Società foggiana

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Società Foggiana
Nomi alternativiQuarta mafia
Mafia foggiana
Mafia di Foggia
Area di origineFoggia e Provincia
Aree di influenzaFoggia, San Severo, Lucera, Cerignola, cinque reali siti, Gargano;
infiltrazioni anche in Molise, Abruzzo, Marche, Piemonte, Lombardia e Basilicata
Periodo1989 - in attività
Alleati'Ndrangheta
Camorra
Organizzazioni dell'est Europa
Attivitàomicidi, estorsioni, traffico di armi,
racket, traffico di droga, rapine,
sfruttamento della prostituzione, gioco d'azzardo, truffe,
contrabbando, ricettazione, riciclaggio di denaro,
contraffazione, usura, ecomafia, appalto pubblico,
furti, smaltimento dei rifiuti tossici, infiltrazione nella pubblica amministrazione, corruzione, immigrazione clandestina, frode
Gerardo Agnelli, detto il Professore, uno dei reggenti della Società Foggiana negli anni '80, è stato ucciso nel 1990.
Giuseppe Ciliberti, alias Pinuccio il biondo, 34 anni è uno dei personaggi di spicco della prima ora della Società Foggiana, Ucciso nell'ottobre 1983 nell'androne del suo palazzo in via Castrilli.

La società foggiana (nota anche come quarta mafia)[1][2] è un cartello criminale di stampo mafioso operante nella città di Foggia e in maggior parte della vasta provincia,[3] ma con cospicue infiltrazioni anche in altre regioni italiane; è considerata come una delle mafie italiane più brutali e sanguinarie.[4] In considerazione dell'escalation criminale registrato negli ultimi anni, nella provincia di Foggia, il 15 febbraio 2020, è stata istituita un'altra Sezione Operativa DIA alle dipendenze del Centro Operativo di Bari.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La nascita[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Raffaele Cutolo.

L'organizzazione criminale nasce all'inizio degli anni 1980 come "costola" della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, attraverso accordi formalizzati in un incontro avvenuto presso l'hotel "Florio" situato sulla Statale 16 tra Foggia e San Severo[5][6] cui avrebbe partecipato lo stesso Cutolo. Dopo l'omicidio di Giuseppe Ciliberti, detto Pinucc u'biond nel 1983, il crimine organizzato si polarizza attorno a due gruppi dominanti, il primo ai vertici del quale vi sono Giuseppe Iannelli, Gerardo Agnelli, detto il Professore e Giosuè Rizzi cui è legato anche Rocco Moretti detto il Porco, il secondo, rivale, controllato da Giuseppe Laviano. Secondo le dichiarazioni di collaboratori di giustizia, Iannelli si sarebbe impegnato a versare circa il 40% dei proventi delle attività criminose perpetrate in Puglia al gruppo cutoliano. Nel giro di pochi anni tuttavia l'organizzazione criminale cittadina si libera dei vincoli con la camorra: nel 1983 l'omicidio di Giuseppe Sciorio, camorrista al soggiorno obbligato a Foggia, considerato il luogotenente di Cutolo in Capitanata e il successivo progressivo declino dello stesso spianano la strada all'autonomia della malavita pugliese.

Una data determinante nella storia della Società Foggiana è il 1º maggio 1986, nella cui notte avviene la cosiddetta Strage del Bacardi, dal nome del locale in cui vengono uccisi tre pregiudicati del gruppo Laviano (all'epoca detenuto ai domiciliari) e la compagna di un altro di loro che rimase ferito. I Laviano dovevano subire una lezione in modo clamoroso e violento, in modo che fosse chiaro a tutti chi comandava sulla città, ovvero il gruppo Rizzi-Agnelli. Nel gennaio 1989 la scomparsa di Giuseppe Laviano, legato alla Camorra, il cui corpo non fu mai trovato, segna un'ulteriore svolta nella guerra di mafia e l'ascesa al vertice della malavita organizzata di Rocco Moretti[7] che, seppure detenuto dal 1989 con una condanna a 30 anni per omicidio, mafia e armi, avrebbe continuato a dirigere le operazioni del clan dal carcere. Anche Giosuè Rizzi andò incontro ad una lunga detenzione per la strage del Bacardi. Gerardo Agnelli fu invece ucciso nel giugno '90.

Foto segnaletica di Rocco Moretti, detto il Porco, nel 1985. Esponente di spicco della malavita foggiana e attuale capo della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza

In seguito agli arresti operati dalla polizia nel 2004 con l'operazione "Mantide", tra i tanti particolari, sono emerse anche rivelazioni macabre. Il cadavere di Pinuccio Laviano fu "spezzettato", la testa decapitata e la foto della stessa mostrata agli esponenti principali della Società durante i summit.[8] Ma non è tutto: pare che Vito Lanza portasse con sé un osso del cadavere di Laviano a mo' di reliquia, tanto da utilizzarlo come soprammobile mentre pranzava. Il mandante dell'omicidio Laviano sarebbe stato, secondo le rivelazioni di diversi pentiti, lo stesso Rocco Moretti, capo storico della Società Foggiana e principale referente del clan Moretti-Pellegrino-Lanza. Tuttavia dopo la condanna in primo grado, Moretti e Lanza furono assolti in appello dall'accusa di omicidio.

La Società Foggiana è organizzata in "batterie" a forte connotazione familiare, caratterizzate di conseguenza da una tipica impenetrabilità che ne rappresenta un punto di forza, cui si aggiunge il forte radicamento nel territorio e l'omertà del contesto ambientale. I tre clan storici operanti in città sono: 1) Moretti-Pellegrino-Lanza, 2) Sinesi-Francavilla, 3) Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese. Si assiste tuttavia ad una costante evoluzione dei gruppi criminali, a causa di lunghe detenzioni dei principali referenti e di periodiche scissioni. In seguito alle maxi condanne del boss Roberto Sinesi e di suo figlio Francesco, e alla detenzione dei fratelli Francavilla, alcuni gruppi si sono messi in proprio: su tutti i fratelli Donato e Francesco Delli Carri (nipoti di Roberto Sinesi) e i fratelli Frascolla, in grado di costituire batterie autonome. Negli anni la criminalità foggiana ha continuamente ridefinito i suoi equilibri di potere tra le diverse batterie in modo spregiudicato e violento. Dal 2013 si assiste ad una polarizzazione del potere criminale sulle prime due batterie, impegnate fra loro in una violenta contrapposizione armata per la leadership interna e in una capillare attività estorsiva.[9]

Prima guerra di mafia (1986-89)[modifica | modifica wikitesto]

La prima guerra tra i clan della malavita di Foggia si svolge negli anni '80, epoca nella quale non è ancora riconosciuta la mafiosità della Società Foggiana, e vede contrapposto il clan Moretti-Rizzi al clan Laviano

31 gennaio 1986: Pinuccio Laviano, 26 anni, viene ferito gravemente in un'autodemolizione in via Ascoli. È agli arresti domiciliari con permesso di andare al lavoro.

28 febbraio 1986: Gaetano Moffa, detto "Il nano", detenuto in semi-libertà, viene ucciso in piazza sant'Eligio, mentre sta facendo ritorno in carcere. Moffa è considerato membro del gruppo di Giosuè Rizzi.

11 marzo 1986: altro agguato a Pinuccio Laviano colpito in casa da una fucilata sparata attraverso la porta.

13 marzo 1986: sequestrato e torturato Savino Tanzi del clan Laviano. I carabinieri lo trovano legato con filo di ferro in un casolare.

6 giugno 1987: Nicola Laviano, 41 anni, camionista, fratello maggiore di Pinuccio, viene ucciso davanti alla sua abitazione in via Perosi. Per l'omicidio è stato condannato a 10 anni il pentito siciliano Vincenzo Paratore, che ha confessato l'omicidio commesso come favore reso a Giosuè Rizzi che lo nascondeva in stato di latitanza. Il pentito avrebbe chiesto in cambio uno scambio di killer tra Foggia e la Sicilia, anche se tale accordo non verrà poi mantenuto.

5 luglio 1987: trovato in un pozzo tra Cerignola e Trinitapoli il cadavere di Antonio Ruotolo, di Orta Nova, ritenuto membro del clan Laviano. Ruotolo è scomparso il 7 aprile precedente. Il cadavere è in un sacco di juta e presenta un foro alla nuca.

31 marzo 1988: Tommaso Dello Russo, pregiudicato ritenuto vicino al clan Laviano, viene ucciso in un'autodemolizione di Terlizzi. Per l'omicidio viene condannato a 25 anni Rocco Moretti, il Porco, considerato l'esecutore materiale.

14 dicembre 1988: in un bar di via Mons. Farina a Foggia viene ucciso Mario Mondelli, intimo amico di Pinuccio Laviano. Il bersaglio del killer è Pinuccio Laviano, che però riesce a sfuggire. Mondelli era stato avvisato di tenersi alla larga da Laviano, ma aveva risposto "Se devono ucciderlo, devono passare su di me". Secondo le rivelazioni del pentito Antonio Catalano, Mondelli era stato ucciso da Rocco Moretti che aveva utilizzato un revolver calibro 357 che lo stesso Catalano aveva prestato ad un'amica.

Giuseppe (Pinuccio) Laviano, boss dell'omonimo clan, scompare il 10 gennaio 1989, senza mai essere più ritrovato. Con la sua scomparsa si conclude la prima guerra di mafia della criminalità foggiana.

