Società foggiana

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Società foggiana
Nomi alternativiQuarta mafia
Mafia foggiana
Mafia di Foggia
Area di origineFoggia
Aree di influenzaGargano, San Severo, Lucera, Cerignola, Cinque reali siti;
infiltrazioni anche in Molise, Abruzzo, Marche e Piemonte
Periodo1989 - in attività
BossRoberto Sinesi
Mimmo Francavilla
Vito Lanza
Salvatore Prencipe
Federico Trisciuoglio
Rocco Moretti
Michele Mansueto
Alleati'Ndrangheta
Camorra
Organizzazioni dell'est Europa
Attivitàomicidi, traffico di stupefacenti, traffico di armi, riciclaggio di denaro,
racket, rapina,
prostituzione, gioco d'azzardo, truffa,
contrabbando, ricettazione,
usura, estorsioni, contraffazione

La Società foggiana (nota anche come Quarta mafia[1]) è un sottogruppo criminale di stampo mafioso della Sacra Corona Unita, operante nella città di Foggia e in buona parte della sua provincia[2], ma con cospicue infiltrazioni anche in altre regioni italiane; è considerata come una delle mafie italiane più brutali e sanguinarie[3].

Il significato[modifica | modifica wikitesto]

La Società foggiana è comparsa nel territorio a cavallo tra gli anni '80 e gli anni '90[4]. Questo sodalizio criminale trova energia nella continua pressione psicologica e morale esercitata nei confronti di commercianti e individui, emulando una sorta di atto di terrorismo psicologico che genera una continua egemonia sul territorio, controllato di quartiere in quartiere. In una intervista del 2016, l'ex questore della Polizia di Stato di Foggia ha dichiarato che l'80% dei commercianti paga il pizzo.[5][6]

Secondo il giornalista Roberto Saviano[7]:

«È la mafia più ignorata dai media, potentissima ed efferata.»

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Foto segnaletica di Rocco Moretti, esponente di spicco della malavita foggiana

Fu l'omicidio di Giuseppe Laviano (luogotenente della Sacra Corona Unita a Foggia, il cui corpo non fu mai trovato) nel gennaio del 1989, a segnare una svolta nella guerra di mafia e l'ascesa di Rocco Moretti, detto "il porco",[8] nell'ambito della malavita organizzata foggiana a discapito dello stesso Laviano. In seguito agli arresti operati dalla polizia nell'operazione "Mantide", tra i tanti particolari, sono emerse anche rivelazioni macabre, come quella della foto della testa mozzata di Laviano, mostrata agli esponenti principali della Società durante i summit.[9] Ma non è tutto: pare che Vito Lanza, uno degli arrestati, portasse con sé un osso del cadavere di Laviano a mo' di reliquia, tanto da utilizzarlo come soprammobile mentre pranzava. Il mandante dell'omicidio Laviano sarebbe, secondo i magistrati, lo stesso Rocco Moretti, 55 anni, capo storico della Società foggiana e condannato a 27 anni per la cosiddetta "strage del Bacardi", compiuta il primo maggio 1986, in cui furono uccisi quattro pregiudicati e ferito un quinto del clan, il boss sanferdinandese Gennaro Manco, avversario con la complicità di Gianfranco Piscopia, Salvatore Prencipe e Franco Vitagliani. La spedizione punitiva fu commissionata da Giosuè Rizzi,[10] fra i fondatori della Sacra Corona Unita e "primula rossa" della Società foggiana.

Inchiesta "Double Edge"[modifica | modifica wikitesto]

L'esito del processo di primo grado nei confronti di 41 persone arrestate il 24 giugno del 2002 nell'ambito dell'operazione Double Edge è stato di 9 condanne, 4 patteggiamenti, 27 assoluzioni.

Tra gli imputati condannati figurano, Federico Trisciuoglio (condannato a 4 anni di reclusione), Salvatore Prencipe (3 anni), Vincenzo Antonio Pellegrino, (3 anni), Antonio Bernardo (3 anni), Franco Spiritoso (3 anni), Michele Mansueto, (3 anni). Tra gli assolti Roberto Sinesi, Mario Piscopia, Antonello Francavilla e il fratello Emiliano.

