Mafia in Italia

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Mafia.

Diffusione dell'estorsione mafiosa nelle province italiane nell'anno 2008 secondo un sondaggio di Confesercenti[1]

La mafia in Italia (indicata anche come «onorata società») ha origini e tradizioni secolari e ha avuto un ruolo importante nella storia d'Italia, prima durante e dopo l'Unità d'Italia.

La nascita del fenomeno è tuttora ritenuta incerta: infatti le organizzazioni di tradizione secolare sono la camorra, la 'ndrangheta e Cosa nostra (le ultime due però divenute piuttosto note solo a partire dalla seconda metà del XIX secolo). Da quest'ultima si suppone siano sorte ulteriori organizzazioni di stampo mafioso, quali la stidda nella Sicilia centro-meridionale (nelle provincie di Agrigento, Caltanissetta, Enna e Ragusa). Da ricordare anche la Sacra Corona Unita in Puglia (creata da Giuseppe Rogoli, Mario Papalia e Vincenzo Stranieri nel 1981) che sarebbe nata da una costola della Nuova Camorra Organizzata da Raffaele Cutolo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Beati Paoli, Fratellanza di Favara, Garduna e rapporto Sangiorgi.

La nascita del fenomeno è ancor oggi oggetto di dibattito e di studio; secondo alcuni potrebbe essere stato originato dall'antica setta dei Beati Paoli, attiva a Palermo nel XII secolo. Secondo altri invece sarebbe dovuta all'immigrazione in Italia di tre cavalieri spagnoli fratelli tra di loro di nome Osso, Mastrosso e Carcagnosso, appartenenti alla setta segreta Garduna, fuggiti da Toledo nel XV secolo dopo aver vendicato col sangue l'onore di una sorella, che sbarcarono nell'isola di Favignana e che si rifugiarono nelle grotte di tufo dell'isola.[2] Tuttavia la prima volta che il fenomeno viene descritto (seppure con un diverso nome) negli atti giudiziari risale solo al 1838, quando il funzionario del Regno delle Due Sicilie Pietro Calà Ulloa (anche procuratore generale di Trapani) parlò di «unioni e fratellanze, specie di sette», dando un primo quadro agghiacciante delle complicità e delle compiacenze che consentono alla malapianta di crescere:

« Non vi è impiegato in Sicilia che non si sia prostrato al cenno di un prepotente o che non abbia pensato a tirar profitto dal suo ufficio [...] sono le "fratellanze che generano la mafia e dettano le prime norme non scritte di un'associazione formata non da "uomini d'onore" perché di questo ancora non si discute ma da "uomini di parola", con una distinzione fin troppo sottile perché semmai prevale qui l'assonanza fra "onore" e "parola"[senza fonte] »

Alcune di queste organizzazioni sono storicamente nate e sviluppatesi nei tradizionali territori dell'Italia meridionale e quasi tutti i fenomeni documentati non vanno oltre il XIX secolo. Una singolare prospettiva è quella offerta dalla camorra, unica vera eccezione, fenomeno malavitoso diffuso in Campania, ma che secondo alcuni autori avrebbe un'origine da ricercarsi altrove.[3] Difatti l'uso del termine camorra sarebbe attestato già nel XVII secolo,[4] mentre la derivazione etimologica da gamurra ribasserebbe ulteriormente la sua esistenza fino al Medioevo.[5] Secondo Vincenzo Mortillaro si può comunque supporre che camorra fosse già sinonimo del termine mafia nella prima metà del XIX secolo e che tale fenomeno dovette essersi esteso anche in Sicilia.[6]

