Roberto Mancini (poliziotto)

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Roberto Mancini (Roma, 1961Perugia, 30 aprile 2014) è stato un poliziotto italiano.

È conosciuto per essere stato il primo poliziotto che con la sua squadra ha indagato sullo sversamento illegale di rifiuti speciali e tossici nei territori della Campania, che verranno poi indicati come terra dei fuochi, e sulle attività della camorra collegate.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Origini e formazione[modifica | modifica wikitesto]

Frequenta il Liceo Ginnasio Statale Augusto di Roma e qui collabora con il collettivo studentesco di estrema sinistra; per le sue idee politiche verrà in seguito soprannominato "il poliziotto comunista" o il poliziotto con il Manifesto".[1] Terminati gli studi si arruola nella Polizia di Stato nel 1980.

Le indagini su camorra e rifiuti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Clan dei casalesi e Terra dei fuochi.

La sua più importante attività è legata ad indagini sulla camorra e traffico di rifiuti. A partire dal 1994, insieme alla sua squadra, comincia a svolgere delicate indagini sul clan dei Casalesi, fino a produrre una preziosa informativa che nel 1996 consegna alla direzione distrettuale antimafia di Napoli. L'indagine vede coinvolto l'avvocato Cipriano Chianese[2] principale intermediario tra le aziende e i Casalesi nello smaltimento illecito di rifiuti pericolosi nelle discariche abusive tra Caserta e Napoli.

Dopo diversi anni, durante i quali le indagini vengono ostacolate e lo stesso Mancini trasferito, il pubblico ministero Alessandro Milita, riapre le indagini, convocando Mancini a testimoniare nel processo per disastro ambientale e inquinamento delle falde acquifere in Campania. Il procedimento, ora in Corte di assise, inizia nel 2011 e vede tra i principali imputati il "broker dei rifiuti", ovvero l'avvocato Cipriano Chianese.[3] Tra il 1998 e il 2001 Mancini collabora con la Commissione rifiuti della Camera, svolgendo numerose missioni in Italia e all'estero.

Il tumore e la morte[modifica | modifica wikitesto]

Il contatto ravvicinato con rifiuti tossici e radioattivi durante la sua attività investigativa lo porta a contrarre il linfoma non-Hodgkin, che gli viene diagnosticato nel 2002. Morirà il 30 aprile 2014, lasciando la moglie e una figlia; ai funerali, che si tennero Roma presso la basilica di San Lorenzo al Verano, parteciparono numerosi rappresentanti della Polizia di Stato, ed anche il parroco del rione Parco Verde di Caivano don Maurizio Patriciello.[4]

La causa di servizio[modifica | modifica wikitesto]

A seguito della certificazione del comitato di verifica del Ministero delle Finanze, attestante che il suo tumore del sangue dipende da "causa di servizio", gli viene riconosciuto un indennizzo di 5.000 euro, giudicati dal Mancini stesso insufficienti anche per il rimborso delle sole spese mediche.[5]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel settembre 2014, in seguito a manifestazioni, petizioni, l'impegno di alcuni amici, della famiglia e di alcuni parlamentari, a Roberto Mancini viene finalmente riconosciuto lo status di “vittima del dovere” che certifica la connessione tra la malattia e il servizio prestato riconoscendo il suo importantissimo lavoro e il sostegno alla sua famiglia.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere al merito della Repubblica Italiana

[4]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il poliziotto comunista che ha scoperto la terra dei fuochi, su l'Espresso. URL consultato il 1° marzo 2016.
  2. ^ Terra dei fuochi, chi è Cipriano Chianese, re delle ecomafie, su www.ilmessaggero.it. URL consultato il 28 febbraio 2016.
  3. ^ La guerra di Roberto, colpito dal tumore "Le mie indagini sconfitte da Gomorra", su Inchieste - la Repubblica. URL consultato il 23 febbraio 2016.
  4. ^ a b Funerali solenni per il poliziotto Roberto Mancini, su www.poliziadistato.it. URL consultato il 28 febbraio 2016.
  5. ^ La guerra di Roberto, colpito dal tumore "Le mie indagini sconfitte da Gomorra", su Inchieste - la Repubblica. URL consultato il 1° marzo 2016.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]