Le accuse per i 41 foggiani, arrestati dagli agenti della Mobile e giugno 2002 erano a vario titolo, di associazione mafiosa, droga, estorsioni, prostituzione, armi, usura, furto e ricettazione. Il giudice ha condannato gli imputati per il solo reato di mafia, non riconoscendo gli altri capi di imputazione. Il Pubblico Ministero della DDA di Bari Gianrico Carofiglio aveva chiesto 7 assoluzioni, e 29 condanne, cinque imputati avevano chiesto di patteggiare. Il Comune di Foggia, in questo processo si era costituito parte civile e aveva chiesto un risarcimento danni di 1 milione di euro. Il giudice invece ha stabilito che gli imputati dovranno pagare un risarcimento danni pari a 250 000 euro.[11]

Operazione "Poseidon"[modifica | modifica wikitesto]

Il processo la cui sentenza è stata emessa vedeva alla sbarra invece le persone finite agli arresti con il blitz "Poseidon", messo a segno dagli agenti della Squadra Mobile il 28 giugno 2004, annus horribilis per la città: dal 1.1.2002 al 25.11.2004, si contano 100 omicidi e 104 tentati omicidi consumati nell'area del Tribunale di Foggia,[12] la maggior parte dei quali attribuiti alla criminalità organizzata.

Furono 30 le persone arrestate, accusate a vario titolo di associazione mafiosa, traffico e spaccio di droga, estorsione, abuso d'ufficio, falso ideologico, favoreggiamento personale e omessa denuncia. Complessivamente il gup ha emesso 23 condanne e 6 assoluzioni. Il PM della DDA aveva invece chiesto 27 condanne e 2 assoluzioni. Imputati nel processo anche due poliziotti, il primo dirigente Agostino De Paolis e l'ispettore capo Pasquale Loizzo, entrambi assolti perché "il fatto non sussiste".

La guerra di mafia del 1998[modifica | modifica wikitesto]

Nel periodo più buio della guerra, tra il 1998 e il 1999 si contano 14 omicidi e 2 agguati falliti scatenando una guerra di mafia, dove a farne le spese sono per la maggiore dei pregiudicati di spicco dei clan rivali fra loro ma anche innocenti che con la mafia non c'entravano nulla.[13]

22 gennaio 1998: Alle 8 di sera viene ammazzato a fucilate Mario Francavilla, 45 anni, becchino detto «uè ner», condannato nel maxi-processo Panunzio: è su una citycar quando un'auto con 4 killer lo affiancano facendo esplodere diversi colpi di fucile. Era ritenuto il luogotenente del boss Roberto Sinesi. Sospetti su un malavitoso della provincia come uno dei possibili sicari.

15 giugno 1998: Ferito alla testa alle 7.40 in via Gioberti Paolo Vitagliani, 33 anni, detto «Paolo a siuccarell», assolto dall'accusa di mafia e droga nel maxi-processo «day before» e scarcerato il 21 maggio. È su uno scooter quando due killer su un ciclomotore l'affiancano e lo feriscono con una pistola calibro 9. Dopo la scarcerazione avrebbe partecipato ad un summit con altri malavitosi cercando di imporre le volontà del boss detenuto Sinesi al quale era ritenuto vicino. Attualmente è in carcere con diversi ergastoli da scontare, accusato del suo ferimento è Gianfranco Bruno, cognato di Giovanni Bruno, ucciso da Vitagliani nell'ultima guerra di mafia.

3 ottobre 1998: Ammazzato alle 8 di sera in viale Colombo Antonio Parisi, 51 anni, detto «il milanese». Sta salendo sull'auto dove l'attendono moglie e figli quando un killer solitario s'avvicina e lo ammazza con una calibro 38. Condannato per estorsione ed assolto per mafia nel maxi-processo, potrebbe essere stato ucciso per non aver voluto aiutare economicamente la «Società»: due indagati a piede libero, pochi elementi.