11 gennaio 1989: dopo essere scampato a tre agguati, Pinuccio Laviano, 28 anni, esponente di primo piano della criminalità foggiana negli anni '80, decide di lasciare temporaneamente Foggia per allontanarsi dalla situazione di rischio estremo, dirigendosi in treno nel tarantino, forse a Martina Franca. Il 10 gennaio 1989 lo attende sotto casa l'amico Franco Vitagliani, cherim deve accompagnarlo in auto alla stazione a San Severo, dove non arriverà mai. La scomparsa di Laviano rimane a lungo un mistero perché il suo cadavere non fu mai rinvenuto. L'indagine sulla sua scomparsa rimane a lungo senza colpevoli, ma nel 2005 le rivelazioni di alcuni pentiti portano all'arresto di quattro soggetti: Rocco Moretti, Vito Lanza, Salvatore Prencipe e Franco Vitagliani. Quest'ultimo, detto "a Sciuccarell", già detenuto in carcere in regime di 41 bis, sarà però l'unico condannato per questo omicidio, raggiungendo la ragguardevole somma di 5 condanne all'ergastolo per altrettanti omicidi. Contro di lui peserà la testimonianza dall’ex moglie Rita D'Onofrio, mentre i tre computati verranno assolti dopo la condanna in primo grado. Secondo l’accusa, per aver salva la vita dal clan rivale, Vitagliani tradì l’amico Laviano. L'ordine era di consegnarlo vivo a chi voleva torturarlo e ammazzarlo, ma Vitagliani, per risparmiare le torture all’amico, lo uccise sparandogli al capo.Il corpo sarebbe stato successivamente consegnato al clan rivale che lo avrebbe spezzettato. La foto del capo mozzato di Laviano sarebbe stata mostrata durante summit mafiosi.

Con lo sterminio del clan Laviano si conclude la prima guerra di mafia che vede l'affermazione del gruppo che fa capo a Gerardo Agnelli, Giosuè Rizzi e Rocco Moretti.

Seconda guerra di mafia (1990)[modifica | modifica wikitesto]

La seconda guerra di mafia, legata al controllo dei traffici di droga, si svolge a partire dagli anni '90. Con i boss Rizzi e Moretti detenuti per omicidio, le redini della Società Foggiana sono nelle mani di Gerardo Agnelli e Michele Mansueto. È in fase di ascesa un nuovo protagonista della criminalità foggiana, Roberto Sinesi.

10 giugno 1990: Gerardo Agnelli, il Professore, viene ucciso mentre si trova davanti al suo autosalone in via Onorato, a porta Manfredonia. Un killer con una parrucca e due pistole, lo insegue tra la folla e lo crivella di colpi, esplodendogli anche colpi di grazia alla testa e fuggendo su una moto guidata da un complice. Solo dopo 16 anni, a seguito di rivelazioni di pentiti, verranno arrestati Rocco Moretti, già detenuto, indicato come il mandante allo scopo di punire le ambizioni di Agnelli di ascesa al vertice della criminalità e Vincenzo Antonio Pellegrino, Capantica, indicato come killer Condannati in primo grado nel 2007, sono stati entrambi assolti in appello.

Sempre nel giugno del 1990, Michele Mansueto sfugge ad un agguato scagliandosi contro due killer nascosti nel portone della sua abitazione riuscendo a disarmarli. Nella colluttazione rimane ferito da un proiettile all’addome, ma se la cava. Probabilmente l'agguato determina un ridimensionamento del suo ruolo.

28 novembre 1990: Roberto Bruno, 30 anni, sorvegliato speciale, viene ucciso sotto casa in via Parini. Mentre rientra con l'auto 3 o 4 killer lo uccidono sotto gli occhi del figlio Rodolfo di 11 anni. Diciassette anni dopo suo figlio Raffaele, mentre sconta una condanna per estorsione si pente e parla di numerosi omicidi fra cui quello di suo padre, che sarebbe stato ucciso per vendetta, in quanto nel 1985 aveva ucciso Ciro Delli Carri, padre di Donato e cognato di Roberto Sinesi. Questi ultimi sarebbero proprio i suoi killer. Arrestati nel 2008 vengono condannati a 30 anni in primo grado.

Terza guerra di mafia (1998-99)[modifica | modifica wikitesto]

Con l'omicidio di Mario Francavilla, "U' ner", braccio destro del boss Sinesi, si apre nel 1998 la terza guerra di mafia della Società Foggiana.

Tra il 1998 e il 1999 a seguito di un conflitto tra varie fazioni si contano 14 omicidi e 2 agguati falliti: una cruenta guerra di mafia, dove a farne le spese sono per la maggiore dei pregiudicati di spicco dei clan rivali fra loro ma anche innocenti che con la mafia non hanno nulla a che fare.[10]

22 gennaio 1998: Alle 20 viene ammazzato a fucilate Mario Francavilla, 45 anni, titolare di un'impresa di pompe funebri, detto "u ner", ritenuto il luogotenente del boss Roberto Sinesi e cassiere della società. Ha due figli, Emiliano e Antonello, che ha sposato la figlia di Sinesi, affiancando il suocero e assumendo le redini del clan. Mario il nero, con precedenti condanne per estorsione associazione mafiosa (maxi-processo Panunzio), è su una citycar e sta per fare ritorno nella sua abitazione quando 4 killer su un'auto lo affiancano facendo esplodere diversi colpi di fucile. Uno dei sicari scende dall'auto per dargli il colpo di grazia. L'omicidio Francavilla è un evento determinante per la scissione all'interno della Società Foggiana tra i clan Sinesi federatosi con i parenti Francavilla e Trisciuoglio-Prencipe e per l'innesco della guerra scatenatasi degli anni 1998-99. Nel 2005 le rivelazioni del pentito Antonio Catalano avrebbero ricollegato le motivazioni dell'omicidio ad una squilibrata spartizione del bottino proveniente dal più grande furto mai realizzato a Foggia, nel quale 7 uomini, penetrati attraverso tombini nel caveau della Banca di Roma nel week-end del ferragosto 1997, svaligiarono 570 cassette di sicurezza per un valore di circa 40 miliardi lire tra soldi e preziosi. I rapinatori avrebbero lasciato ai boss foggiani la somma di 600 milioni di lire in contanti, ma Mario Francavilla e il suo clan avrebbero ricevuto infatti solo 100 milioni con una violenta frizione con il gruppo sodale Trisciuoglio-Prencipe.

15 giugno 1998: Colpito alla testa alle 7.40 in via Gioberti Paolo Vitagliani, 33 anni, detto Paolo a siuccarell, assolto dall'accusa di mafia e droga nel maxi-processo «day before» e scarcerato tre settimane prima. È considerato un killer del clan Sinesi-Francavilla[11]. Secondo rivelazioni di pentiti avvenute diversi anni dopo, Vitagliani, appena uscito di galera, avrebbe preso a schiaffi Vincenzo Pellegrino e Lilino Mansueto dicendo che da quel momento in poi i soldi li avrebbero dovuti dare a lui in base agli ordini di Roberto Sinesi. È su uno scooter quando due killer su un ciclomotore l'affiancano e lo colpiscono con una pistola calibro 9. Accusato del suo omicidio è Gianfranco Bruno, cognato di Giovanni Bruno che avrebbe guidato lo scooter e che verrà ucciso nell'ottobre 2003 da Franco Vitagliani, fratello di Paolo. Secondo il pentito Catalano, Paolo Vitagliani è stato assieme a Vincenzo Antonio Pellegrino, su ordine di Rocco Moretti detenuto, uno dei due killer di Gerardo Agnelli ucciso il 19 giugno 1990.

3 ottobre 1998: Ammazzato alle 8 di sera in viale Colombo Antonio Parisi, 51 anni, detto «il milanese» per i suoi trascorsi nella mala milanese e i suoi legami con il boss Francis Turatello e il clan Vallanzasca. Ha avuto contatti anche con Cosa Nostra, come dimostra una condanna inflittagli dal Tribunale di Palermo. Parisi sta salendo sull'auto dove l'attendono moglie e figli quando un killer solitario s'avvicina e lo ammazza con tre colpi alla testa sparati da una calibro 38. Antonio è fratello del delegato episcopale di Foggia, don Fausto Parisi. Condannato per estorsione ed assolto per mafia nel maxi-processo, potrebbe essere stato ucciso per non aver voluto aiutare economicamente la «Società»: due indagati a piede libero, pochi elementi.

5 dicembre 1998: Ucciso alle 9 di sera in via Borrelli Marco Bruno, 40 anni, mentre scende dall'auto con moglie e figli. Un killer solitario s'avvicina e spara con una pistola calibro 7.65: la vittima, titolare di un autolavaggio, non era affatto collegata all'ambiente malavitoso, pur se questo delitto viene inserito da polizia e carabinieri nell'elenco dei morti della guerra di mala. I familiari della vittima pensano che si sia trattato di un errore di persona.

3 febbraio 1999: Assassinato alle 8 di sera nel portone di casa in viale Fortore, in uno stabile occupato, Savino Agnelli, 43 anni, detto «Ninuccio ù ner»: un killer nascosto nell'atrio spara con una «7.65». Era stato condannato a 6 anni per mafia in «Panunzio» e poi assolto in appello. Era sorvegliato speciale, ritenuto un fedelissimo di del capo clan Vincenzo Antonio Pellegrino, Capantica.

10 marzo 1999: Ferito alle 8 di sera in un agguato nei pressi di casa in via Salvemini Franco D'Angelo, 44 anni, scarcerato un mese prima dopo la condanna in «day before»: si pensa ad un regolamento di conti nel mondo dello spaccio, ma nessun elemento concreto.