Dopo l'unità d'Italia molti capi dei picciotti furono messi da parte: emersi grazie alla loro popolarità (il "rispetto") fra le masse, molti di loro si diedero alla violenza e all'illegalità (per esempio Giuseppe Coppola di Erice; Stefano Triolo, uno dei capi di Calatafimi; Alberto Maria Mistretta di Mazara del Vallo).[7] Con ambiguità la mafia riprese la simbologia e i rituali segreti di società iniziatiche antiche (per esempio anche dei Beati Paoli) nonché di società religiose, cavalleresche e massoniche.[8] Dopo l'unità l'apparizione in un documento ufficiale, con significato accostato al senso tuttora in uso di organizzazione malavitosa o malavita organizzata, è stata registrata per la prima volta proprio dopo l'unità italiana, contenuta in un rapporto del capo procuratore di Palermo nel 1865, ossia Filippo Antonio Gualterio.[9] Tra il 1898 e il 1900 il questore di Palermo Ermanno Sangiorgi realizzò un'inchiesta – passata alla storia come rapporto Sangiorgi – che spedì al Ministero dell'interno e che portò alla luce la diffusione del fenomeno in Sicilia, esempio fu la Fratellanza di Favara, operante nell'omonima cittadina in provincia di Agrigento.

Sebbene le organizzazioni principali siano nate e si sono sviluppate dapprima nel meridione d'Italia, dove la diffusione dei gruppi di stampo mafioso è stata storicamente capillare, il fenomeno si è esteso su tutto il territorio nazionale (si pensi ad esempio alla banda della Magliana e alla mala del Brenta) e nel nord Italia le organizzazioni hanno convissuto anche con quelle non affiliate, come la banda della Comasina. Nel corso del XX secolo alle principali organizzazioni si sono accostate – e si accostano tuttora – diverse organizzazioni assimilabili per certi versi al termine mafia, seppur in modo del tutto marginale. Quasi tutte queste organizzazioni sono sorte a partire dal secondo dopoguerra, ma conoscono in particolar modo il loro apice intorno agli anni 1970. Il clan dei marsigliesi, originario della Corsica e attivo tra Francia e Italia, ad esempio, agì soprattutto tra il 15 aprile 1964[10] e il 1976.[11][12] La cosiddetta banda della Magliana operante nel Lazio ha avuto stretti legami con la mafia tradizionale e non di rado viene considerata una organizzazione di stampo mafioso operante in detta regione.[13]

In Lombardia diverse bande criminali si sono colluse con organizzazioni mafiose o ne hanno assunto l'aspetto e la maggiore di queste bande fu negli anni 1970 quella di Francis Turatello a Milano, mentre ambigua è la posizione della banda della Comasina, operante anch'essa a Milano, guidata da Renato Vallanzasca.[14] Su un modello simile a quello della mala romana e milanese ha agito la cosiddetta mala del Brenta in Veneto,[15] dove a cavallo tra gli anni ottanta e novanta i membri della banda di Felice Maniero favorirono la collaborazione tra le mafie meridionali e la piccola criminalità locale, in particolare garantendo il traffico di droga e di armi. La presenza di clan malavitosi nelle regioni del nord Italia, in particolare in Lombardia, è stata definita la quinta mafia, capace di sviluppare peculiarità proprie e sorta come filiazione dalla 'ndrangheta, ma fusa col territorio.[16] Dal punto di vista militare negli anni novanta si raggiunse il culmine della violenza con le bombe del 1992–1993 e grande eco ebbero sulla stampa nazionale e locale le vicende della trattativa Stato-mafia, così come pure negli anni duemila le inchieste giudiziarie nell'ambito delle indagini sul sistema criminale denominato «Mafia Capitale».

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: clan e famiglia (mafia).

Il fenomeno mafioso – che in alcuni territori ha una diffusione capillare – ha assunto diversi caratteri e ha acquistato forme diverse, con strutture e codici seppur simili diversi da regione a regione e talvolta anche tra province d'Italia. Accade anche che la distribuzione e il relativo controllo territoriale appaia complesso e in continua evoluzione e talvolta anche singoli quartieri della medesima città conoscano diverse tipologie organizzative, a seconda della famiglia che ne detiene il controllo. Le formazioni sono spesso strutturate in clan con dei legami familiari quasi sempre di tipo allargato; ciò fa sì che le attività dell'organizzazione criminale rispecchino gli interessi di un determinato gruppo, detto appunto famiglia, che agevola però la frammentazione dei gruppi mafiosi.

Le organizzazioni mafiose[modifica | modifica wikitesto]

Le più importanti e famose di tradizione secolare sono raggruppate in macrocartelli, ma i più famosi sono:

Altre organizzazioni importanti sono nate nella seconda metà del XX secolo, come i basilischi in Basilicata, la stidda in Sicilia, la Sacra Corona Unita in Puglia e Mafia Capitale e la banda della Magliana nel Lazio.