5 dicembre 1998: Ucciso alle 9 di sera in via Borrelli Marco Bruno, 40 anni, mentre scende dall'auto con moglie e figli. Un killer solitario s'avvicina e spara con una pistola calibro 7.65: la vittima non era affatto collegata all'ambiente malavitoso, pur se questo delitto viene inserito da polizia e carabinieri nell'elenco dei morti della guerra di mala. I familiari della vittima pensano che si sia trattato di un errore di persona.

3 febbraio 1999: Assassinato alle 8 di sera nel portone di casa in viale Fortore Savino Agnelli, 43 anni, detto «Ninuccio ù ner»: un killer nascosto nell'atrio spara con una «7.65». Era stato condannato per mafia in «Panunzio» e poi assolto in appello. Era ritenuto vicino al capo clan Vincenzo Antonio Pellegrino.

10 marzo 1999: Ferito alle 8 di sera in un agguato nei pressi di casa in via Salvemini Franco D'Angelo, 44 anni, scarcerato un mese prima dopo la condanna in «day before»: si pensa ad un regolamento di conti nel mondo dello spacco, ma nessun elemento concreto.

10 maggio 1999: Uccisi alle 3 di pomeriggio in via Manzoni Marcello Catalano e Francesco Viscillo, entrambi di 29 anni, condannato in primo grado in «day before»: sono su uno scooter quando due killer su una moto li affiancano e fanno fuoco con una pistola calibro 38. Erano ritenuti vicini al clan Piscopia e una delle chiavi di lettura potrebbe essere il loro tentativo d'imporre decisioni ad altri mafiosi sui traffici di droga.

21 settembre 1999: Agguato alle 7 di sera in via Fania, davanti ad un bar dove si sono ritrovati i mafiosi Federico Trisciuoglio, Salvatore Prencipe e Leonardo Piserchia. Arrivano due killer su una moto ed uno spara 40 colpi con un mitra kalashnikov, ferendo di striscio Prencipe e Trisciuoglio ed ammazzando per sbaglio un passante che festeggiava il suo onomastico al bar, Matteo Di Candia di 62 anni; ferito anche un altro passante. È il tentativo del clan rivale di spazzare i vertici della «batteria» vincente in quel momento.

5 ottobre 1999: Ferito alle 8 di sera, davanti al suo circolo al Cep, Claudio D'Angelo coinvolto nel maxi-processo «day before» e fratello di Franco pure sfuggito ad un agguato nel marzo precedente. I killer sparano con una calibro 9 da un'auto in corso, ferendo gravemente il foggiano.

10 ottobre 1999: Trovato alle 4 di pomeriggio, in un casolare a «Quadrone delle vigne» sulla strada statale 16, il cadavere di Domenico Russo. 27 anni, scomparso la sera prima. È stato ucciso con 7 colpi di pistola calibro 9. Le indagini portano all'arresto di un tossicomane accusato d'omicidio perché avrebbe attirato in trappola la vittima, con la scusa di comprare qualche dose di eroina: è stato assolto nel processo in corte d'assise.

24 ottobre 1999: Ammazzato alle 9 di sera in via Capozzi, nei pressi della sua sala giochi, Leonardo Piserchia, 48 anni, detto «pastina» e/o «copertone», nome storico della malavita foggiana. Era scampato alla strage al circolo Bacardi il primo maggio dell'86; era sfuggito all'agguato di via Fania il 21 settembre '99, era stato condannato nel maxi-processo Panunzio. Un killer l'avvicina mentre è in compagnia di familiari e spara con una pistola calibro 38. Due ipotesi: l'ha ucciso chi non era riuscito ad eliminarlo nell'agguato di via Fania; è stato ammazzato poiché in via Fania era stato lui ad attirare Prencipe e Trisciuoglio reali obiettivi dei killer. Ipotesi, nessuna certezza.

28 ottobre 1999: Assassinato alle 9 di sera sulla circonvallazione Fabio Antonio Catalano, 27 anni, cugino di Marcello Catalano ucciso nel maggio precedente. È su una «Fiat Uno» quando i killer lo affiancano a bordo di un'auto e fanno fuoco con una calibro 38. Indagati tre foggiani appartenenti al clan Piscopia. La vittima lavorava presso un autosalone finito nel mirino della mala, dove si erano recati pochi giorni prima del delitto tre giovani poi sottoposti allo «stub» dopo l'omicidio e rilasciati.

