Nuova camorra pugliese

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Nuova Camorra Pugliese
Area di originePuglia
Periodoanni '70 del XX secolo - prima metà degli anni '90 del XX secolo
AlleatiNuova Camorra Organizzata

La Nuova Camorra Pugliese è stata un'organizzazione criminale pugliese (presente soprattutto nella provincia di Taranto) la cui nascita è stata voluta da Raffaele Cutolo. Il periodo di attività della Nuova Camorra Pugliese va dall'inizio degli anni '70 fino a metà degli anni '90.

In realtà, in assenza di una organizzazione egemone, era composta da una serie di organizzazioni criminali che hanno avuto origine alla fine degli anni '70 del XX secolo, all'interno delle carceri, ad imitazione dell'esperienza di Raffaele Cutolo. Gli esponenti più importanti furono Aldo Vuto e Antonio Modeo, entrambi di Taranto e formalmente affiliati alla Nuova Camorra Organizzata.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Provincia di Taranto[modifica | modifica wikitesto]

Le origini della Nuova Camorra Pugliese nei primi anni ottanta, derivano dalla nascita di alcuni gruppi mafiosi che sostituirono le semplici organizzazioni malavitose e dall'ascesa al potere di Antonio Modeo, detto il Messicano, con i suoi fratelli Riccardo Modeo, Gianfranco Modeo e Claudio Modeo, e dalla successiva alleanza con Aldo Vuto, importante boss della malavita tarantina, entrati ormai nelle cosche della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo.

Infatti lo stesso Raffaele Cutolo permise ai due boss di far uccidere Ciccio Basile, antico boss della mala locale e di controllare il contrabbando di sigarette di tutta la città.

Oltre ai Modeo e a Vuto gli elementi di spicco della Camorra tarantina furono:

  • Gaetano Belfiore (napoletano di Torre Annunziata inviato da Raffaele Cutolo a Taranto)
  • Mario Papalia (di Taranto)
  • Vincenzo Stranieri (di Manduria)
  • Cosimo di Pierro (di Taranto)
  • Vittorio Masella (di Taranto)
  • Luciano Lorè (di Pulsano)
  • Aldo Ancora (di Carosino)
  • Marino Pulito (di Pulsano)
  • Costantino Turco (di Torricella)

Società Foggiana[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Società foggiana.

Cutolo ormai carcerato non strinse patti solo con la criminalità tarantina, ma probabilmente ebbe accordi anche con altri gruppi mafiosi pugliesi, in particolar modo delle provincie di Foggia (da cui nacque la Società Foggiana) e quella di Lecce (la Sacra corona unita di Giuseppe Rogoli).

Questi due gruppi però, diversamente di come stabilito, aumentarono la loro potenza militare e diventarono oltre che indipendenti anche più potenti della NCOP che rimase affiliata della NCO, infatti la caduta di quest'ultima portò nel 1990 anche la scomparsa della Nuova Camorra Pugliese.

Nel 1990 nuovi gruppi sorsero in Puglia, tra cui la Società foggiana. Essa iniziò a stringere accordi con la Camorra, grazie al gruppo capeggiato da Giuseppe Iannelli, Alessandro Fusco e Giosuè Rizzi che operò nel foggiano fino al 2000 circa, questo significò che Cutolo ha stretto rapporti non solo con la malavita tarantina, ma anche con altri gruppi criminali pugliesi. In seguito però questa organizzazione divenne indipendente dando fine alla nota Camorra pugliese e non ebbe più a che fare con la NCO. L'autonomia di questo gruppo spinse i boss a scatenare una nuova sanguinosissima guerra tra il 1998 e il 1999 tra i principali clan del cartello mafioso. Grazie alle forze dell'ordine e a varie operazioni condotte dalla polizia anche questo gruppo contrapposto alla Sacra Corona Unita venne sciolto[1]. Rimangono tuttora fonti della riorganizzazione della Società Foggiana in una Nuova Società foggiana, infatti la provincia di Foggia fu quella che risentì di più dell'influenza della camorra.

Sacra Corona Unita[modifica | modifica wikitesto]

Diversi capi della Sacra Corona Unita come lo stesso fondatore Giuseppe Rogoli e Vincenzo Stranieri furono affiliati della Nuova Camorra Pugliese.

A Fasano l'11 novembre 1981 è stata uccisa la quattordicenne Palmina Martinelli, bruciata viva dalla criminalità organizzata pugliese.