L'attività economica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Mafia italiana e appalti.

Stimare i ricavi della criminalità mafiosa è difficile e si scontra con limiti metodologici che nascono dalla mancanza di dati istituzionali, eppure alcune analisi sono state pubblicate. Sos Impresa nel suo XIII rapporto annuale attribuisce alla mafia un giro di affari di 138 miliardi e un utile di 105 miliardi all'anno, sebbene questo studio pecchi di scarsa trasparenza.[17][18] Guerino Ardizzi, Carmelo Petraglia, Massimiliano Piacenza e Gilberto Turati (della Banca d'Italia) hanno invece lavorato adottando metodi econometrici rigorosi e i risultati a cui sono giunti attribuiscono all'economia criminale un valore pari al 10,9 per cento del PIL.[17] Questo lavoro e altri simili hanno costituito la documentazione di base per l’audizione presso la Commissione parlamentare antimafia del vice direttore della Banca d’Italia e la testimonianza ha indotto la commissione nella sua relazione del 2012 a reiterare la cifra fatidica di 150 miliardi di euro come fatturato delle mafie. Queste stime econometriche tuttavia forniscono valori molto superiori alle stime delle attività criminali negli altri paesi sviluppati.[18] Inoltre non distinguono all'interno delle attività criminali quelle attribuibili alle mafie, rischiando così di sovrastimare i ricavi delle mafie.

In base ai risultati di una ricerca – effettuata da Transcrime nell'ambito del Progetto PON sicurezza 2007–2013 – gli investimenti delle organizzazioni mafiose, utilizzando dati “aperti” o tratti da documenti investigativi ufficiali di carattere nazionale e internazionale, sui ricavi a disposizione delle organizzazioni criminali mafiose, hanno però portato a un drastico ridimensionamento delle cifre prima citate: infatti i ricavi illegali in generale ammonterebbero in media all'1,7 per cento del PIL. In particolare nella ricerca vengono individuati ricavi che variano da un minimo di 18 miliardi a un massimo di 34 miliardi.[19] Considerato che il PIL nel 2012 è stato stimato dall’Istat in 1.395.236 milioni di euro (calcolato a prezzi concatenati), si può concludere che la media dei ricavi illegali per il 2012 ammonterebbe a 25,7 miliardi di euro.[19] Sulla base della letteratura criminologica, le attività illegali non sono mai un monopolio esclusivo delle mafie. Pertanto, lo studio di Transcrime ha attribuito alle mafie italiane ricavi annui che variano da un minimo di 8 a un massimo di 13 miliardi di euro.

Negli ultimi anni, l'Istat ha incluso alcune attività illegali nella contabilità nazionale, giungendo a delle stime che restano nell'ordine di quelle stimate da Transcrime. In particolare, per il 2013, le attività illegali sono state stimate pari a 16 miliardi.[20]

I rapporti con la politica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Trattativa Stato-mafia.

Il rapporto con la politica italiana è stato spesso evidenziato dalle cronache locali e nazionali; tra i politici sono stati indagati per concorso esterno in associazione mafiosa, tra cui Renato Schifani, Marcello Dell'Utri, Salvatore Cuffaro, condannato in via definitiva a sette anni di reclusione. Anche Giulio Andreotti fu processato per supposti rapporti con la mafia; la sentenza di primo grado, dell'ottobre 1999, lo vede assolto con il comma 2 dell’articolo 530 cpp, la vecchia insufficienza di prove. In appello, maggio 2003,viene in parte prescritto e in parte assolto. Proclamano la prescrizione per il reato di associazione a delinquere (in quegli anni non esisteva ancora il 416 bis, reato di associazione mafiosa) “commesso fino alla primavera del 1980”. Per le accuse successive alla primavera del 1980, la Corte d’appello assolve sempre con la vecchia insufficienza di prove. La Cassazione conferma l’appello il 15 ottobre del 2004.[21][22][23] Spesso molti comuni italiani sono stati sciolti per infiltrazione mafiosa. Riguardo alle vicende relativa alla trattativa Stato-mafia Luciano Violante ha affermato che il colonnello Mario Mori gli aveva riferito che Vito Ciancimino voleva incontrarlo.[24]

