Giovanni Bonsignore

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Giovanni Bonsignore (Palermo, 10 gennaio 1931Palermo, 9 maggio 1990) è stato un funzionario italiano.

Dipendente della Regione Siciliana, venne assassinato da un sicario assoldato da Antonino Velio Sprio, anch'egli impiegato alla Regione Siciliana[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Fu dirigente superiore dell'assessorato regionale della cooperazione, del commercio e pesca della Regione Siciliana. Aveva ostacolato la creazione del consorzio agroalimentare, un organismo costato miliardi di lire, recuperati da capitoli di bilanci che egli sosteneva fossero destinati ad altre spese. Aveva preparato una relazione molto dettagliata nella quale sosteneva che secondo le leggi regionali e statali in vigore, il finanziamento predisposto dalla Regione Siciliana di circa 38 miliardi era illegittimo. Bonsignore era uno dei due ispettori che avevano condotto l'inchiesta amministrativa per un finanziamento irregolare concesso dalla Regione Sicilia alla cooperativa "Il Gattopardo" di Palma di Montechiaro (sospettata di legami con la locale famiglia mafiosa), di cui era vicepresidente il suo collega Antonino Velio Sprio, che venne condannato per truffa proprio per effetto dell'inchiesta portata avanti da Bonsignore[1].

Per vendetta, fu assassinato il 9 maggio 1990 alle 8:30 a Palermo in Via Alessio Di Giovanni, appena uscito di casa dopo aver acquistato un quotidiano. L'assassino è il pregiudicato palermitano Ignazio Giliberti, che nel 1999 confesserà di essere stato incaricato da Sprio dietro pagamento di una somma di denaro[1]. Un altro omicidio confessato da Giliberti è quello del funzionario regionale Filippo Basile, avvenuto nove anni dopo perché aveva avviato le pratiche di licenziamento nei confronti di Sprio[1].

Indagini ed aspetti controversi[modifica | modifica wikitesto]

Qualche anno dopo la sua morte furono confermate le sue accuse, sia i fatti di cronaca giudiziaria sia il fatto che la Regione Siciliana avrebbe cambiato nel 1993 la normativa riguardante i finanziamenti che egli criticava con l'autorevolezza di giurista preparato e rigoroso.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1991 fu insignito della medaglia d'oro al valore civile alla memoria[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d I cinque delitti di Sprio impiegato e serial killer - La Repubblica, su ricerca.repubblica.it.
  2. ^ Lo Bianco Giuseppe, Viviano Francesco La strage degli eroi. Vita e storia dei caduti nella lotta contro la mafia Arbor 1996 ISBN 888632524X

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Sentenza Sprio, su centroimpastato.it. URL consultato l'8 marzo 2018 (archiviato dall'url originale il 27 marzo 2008).
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