10 maggio 1999: Uccisi alle 3 di pomeriggio in via Manzoni Marcello Catalano e Francesco Viscillo, entrambi di 29 anni, condannati rispettivamente a 17 e 13 anni in primo grado nel processo «day before»: sono su uno scooter quando due killer su una moto li affiancano e fanno fuoco con una pistola calibro 38. Erano ritenuti vicini al clan Piscopia e una delle chiavi di lettura potrebbe essere il loro tentativo d'imporre decisioni ad altri mafiosi sui traffici di droga.

21 settembre 1999: Agguato alle 7 di sera in via Fania, davanti al bar Elia dove si sono ritrovati i mafiosi Federico Trisciuoglio, Salvatore Prencipe e Leonardo Piserchia, tutti coinvolti e condannati in primo e secondo grado nel maxiprocesso Panunzio. Arrivano due killer su una moto ed uno spara 40 colpi con un mitra kalashnikov, ferendo di striscio Prencipe e Trisciuoglio ed ammazzando per sbaglio un passante che festeggiava il suo onomastico al bar, Matteo Di Candia di 62 anni; ferito anche un altro passante. È il tentativo del clan rivale di spazzare i vertici della «batteria» vincente in quel momento.

5 ottobre 1999: Ferito alle 8 di sera, davanti al suo circolo al Cep, Claudio D'Angelo coinvolto nel maxi-processo «day before» e fratello di Franco pure sfuggito ad un agguato nel marzo precedente. I killer sparano con una calibro 9 da un'auto in corso, ferendo gravemente il foggiano.

10 ottobre 1999: Trovato alle 4 di pomeriggio, in un casolare a «Quadrone delle vigne» sulla strada statale 16, il cadavere di Domenico Russo, 27 anni, scomparso la sera prima. È stato ucciso con 7 colpi di pistola calibro 9. Le indagini portano all'arresto di un tossicomane accusato d'omicidio perché avrebbe attirato in trappola la vittima con la scusa di comprare qualche dose di eroina: è stato assolto nel processo in corte d'assise.

24 ottobre 1999: Ammazzato alle 9 di sera in via Capozzi, nei pressi della sua sala giochi, Leonardo Piserchia, 48 anni, detto «pastina» e/o «copertone», nome storico della malavita foggiana. Era scampato alla strage al circolo Bacardi il primo maggio dell'86; era sfuggito all'agguato di via Fania il 21 settembre '99, era stato condannato nel maxi-processo Panunzio. Un killer l'avvicina mentre è in compagnia di familiari e spara con una pistola calibro 38. Due ipotesi: l'ha ucciso chi non era riuscito ad eliminarlo nell'agguato di via Fania; è stato ammazzato poiché in via Fania era stato lui ad attirare Prencipe e Trisciuoglio reali obiettivi dei killer. Ipotesi, nessuna certezza.

28 ottobre 1999: Assassinato alle 9 di sera sulla circonvallazione Fabio Antonio Catalano, 27 anni, cugino di Marcello Catalano ucciso nel maggio precedente. È su una «Fiat Uno» quando i killer lo affiancano a bordo di un'auto e fanno fuoco con una calibro 38. Indagati tre foggiani appartenenti al clan Piscopia. La vittima lavorava presso un autosalone finito nel mirino della mala, dove si erano recati pochi giorni prima del delitto tre giovani poi sottoposti allo «stub» dopo l'omicidio e rilasciati.

21 dicembre 1999: Assassinati alle 23 a Parco San Felice Alfonso Palumbo e Nicola La Bella detto il torinese, di 32 e 34 anni. Sono in auto insieme a Felice Di Rese (ferito di striscio) e Stefano Mucciarone (illeso) quando una «Panda» li affianca e i killer aprono il fuoco con pistole calibro 7.65. Le vittime e i loro amici erano ritenuti vicini al clan Trisciuoglio-Prencipe. È l'unico omicidio che compare nella richiesta di rinvio a giudizio per «double edge»: imputato a piede libero un foggiano di 35 anni, Alessandro Carella, detto "la Uasta", del clan Pellegrino, in concorso con altre 2 persone entrambe morte, una delle quali è Giovanni Bruno, ucciso il 10 luglio 2002 al quartiere CEP, mentre è seduto ad una panchina, l'altro sospettato è invece deceduto in un incidente stradale. Trent'anni è la richiesta del pubblico ministero, ma Alessandro Carella sarà assolto.

27 dicembre 1999: Assassinato alle 7.30 di sera in via Manzoni Flavio Ciro Lo Mele, 33 anni, dipendente dell'impresa di pompe funebri di Mario Francavilla, ucciso nel gennaio '98: sta salendo sull'auto quando un killer s'avvicina e fa fuoco con una pistola calibro 38. Era indagato a piede libero per l'omicidio di Fabio Antonio Catalano: la sua morte viene ritenuta la risposta al duplice omicidio Palumbo-La Bella.

Quarta guerra di mafia (2002-03)[modifica | modifica wikitesto]

Stando alla ricostruzione della polizia e della Direzione Investigativa Antimafia, furono le rivalità tra il gruppo di Roberto Sinesi e quello di Trisciuoglio-Prencipe a portare alla terza guerra di mafia che causò omicidi e agguati falliti tra il luglio 2002 e l'ottobre 2003. Nell'estate 2002 il gruppo Sinesi-Francavilla, approfittando della detenzione dei due boss rivali arrestati nel corso dell'operazione Double Edge, cercò di eliminare i personaggi vicini al clan rivale. Per raggiungere l'obiettivo il clan si servì del killer Franco Vitagliani, ricnosciuto colpevole di 4 omicidi.

La guerra si concluse con un'alleanza tra i due gruppi al fine di gestire insieme il ricco business dei funerali. Da questo accordo venne esclusa la batteria Moretti-Pellegrino, guidata dalle carceri da Rocco Moretti e dall'esterno dal suo fedelissimo Vincenzo Antonio Pellegrino, Capantica.

30 marzo 2003: ferito gravemente Franco Vitagliani, killer del clan Sinesi-Francavilla. Vitagliani è considerato l'omicida di Pinuccio Laviano. È tuttora detenuto al 41 bis con 5 condanne all'ergastolo.

1 aprile 2003: alle 19 agguato ai cugini Rodolfo (ucciso poi nel 2018) e Gianfranco Bruno in piazza sant'Eligio. Accusato Franco Russo, nipote di Sinesi e cugino dei Francavilla.

3 aprile 2003: tentato omicidio di Donato Angelo Pinto, ritenuto vicino al clan Trisciuoglio. Accusato Franco Russo. L'agguato viene sventato dai carabinieri, che, a seguito di intercettazioni, prelevano Pinto dal posto di lavoro.

19 aprile 2003: omicidio di Michele Quinto, legato al clan Francavilla

19 aprile 2003: in serata Francesco De Luca, becchino di 42 anni, viene ucciso all'interno dell'impresa di pompe funebri di via San Severo dove lavora. Il suo collega Luigi Perdonò viene ferito. Entrambi risultano legati al clan Trisciuoglio. L'omicidio è ritenuto dagli inquirenti la risposta del clan Sinesi-Francavilla a quello di Michele Quinto, avvenuto la mattina dello stesso giorno.

10 maggio 2003: Angelo Gallucci, 42 anni, ritenuto vicino al clan Trisciuoglio, viene ferito gravemente davanti casa, in via suor Crostarosa. Accusato Franco Russo.

13 ottobre 2003: omicidio di Silvano Bruno, affiliato al clan Sinesi-Francavilla.

Quinta guerra di mafia (2007)[modifica | modifica wikitesto]

Michele (Lilino) Mansueto, personaggio storico della criminalità foggiana, ucciso nel 2011 dopo essere sfuggito a diversi agguati.
L'agguato fallito a Vincenzo Antonio Pellegrino, Capantica, boss della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza, apre la quinta guerra di mafia.

L'avvio della quarta guerra di mafia porta la data del 5 maggio 2007. La conclusione è nel settembre dello stesso anno.

5 maggio 2007: tentato omicidio di Vincenzo Antonio Pellegrino, "Capantica". Nei pressi di un centro scommesse in via San Severo, un uomo a volto coperto cerca di sparare contro Capantica. L'arma si inceppa e ne nasce una colluttazione. Pellegrino viene colpito più volte alla testa col calcio della pistola, finché arriva la polizia mentre il killer e un complice fuggono. Pellegrino nega di essere stato vittima di un agguato: riferisce che la ferita riportata al capo è la conseguenza di una caduta dalle scale e viene arrestato per favoreggiamento. Questo tentativo di omicidio segna una profonda spaccatura tra i clan e l'inizio di una nuova guerra di mafia seguita, a distanza di 40 giorni, dall'omicidio di Franco Spiritoso, e dall'agguato (fallito) a Pasquale Moretti, figlio del "Porco".

18 giugno 2007: omicidio di Franco Spiritoso, "Capone". Ufficialmente tassista in stazione, ma considerato il cassiere della Società Foggiana, viene ucciso in un bar affollatissimo in piazza Volontari per la pace (in gergo, piazza Libanese). Due uomini con il volto coperto da caschi integrali, giunti a bordo di uno scooter, lo colpiscono con diversi colpi di revolver calibro 38, raggiungendolo al petto e al volto. L'uomo, in compagnia della moglie e di alcuni amici, muore durante il trasporto in ospedale. Franco Spiritoso era un sorvegliato speciale, considerato il paciere tra i clan rivali. L'omicidio viene considerato una risposta al tentato omicidio di Vincenzo Pellegrino, boss della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza, avvenuto il mese prima.

