Nino Di Matteo

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Nino Di Matteo a Bologna nel novembre 2015

Antonino Di Matteo, detto Nino (Palermo, 26 aprile 1961), è un magistrato italiano. Dal 2012 è presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati di Palermo. A causa della sua attività, Di Matteo è sotto scorta dal 1993.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Palermo nel 1961, è entrato in magistratura nel 1991 come sostituto procuratore presso la DDA di Caltanissetta. Divenuto pubblico ministero a Palermo nel 1999, ha iniziato ad indagare sulle stragi di mafia in cui sono stati uccisi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e gli agenti delle rispettive scorte, oltre che sugli omicidi di Rocco Chinnici ed Antonino Saetta[1]; per l'omicidio Chinnici ha rilevato nuovi indizi sulla base dei quali riaprire le indagini e ottenere in processo la condanna anche dei mandanti, riconosciuti in Ignazio e Antonino Salvo, mentre per l'omicidio Saetta otteneva l'irrogazione del primo ergastolo per Totò Riina[2]. Il 27 Settembre 2016, il Consiglio Comunale di Roma, guidato dal Sindaco Virginia Raggi, vota all'unanimità una mozione per conferire la cittadinanza onoraria al Giudice.

L'attività e le minacce di attentati[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso della sua carriera si è più volte occupato dei rapporti tra cosa nostra ed alti esponenti delle istituzioni. È attualmente impegnato nel processo a carico dell'ex prefetto Mario Mori, in relazione ad ipotesi di reato eventualmente connesse alla trattativa Stato-mafia. Nel corso del processo veniva resa pubblica la minaccia di morte da parte del boss Totò Riina, intercettata dalla magistratura durante una conversazione privata in carcere con un altro recluso: «A questo ci devo far fare la stessa fine degli altri»[3]. In seguito alle minacce ricevute Di Matteo è stato sottoposto ad eccezionali misure di sicurezza (compresa l'assegnazione del dispositivo Bomb Jammer[4]), annunciate alla stampa dallo stesso ministro dell'interno Angelino Alfano nel dicembre 2013, elevando il grado di protezione al massimo livello[5].

Il giudice ha rifiutato però l'uso offertogli di un mezzo blindato Lince, a suo avviso "un carro armato" a tutti gli effetti, non adatto a circolare in un centro abitato[6].

L'assegnazione del bomb jammer non sarebbe tuttavia stata seguita dall'effettiva disponibilità di un simile accorgimento, secondo il movimento spontaneo di "Scorta Civica"[7], di cui fanno parte cittadini appartenenti a diverse associazioni antimafia che hanno promosso l'iniziativa del presidio permanente di fronte al Palazzo di Giustizia a Palermo (e in diverse altre manifestazioni in varie piazze italiane) proprio per sensibilizzare l'opinione pubblica sui gravi rischi che corrono quotidianamente i PM come Nino Di Matteo.

Le dichiarazioni sulla politica[modifica | modifica wikitesto]

In relazione alle indagini sulla trattativa tra Stato italiano e Cosa nostra[8], essendo indagato l'ex senatore ed ex ministro dell'Interno Nicola Mancino, intercettando le sue utenze telefoniche alla fine del 2011 si venne a registrare anche una o più telefonate da questi intrattenute con l'allora capo dello stato Giorgio Napolitano, verosimilmente ignaro del controllo in corso sull'altro politico. Di Matteo, intervistato da un giornalista, aveva ammesso indirettamente l'esistenza di queste registrazioni, affermando però che non fossero di alcuna utilità processuale e pertanto non sarebbero state utilizzate in dibattimento[9]. Una polemica si accese in ordine alla richiesta del Quirinale di distruggere le registrazioni, che evolse nella sollevazione di un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato[10] dinanzi alla Corte costituzionale, presto ammesso[11] e che si sarebbe poi concluso con sentenza di accoglimento delle richieste della presidenza della repubblica[12], cui seguì nell'aprile 2013 la materiale distruzione dei supporti[13].

Nell'aprile del 2014 Di Matteo è stato prosciolto in istruttoria dal procedimento in corso presso la sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura (CSM)[14][15], aperto nel luglio 2012 e, secondo Marco Travaglio, su ispirazione provenuta dal Quirinale[16].

Nel successivo mese di maggio, il medesimo CSM ha diramato una circolare nella quale si prescrive che tutti i nuovi fascicoli d'inchiesta sulla mafia debbono essere affidati esclusivamente a chi fa parte della direzione distrettuale antimafia, e questo non era il caso né di Di Matteo né di altri suoi colleghi[17].

Nel luglio 2014, in occasione della commemorazione della strage di via D'Amelio, Di Matteo ha espresso considerazioni assai critiche nei confronti di Napolitano, di Silvio Berlusconi e anche di Matteo Renzi, Presidente del Consiglio dei ministri in carica, promotore di alcune importanti trattative politiche con il fondatore di Forza Italia, qualche mese prima condannato per illeciti penali[18]; la sortita ha provocato immediate reazioni da parte di esponenti politici di Forza Italia, Nuovo Centrodestra e Scelta Civica[19].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cenni biografici su antimafia200.it
  2. ^ Giorgio Bongiovanni e Anna Petrozzi, La vera storia del giudice Di Matteo, su antimafia200.it
  3. ^ L'Espresso, Tutte le minacce di Totò Riina, 21 novembre 2013
  4. ^ Dispositivo di sicurezza che impedisce l'attivazione di telecomandi per esplosivi nell'area di passaggio del veicolo blindato inibendo la teletrasmissione di impulsi via rete telefonica cellulare.
  5. ^ Giorgio Bongiovanni, Il ministro Alfano e la scorta del giudice Di Matteo, su 19luglio1992.com
  6. ^ corriere.it, Il magistrato minacciato da Riina: volevano darmi un blindato Lince, 11 dicembre 2013
  7. ^ repubblica.it, Cento giorni di scorta civica per il pm Nino Di Matteo, 29 aprile 2014
  8. ^ panorama.it, Ingroia e i suoi fratelli, 26 luglio 2012
  9. ^ repubblica.it, Contraddizioni dagli uomini di Stato non è un'indagine campata in aria
  10. ^ repubblica.it, Stato-mafia, Napolitano contro Procura Palermo - "Intercettazioni lesive prerogative Costituzione", 16 luglio 2012
  11. ^ Gazzetta Ufficiale
  12. ^ Sentenza n. 1 del 2013 della Corte costituzionale.
  13. ^ repubblica.it, Inchiesta Stato-mafia, il gip cancella le intercettazioni su Napolitano, 22 aprile 2013
  14. ^ adnkronos.com, Telefonate Mancino-Napolitano, Csm proscioglie Di Matteo e Messineo, 2 aprile 2014
  15. ^ repubblica.it, Trattativa Stato-mafia, il Csm proscioglie Di Matteo, 3 aprile 2014.
  16. ^ ilfattoquotidiano.it, Marco Travaglio, Telefonate Mancino-Napolitano, fu il Quirinale a voler processare Di Matteo, 9 febbraio 2014
  17. ^ repubblica.it, Salvo Palazzolo, La beffa dell'antimafia: una circolare del Csm azzera il pool di Palermo, 6 maggio 2014
  18. ^ repubblica.it, Silvio Palazzolo, Mafia, il pm Di Matteo contro il Colle: condiziona il Csm, 20 luglio 2014
  19. ^ lettera43.it, Giustizia, Di Matteo: «Napolitano condiziona Csm», 19 luglio 2014

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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