21 dicembre 1999: Assassinati alle 11 di sera a Parco San Felice Alfonso Palumbo e Nicola La Bella di 32 e 34 anni. Sono in auto insieme a Felice Di Rese (ferito di striscio) e Stefano Mucciarone (illeso) quando una «Panda» li affianca e i killer aprono il fuoco con pistole calibro 7.65. Le vittime e i loro amici erano ritenuti vicini al clan Trisciuoglio-Prencipe. È l'unico omicidio che compare nella richiesta di rinvio a giudizio per «double edge»: imputato a piede libero un foggiano di 35 anni.

27 dicembre 1999: Assassinato alle 7.30 di sera in via Manzoni Flavio Ciro Lo Mele, 33 anni, parente di Mario Francavilla ucciso nel gennaio '98: sta salendo sull'auto quando un killer s'avvicina e fa fuoco con una pistola calibro 38. Era indagato per l'omicidio di Fabio Antonio Catalano e la sua morte viene ritenuta la risposta al duplice omicidio Palumbo-La Bella.

La Società foggiana nel XXI secolo[modifica | modifica wikitesto]

Il foggiano ha risentito dell'influenza della camorra e della defunta Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo.[14] La criminalità, organizzata in "batterie" (Sinesi-Francavilla, Mansueto-Trisciuoglio-Prencipe, Moretti-Pellegrino-Piscopia, Memmo-Losciano-Sario) è risultata in costante evoluzione ed ha aggregato in una società tutte le espressioni emergenti del territorio riuscendo ad infiltrarsi nelle aree costiere limitrofe in cui ha progressivamente imposto i propri interessi illeciti nel terziario, in particolare assumendo il controllo del settore delle onoranze funebri per il controllo del racket del "caro estinto"[15].

Le inchieste giudiziarie denominate "Double Edge", "Araba Fenice", "Discovery" e "Poseidon" hanno rivelato i rapporti dei clan foggiani con altri gruppi criminali della provincia ed i motivi che avevano generato una prima guerra di mafia iniziata nel periodo 1998-1999 e la seconda nel periodo 2002-2003.

Il numero degli affiliati alla società supera i duecento[16] nella sola Foggia.[17] Il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti, le estorsioni ed il gioco d'azzardo (apparecchiature di video-poker) risultano essere le attività privilegiate dalle consorterie foggiane.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Nel foggiano, sotto il profilo strutturale e funzionale, l'organizzazione presenta una forma piramidale, con al vertice elementi di spicco, coadiuvati da luogotenenti; l'aggregato criminale si suddivide in "batterie" dislocate in larga parte della provincia, così come già ampiamente dimostrato dalle sentenze di condanna nei maxi-processi di mafia denominati "Panunzio" e "Day before".

A valle dell'operazione contro i Moretti-Pellegrino-Lanza ei Sinesi-Francavilla del 1º dicembre 2018 il procuratore nazionale Federico Cafiero De Raho descrive la società foggiana di oggi con una struttura di tipo 'ndranghetista: con vincoli di sangue, rituali di affiliazioni e gradi come il picciotto, il picciotto d'onore e lo sgarrista[18],

Appalti e collusioni tra politica e mafia[modifica | modifica wikitesto]

In tema di appalti pubblici, vasto eco ha avuto l'inchiesta incentratasi sui collegamenti tra taluni esponenti della imprenditoria foggiana e soggetti della locale criminalità organizzata, sfociata nell'operazione convenzionalmente denominata “Vela”, che ha portato all'arresto di dieci persone, tra le quali due vice presidenti dell'Assindustria di Capitanata, alcuni imprenditori locali e 4 soggetti collegati alla criminalità organizzata, nonché all'emissione di avvisi di garanzia a carico di politici locali e regionali. Nell'ambito della stessa operazione, la magistratura ha disposto il sequestro di svariate attività commerciali, terreni ed appartamenti. Tuttavia, dopo breve tempo, il Tribunale del Riesame di Bari, in accoglimento delle istanze presentate dai difensori, ha disposto la scarcerazione degli indagati, annullando il provvedimento restrittivo per carenza di gravi indizi.

