Direzione nazionale antimafia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La Direzione nazionale antimafia (abbrv. DNA), nell'ordinamento della Repubblica italiana, è un organo della Procura generale presso la Corte di Cassazione.

È stata istituita con il decreto legge 20 novembre 1991, n. 367,[1] convertito con modificazioni dalla legge 20 gennaio 1992, n. 8,[2] con il compito di coordinare, in ambito nazionale, le indagini relative alla criminalità mafiosa.

Compiti[modifica | modifica sorgente]

È diretta dal Procuratore nazionale antimafia (PNA), nominato direttamente dal Consiglio Superiore della Magistratura in seguito ad un accordo col ministro della Giustizia (art. 76-bis, comma 3 ord. giudiziario) e ne fanno parte, quali sostituti procuratori, venti magistrati esperti nella trattazione di procedimenti relativi alla criminalità organizzata.

Il PNA è sottoposto alla vigilanza del Procuratore generale presso la Corte di Cassazione, che riferisce al Consiglio Superiore della Magistratura circa l'attività svolta e i risultati conseguiti dalla DNA e dalle direzioni distrettuali antimafia (DDA) istituite presso le Procure della Repubblica presso i tribunali dei 26 capoluoghi di distretto di Corte d'appello. Ha funzioni di coordinamento delle procure distrettuali, ed ha poteri di sorveglianza, controllo e avocazione. Non può compiere direttamente le indagini e non può dare direttive vincolanti nel merito alle procure distrettuali, ma può avocare le indagini condotte dalla procura che ha dimostrato grave inerzia o che non si è coordinata con le altre.

Organizzazione[modifica | modifica sorgente]

L'organo è organizzato in due servizi:

  • il Servizio Studi e Documentazione
  • il Servizio Cooperazione Internazionale

Della DNA fanno parte 20 magistrati del pubblico ministero che sono i sostituti procuratori nazionali antimafia. Le principali materie di interesse sono: mafia, camorra, ’ndrangheta, narcotraffico, tratta di esseri umani, riciclaggio, appalti pubblici, misure di prevenzione patrimoniali, ecomafie, contraffazione di marchi, operazioni finanziarie sospette, organizzazioni criminali straniere.[3]

Per le indagini, DNA e DDA si avvalgono delle strutture della Direzione Investigativa Antimafia (D.I.A.), e possono avvalersi anche di ROS e SCICO.

I vertici[modifica | modifica sorgente]

Primo procuratore nazionale antimafia è l'ex procuratore aggiunto di Milano, da pochi mesi a capo della procura generale di Palermo, Bruno Siclari (1992-1997), che si trova a dover mediare tra chi vuole rafforzare i poteri di coordinamento della DNA e chi teme la perdita di autonomia delle direzioni distrettuali. A Siclari segue il procuratore di Firenze Pier Luigi Vigna (1997-2005). Con lui la DNA assume una fisionomia definitiva.

Nell'ottobre 2005 il plenum del Consiglio Superiore della Magistratura nomina procuratore nazionale antimafia Piero Grasso all'epoca procuratore della Repubblica a Palermo. L'elezione di Grasso a PNA, se da un lato è salutata con giudizi positivi e di stima da parte del Governo Berlusconi III e di larghe componenti della magistratura, suscita accese polemiche per le modalità con cui viene estromesso dal concorso il concorrente, il giudice Giancarlo Caselli.

Nel maggio 2010 Piero Grasso viene riconfermato dal plenum del Csm alla guida della Direzione nazionale antimafia. Nella primavera del 2013 Grasso si candida al Senato per il Pd e viene eletto. Dal 9 agosto 2013 Procuratore Nazionale Antimafia viene nominato Franco Roberti.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Decreto-legge 20 novembre 1991, n. 367, in materia di "Coordinamento delle indagini nei procedimenti per reati di criminalità organizzata"
  2. ^ Legge 20 gennaio 1992, n. 8, in materia di "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 20 novembre 1991, n. 367, recante coordinamento delle indagini nei procedimenti per reati di criminalità organizzata"
  3. ^ Direzione nazionale antimafia, Ministero della Giustizia. URL consultato l'11 dicembre 2011.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]