16 luglio 2007: tentato omicidio di Pasquale Moretti, "U' Purchett". Al rione Candelaro il figlio del capo clan Rocco ed erede designato alla guida del clan viene gambizzato da due centauri mentre si trova in auto.

12 agosto 2007: tentato omicidio di Alessandro Aprile (reale obiettivo) e Nicola Cannone in viale Ofanto. L'agguato è ritenuto la risposta al tentato omicidio di Pasquale Moretti. Accusati Gianfranco Bruno e Daniele Vittozzi.


24 giugno 2011: omicidio di Michele Mansueto, "Lilino". Mansueto, 57 anni, condannato in via definitiva a 7 anni per mafia ed estorsione nel maxi-processo Panunzio[12], è un nome storico della Società Foggiana. Alla fine degli anni '80, insieme a Gerardo Agnelli (ucciso nel giugno ‘90) reggeva le fila della criminalità organizzata foggiana per conto dei boss Giosuè Rizzi e Rocco Moretti che in quel periodo erano detenuti. Già nel giugno del 1990 era sfuggito ad un agguato cui era seguito un ridimensionamento del suo potere. L'ultimo suo arresto risale al 28 giugno 2004 nel blitz dell'operazione Poseidon. Da tempo quindi non è più sorvegliato speciale e per questo gli è stata restituita la patente. Questa volta però non ha scampo. È alla guida di un fuoristrada in via XXV Aprile, angolo via Castiglione, quando viene affiancato da una moto e colpito a morte. L'omicidio è tuttora senza colpevoli.

15 novembre 2018: omicidio di Rodolfo Bruno

Rodolfo Bruno, 39 anni, è un elemento di vertice del clan Moretti, ritenuto uno dei cassieri della Società. La sua è una famiglia storicamente legata alla malavita del capolugo: suo padre Roberto fu ucciso in un agguato di mafia nel novembre 1990, suo fratello maggiore Giovanni, nato nel 1977 è stato ammazzato nel luglio 2002. È in attesa di giudizio per triplice omicidio ed estorsione da 80.000€ ai danni del titolare di un autoparco. Alle 15.30 viene crivellato da colpi di colpi di fucile e pistola poco dopo essere entrato in un bar annesso all'aria adiacente al distributore Eni, sulla circonvallazione.

Gli agguati ai boss[modifica | modifica wikitesto]

L'omicidio di Giosuè Rizzi (2012)[modifica | modifica wikitesto]

Il 10 gennaio 2012 viene ucciso Giosuè Rizzi; il boss era stato scarcerato il 16 novembre 2010 dopo una lunga detenzione per una condanna a trent'anni di reclusione.[13] Al momento dell'omicidio, Rizzi è forse considerato un personaggio ingombrante per la sua storia, ma la lunghissima detenzione lo ha di fatto estromesso dal controllo della malavita in città. Ignoti i nomi dei mandanti e degli esecutori materiali. Secondo le rivelazioni di Domenico Milella, boss barese collaboratore di giustizia, Rizzi sarebbe stato ucciso su ordine di Rocco Moretti (detenuto) il quale non avrebbe gradito l’avvicinamento di Rizzi ai rivali del clan Sinesi-Francavilla.

L'agguato fallito a Vito Bruno Lanza (2015)[modifica | modifica wikitesto]

Il 17 ottobre 2015 Vito Bruno Lanza, detto "U lepre", storico esponente della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza, sta percorrendo la strada per Troia, quando viene affiancato da una Volkswagen Golf dalla quale due persone aprono il fuoco con pistole calibro 7.65 e 38 colpendolo al torace. Lanza perde il controllo del mezzo e finisce fuoristrada. Si finge morto e i due killer fuggono via. Lanza è soccorso da una ambulanza del 118 allertata da un automobilista. Se la caverà con alcuni giorni di ospedale dopo un delicato intervento chirurgico. Ventiquattro ore dopo sono fermati il 39enne Luigi Biscotti, nipote di Roberto Sinesi, boss del clan opposto, e il 29enne Ciro Spinelli, ritenuti gli autori materiali del tentato omicidio. Entrambi verranno ritenuti colpevoli dai giudici della prima sezione penale della Corte di Cassazione: nel 2019 condanna confermata a otto anni per Biscotti e cinque anni e 9 mesi per Spinelli.

L'agguato fallito a Roberto Sinesi (2016)[modifica | modifica wikitesto]

Il 6 settembre 2016, Roberto Sinesi, boss dell'omonima batteria Sinesi-Francavilla mentre viaggia a bordo di un'auto in compagnia della figlia Elisabetta, moglie del boss Antonello Francavilla, e del nipotino di 4 anni, a poche centinaia di metri dalla propria abitazione, viene affiancato da una vettura dalla quale 4 soggetti esplodono numerosi colpi di pistola e di kalashnikov, ferendo ad una spalla e al torace Sinesi e di striscio ad una spalla il nipotino. Sinesi però è armato e risponde agli assalitori, sparando almeno sei colpi contro di loro.[14] Sebbene l'arma venga occultata così come i vestiti che recano tracce di bruciature, una consulenza balistica mostra come la vittima abbia risposto al fuoco con una pistola calibro 9x19. Per questo motivo Sinesi viene arrestato due anni dopo in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP su richiesta della DDA per detenzione e porto illegale di arma con l'aggravante di aver commesso i reati mentre si trovava nello stato di sorvegliato speciale.[15] Secondo le dichiarazioni di un pentito, l'agguato è stato eseguito da 4 killer, uno dei quali è Giuseppe Albanese, detto "Prnion", ritenuto contiguo ai Moretti-Pellegrino-Lanza.

Il tentativo di omicidio di Sinesi scatena la vendetta del clan il 29 ottobre. Nel bar H24 di via san Severo, entrano due killer che sparano all'indirizzo di tre persone tra cui proprio Giuseppe Albanese, che però scappa e riesce a chiudersi in bagno. Viene ucciso Roberto Tizzano e ferito Roberto Bruno, nipote di Vito Bruno Lanza. Questa volta uno dei killer ha un nome: Patrizio Villani, "sanguinario" criminale garganico assoldato appositamente dal clan Sinesi-Francavilla per vendicare l'agguato al boss. Villani verrà condannato in secondo grado a 30 anni di reclusione. I mandanti sono il figlio del boss, Francesco Sinesi e il cugino Cosimo Damiano Sinesi che ha avuto il compito di indicare ai sicari gli obiettivi da eliminare. Per entrambi la condanna in secondo grado è a 20 anni di reclusione.

Operazioni di polizia e Procedimenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

L'operazione "Panunzio" (dicembre 1991)[modifica | modifica wikitesto]

L'operazione prende il nome da Giovanni Panunzio, l'imprenditore nato a Foggia il 4 febbraio 1941, ucciso nel 1992 dai malavitosi del racket delle estorsioni per essersi rifiutato di pagare il pizzo. Panunzio, imprenditore edile di rilievo del capoluogo foggiano, con più di 70 persone alle dipendenze, riceve nel dicembre 1989 una richiesta estorsiva da parte di emissari della “Società Foggiana”, per due miliardi di lire. Giovanni non cede. Iniziano a susseguirsi avvertimenti, minacce sia personali che rivolte alla sua famiglia. Un giorno due persone, dopo essersi avvicinate, gli puntano addosso una pistola. Giovanni inizia ad aver paura, si confida con le Forze dell’Ordine e gli viene assegnato un trattamento di vigilanza: deve avvisare la Questura di ogni suo spostamento. L'imprenditore sa che rischia la vita, ma sceglie ugualmente di schierarsi dalla parte giusta, di rompere il muro dell'omertà e di puntare il dito contro la mafia foggiana. Affida paure, sospetti e certezze ad un memoriale che consegnerà ai Carabinieri per denunciare i suoi estorsori. Quel memoriale, nel dicembre del 1991, è determinante per far scattare un blitz in città da cui scaturiscono 14 arresti per esponenti di spicco della mafia locale, tra i quali Giuseppe Spiritoso, Leonardo Piserchia, Antonio Bernardo, Pompeo Raffaele Carella, Mario Carella, Leonardo Corvino, Francesco Selicato, Aniello Palmieri, Salvatore e Pasquale Campaniello. La risposta della mafia non si farà attendere. Il 6 novembre del 1992 Giovanni esce dalla sala consiliare dove è in corso una seduta sul piano regolatore della città, sale sulla sua Y10 e si dirige verso casa. È il giorno del suo anniversario di matrimonio. Mentre percorre via Napoli, a poca distanza dal Comune, Giovanni, colpito da proiettili alle spalle, al collo e al polso, si accascia sul volante: a nulla servirà la corsa contro il tempo per raggiungere il vicino ospedale. Giovanni Panunzio viene punito per non aver pagato il pizzo e per aver osato parlare. C'è però un passante, Mario Nero, che è in giro con il suo cagnolino, un chihuahua. Mario si trova faccia a faccia con il killer che inciampa nel guinzaglio del cane, perde la pistola, lo guarda dritto negli occhi e fugge via. Il giorno seguente Mario vede in tv l’appello del figlio della vittima. Ricostruisce la vicenda e con grande coraggio si reca in questura a denunciare l’accaduto. Ma anche la sua vita verrà travolta: dovrà vivere sotto protezione, cambiare 13 località e residenze, i figli della prima moglie non gli rivolgeranno più la parola, la famiglia originaria lo allontanerà in quanto infame. La sua storia ispirerà il tv movie "Il testimone", diretto da Michele Soavi con la partecipazione di Raoul Bova. Grazie alla testimonianza di Mario Nero, viene spiccata una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Donato Delli Carri, 30 anni, nipote di Roberto Sinesi, affiliato alla batteria Delli Carri, costola del clan Sinesi-Francavilla, successivamente condannato in primo grado all'ergastolo e in via definitiva a 26 anni di reclusione. Il procedimento sulla morte di Panunzio certificherà l’esistenza dell'associazione di stampo mafioso “Società Foggiana” con a capo Giosuè Rizzi e Rocco Moretti. Il nome del cartello criminale era stato svelato dal pentito di Trani, Salvatore Annacondia soprannominato “Manomozza” nel corso del processo di primo grado celebrato tra il 1993 e il 1994. Trenatasei persone verranno condannate in via definitiva per associazione di stampo mafioso, droga e omicidi. A seguito della vicenda giudiziaria, sia Palazzo Chigi sia il Viminale si costituirono parte civile ottenendo il diritto al risarcimento in sede civile che fu stabilito in 6 milioni di euro per la «ferita» causata alla città e per le spese in uomini, mezzi e ogni risorsa per contrastare il dilagare del fenomeno criminoso.[16]