Il contrasto[modifica | modifica wikitesto]

Al fine di contrastare più efficacemente il fenomeno si cominciarono a varare alcuni provvedimenti legislativi in tema a partire dagli anni cinquanta del XX secolo, come ad esempio l'introduzione dei reati di associazione di tipo mafioso e di scambio elettorale politico-mafioso, di un regime carcerario speciale, con l'introduzione dell'articolo 41 bis nella legge sull'ordinamento penitenziario italiano, la cooperazione giudiziaria internazionale[25] e la creazione di alcuni organismi ad hoc quali l'alto commissario per il coordinamento della lotta contro la delinquenza mafiosa e della Commissione parlamentare antimafia. Negli anni novanta grazie all'opera di alcuni magistrati italiani come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Antonino Caponnetto vennero create la direzione investigativa antimafia, la direzione nazionale antimafia. Molte delle disposizioni in materia sono state poi raccolte nel d.lgs. 6 settembre 2011, n. 59 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione nonché disposizioni in materia di documentazione antimafia). Importante anche il contributo che hanno dato alcuni soggetti, soprattutto a partire dagli anni settanta, come Leonardo Vitale (definito spesso come il primo pentito di Cosa nostra in Italia) e diversi intellettuali, come Giuseppe Impastato. Parallelamente hanno dato un grande apporto alla lotta alla mafia la nascita e lo sviluppo di diversi movimenti antimafia con l'obiettivo di contrastare il fenomeno e di sensibilizzare l'opinione pubblica, sia a livello locale (Addiopizzo) sia nazionale (Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie).

Gli studi[modifica | modifica wikitesto]

Tra gli studi sulla presenza e le attività delle organizzazioni criminali in Italia si segnala il Progetto PON – Gli investimenti delle mafie nel 2013. Prodotto da Transcrime (www.transcrime.it), il centro di ricerca di criminologia dell’Università Cattolica di Milano, lo studio ha elaborato un Indice di presenza mafiosa per misurare sinteticamente dove e chi tra le organizzazioni criminali mafiose opera sul territorio nazionale. Le mappe create su base comunale distinguono tra Cosa nostra, camorra, ‘ndrangheta, criminalità organizzata pugliese e altre organizzazioni criminali mafiose italiane (ad esempio stidda e basilischi).

Tra gli altri risultati del Progetto PON si segnala la stima dei ricavi delle attività illegali delle organizzazioni mafiose; la descrizione del portafoglio di investimenti delle mafie nell'economia legale; l’individuazione delle strategie di investimento in beni immobili e nelle aziende; la mappatura della presenza delle mafie italiane all'estero e l'analisi degli investimenti delle mafie in Paesi stranieri; la creazione di un modello per la valutazione della vulnerabilità dei settori economici alle infiltrazioni mafiose. L'IPM prende in parte spunto dall'articolo pubblicato nel 2011 dal Francesco Calderoni dove viene elaborato il Mafia Index, un indicatore che rileva la presenza della mafia in Italia a livello provinciale.[26] Il rapporto OCP – Organised Crime Portfolio elaborato dal centro Transcrime rappresenta una prosecuzione di quello sugli investimenti delle mafie in Italia. OCP è una prima esplorazione dell’economia delle organizzazioni criminali operanti in Europa, con un approfondimento in particolare su sette Paesi, tra cui l'Italia.

In Italia il rapporto OCP ha aggiornato la fotografia dell'economia della criminalità organizzata, estendendo quindi lo studio anche a quella straniera. In particolare ha stimato i ricavi di alcune delle principali attività illecite legate alla criminalità organizzata (commercio illecito di eroina, cocaina, cannabis, anfetamine, ecstasy, traffico illecito di tabacco, contraffazione, frodi IVA, furti da trasporto, estorsioni, usura, sfruttamento della prostituzione, traffico d’armi e gioco d’azzardo). Inoltre ha identificato i nuovi settori d'investimento delle mafie italiane: eolico, distribuzione carburanti, trasporti e logistica, grande distribuzione, slot-machine. Infine si è soffermato sulle organizzazioni criminali straniere operanti sul territorio italiano. Tra queste la criminalità organizzata cinese appare la più attiva dal punto di vista imprenditoriale, con investimenti nel commercio all'ingrosso e dettaglio (soprattutto abbigliamento), ristorazione, servizi personali e trasferimento di soldi.

