Antonino Saetta

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Antonino Saetta

Antonino Saetta (Canicattì, 25 ottobre 1922Caltanissetta, 25 settembre 1988) è stato un magistrato italiano, assassinato da Cosa Nostra insieme al figlio Stefano. Dopo la sua morte venne assassinato il giornalista Mauro Rostagno.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Origini e formazione[modifica | modifica wikitesto]

Terzo di cinque figli, conseguì la maturità classica presso il liceo ginnasio statale di Caltanissetta e si iscrisse nel 1940 alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Palermo. Dopo aver conseguito la laurea nel 1944, con 110 e lode, vinse il concorso per Uditore Giudiziario ed entrò in Magistratura nel 1948.

La carrtiera nella magistratura italiana[modifica | modifica wikitesto]

In prima assegnazione fu collocato ad Acqui Terme con funzioni di Pretore prima e successivamente di Giudice istruttore presso il Tribunale. Si trasferì poi come Giudice di Tribunale a Caltanissetta nel 1955 e a Palermo nel 1960, e dal 1969 al 1971 fu Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Sciacca, poi nuovamente a Palermo, quale Consigliere di Corte d'Appello.

Nel periodo 1976-1978 fu Consigliere presso la Corte d'Assise d'Appello di Genova, dove si occupò anche di taluni processi di risonanza nazionale (Brigate Rosse; naufragio doloso Seagull), rientrando successivamente a Palermo. Successivamente, nel periodo 1985-1986, fu Presidente della Corte d'Assise d'Appello di Caltanissetta ed è qui che si occupò, per la prima volta nella sua carriera, di un importante processo di mafia, quello relativo alla strage in cui morì il giudice Rocco Chinnici, e i cui imputati erano, tra gli altri, i "Greco" di Ciaculli, vertici indiscussi della mafia di allora, e pur tuttavia incensurati. Il processo si concluse con un aggravamento delle pene e delle condanne rispetto al giudizio di I grado. Antonino Saetta fu poi nuovamente a Palermo, quale Presidente della I sezione della Corte d'Assise d'Appello. Qui si occupò di altri importanti processi di mafia, in particolare presiedette il processo relativo alla uccisione del capitano dei Carabinieri Emanuele Basile[1], che vedeva imputati i pericolosi capi emergenti Vincenzo Puccio, Armando Bonanno e Giuseppe Madonia.

L'agguato e l'omicidio[modifica | modifica wikitesto]

Pochi mesi dopo la conclusione di tale processo, e pochi giorni dopo il deposito della motivazione della sentenza che aveva condannato all'ergastolo gli imputati, Saetta fu assassinato, insieme con il figlio Stefano, attorno alla mezzanotte del 25 settembre 1988, sulla strada Agrigento-Caltanissetta, di ritorno a Palermo, dopo avere assistito a Canicattì al battesimo di un nipotino[2][3].

Le indagini e i processi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1996 sono stati condannati all'ergastolo, dalla Corte d'Assise di Caltanissetta, per il duplice efferato omicidio, i capimafia Salvatore Riina, Francesco Madonia, e il killer Pietro Ribisi. La condanna, confermata nei successivi gradi di giudizio, è passata in giudicato.

Il movente dell'assassinio è stato ritenuto triplice: "punire" un magistrato che, per la sua fermezza nel condurre il processo Basile, e, prima, il processo Chinnici, aveva reso vane le forti pressioni mafiose esercitate; “ammansire” con un'uccisione eclatante, gli altri magistrati giudicanti allora impegnati in importanti processi di mafia; "Prevenire" la probabile nomina di un magistrato ostico, quale Antonino Saetta, a Presidente del cosiddetto Maxiprocesso d'appello alla mafia.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Antonino Saetta è ricordato ogni anno il 21 marzo nella Giornata della Memoria e dell'Impegno di Libera, la rete di associazioni contro le mafie, che in questa data legge il lungo elenco dei nomi delle vittime di mafia e fenomeni mafiosi. A lui e al figlio Stefano è dedicato il presidio di Libera di Acqui Terme, luogo in cui svolse il suo primo incarico.

Nel 2020, a 32 anni dall'eccidio, il film documentario L'Abbraccio. Storia di Antonino e Stefano Saetta, scritto e diretto da Davide Lorenzano, prodotto da Cristian Patanè, con la direzione della fotografia di Daniele Ciprì, è la prima opera cinematografica sull'argomento che traccia il profilo professionale e personale del magistrato, quello inedito di Stefano e del rapporto padre-figlio, per mezzo di contenuti esclusivi, la graphic novel animata e le interviste a familiari, amici e ad Antonino Di Matteo che ebbe a condurre le indagini e il processo, ricostruendone il movente e l’esecuzione, ottenendo la condanna all’ergastolo dei responsabili[4].

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Si è detto talvolta che Stefano fosse disabile grave, tuttavia al momento della morte risultava giovane di sana costituzione e sportivo (era un ottimo nuotatore), ma aveva sofferto in adolescenza di disturbi psichiatrici che lo avevano costretto ad abbandonare gli studi e a farsi riconoscere un'invalidità civile. Tuttavia negli ultimi anni di vita non aveva subito ricadute e appariva sostanzialmente guarito. Il rinvenimento del tesserino di invalidità tra i suoi documenti indusse alcuni cronisti in errore[5]
  • Anche il film Il giudice ragazzino, incentrato sulla figura del giudice Rosario Livatino, rappresenta erroneamente Stefano Saetta come disabile in stato vegetativo, ed è stato criticato dalla famiglia per il ritratto a loro giudizio poco fedele del padre Antonino[6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN75802284 · ISNI (EN0000 0000 5559 6965 · LCCN (ENn2009004144 · WorldCat Identities (ENlccn-n2009004144
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