Influenza nel territorio italiano[modifica | modifica wikitesto]

Il raggio d'azione della Società foggiana è prettamente locale, non presenta ancora le forti infiltrazioni nazionali ed internazionali di Cosa nostra, 'Ndrangheta e Camorra; alcune indagini però hanno dimostrato come vi siano diversi insediamenti nelle zone limitrofe la Capitanata.

Provincia di Foggia[modifica | modifica wikitesto]

Gargano[modifica | modifica wikitesto]

Nel Gargano, invece, esiste una mafia arcaica e violenta, fatta di pastori e masserie, le attività maggiormente redditizie dei clan garganici sono il traffico di droga e armi[19]; anche per ragioni geografiche il controllo del territorio è assoluto. I clan predominanti sono i Libergolis di Monte S. Angelo, gli Alfieri e i Primosa di Monte Sant'Angelo, i Romito di Manfredonia e le famiglie dei Tarantino e dei Ciavarella di San Nicandro Garganico in perenne lotta fra loro. Cosche note alla cronaca per la Faida del Gargano, che hanno prodotto nel corso di una trentina d'anni, circa cento omicidi. In data 23 giugno del 2004 il blitz «Iscaro-Saburo» portò all'arresto di altre cento persone presunte affiliate ai clan della faida. In data 21 aprile 2009, il presunto boss Franco Romito e il suo autista Giuseppe Trotta vengono crivellati nella loro auto in località Siponto. Sono tre le armi utilizzate per compiere il duplice omicidio; recuperati sull'asfalto 4 bossoli di un fucile calibro 12 caricato a pallettoni, numerosissimi bossoli calibro 7.62 di una mitraglietta e 4/5 di una pistola calibro 9per21. I due sono stati raggiunti da una pioggia di proiettili in più parti del corpo. Franco Romito aveva il volto completamente sfigurato e non aveva più la mano sinistra. Franco Romito potrebbe essere stato ucciso per essere stato per anni con i suoi familiari confidente dei carabinieri e in molte indagini sulla famiglia mafiosa del clan opposto Libergolis.


San Severo[modifica | modifica wikitesto]

A San Severo è insediata un'associazione classica, gerarchica la cui attività più redditizia è legata all'importazione di stupefacenti dai Paesi Bassi da rivendere in tutta Italia[20]. A Quarto Oggiaro opera un clan di origine sanseverese (Sabatino).[21].

Cerignola[modifica | modifica wikitesto]

A Cerignola opera il clan Piarulli-Ferraro e Clan di Tommaso; una criminalità di impronta camorristica e un'altra simile alle "stidde" siciliane, strutture federali e non verticistiche. La criminalità locale molto attiva e famigerata soprattutto per i gruppi di fuoco dediti ai grossi furti come gli assalti ai portavalori[22] e rapine in tutta Italia[23], traffico di droga, estorsioni e ricettazione di auto rubate. Infiltrazioni mafiose nel nord Italia[24][25][26].

Cinque reali siti[modifica | modifica wikitesto]

Ad Orta Nova opera il clan Gaeta, attiva in tutti i cinque Reali Siti e già decimata in molte sue ramificazioni dall'Operazione Veleno, che portò a 52 arresti nel 2007[27]. Cosca ritenuta affiliata alla Sacra Corona Unita.

Nel resto dell'Italia[modifica | modifica wikitesto]

In data 12 settembre 2011, Guardia di Finanza e Polizia di Stato hanno sequestrato beni per 20 milioni di euro nella città di Pescara tra locali notturni, conti corrente e proprietà aziendali. Tra i sette indagati alcuni risultano originari di Manfredonia e secondo gli organi inquirenti sarebbero legati ai clan del Gargano; più nello specifico, la famiglia Granatiero, titolare di alcuni beni sequestrati, è accusata di essere in contatto con i Romito.[28][29][30]

  • Piemonte (Pollidoro) Dagli anni '90, situati nella zona Falchera in provincia di Torino
  • Marche

