Direzione Investigativa Antimafia

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DIA
Direzione Investigativa Antimafia
Logo della Direzione Investigativa Antimafia.jpg
Emblema
Descrizione generale
Attiva 1991 - oggi
Nazione Italia Italia
Servizio Ministero dell'interno
Tipo Ufficio investigativo interforze
Ruolo Contrasto delle attività criminose di stampo mafioso
Guarnigione/QG Roma e 20 uffici periferici
Motto vis unita fortior (l'unione delle forze rende ancora più forti)
Sito internet Sito DIA
Parte di
Composizione
Comandanti
Direttore Giuseppe Governale

[senza fonte]

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La Direzione Investigativa Antimafia, meglio conosciuta con l'acronimo DIA, è un organismo investigativo interforze, inquadrato nel Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell'interno della Repubblica Italiana, con compiti di contrasto alla criminalità organizzata di tipo mafioso in Italia.

Contemporaneamente alla sua istituzione fu soppresso l'Alto Commissariato per la lotta alla mafia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La DIA è stata istituita con il decreto-legge 29 ottobre 1991, n. 345[1], a seguito dell'intensificarsi della lotta alla mafia in Italia, che porterà alla morte del magistrato Giovanni Falcone, suo principale ispiratore e promotore, ed è stata creata con la decretazione d'urgenza durante il governo Andreotti VII, e al suo ministro della giustizia Claudio Martelli come organo interforze di polizia (Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di finanza).

Dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, i richiami alle disposizioni contenute negli articoli 1, 3 e 5 del decreto-legge 29 ottobre 1991, n. 345, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre 1991, n. 410, ovunque presenti, si intendono riferiti alle corrispondenti disposizioni contenute nel decreto legislativo. Nel D. Lgs. n. 159/2011, l'articolo 108 tratta della DIA.

Venne creata poco prima della direzione nazionale antimafia,[2] col suo capo il procuratore nazionale antimafia, e le direzioni distrettuali antimafia, diffuse su tutto il territorio nazionale presso le 26 Corti d'Appello. Il primo capo della DIA è stato il generale dell'Arma dei Carabinieri Giuseppe Tavormina.

Dal 2013, in quanto forza di polizia a competenza generale, anche la Polizia Penitenziaria è entrata a comporre gli organici della D.I.A. e dell’Interpol grazie al d.lgs 15 novembre 2012, n. 218.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

È un organismo investigativo di tipo specializzato con il compito esclusivo di assicurare lo svolgimento, in forma coordinata, delle attività di investigazione preventiva attinenti alla criminalità organizzata, nonché di effettuare indagini di polizia giudiziaria relative esclusivamente a delitti imputabili all'associazione di tipo mafioso.[3]

È a composizione interforze; i membri vengono scelti tra gli appartenenti alle forze di polizia italiane e dal personale civile dell'amministrazione dell'interno (purché appartenente alla pubblica sicurezza).[4]

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

La DIA ha la sua collocazione nell'ambito del Dipartimento della pubblica sicurezza. Ha per il perseguimento dei propri obiettivi istituzionali totale autonomia gestionale e amministrativo-contabile. Il suo assetto organizzativo è definito dal Ministero dell'interno con propri decreti, sentito il Consiglio generale per la lotta alla criminalità organizzata.[senza fonte]

Prevede al vertice della struttura un direttore, scelto a rotazione tra gli Ufficiali Generali del corpo della Guardia di Finanza, Ufficiali Generali dell'Arma dei Carabinieri e Dirigenti Superiori della Polizia di Stato, che abbiano maturato una specifica competenza nel settore della lotta alla criminalità organizzata.

Per l'esercizio delle sue funzioni, il direttore si avvale della collaborazione di due vicedirettori, ad uno dei quali è anche affidata la funzione vicaria, che hanno il compito di sovrintendere rispettivamente alle attività operative ed a quelle amministrative. L'organizzazione si compone di una Struttura centrale a Roma, articolata in 3 reparti (”Investigazioni preventive”, ”Investigazioni giudiziarie” e “Relazioni internazionali ai fini investigativi”) e 7 uffici[5], e di una struttura periferica, costituita da 12 centri operativi (Torino, Milano, Genova, Padova, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Palermo, Catania, Caltanissetta) e 9 sezioni operative (Trieste, Salerno, Lecce, Catanzaro, Messina, Trapani, Agrigento, Bologna, Brescia[6]), per un totale di circa 1.300 uomini.

Funzioni[modifica | modifica wikitesto]

La DIA ha il compito di effettuare indagini di polizia giudiziaria relative a delitti di associazione di tipo mafioso e di assicurare lo svolgimento delle attività di investigazione preventiva attinenti alla criminalità organizzata di tipo mafioso.

Particolare importanza la prerogativa che ha il Direttore della D.I.A. nel proporre ai Tribunali competenti per territorio l'irrogazione di misure di prevenzione, sia a carattere personale (sorveglianza speciale...) e sia a carattere patrimoniale (sequestro dei beni).
In particolare, la Direzione nazionale antimafia, coordinata dal Procuratore nazionale antimafia, e le direzioni distrettuali antimafia si avvalgono della struttura della DIA per le proprie indagini oltre che dal Laboratorio Centrale del DNA gestito dalla Polizia Penitenziaria.

Dati sull'attività[modifica | modifica wikitesto]

Nel campo del sequestro dei beni, dal 1992 al 2011, sono stati sequestrati beni per oltre 12 miliardi di euro e confische per quasi 2 miliardi di euro.[7]

Inoltre, sempre dal 1992 al 2011, sono state arrestate circa 9.400 persone sospettate di associazione mafiosa.[7]

Organi di direzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Direttore: Gen. Div. Giuseppe Governale, CC (2 ottobre 2017- in carica) [8]
  • Vice Direttore Tecnico Operativo (vicario): Gen. B. Adelmo Lusi CC
  • Vice Direttore Amministrativo: Dir. Sup. dott. Antonino Messineo, PS

Cronotassi dei direttori[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Iannielli, Michele Rocchegiani, La direzione investigativa antimafia, Giuffrè, 1995
  • Raoul Muhm, Gian Carlo Caselli, Il ruolo del Pubblico Ministero - Esperienze in Europa, Vecchiarelli Editore Manziana, Roma, 2005, ISBN 888247156X
  • Davide Sole, Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, Maggioli, 2011

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]