'operazione "Day Before" (giugno 1995)[modifica | modifica wikitesto]

È la maggiore operazione condotta fino ad allora dalla Squadra Mobile in città con 88 ordinanze di custodia cautelare spiccate dai PM Gianrico Carofiglio e Alfredo Viola nei confronti di altrettanti presunti appartenenti alla Società Foggiana, alcuni dei quali già detenuti. Il volto della nuova mafia, scrive la Gazzetta del Mezzogiorno, è quello di due donne, Giovanna Sinesi, sorella di Roberto e madre di Franco e Donato Delli Carri e Anna Dei, moglie di Sinesi, alle quali vengono notificate ordinanze di custodia cautelare. Le rivelazioni dei pentiti e le microspie permettono inoltre di evidenziare il ruolo ripreso nella gestione del crimine da Vincenzo Parisi, recordman delle evasioni, che però riesce ad evitare l'arresto. Il maxi-processo di appello, conclusosi nel luglio 2000, si conclude, dopo 9 giorni di camera di consiglio, con 53 condanne per complessivi 574 anni per i reati di mafia, droga, sette omicidi avvenuti nella zona di San Severo, 4 tra tentati omicidi e ferimenti, estorsioni, detenzione di armi ed esplosivo. Il boss Roberto Sinesi patteggia una pena di 15 anni per mafia e droga, da considerare in continuazione con i 6 anni inflitti per mafia nel maxi-processo Panunzio; Donato Delli Carri, nipote di Sinesi e killer di Panunzio riceve 8 anni per mafia; Giosuè Rizzi 4 anni e 6 mesi per mafia e armi; Rocco Moretti 4 anni e 6 mesi per armi; Michele Mansueto 4 anni e 6 mesi per armi; Giuseppe La Piccirella, di San Severo, 27 anni per mafia, droga, omicidio e ferimenti; Vito Lanza 11 anni e 6 mesi per mafia, droga, armi, Anna Dei 2 anni per mafia, Giovanna Sinesi 2 anni per mafia.

L'operazione "Double Edge" (giugno 2002)[modifica | modifica wikitesto]

L'esito del processo di primo grado nei confronti di 41 persone arrestate il 24 giugno del 2002 nell'ambito dell'operazione Double Edge è stato di 9 condanne, 4 patteggiamenti, 27 assoluzioni. Tra gli imputati condannati figurano, Federico Trisciuoglio (condannato a 4 anni di reclusione), Salvatore Prencipe (3 anni), Vincenzo Antonio Pellegrino, (3 anni), Antonio Bernardo (3 anni), Franco Spiritoso (3 anni), Michele Mansueto, (3 anni). Tra gli assolti Roberto Sinesi, Mario Piscopia, Antonello Francavilla e il fratello Emiliano.

Le accuse per i 41 foggiani, arrestati dagli agenti della Mobile nel giugno 2002 includono associazione mafiosa, droga, estorsioni, prostituzione, armi, usura, furto e ricettazione.[17] Il giudice condannerà gli imputati per il solo reato di mafia, non riconoscendo gli altri capi di imputazione. Il Pubblico Ministero della DDA di Bari Gianrico Carofiglio aveva chiesto 7 assoluzioni, e 29 condanne, cinque imputati avevano chiesto di patteggiare. Il Comune di Foggia, in questo processo si era costituito parte civile chiedendo un risarcimento danni di 1 milione di euro, ma il giudice stabilirà un risarcimento danni pari a 250 000 euro.[18]

L'operazione"Poseidon" (giugno 2004)[modifica | modifica wikitesto]

Le inchieste giudiziarie denominate "Double Edge", "Araba Fenice", "Discovery" e "Poseidon" hanno rivelato i rapporti dei clan foggiani con altri gruppi criminali della provincia ed i motivi che avevano generato la guerra di mafia avviatasi nel periodo 1998-1999 e nuovamente nel periodo 2002-2003. Il blitz "Poseidon" è messo a segno dagli agenti della Squadra Mobile, al 28 giugno 2004. Sono 25 le persone arrestate per lo più appartenenti al clan Trisciuoglio-Prencipe, accusate a vario titolo di associazione mafiosa, traffico e spaccio di droga, estorsione, abuso d'ufficio, falso ideologico, favoreggiamento personale e omessa denuncia. Al processo complessivamente il gup del Tribunale di Bari dott.ssa De Palo emise 23 condanne e 6 assoluzioni rispetto alle 27 condanne e 2 assoluzioni chieste dal PM. Imputati nel processo anche due poliziotti, il primo dirigente Agostino De Paolis e l'ispettore capo Pasquale Loizzo, entrambi assolti perché "il fatto non sussiste". Il ricorso successivo alla Corte d'Appello di Bari, definito il 3 luglio 2008, confermerà la maggior parte delle sentenze, tra cui quella a Federico Trisciuoglio (13 anni e 10 mesi), Salvatore Prencipe (13 anni e 6 mesi), Pasquale Moretti (5 anni e 4 mesi). La Corte di Cassazione, il 30 settembre 2009, ha rigettato il ricorso contro la sentenza di condanna emessa dalla Corte d'Appello con esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare in carcere per gli indagati che non erano già detenuti per altri reati.

L'operazione "DecimAzione" (novembre 2018)[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso della notte del 30 novembre 2018 la polizia con l’operazione “Decima Azione” esegue un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 30 persone, indagate, a vario titolo per associazione di stampo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi da fuoco e tentato omicidio.[19]

L’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, prende questo nome in quanto rappresenta la decima (in ordine di tempo) delle più importanti operazioni antimafia effettuate nella città di Foggia. Viene documentata la contrapposizione tra le due “batterie” mafiose egemoni sul territorio (da una parte quella dei Sinesi-Francavilla e dall’altra quella dei Moretti-Pellegrino-Lanza) che sono comunque inquadrabili in un unico contesto all’interno della Società Foggiana. I due gruppi criminali storicamente in contrapposizione infatti sul fronte del racket chiudevano affari in sinergia e si spartivano i ricavi grazie ad una “cassa comune”. Per i pubblici ministeri della DDA commercianti e imprenditori foggiani taglieggiati sono dei “coraggiosi al contrario” che accettano una vita di soprusi, quasi “disumana”. Ascoltati dai magistrati, nonostante il carattere incontrovertibile delle estorsioni di cui erano vittime, negavano di aver mai pagato il pizzo e addirittura alcuni di loro, dopo essere state ascoltate dagli inquirenti, comunicavano immediatamente la circostanza agli estorsori tranquillizzandoli di non aver detto nulla.[20]

Il 26 novembre 2020 verranno condannati i maggiori boss della Società Foggiana e i loro collaboratori: 11 anni e 4 mesi al boss Rocco Moretti detto “il porco”, 14 anni a Roberto Sinesi alias “lo zio”, 10 al figlio Francesco, 10 a Cosimo Damiano Sinesi, 14 a Vito Bruno Lanza detto “U’ Lepr”, 10 al figlio Leonardo e all’altro figlio Savino.

L'operazione "Decimabis"[modifica | modifica wikitesto]

L'operazione prende questo nome in quanto segue idealmente il percorso effettuato dall' operazione antimafia "DecimAzione" portata a termine due anni prima. Nel novembre 2020 sono arrestati 40 soggetti indagati a vario titolo per reati vari, dall'estorsione all'usura, in alcuni casi gravati dal metodo mafioso ed infine per il duplice tentato omicidio dei due figli del boss Federico Trisciuoglio nel corso della di mafia del 2015. 39 dei soggetti sono già detenuti al momento dell'arresto. Il 16 settembre 2021 si è tenuta nell'aula bumker di Bitonto, la prima udienza del processo scaturito da tale operazione che ha visto il rinvio a giudizio per 44 soggetti appartenenti alle tre cosche principali della Società Foggiana, tra cui due latitanti, Savino Ariostini e Leonardo Gesualdo.

Attività ed influenza[modifica | modifica wikitesto]

Questo sodalizio criminale trova energia nella continua pressione psicologica e morale esercitata nei confronti di commercianti e individui, emulando una sorta di atto di terrorismo psicologico che genera una continua egemonia sul territorio, controllato di quartiere in quartiere.