Da un'inchiesta cominciata nei primi anni del 2000 denominata "Reclaim" si è scoperto che i clan della società foggiana si sono insediati nelle marche dedicandosi prevalentemente allo spaccio di droga, rapine e gestione del gioco d'azzardo. Coinvolti anche esponenti dell'industria di Macerata.[31][32]

In data 6 luglio 2010, a Fano (Pesaro-Urbino) viene sgominata una banda composta da pugliesi e marchigiani, la quale si dedicava ad estorsioni e spaccio di sostanze anabolizzanti. I capi risultano provenienti da San Nicandro garganico.[33]

Rapporti con le altre mafie italiane[modifica | modifica wikitesto]

Camorra[modifica | modifica wikitesto]

I rapporti tra camorra e delinquenza foggiana sono, probabilmente, quelli di più antica data e quelli più profondi. La delinquenza foggiana è riuscita a fare il salto di qualità proprio grazie alla camorra, quella di Cutolo in particolare; durante il periodo della NCO molti "cutoliani" trascorsero i periodi di reclusione nelle carceri di San Severo e Foggia prendendo contatti con la delinquenza locale e affiliando alcuni personaggi, la sorella di Raffaele Cutolo, Rosetta, abitò a San Severo in soggiorno obbligato.[34] Cutolo organizzò anche una sorta di propaggine della NCO nella Puglia settentrionale, la Nuova camorra pugliese; l'uccisione di don Peppe Sciorio, luogotenente di Cutolo per Foggia, fu un chiaro segno che il crimine foggiano voleva diventare indipendente.[35]

Le indagini hanno dimostrato come esistano rapporti tra Società foggiana e casalesi, in data 19 marzo 2012 un'operazione dello SCICO (Guardia di Finanza) di Bari ha permesso di scoprire come i casalesi avessero affidato agli uomini della Società l'attività di falsificazione di banconote e insieme si occupassero anche di riciclare il rame rubato alle ferrovie.[36]

'Ndrangheta[modifica | modifica wikitesto]

Sui rapporti Società-'Ndrangheta sono stati scoperte alleanze tra i Romito di Manfredonia con le 'ndrine di Reggio Calabria Libri-Tegano-De Stefano, tra i Sabatino di San Severo con le 'ndrine di Vibo Valentia e tra i gruppi di Foggia con i Coco Trovato (alleati dei De Stefano).[37][38]

Cosa nostra[modifica | modifica wikitesto]

Rapporti con le mafie dell'est[modifica | modifica wikitesto]