Tra gli altri studi del centro Transcrime sulle organizzazioni criminali in Italia e su particolari aspetti economici della loro attività si segnalano:

  • Criminal Markets and Mafia Proceeds[27]
  • The Italian mafias in the world[28]
  • When Criminals Invest in Businesses[29]
  • Green energy and black economy: mafia investments in the wind power sector in Italy[30]

Associazioni[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: movimento antimafia.

Sono nati diverse associazioni e diversi movimenti antimafia; alcune delle associazioni più famose che operano contro le mafie in Italia sono:

Centri di ricerca[modifica | modifica wikitesto]

Istituzioni[modifica | modifica wikitesto]

Vittime famose[modifica | modifica wikitesto]

Tra le vittime famose attribuibili all'operato delle organizzazioni presenti in Italia si possono ricordare:

Persone legate[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni famosi e influenti esponenti della malavita elencati in ordine alfabetico:

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: mafia nel cinema.

La mafia italiana e quella italo-americana hanno rappresentato il soggetto di numerosissimi film, fiction e serie televisive. Le chiavi narrative sono state molteplici, dal dramma alla commedia, dal film epico alla ricostruzione di episodi celebri della storia della mafia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Legenda: rosso, il pizzo si paga a tappeto; arancione, il pizzo si paga saltuariamente; giallo il pizzo si paga una tantum e solo in alcuni settori (edilizia, ristorazione, locali di divertimento, eccetera).
  2. ^ La leggenda della mafia l'isola dei tre cavalieri che fondarono le cosche, di Enrico Bellavia, da ricerca.repubblica.it, 5 agosto 2010
  3. ^ Si fa riferimento all'origine della camorra dalla gamurra, una compagnia di mercenari sardi al soldo di Pisa che operava nel XIII secolo per mantenere l'ordine sull'isola; cfr. Cod. Dipl. Sard. tomo 1, pag. 358, n. 1: Historiae Patriae Monumenta. Vi si legge que facta fuit in Kallari dicta de Gamurra, cit. in Marco Monnier, La camorra. Notizie storiche raccolte e documentate, Firenze, G. Barbèra editore, 1863, p. 63. I mercenari sardi sarebbero stati poi assoldati stabilmente dagli spagnoli nel corso del XVI secolo, assumendo il nome di Tercio de Cerdeña.
  4. ^ Indro Montanelli, R. Gervaso, L'Italia del Seicento, Milano, Rizzoli Editore, 1969, p. 193.
  5. ^ La Gamurra era un indumento in voga nel XIII secolo usato dai lazzaroni napoletani; cfr. Maurizio Esposito, Uomini di camorra: la costruzione sociale dell'identità deviante. Sulla derivazione etimologica dal nome della compagnia di mercenari sardi vedi invece Marco Monnier, 63.
  6. ^ Vincenzo Mortillaro, Nuovo dizionario siciliano-italiano, Tipografia del Giornale letterario, Palermo 1853
  7. ^ Salvatore Scarpino, op. cit., pag. 24.
  8. ^ Salvatore Scarpino, op. cit., pag. 20.
  9. ^ La storia della mafia, dal sito dell'IT Commerciale Economico Tecnologico "L. Sciascia" di Agrigento.
  10. ^ Data in cui venne effettuato il primo colpo di grande risonanza.
  11. ^ Anno in cui vennero arrestati i due capi principali del clan, Albert Bergamelli e Lucas Bezian.
  12. ^ Saverio Lodato, Quarant'anni di mafia - storia di una guerra infinita, Milano, BUR, 2012 prima edizione digitale, ISBN 978-88-586-2546-0.
  13. ^ Otello Lupacchini, Banda della Magliana: alleanza tra mafiosi, terroristi, spioni, politici, prelati, Koine, 2004, ISBN 88-87509-43-3. Philip Willan, L'Italia dei poteri occulti. La mafia, la massoneria, la banda della Magliana e l'oscura morte di Roberto Calvi, Newton Compton, 2008.