Il cartello criminale ha nel tempo aggregato tutte le espressioni emergenti del territorio riuscendo ad infiltrarsi nelle aree costiere limitrofe in cui ha progressivamente imposto i propri interessi illeciti nel terziario, in particolare assumendo il controllo del settore delle onoranze funebri.[21] Relativamente alle estorsioni in danno delle agenzie funebri non infiltrate da mafiosi, appare evidente come la Società Foggiana abbia inquinato non solo i settori economico/produttivi della città di Foggia, ma anche quelli sociali ed amministrativi, potendo contare su notizie riservate – evidentemente trasmesse da dipendenti comunali – relative al numero giornaliero dei morti. Le altre attività privilegiate del cartello criminale risultano lo spaccio di sostanze stupefacenti, le estorsioni ed il gioco d'azzardo (apparecchiature di video-poker) nonché l'alterazione del privato mercato assicurativo[22]. Risulta controllato dal sodalizio criminale anche il settore delle aste giudiziarie, al fine di influenzare il normale svolgimento delle offerte ed alterare il principio della libera concorrenza tra i singoli partecipanti, così da ottenere il condizionamento delle gare e l’aggiudicazione dei beni posti all’ asta in favore di soggetti designati dall’ organizzazione.[23]

Nel 2013 il giornalista Roberto Saviano in proposito ha dichiarato: È la mafia più ignorata dai media, potentissima ed efferata,[24] e in una intervista del 2016, il questore della Polizia di Stato di Foggia Piernicola Silvis. ha dichiarato che l'80% dei commercianti paga il pizzo.[25]

Struttura e articolazione territoriale[modifica | modifica wikitesto]

La Società foggiana viene suddivisa in quattro sottogruppi che possono essere distinti per aree di influenza e struttura[26]:

  • Mafia dei montanari: diffusa nel Gargano e caratterizzata da un'organizzazione fortemente familiare;
  • Società propriamente detta: presente nel capoluogo, Foggia, strutturata in "batterie" fortemente piramidali con un capo posto al vertice di ogni batteria;
  • mafia dei sanseveresi: diffusa a San Severo e nei comuni del nord della provincia;
  • Mafia dei cerignolani: diffusa a Cerignola e nei comuni del sud della provincia, è organizzata in "squadre";

A valle dell'operazione contro i Moretti-Pellegrino-Lanza e i Sinesi-Francavilla del 1º dicembre 2018 il procuratore nazionale Federico Cafiero De Raho descrive la società foggiana di oggi con una struttura di tipo 'ndranghetista: con vincoli di sangue, rituali di affiliazioni e gradi come il picciotto, il picciotto d'onore e lo sgarrista.[27]

Cosche foggiane e relativi personaggi di spicco[modifica | modifica wikitesto]

Batteria Moretti-Pellegrino-Lanza[modifica | modifica wikitesto]

  • Rocco Moretti, detto "il Porco" in foggiano "U' Purc"[28], nato a Foggia il 7.12.1950, condannato nel 1992 a 25 anni di reclusione per concorso in omicidio aggravato dell'autodemolitore Tommaso Dello Russo, pregiudicato di Terlizzi, ucciso nel marzo'88, lesioni personali e detenzione illegale di armi e munizioni, pena ricompresa per cumulo nel 2010 a 30 anni per associazione per delinquere di stampo mafioso e violazione della legge sugli stupefacenti, ricettazione (pena espiata). Detenuto al 41 bis a L'Aquila
  • Pasquale Moretti, figlio di Rocco, detto "il Porchetto", nato a Foggia l'11.5.1977, numero 2 del clan, di cui avrebbe assunto di fatto le redini a causa della lunghissima detenzione del padre. Da marzo 2020 è al soggiorno obbligato ad Orta Nova.
  • Rocco Moretti junior, figlio di Pasquale, nato a Foggia il 29.5.1997.
  • Alessandro Moretti, nipote del "Porco", condannato in via definitiva a 4 anni per tentata estorsione, danneggiamento e lesioni.
  • Massimo Perdonò, nipote del "Porco"
  • Francesco Tizzano, cognato di Rocco Moretti
  • Fabio Tizzano, fratello di Francesco
  • Antonio Vincenzo Pellegrino detto “Capantica”, condannato nel 2018 in secondo grado a 6 anni per estorsione aggravata dalla mafia, condanna dichiarata definitiva dalla Cassazione nel 2020.
  • Vito Bruno Lanza, detto "U’ Lepre"[29], condannato nel maxi-processo Day Before a 11 anni e nel 2020 a 14 anni di reclusione.
  • Leonardo Lanza, figlio di "U' Lepre"
  • Savino Lanza, figlio di "U' Lepre"
  • Gianfranco Bruno, cugino di Rodolfo Bruno, ucciso nel 2018
  • Antonio Bruno, figlio di Rodolfo Bruno, ucciso nel 2018

Batteria Sinesi-Francavilla[modifica | modifica wikitesto]

Roberto Sinesi, detto Lo Zio, in una foto del 1998, è tuttora l'indiscusso capo della batteria Sinesi-Francavilla
  • Roberto Sinesi, detto "lo zio", nato a Foggia il 16.10.1962, capo del clan Sinesi-Francavilla[30].
  • Francesco Sinesi, nato nel 1985, figlio dello "Zio" e cognato di Pasquale Moretti (batteria opposta), condannato in via definitiva a 20 anni per l'omicidio di Roberto Tizzano (29/10/2016).
  • Cosimo Damiano Sinesi, nato nel 1985, nipote dello "Zio", anche lui condannato in via definitiva a 20 anni per l'omicidio di Roberto Tizzano.
  • Antonello Francavilla, genero dello "Zio", avendone sposato la figlia Elisabetta, condannato in secondo grado a 6 anni di reclusione per estorsione.
  • Emiliano Francavilla, nato il 16.08.1979, fratello di Antonello[31]. Ha svolto funzioni di capo-batteria in seguito all'arresto dei familiari. Nel 2018 è condannato in Corte d'Appello a 9 anni e 8 mesi di reclusione. La sua ex-moglie, Sabrina Campaniello, è diventata collaboratrice di giustizia. Legato sentimentalmente all'avvocato Gabriella Capuano, condannata in via definitiva a 3 anni e 6 mesi di reclusione per concorso in estorsione.[32]Ha favorito la latitanza del boss garganico Franco Li Bergolis in ragione dell'alleanza con l'omonimo clan.
  • Leonarda Francavilla, sorella di Antonello, condannata in secondo grado a 6 anni di reclusione per estorsione.
  • Mario Lanza, marito di Leonarda Francavilla, condannato a 9 anni e 10 mesi per estorsione
  • Antonio Salvatore, genero di Leonarda, detto "Lascia Lascia", condannato a 3 anni di reclusione in pena concordata per tentato furto nel caveau della Società di trasporto Loomis Schweiz, sventato dai carabinieri di Cerignola e di Milano in collaborazione con la polizia svizzera
  • Luigi Biscotti, nipote dello "Zio", condannato nel gennaio 2017 in rito abbreviato a 10 anni di reclusione per il tentato omicidio di "U'Lepre".
  • Ciro Francavilla, cugino di Antonello
  • Giuseppe Francavilla, cugino di Antonello
  • Donato Delli Carri, nato nel 1969, figlio di Giovanna Sinesi (sorella dello "Zio"), condannato a 27 anni di reclusione per l'omicidio di Panunzio (1992) e a 8 anni nel maxi-processo Day-Before.
  • Francesco Delli Carri, nipote dello Zio, detto "U' Malat"

Batteria Trisciuoglio-Tolonese[modifica | modifica wikitesto]

  • Federico Trisciuoglio[33], detto "Enrichetto lo zoppo", nato il 20.10.1953, condannato dalla Corte di Appello di Bari a 25 anni di reclusione per estorsione, associazione per delinquere di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, detenzione di armi, pena confermata in Cassazione.
  • Giuseppe Trisciuoglio, nato il 5.3.1977, condannato nel 2019 dalla Corte di Appello di Bari a 10 anni di reclusione per estorsione.
  • Fabio Trisciuoglio, nato il 31.3.1980, condannato per estorsione
  • Salvatore Prencipe[34], detenuto dal 2004 al 2015 a seguito della condanna successiva all'operazione Poseidon.
  • Raffaele Tolonese, detto "Rafanill", nato il 13.9.1950, con un curriculum giudiziario di tutto rispetto: spaccio di stupefacenti (1985); rapina in banca in cui rimane gravemente ferito (1986) con relativa condanna a 4 anni; estorsione (1993) con relativa condanna a 1 anno e 4 mesi; mafia (1999) con relativa condanna a 3 anni e 6 mesi, detenzione illegale di armi (2001) con condanna a 3 anni, droga, armi, estorsioni, sequestro di persona, ricettazione e riciclaggio con condanna in via definitiva a 10 anni di reclusione (2017).
  • Savino Ariostini[35][36], detto "Nino 55", nato il 1.4.1969..

Appalti e collusioni tra politica e mafia[modifica | modifica wikitesto]

In tema di appalti pubblici, vasto eco ha avuto l'inchiesta incentratasi sui collegamenti tra taluni esponenti della imprenditoria foggiana e soggetti della locale criminalità organizzata, sfociata nell'operazione convenzionalmente denominata “Vela”, che ha portato all'arresto di dieci persone, tra le quali due vice presidenti dell'Assindustria di Capitanata, alcuni imprenditori locali e 4 soggetti collegati alla criminalità organizzata, nonché all'emissione di avvisi di garanzia a carico di politici locali e regionali. Nell'ambito della stessa operazione, la magistratura ha disposto il sequestro di svariate attività commerciali, terreni ed appartamenti. Tuttavia, dopo breve tempo, il Tribunale del Riesame di Bari, in accoglimento delle istanze presentate dai difensori, ha disposto la scarcerazione degli indagati, annullando il provvedimento restrittivo per carenza di gravi indizi.