I rapporti con le mafie dell'est riguardano soprattutto: traffico di droga, traffico di armi e prostituzione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ panorama.it, https://www.panorama.it/news/cronaca/la-mafia-foggia-la-nuova-gomorra/. URL consultato il 25 luglio 2019.
  2. ^ static-www.immediato.net, https://static-www.immediato.net/wp-content/2018/03/06150603/schermata-2018-02-06-alle-13-22-31-653x367.png. URL consultato il 25 luglio 2019.
  3. ^ Come la Società Foggiana è diventata la mafia più brutale e sanguinosa d'Italia, su news.vice.com, 21 settembre 2017.
  4. ^ VIDEO | La mafia foggiana: dal vertice di Cutolo all'hotel 'Florio' al clan Agnelli-Carella, su FoggiaToday. URL consultato il 5 gennaio 2019.
  5. ^ lastampa.it, http://www.lastampa.it/2016/01/31/italia/omicidi-estorsioni-e-bombe-in-puglia-la-mafia-pi-cattiva-RjUuJGHx9eWO9McXkNcFBJ/pagina.html.
  6. ^ Arresti per traffico di droga a Foggia - Collegamenti con la 'ndrangheta - Calabria Notizie[collegamento interrotto]
  7. ^ Società Foggiana, Saviano: “Mafia più ignorata dai media, potentissima ed efferata”
  8. ^ Clan Moretti-Pellegrino, condannati gli 11 imputati, .pdf[collegamento interrotto], da La Gazzetta di Capitanata, 26 novembre 2009, riportata sul sito della Polizia di Stato Polizia di Stato - Home page
  9. ^ archivio.repubblica 2005
  10. ^ La Gazzetta del Mezzogiorno.it - Scarcerato l'ex re della mafia foggiana[collegamento interrotto]
  11. ^ Sten. 312 s130
  12. ^ Luciano Violante - Comunicato - Criminalità: Ds, a Foggia situazione drammatica, servono risposte
  13. ^ Legal Advice
  14. ^ Foggia. Ass. Antiracket Cap. ultimo: Fiducia e Volontà
  15. ^ Kataweb TvZap - Vivi e condividi la TV
  16. ^ Sacra Corona Unita Archiviato il 1º aprile 2009 in Internet Archive.
  17. ^ http://209.85.129.132/search?q=cache:2THpgufW_c8J:www.cuntrastamu.org/mafia/news/notizia.php%3Finsid%3D1050+mafia+societ%C3%A0+foggiana+affiliati&hl=it&ct=clnk&cd=2&gl=it[collegamento interrotto]
  18. ^ Procuratore antimafia. «A Foggia riti di affiliazione e gerarchie simili a 'ndrangheta», in avvenire.it, 1º dicembre 2018. URL consultato il 1º dicembre 2018.
  19. ^ CAPITANATA.IT » Il portale e il giornale di Foggia e Provincia[collegamento interrotto]
  20. ^ Trafficanti di droga dall'Olanda sgominata banda nel Foggiano : Termoli myblog
  21. ^ È il figlio del boss di Quarto Oggiaro il ventenne giustiziato nel parco
  22. ^ FOGGIA Assalto furgone portavalori A14: coinvolti due cerignolani - teleradioerre.it > news
  23. ^ http://209.85.129.132/search?q=cache:kNoAUaFFQaIJ:www.portavalori.net/modules/news/index.php%3Fstorytopic%3D0%26storynum%3D20+fratelli+Piarulli+di+Cerignola+milano&hl=it&ct=clnk&cd=7&gl=it[collegamento interrotto]
  24. ^ Mafia, boss pugliese catturato in centro
  25. ^ http://209.85.129.132/search?q=cache:HqvQ5ll9bvcJ:www.notizie-online.it/cronaca/latitante-andriese-arrestato-in-autostrada.html+arrestato+barese+milano&hl=it&ct=clnk&cd=1&gl=it[collegamento interrotto]
  26. ^ http://www.libero-news.it/adnkronos/view/202343[collegamento interrotto]
  27. ^ Colpo all'ecomafia, 52 arresti - Repubblica.it » Ricerca
  28. ^ ANSA-RICICLAGGIO: SEQUESTRI DI BENI PER 20 MLN A PESCARA
  29. ^ Blitz a Pescara, sequestrati bar e attività commerciali, l'accusa è di riciclaggio da parte di clan pugliesi[collegamento interrotto]
  30. ^ Pescara, sequestrati i bar del riciclaggio Il pm: "Gli indagati sono legati a un clan"[collegamento interrotto]
  31. ^ Associazione mafiosa, rivivono le 'imprese' della cupola foggiana, su ilrestodelcarlino.it, 6 novembre 2008.
  32. ^ 11arresti per mafia anche in provincia di Macerata, su studioexclusive.com. URL consultato il 3 ottobre 2010 (archiviato dall'url originale il 17 novembre 2009).
  33. ^ [2° relazione semestrale 2010 della DIA]
  34. ^ Il tribunale della Quarta mafia ha ordinato la strage. Ed ha un esercito di mille soldati, su notizie.tiscali.it, 21 settembre 2017.
  35. ^ Giosuè Rizzi, la strage del circolo Bacardi e la "Società" foggiana, su foggiatoday.it, 12 gennaio 2012.
  36. ^ CAMORRA E MAFIA Casalesi e clan foggiani alleati nel business criminale: 10 arresti[collegamento interrotto]
  37. ^ Fratelli di Sangue di Nicola Gratteri; pag 228
  38. ^ http://www.teleradioerre.it/foggia/36815/Droga_a_San_Severo_infiltrazioni_dell_Ndrangheta[collegamento interrotto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]