 19 luglio 1992 la strage di via d’Amelio a Palermo, Città di Palagonia, 21 luglio 2014. URL consultato il 25 luglio 2017 (archiviato il 25 luglio 2017).
  24. ^ Lucio Gambera, Palagonia. Cittadinanza onoraria al giudice Di Matteo, su Scordia.info, 1º giugno 2014. URL consultato il 25 luglio 2017 (archiviato il 7 agosto 2014).
  25. ^ Di Matteo - “Cittadinanza stimolo per la ricerca della verità”, Comune di Modena, 2 marzo 2015. URL consultato il 25 luglio 2017.
  26. ^ Mafia, Modena conferisce oggi la cittadinanza onoraria al pm Di Matteo, Adnkronos, 2 marzo 2015. URL consultato il 25 luglio 2017 (archiviato il 25 luglio 2017).
  27. ^ Gianluca Rossellini, Nino Di Matteo cittadino onorario di Messina, Corriere del Mezzogiorno, 11 maggio 2015. URL consultato il 25 luglio 2017 (archiviato il 25 luglio 2017).
  28. ^ Solidarieta' al magistrato Di Matteo, Comune di Gubbio, 28 ottobre 2015. URL consultato il 25 luglio 2017 (archiviato il 25 luglio 2017).
  29. ^ Attribuzione cittadinanza onoraria al magistrato Antonino di Matteo, detto Nino (PDF), Città di Rivoli, 28 ottobre 2015. URL consultato il 25 luglio 2017 (archiviato il 25 luglio 2017).
  30. ^ Siamo tutti Nino Di Matteo, Comune di Rozzano. URL consultato il 25 luglio 2017 (archiviato il 25 luglio 2017).
  31. ^ Antonino di matteo e'cittadino onorario di Torino, Città di Torino, 8 giugno 2015. URL consultato il 25 luglio 2017 (archiviato il 25 luglio 2017).
  32. ^ Cittadini Onorari e Sigillo Civico, Città di Torino. URL consultato il 25 luglio 2017 (archiviato il 20 dicembre 2016).
  33. ^ Conferimento cittadinanza onoraria al magistrato Nino Di Matteo (PDF), Città di Pescara, 1º luglio 2015. URL consultato il 25 luglio 2017 (archiviato il 25 luglio 2017).
  34. ^ Conferimento della cittadinanza onoraria al Dott. Antonino Di Matteo (Odt), Comune di Bologna, 26 ottobre 2015. URL consultato il 25 luglio 2017 (archiviato il 25 luglio 2017).
  35. ^ Registro della Giunta (PDF), Città di Spoltore, 11 gennaio 2017. URL consultato il 25 luglio 2017 (archiviato dall'url originale il 25 luglio 2017).
  36. ^ Sindaco Di Primio - Comunicato - Cittadinanza Onoraria al Dott. Di Matteo, Comune di Chieti, 15 febbraio 2016. URL consultato il 25 luglio 2017 (archiviato il 25 luglio 2017).
  37. ^ Consegnata la cittadinanza onoraria di Montesilvano a Nino di Matteo, Comune di Montesilvano, 15 febbraio 2016. URL consultato il 25 luglio 2017 (archiviato il 25 luglio 2017).
  38. ^ Convocazione Consiglio Comunale (PDF), Città di Caselle Torinese, 29 febbraio 2016. URL consultato il 25 luglio 2017 (archiviato il 25 luglio 2017).
  39. ^ Conferimento cittadinanza onoraria a Antonino Di Matteo, Comune di Lacchiarella, 7 marzo 2016. URL consultato il 25 luglio 2017 (archiviato il 25 luglio 2017).
  40. ^ Conferita la Cittadinanza Onoraria ad Antonino di Matteo, Città di Milano, 4 aprile 2016. URL consultato il 25 luglio 2017 (archiviato il 25 luglio 2017).
  41. ^ Convocazione Consiglio Comunale (PDF), Città di Trapani, 11 ottobre 2016. URL consultato il 25 luglio 2017 (archiviato il 25 luglio 2017).
  42. ^ Conferimento della cittadinanza onoraria al giudice Antonino Di Matteo (PDF), Comune di Livorno, 19 ottobre 2016. URL consultato il 25 luglio 2017 (archiviato il 25 luglio 2017).
  43. ^ Cittadinanze onorarie conferite dal Comune di Reggio nell'Emilia, Comune di Reggio Emilia. URL consultato il 25 luglio 2017 (archiviato il 25 luglio 2017).
  44. ^ Corciano sta con il PM Di Matteo, Comune di Corciano, 12 gennaio 2017. URL consultato il 25 luglio 2017 (archiviato il 25 luglio 2017).
  45. ^ Il Consiglio comunale è convocato per giovedì 15 dicembre, Comune di Grosseto, 12 dicembre 2016. URL consultato il 25 luglio 2017 (archiviato il 25 luglio 2017).
  46. ^ Barbara Virga, Venaria Reale città antimafia, senza “se” e senza “ma” (PDF), in Venaria Oggi, nº 26, Comune di Venaria Reale, marzo 2017, p. 22. URL consultato il 25 luglio 2017 (archiviato il 25 luglio 2017).
  47. ^ Conferimenti cittadinanza onoraria dal 1985 (PDF), Città di Pinerolo, 21 marzo 2017. URL consultato il 25 luglio 2017 (archiviato il 25 luglio 2017).
  48. ^ Convocazione Consiglio Comunale, Comune di Locate di Triulzi, 31 maggio 2017. URL consultato il 25 luglio 2017 (archiviato il 25 luglio 2017).
  49. ^ Mauro Bazzucchi, Virginia Raggi conferisce a Nino Di Matteo la cittadinanza onoraria di Roma, L'Huffington Post, 25 luglio 2017. URL consultato il 25 luglio 2017 (archiviato dall'url originale il 25 luglio 2017).

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