Il ruolo di Antonio Modeo[modifica | modifica wikitesto]

Antonio Modeo (u' Messicane) e Aldo Vuto entrarono negli anni ottanta a far parte inizialmente delle cosche della 'Ndrangheta. Tramite un accordo Taranto rientrò poi nel territorio camorrista, e ciò spinse Modeo e Vuto ad accostarsi alla NCO di Raffaele Cutolo. Iniziarono così a diventare figure di spicco della criminalità jonica, in particolare grazie all'omicidio del temuto boss Francesco Basile che per anni aveva avuto il controllo sulla città. Ormai anche dei criminali di bassa lega e dei semplici teppisti potevano diventare spietati killer affiliati al gruppo Modeo. Infatti fino al 1990 alla NCOP si contarono circa 300 affiliati di cui un gran numero composto da minori.

Il periodo fiorente finì nel 1989 quando scoppiò a Taranto una faida fra Antonio Modeo e i suoi fratelli, e nell'estate del 1990 il Messicano fu ucciso[2] a Bisceglie (dove si era trasferito per sfuggire alla faida con i fratelli), per ordine di Salvatore Annacondia e con la complicità degli stessi fratelli di Modeo. Secondo le investigazioni, la motivazione fu il traffico di eroina; infatti Modeo si rifiutava di vendere droga in città, cosa che invece i suoi fratelli volevano. Inoltre, Aldo Vuto fu arrestato, e ciò comportò la fine del dominio dei Modeo su Taranto e sulla provincia, ormai sotto il controllo camorrista. Gli omicidi più importanti avvenuti durante la faida familiare dei Modeo sono quelli di Salvatore e Paolo de Vitis, di Cosima Ceci (madre del Messicano) detta Meme o'Cece, e altri componenti delle famiglie De Vitis e Modeo[3]. In realtà, però, la guerra di mala fece molti più morti (che superarono i 160); ormai ogni anno si contavano dai 25 ai 30 morti e almeno una sessantina di tentati omicidi.

Si può affermare quindi che la guerra di mafia aveva garantito oltre la morte dei principali boss del gruppo la fine del dominio della NCOP su Taranto e la scomparsa dell'organizzazione.

Dopo la caduta dei fratelli Modeo la malavita tarantina evolvette, con clan mafiosi autonomi che iniziarono a dominare la città e tutta la provincia. Anche l'influenza della Sacra corona unita iniziò a farsi sentire, spingendo alcuni clan della zona ad allearsi con l'organizzazione[4]. Nuovamente il numero delle vittime salì e fra esse si ricordano anche persone che non avevano rapporti con la malavita.

Solo nel 1994, grazie a varie operazioni delle forze dell'ordine, la malavita tarantina fu sgominata[5].

Processi[modifica | modifica wikitesto]

Antonio Modeo e i suoi fratellastri vennero processati dal tribunale di Bari il 24 ottobre 1986. Nel processo le condanne furono 155 con pene che variarono da 8 anni a 4 mesi,la pena più alta fu quella del foggiano Giosuè Rizzi (oltre 8 anni), 7 anni al brindisino Giuseppe Rogoli futuro fondatore della Sacra Corona Unita mentre Antonio Modeo e altri tarantini (Aldo Vuto,Mario Papalia e Aldo Ancora) vennero condannati a 5 anni, 32 imputati furono assolti.

Antonio Modeo però venne scagionato per motivi di salute e Gianfranco e Riccardo uscirono dal carcere nel 1989. Riccardo e Gianfranco Modeo vennero arrestati in Basilicata nel 1990 e in seguito coinvolti nel maxiprocesso "Ellesponto".[6] Aldo Vuto venne nuovamente processato dalla Corte d'Assise di Lecce il 23 maggio 1990.

Tra il 1992 e il 1994, dopo aver sgominato con varie operazioni i più potenti clan malavitosi della città, la DIA di Lecce si occupò dei clan della provincia e in particolar modo nel 1993 si registrarono vari processi e arresti che portarono alla decapitazione della criminalità jonica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Romano Canosa: Storia della criminalità in Italia dal 1946 a oggi, Feltrinelli, 1995.
  • M.Fiasco; Puglia, Il crimine:scenari e strategie, Sapere 2000, Roma, 1992.
  • Guido Ruotolo La quarta mafia: storie di mafia in Puglia, Pironti, 1994.
  • Monica Massari, Sacra corona unita: potere e segreto, Laterza, Bari, 1998.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]