  14. ^ Massimo Polidoro, Etica criminale - Fatti della banda Vallanzasca, Firenze, Piemme, 2007, ISBN 978-88-585-0202-0.
  15. ^ Monica Zornetta, Danilo Guerretta, A casa nostra. Cinquant'anni di mafia e criminalità in Veneto, Milano, Baldini Castoldi Dalai editore, 2006, ISBN 88-8490-586-9.
  16. ^ Marta Chiavari, La quinta mafia - Come e perché la mafia al Nord oggi è fatta anche da uomini del Nord, Firenze, Casa editrice Ponte alle Grazie, 2011.
  17. ^ a b lavoce.info: Quando corruzione e illegalità sono di massa, Mario Centorrino e Pietro David, 20.11.12
  18. ^ a b United Nations Office on Drugs and Crime, Estimating illicit financial flows resulting from drug trafficking and other transnational organized crimes. Research report (PDF), Vienna, 2011.
  19. ^ a b Transcrime, Progetto PON Sicurezza 2007-2013: Gli investimenti delle mafie. Rapporto Linea 1, Milano, Ministero dell'Interno, 2013.
  20. ^ Istat, Economia non osservata nei conti nazionali, su istat.it, 15 Dicembre 2015.
  21. ^ Andreotti, caso chiuso, per la Cassazione l'assoluzione è giusta, non aveva rapporti con la mafia
  22. ^ Giulio Andreotti tra processi e misteri: da Pecorelli a Sindona, a Cosa Nostra | La Repubblica.it
  23. ^ Andreotti morto, il tribunale disse: "Ebbe rapporti organici con la mafia", su Il Fatto Quotidiano, 06 maggio 2013. URL consultato il 14 marzo 2017.
  24. ^ Patto mafia-Stato, Violante dai pm "Mori mi disse: Ciancimino vuol parlarle" | Palermo la Repubblica.it
  25. ^ Italy seeks worldwide help in war on Mafia. John Phillips. The Times (London, England), Wednesday, July 29, 1992; pg. 8; Issue 64397.
  26. ^ Francesco Calderoni, Where is the mafia in Italy? Measuring the presence of the mafia across Italian provinces, in Global Crime, vol. 12, nº 1, 2011, DOI:10.1080/17440572.2011.548962.
  27. ^ Criminal Markets and Mafia Proceeds, su transcrime.it.
  28. ^ The Italian mafias in the world: A systematic assessment of the mobility of criminal groups, su euc.sagepub.com.
  29. ^ When Criminals Invest in Businesses, su link.springer.com.
  30. ^ Green energy and black economy: mafia investments in the wind power sector in Italy, su link.springer.com.
  31. ^ https://riviste.unimi.it/index.php/cross/, http://www.cross.unimi.it/.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Diego Gambetta, The Sicilian Mafia: the business of private protection, Harvard University Press, 1996.
  • (EN) Selwyn Raab, Five Families: The Rise, Decline, and Resurgence of America's Most Powerful Mafia Empires, New York, St.Martin Press, 2005.
  • Claudio Lo Monaco, A proposito della etimologia di mafia e mafioso, in LN, Livorno 1990.
  • Domenico Novacco, Considerazioni sulla fortuna del termine "mafia", in "Belfagor", 1959, n. 14.
  • Charles W. Heckethorn, Secret Societies of All Ages and Countries, London, G. Redway, 1897.
  • Giuseppe Palomba, Sociologia dello sviluppo - L'unificazione del Regno d'Italia, Giannini, Napoli, 1962.
  • Pasquale Natella, La parola "Mafia", Firenze, Leo S. Olschki Ed., 2002 (Biblioteca dell'"Archivum Romanicum", Ser. 2, Linguistica, 53).
  • Maria Grazia Bianchi Oddera "Le famiglie di Cosa Nostra", Newton Compton editori s.r.l Roma, 2009.
  • Leonardo Sciascia, La storia della mafia, Barion Milano 2013, ISBN 978-88-6759-001-8 contenente l'articolo apparso nel 1972 sulla rivista Storia Illustrata.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]