Nel 2017, la società Segnaletica Meridionale, che già da diversi anni aveva l'appalto per la manutenzione ordinaria e straordinaria dei semafori e per quella relativa sia alle “strisce” orizzontali sia ai segnali stradali, si aggiudicava il nuovo appalto della durata di 5 anni per un importo base di 2,5 milioni, con una offerta al ribasso di 1,8 milioni di euro. La Prefettura di Foggia emetteva tuttavia un provvedimento di interdittiva antimafia nei confronti della società in quanto l'amministratrice della società, Veronica Colecchia, figlia del fondatore Giuliano, risultava essere la convivente di Pasquale Moretti, erede designato dal padre Rocco ad ad ereditare la gestione del sodalizio mafioso. Tra i dipendenti della società negli anni 2015 e 2016, inoltre, risulta esserci Francesco Tizzano, cognato di Veronica, in quanto sposato con la sorella Deborah. Tizzano, esponente di spicco del clan Moretti-Lanza-Pellegrino, è un noto pregiudicato foggiano più volte colpito da arresti per gravi reati anche di tipo mafioso.[37]

Nel 2021 venivano alla luce le intercettazioni ambientali a carico della consigliera comunale di maggioranza Liliana Iadarola (indipendente) alla quale il suo compagno, Fabio Delli Carri già noto alle forze di polizia, condannato nel 2014 per il reato di estorsione legato al 'racket delle mozzarelle e appartenente alla famiglia Delli Carri (clan Sinesi-Francavilla), chiedeva di mettersi di traverso rispetto all’azione amministrativa attuata dall’assessorato alla Legalità ed in particolare al potenziamento delle videocamere di sorveglianza.[38]

Presenza nel territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il raggio d'azione della Società foggiana è prettamente locale e non presenta ancora le forti infiltrazioni nazionali ed internazionali di 'Ndrangheta, Camorra e Cosa Nostra. Alcune indagini però hanno dimostrato come vi siano diversi insediamenti e attività in zone anche piuttosto distanti dalla Capitanata.

Provincia di Foggia[modifica | modifica wikitesto]

Gargano[modifica | modifica wikitesto]

Nel Gargano esiste una mafia arcaica e violenta, con partecipazione di pastori e massari; le attività maggiormente redditizie dei clan garganici sono il traffico di droga e armi[39]; anche per ragioni geografiche il controllo del territorio è assoluto. I clan predominanti sono i Li Bergolis di Monte Sant'Angelo, gli Alfieri e i Primosa di Monte Sant'Angelo, i Romito di Manfredonia e le famiglie dei Tarantino e dei Ciavarella di San Nicandro Garganico in perenne lotta fra loro. Cosche note alla cronaca per la faida del Gargano che ha prodotto, nel corso di una trentina d'anni, circa cento omicidi. In data 23 giugno del 2004 il blitz «Iscaro-Saburo» portò all'arresto di altre cento persone presunte affiliate ai clan della faida. In data 21 aprile 2009, il presunto boss Franco Romito e il suo autista Giuseppe Trotta vengono crivellati nella loro auto in località Siponto. Sono tre le armi utilizzate per compiere il duplice omicidio; recuperati sull'asfalto 4 bossoli di un fucile calibro 12 caricato a pallettoni, numerosissimi bossoli calibro 7.62 di una mitraglietta e 4/5 di una pistola calibro 9 per 21. I due sono stati raggiunti da una pioggia di proiettili in più parti del corpo. Franco Romito aveva il volto completamente sfigurato e non aveva più la mano sinistra. Franco Romito potrebbe essere stato ucciso per essere stato per anni con i suoi familiari confidente dei carabinieri e in molte indagini sulla famiglia mafiosa del clan opposto Libergolis-Miucci, guidato da Enzo Miucci, nipote del patriarca dell'organizzazione Ciccillo Li Bergolis, ucciso nel 2009.

San Severo[modifica | modifica wikitesto]

A San Severo e nel resto dell'Alto Tavoliere, gli assetti risultano prevalentemente stabili. La batteria foggiana Moretti-Pellegrino-Lanza vi ha concentrato i propri interessi e sostenuto il clan La Piccirella-Testa, che si caratterizza ormai come un gruppo autonomo indipendente, al cui vertice vi sono Giuseppe Vincenzo La Piccirella e Severino Testa. Tale clan ha definitivamente affermato la propria supremazia in un sistema precedentemente caratterizzato da diversi gruppi autonomi, monopolizzando il racket delle estorsioni ed il traffico di sostanze stupefacenti, ambito in cui la città di San Severo si conferma uno degli snodi più rilevanti della provincia. In antagonismo con il clan La Piccirella-Testa, rimane attivo il clan Nardino, molto attivo nel traffico degli stupefacenti e dotato di una rete di approvvigionamento diversificata (extranazionale in Olanda e in Germania per la cocaina, presso la criminalità albanese per l’eroina, nonché attraverso esponenti della camorra, della Società Foggiana e della malavita cerignolana) che gli ha consentito di coprire il mercato in modo competitivo.[40]

Cerignola[modifica | modifica wikitesto]

A Cerignola opera il clan Piarulli-Ferraro e Clan di Tommaso e Dangelo; una criminalità di impronta camorristica e un'altra simile alle "stidde" siciliane, strutture federali e non verticistiche. I Piarulli mantengono il proprio vertice in Lombardia, operando per mezzo di referenti, oltre che a Cerignola, a Trinitapoli e Canosa di Puglia e vantando alleanze con i gruppi garganici nell’area di Mattinata-Vieste. Nei clan di Cerignola viene a mancare il vincolo familiare tipico della Società Foggiana: i soggetti sono assoldati in base alle capacità criminali. La criminalità locale molto attiva e famigerata soprattutto per i gruppi di fuoco dediti agli assalti ai portavalori[41] e rapine in tutta Italia[42], traffico di droga, estorsioni e ricettazione di auto rubate si è caratterizzata negli ultimi tempi anche per la capacità di infiltrarsi nel tessuto economico e politico locale. Infiltrazioni mafiose nel nord Italia[43][44][45].

Lucera[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune di Lucera, situato nell'entroterra lungo la direttrice che conduce nell'alto Molise, il gruppo di maggiore spessore criminale resta quello dei Papa-Ricci-Cenicola, clan nato dall’evoluzione dell’autoctono tessuto mafioso e formato in gran parte da giovanissimi, mentre risulta indebolito il clan Bayan, in ragione dello stato di detenzione del suo capo, ergastolano (detenuto nel regime previsto dall’art. 41 bis).[46]

I Cinque reali siti[modifica | modifica wikitesto]

Ad Orta Nova opera il clan Gaeta, attivo in tutti i cinque reali siti e già decimato in molte sue ramificazioni dall'Operazione Veleno, che portò a 52 arresti nel 2007[47]. Cosca ritenuta collegata al clan Moretti-Pellegrino-Lanza di Foggia.

Abruzzo[modifica | modifica wikitesto]

In data 12 settembre 2011, Guardia di Finanza e Polizia di Stato hanno sequestrato beni per 20 milioni di euro nella città di Pescara tra locali notturni, conti corrente e proprietà aziendali. Tra i sette indagati alcuni risultano originari di Manfredonia e secondo gli organi inquirenti sarebbero legati ai clan del Gargano; più nello specifico, la famiglia Granatiero, titolare di alcuni beni sequestrati, è accusata di essere in contatto con i Romito.[48][49][50]

Marche[modifica | modifica wikitesto]

Da un'inchiesta cominciata nei primi anni del 2000 denominata "Reclaim" si è scoperto che i clan della società foggiana si sono insediati nelle marche dedicandosi prevalentemente allo spaccio di droga, rapine e gestione del gioco d'azzardo. Coinvolti anche esponenti dell'industria di Macerata.[51][52]

In data 6 luglio 2010, a Fano (Pesaro-Urbino) viene sgominata una banda composta da pugliesi e marchigiani, la quale si dedicava ad estorsioni e spaccio di sostanze anabolizzanti. I capi risultano provenienti da San Nicandro garganico.[53]

Piemonte[modifica | modifica wikitesto]

Dagli anni 1990 ne è stata segnalata la presenza in Piemonte, in particolare nel quartiere Falchera del capoluogo di regione in provincia di Torino.

Rapporti con le altre mafie[modifica | modifica wikitesto]

Camorra[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Clan dei casalesi.

