Basilischi

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Basilischi
Area di originePotenza
Aree di influenzaBasilicata
Periodo1994 - 1999
Alleati'Ndrangheta
AttivitàEstorsione
Racket
Traffico di droga
Traffico di armi
Prostituzione
Gioco d'azzardo
Appalti
Rapina
Usura

I basilischi sono stati un'organizzazione criminale, nata nel 1994 a Potenza, e poi estesasi nel resto della Basilicata. Questa organizzazione ha assunto un ruolo di controllo delle attività illecite della Regione.

Grazie ad intercettazioni e all'intervento dello Stato, il 22 aprile 1999 tutti i capi di questa organizzazione sono stati arrestati. Da allora, secondo la procura nazionale antimafia, la criminalità organizzata delle zone del materano e del Melfese sono controllate da cosche che fanno capo alla 'Ndrangheta di Rosarno[1]. Nel secondo processo d'appello svoltosi nel 2018 cade l'accusa di mafia per i basilischi e rimangono in piedi solo le accuse di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio e alle estorsioni.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La nascita[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia dei basilischi nacque agli inizi del 1994, allorquando Giovanni Luigi Cosentino, soprannominato “faccia d'angelo”, un pregiudicato molto noto per le sue passate imprese criminose, all'interno delle carceri di Potenza e Matera iniziò ad avvicinare altri detenuti con l'intento di creare un'organizzazione che, con l'avallo di alcune famiglie malavitose calabresi (e segnatamente quella dei Morabito), avrebbe dovuto riunire tutte le associazioni criminali che sino a quel momento avevano operato in Basilicata: proprio per questo il gruppo veniva denominato famiglia dei basilischi.[2] Ottenuto difatti il nulla osta dalle 'ndrine dei Pesce e Serraino di Rosarno, si formò un gruppo di malavitosi operante in tutta la Regione con a capo Giovanni Gino Cosentino. Quella organizzazione ambiva a diventare la quinta mafia del meridione d'Italia.

L'organizzazione venne effettivamente formata da Saverio Mammoliti (detto Don Saru) dei Mammoliti che nominò come capo-società Renato Martorano.[3] Sembra abbiano avuto contatti anche con i Morabito[4].

Inchiesta "Iena 2"[modifica | modifica wikitesto]

Con l'inchiesta Iena 2, in cui sono coinvolti anche i deputati Antonio Potenza (la cui posizione è stata archiviata su richiesta dello stesso P.M.), Gianfranco Blasi (la cui posizione è stata archiviata su richiesta dello stesso P.M. nel 2006) e Antonio Luongo, il pubblico ministero di Potenza Vincenzo Montemurro evidenzia un cambio di assetto: l'appalto ottenuto all'Ospedale San Carlo da un'azienda controllata da un gruppo malavitoso campano viene trattato dai Basilischi in prima persona. Da questo si dedurrebbe che il controllo del territorio lucano è in mano al gruppo dei Basilischi che tratta alla pari con le altre mafie assumendo così una sua identità ed autonomia, pur rimanendo legato alla 'ndrangheta.

Operazione "Chewingum"[modifica | modifica wikitesto]

I Basilischi sono stati oggetto di un'inchiesta della procura antimafia di Potenza, "l'operazione Chewingum", che sta tentando di fare luce sulle attività e sulla struttura dell'organizzazione.

Anni 2000[modifica | modifica wikitesto]

In seguito al maxi-arresto del 22 aprile 1999, che ha incarcerato i capi della cosca, sembra che la 'ndrangheta di Rosarno abbia ristabilito il potere sulla criminalità in Basilicata, destituendo Cosentino e creando sette 'ndrine, composte da malavitosi locali e comandate direttamente da sette calabresi. Nel 2006, nell'inchiesta che ha coinvolto Vittorio Emanuele di Savoia e il sindaco di Campione d'Italia, vi era anche la famiglia Tancredi del potentino.

Secondo la procura antimafia nazionale, le zone lucane colpite da questo fenomeno sono quelle di Policoro[5], Montalbano Jonico, Pisticci, Scanzano Jonico (dove operano gli Scarcia)[6], la Val d'Agri (dove sono concentrate le risorse petrolifere della regione), e Melfese. Con sentenza del 21 dicembre 2007 il Tribunale di Potenza, composto dai giudici Daniele Cenci, Ubaldo Perrotta e Gabriella Piantadosi, ha accertato l'esistenza della "Famiglia Basilischi". Il 30 ottobre 2012 la Corte d'appello di Potenza ha confermato la sussistenza del clan mafioso dei “Basilischi”.

Attività[modifica | modifica wikitesto]

Affiliati[modifica | modifica wikitesto]

Sono affiliati all'organizzazione dei Basilischi alcuni membri del clan Scarcia del materano, i melfitani Massimo e Marco Cassotta (quest'ultimo assassinato il 14 luglio 2007), Antonio Cossidente e il salernitano Vincenzo De Risi, il gruppo potentino capeggiato da Renato Martorano (coinvolto nell'inchiesta Iena 2), e a cui appartengono i noti Dorino Stefanutti e Michele Badolato. Tutti i citati sono sotto inchiesta e condannati più volte per reati di stampo mafioso.

Riti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1996 la polizia ritrova un codice con la descrizione di un rito di battesimo sul monte Policoro che cita come luoghi sacri, il monte stesso, Potenza e il fiume Sinni[7].

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Casaburi 2013.
  2. ^ Cfr. sentenza del tribunale di Potenza del 21.12.2007
  3. ^ Nicola Gratteri, Fratelli di sangue, Luigi Pellegrini Editore, 2007, p157, ISBN 88-8101-373-8.
  4. ^ Nicola Gratteri, Fratelli di sangue, Luigi Pellegrini Editore, 2007, p157, ISBN 88-8101-373-8.
  5. ^ Mafia: la Basilicata è sempre assediata, su corrieredipolicoro.blogspot.it. URL consultato il 19 agosto 2017.
  6. ^ Mafia, ‘ndrangheta, camorra: la mappa dei clan, su giornalettismo.com. URL consultato il 18 luglio 2015.
  7. ^ Casaburi 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pantaleone Sergi, Gli anni dei Basilischi. Mafia, istituzioni e società in Basilicata, Milano, Franco Angeli editore, 2003.
  • Enco Ciconte, Francesco Forgione, Atlante delle mafie. Storia, economia, società, cultura, Volume II, Rubbettino editore, 2013, ISBN 978-88-498-3850-3.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]