I rapporti tra camorra e delinquenza foggiana sono, probabilmente, quelli di più antica data e quelli più profondi. La delinquenza foggiana è riuscita a fare il salto di qualità proprio grazie alla camorra, quella di Cutolo in particolare; durante il periodo della NCO molti "cutoliani" trascorsero i periodi di reclusione nelle carceri di San Severo e Foggia prendendo contatti con la delinquenza locale e affiliando alcuni personaggi, la sorella di Raffaele Cutolo, Rosetta, abitò a San Severo in soggiorno obbligato.[54] Cutolo organizzò anche una sorta di propaggine della NCO nella Puglia settentrionale, la Nuova camorra pugliese; l'uccisione di don Peppe Sciorio, luogotenente di Cutolo per Foggia, fu un chiaro segno che il crimine foggiano voleva diventare indipendente.[55]

Le indagini hanno dimostrato come esistano rapporti tra Società foggiana e casalesi, in data 19 marzo 2012 un'operazione dello SCICO (Guardia di Finanza) di Bari ha permesso di scoprire come i casalesi avessero affidato agli uomini della Società l'attività di falsificazione di banconote e insieme si occupassero anche di riciclare il rame rubato alle ferrovie.[56]

'Ndrangheta[modifica | modifica wikitesto]

Sui rapporti Società-'Ndrangheta sono stati scoperte alleanze tra i Romito di Manfredonia con le 'ndrine di Reggio Calabria (Libri-De Stefano-Tegano), tra i Sabatino di San Severo con le 'ndrine di Vibo Valentia e tra i gruppi di Foggia con i Coco Trovato (alleati dei De Stefano).[57][58]

Cosa nostra[modifica | modifica wikitesto]

Rapporti con le mafie dell'est[modifica | modifica wikitesto]

I rapporti con le mafie dell'est riguardano soprattutto: traffico di droga, traffico di armi e prostituzione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "La mafia di Foggia è la nuova Gomorra", su panorama.it. URL consultato il 25 luglio 2019.
  2. ^ Foggia, la geografia della "Quarta mafia": «Criminalità che vuole mettersi in mostra» di Luca Carofiglio, da barinedita.it, 14 febbraio 2019
  3. ^ static-www.immediato.net, https://static-www.immediato.net/wp-content/2018/03/06150603/schermata-2018-02-06-alle-13-22-31-653x367.png. URL consultato il 25 luglio 2019.
  4. ^ Come la Società Foggiana è diventata la mafia più brutale e sanguinosa d'Italia, su news.vice.com, 21 settembre 2017.
  5. ^ VIDEO | La mafia foggiana: dal vertice di Cutolo all'hotel 'Florio' al clan Agnelli-Carella, su FoggiaToday. URL consultato il 5 gennaio 2019.
  6. ^ Foggia. Ass. Antiracket Cap. ultimo: Fiducia e Volontà
  7. ^ Clan Moretti-Pellegrino, condannati gli 11 imputati, .pdf[collegamento interrotto], da La Gazzetta di Capitanata, 26 novembre 2009, riportata sul sito della Polizia di Stato Polizia di Stato - Home page
  8. ^ archivio.repubblica 2005
  9. ^ Mafia foggiana: la magistratura indica nomi e collegamenti dei mafiosi della città., su immediato.net.
  10. ^ Legal Advice
  11. ^ Il 41bis per “A’ Sciuccarella”, killer della mafia foggiana. Uccideva i rivali e si vantava: “Ho stipato pure a questo”, su immediato.net.
  12. ^ Agguato di mafia ucciso Mansueto storico boss di Foggia Esame stub a 2 persone, su www.lagazzettadelmezzogiorno.it. URL consultato l'11 maggio 2020.
  13. ^ Vita, mito e morte di un boss mafioso
  14. ^ Foggia, arrestato il capoclan Roberto Sinesi: rispose al fuoco dei sicari, su bari.repubblica.it.
  15. ^ Aprì il fuoco e mise in fuga i killer: il boss Roberto Sinesi arrestato per la detenzione illegale di un'arma, su foggiatoday.it.
  16. ^ La mafia foggiana dovrà risarcire lo Stato: 6 milioni L’elenco dei 36 condannati, su lagazzettadelmezzogiorno.it.
  17. ^ archivio.repubblica.it Mafia, omicidi e videopoker stroncata l'onorata Società
  18. ^ Sten. 312 s130
  19. ^ Le mani sulla città della Società Foggiana: pizzo a costruttori, sale slot, onoranze funebri e sale scommesse, su foggiatoday.it.
  20. ^ “Decima Azione”, mafia foggiana minacciava bombe a residenza sanitaria. I tentacoli dei boss su discoteche e ipermercati, su immediato.net.
  21. ^ Kataweb TvZap - Vivi e condividi la TV
  22. ^ Assicurazioni in calo Foggia provincia più cara., su foggiatoday.it.
  23. ^ Mafia foggiana, la cupola della “Società” nelle carte di “Decimabis”. I pentiti inchiodano boss e soldati, il gip: “Testimonianze credibili”, su immediato.net.
  24. ^ Società Foggiana, Saviano: “Mafia più ignorata dai media, potentissima ed efferata”
  25. ^ Omicidi, estorsioni e bombe: in Puglia la mafia “più cattiva”, su lastampa.it.
  26. ^ Atti Parlamentare
  27. ^ Procuratore antimafia. «A Foggia riti di affiliazione e gerarchie simili a 'ndrangheta», in avvenire.it, 1º dicembre 2018. URL consultato il 1º dicembre 2018.
  28. ^ Fermato un pezzo da novanta della mafia foggiana: ecco chi è Rocco Moretti, su Il Resto del Gargano. URL consultato l'11 maggio 2020.
  29. ^ Vito Bruno Lanza Archivi, su l'Immediato. URL consultato l'11 maggio 2020.
  30. ^ La chiacchierata con l'agente che inguaia il boss di Foggia. Nel vivo il processo allo "zio" Roberto Sinesi, su l'Immediato, 10 settembre 2019. URL consultato l'11 maggio 2020.
  31. ^ In cella tre big della mafia foggiana: c'è anche il boss di noto clan. A segno l'operazione "Rodolfo", su l'Immediato, 17 luglio 2019. URL consultato l'11 maggio 2020.
  32. ^ Mafia e tangenti, la Cassazione presenta il conto alla “Società Foggiana”. Condanne definitive per “Capantica” e per l’avvocato Capuano, su immediato.net.
  33. ^ Arrestato boss della Società, Trisciuoglio: era l'ultimo capo clan ancora libero. In manette anche il figlio, su l'Immediato, 16 dicembre 2017. URL consultato l'11 maggio 2020.
  34. ^ "Società foggiana": torna in libertà il boss Salvatore Prencipe, su www.ilmattinodifoggia.it. URL consultato l'11 maggio 2020.
  35. ^ Torna in carcere Ariostini, elemento di spicco del clan Moretti-Pellegrino-Lanza, su foggiatoday.it.
  36. ^ "Società foggiana", torna in carcere il boss anni '90, su ilmattinodifoggia.it.
  37. ^ Appalto segnaletica e semafori, Prefettura blocca l'azienda vincitrice: "Possibili infiltrazioni mafiose", su foggiacittaaperta.it.
  38. ^ Mafia foggiana, bombe e quelle pressioni in Comune. Il compagno (estorsore) della consigliera: “Alle telecamere puoi scrivere di no?”, su immediato.net.
  39. ^ CAPITANATA.IT » Il portale e il giornale di Foggia e Provincia[collegamento interrotto]
  40. ^ Mafia San Severo, la “supremazia criminale” del clan Testa-La Piccirella. La DIA: “Monopolizza racket e droga con l’aiuto dei foggiani Moretti”, su immediato.net.
  41. ^ FOGGIA Assalto furgone portavalori A14: coinvolti due cerignolani - teleradioerre.it > news
  42. ^ http://209.85.129.132/search?q=cache:kNoAUaFFQaIJ:www.portavalori.net/modules/news/index.php%3Fstorytopic%3D0%26storynum%3D20+fratelli+Piarulli+di+Cerignola+milano&hl=it&ct=clnk&cd=7&gl=it[collegamento interrotto]
  43. ^ Mafia, boss pugliese catturato in centro
  44. ^ http://209.85.129.132/search?q=cache:HqvQ5ll9bvcJ:www.notizie-online.it/cronaca/latitante-andriese-arrestato-in-autostrada.html+arrestato+barese+milano&hl=it&ct=clnk&cd=1&gl=it[collegamento interrotto]
  45. ^ http://www.libero-news.it/adnkronos/view/202343[collegamento interrotto]
  46. ^ La Dia su San Severo: "E' centro di raccordo dei fenomeni criminali più significativi", su foggiatoday.it.
  47. ^ Colpo all'ecomafia, 52 arresti - Repubblica.it» Ricerca
  48. ^ ANSA-RICICLAGGIO: SEQUESTRI DI BENI PER 20 MLN A PESCARA
  49. ^ Blitz a Pescara, sequestrati bar e attività commerciali, l'accusa è di riciclaggio da parte di clan pugliesi[collegamento interrotto]
  50. ^ Pescara, sequestrati i bar del riciclaggio Il pm: "Gli indagati sono legati a un clan"[collegamento interrotto]
  51. ^ Associazione mafiosa, rivivono le 'imprese' della cupola foggiana, su ilrestodelcarlino.it, 6 novembre 2008.
  52. ^ 11arresti per mafia anche in provincia di Macerata, su studioexclusive.com. URL consultato il 3 ottobre 2010 (archiviato dall'url originale il 17 novembre 2009).
  53. ^ [2° relazione semestrale 2010 della DIA]
  54. ^ Il tribunale della Quarta mafia ha ordinato la strage. Ed ha un esercito di mille soldati, su notizie.tiscali.it, 21 settembre 2017.
  55. ^ Giosuè Rizzi, la strage del circolo Bacardi e la "Società" foggiana, su foggiatoday.it, 12 gennaio 2012.
  56. ^ CAMORRA E MAFIA Casalesi e clan foggiani alleati nel business criminale: 10 arresti[collegamento interrotto]
  57. ^ Fratelli di Sangue di Nicola Gratteri; pag 228
  58. ^ http://www.teleradioerre.it/foggia/36815/Droga_a_San_Severo_infiltrazioni_dell_Ndrangheta[collegamento interrotto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Bonini, Giuliano Foschini "Ti mangio il cuore." 2019, Feltrinelli
  • Antonio Laronga, "Quarta Mafia. La criminalità organizzata foggiana nel racconto di un magistrato al fronte". 2021, PaperFIRST

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]