Movimento antimafia

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L'albero Falcone, in via Emanuele Notabartolo 23, a Palermo, uno dei simboli dell'antimafia in Sicilia.

Con l'espressione movimento antimafia si indicano generalmente tutti i movimenti, associazioni o comitati, spontanei o organizzati, che osteggino o comunque avversino le mafie e le loro manifestazioni.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Primavera di Palermo e Libero Grassi.
Alcuni lenzuoli esposti dal Comitato dei lenzuoli con slogan antimafia in omaggio ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, figure-simbolo della lotta alla mafia.

La maggior parte delle associazioni antimafia nacquero nel corso del XX secolo in seguito agli efferati crimini compiuti sul territorio nazionale da parte delle organizzazioni criminali di tipo mafioso quali Cosa Nostra, Camorra, 'Ndrangheta e Sacra Corona Unita.

Di particolare importanza sono stati i movimenti spontanei contro Cosa nostra nati in Sicilia, specialmente a partire dagli anni ottanta come risposta della società civile all'uccisione indiscriminata di magistrati, poliziotti, carabinieri ed uomini dello Stato: da intellettuali ed attivisti isolati come Danilo Dolci, Michele Pantaleone, Peppino Impastato e Pio La Torre (che fu promotore del disegno di legge che introdusse il reato di associazione di tipo mafioso e la confisca dei beni di provenienza illecita)[1] si passò ad associazioni e comitati organizzati, che il sindaco di Palermo Leoluca Orlando tentò di coinvolgere nel governo della città, dando vita all'esperienza nota come "Primavera di Palermo"[2].

Nei primi anni ottanta, in piena guerra di camorra tra la NCO di Raffaele Cutolo e la Nuova Famiglia, anche in Campania prese forma un movimento anticamorra su iniziativa di monsignor Antonio Riboldi, vescovo di Acerra, il quale, coinvolgendo numerose forze politiche e sociali, organizzò nel 1982 la storica marcia ad Ottaviano, "feudo" di Cutolo, con la partecipazione di 10.000 persone[3][4] e, sempre nello stesso anno, anche la marcia ad Afragola, che vide coinvolti 5.000 studenti ed operai[5].

Nel 1990 il commerciante Tano Grasso fondò a Capo d'Orlando (ME) la prima associazione antiracket in Italia e poi la FAI, la Federazione delle Associazioni antiracket e antiusura Italiane, che riuniva tutte le associazioni antiracket sorte nel frattempo nel resto del Paese[6]. Particolare sdegno suscitò l'omicidio dell'imprenditore Libero Grassi, che aveva denunciato pubblicamente di essere vittima del racket del pizzo, tanto che i conduttori televisivi Maurizio Costanzo e Michele Santoro gli dedicarono una lunga trasmissione andata in onda il 26 settembre 1991 a reti unificate su Rai 3 e Canale 5 che raccolse quasi dieci milioni di telespettatori e vide come ospiti numerosi parenti di vittime di mafia e protagonisti dei movimenti di contrasto al fenomeno, finendo al centro di numerose polemiche[7]. Contemporaneamente, in risposta ai centinaia di omicidi maturati durante la seconda guerra di 'ndrangheta, la tradizionale marcia per la pace Perugia-Assisi si svolse a Reggio Calabria e vi parteciparono 30.000 persone provenienti da tutta Italia[8][9]. Nello stesso anno nacque il movimento politico La Rete su impulso di Leoluca Orlando, che decise di candidare numerose figure iconiche della lotta alla mafia, da Letizia Battaglia a Claudio Fava[10].

Fu però a seguito delle stragi di Capaci e di via d'Amelio, nelle quali persero la vita i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che le associazioni e le manifestazioni contro la mafia crebbero di numero e d'importanza[11]. Subito dopo le due stragi, il più famoso movimento fu il Comitato dei lenzuoli, nato a Palermo su ispirazione delle comuni cittadine Marta Cimino e Gabriella Saladino[12][13] che, attraverso il passaparola e l’imitazione spontanea, fecero sì che le altre persone appendessero ai balconi delle proprie abitazioni un lenzuolo bianco con scritte e slogan antimafia[14][15]. Dopo la morte dei due magistrati, testimone d'eccezione del movimento antimafia fu l'ex giudice Antonino Caponnetto, creatore del pool di cui avevano fatto parte Falcone e Borsellino, che iniziò a girare per l'Italia per parlare agli studenti ed ai cittadini contro la mafia[16].

Storica fu anche la presa di posizione della Chiesa cattolica nella persona di papa Giovanni Paolo II, il quale durante la sua visita ad Agrigento il 9 maggio 1993, a circa un anno dalle stragi, lanciò un appello alla conversione dei mafiosi[17]:

«Dio ha detto una volta: non uccidere. Non può l’uomo, qualsiasi uomo, qualsiasi umana agglomerazione, mafia, non può cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio. Nel nome di Cristo, mi rivolgo ai responsabili: convertitevi! Un giorno verrà il giudizio di Dio!»

Testimoni di questo clima di rinnovamento antimafia all'interno della Chiesa furono don Pino Puglisi nel quartiere Brancaccio a Palermo e don Giuseppe Diana a Casal di Principe, in provincia di Caserta: entrambi furono assassinati perché tentavano di sottrarre i ragazzi dall'emarginazione e dal degrado che li trasformavano in facile manovalanza a disposizione delle organizzazioni mafiose del luogo[18][19].

XXI secolo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, Comitato Addiopizzo e Telejato.
L'associazione "Ammazzateci Tutti” a Genova per la Giornata nazionale della memoria e dell'impegno promossa dall'Associazione Libera di don Luigi Ciotti. 17 marzo 2012.

Sebbene alcuni movimenti abbiano cominciato a nascere alla fine del XX secolo (si pensi a Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie fondata da don Luigi Ciotti nel 1995, che fu promotrice della legge 7 marzo 1996, n. 109 sull'utilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie)[20], dal 2000 in poi si è assistito ad una certa proliferazione di tali movimenti: nel giugno 2003 infatti fu creata dalla moglie di Antonino Caponnetto, Elisabetta Baldi, la Fondazione Antonino Caponnetto[21]; nel 2004 nacque a Palermo il Comitato Addiopizzo con lo scopo di dare un aiuto ai commercianti che denunciano le estorsioni ed incitare i consumatori a preferire gli esercizi commerciali di questi ultimi nei loro acquisti[22]. Specularmente all'esperienza palermitana il 2006 nasce nella provincia etnea l'associazione antiracket Addiopizzo Catania che si propone i medesimi obiettivi di Addiopizzo Palermo senza perdere di vista le numerose iniziative sociali delle quali si fa portavoce[23]. Nel 2005, dopo l'uccisione del Vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria Francesco Fortugno, si registrarono manifestazioni spontanee che poi portarono alla formazione del movimento Ammazzateci tutti[24].

Nei primi anni 2000, l'imprenditore e giornalista Pino Maniaci, dagli schermi della rete televisiva locale Telejato con sede a Partinico (PA), lanciò il suo telegiornale innovativo con una serie di reportage che si occupavano prevalentemente di notizie relative alla criminalità organizzata, con toni di denuncia spesso irriverenti e con un linguaggio non convenzionale (in numerosi casi scurrile), che hanno reso questa tv locale famosa in tutta Italia[25], tanto che Maniaci, vittima in diversi casi di minacce ed aggressioni mafiose[26][27], è stato spesso invitato nelle scuole per parlare di mafia ed antimafia[28].

Nel 2007 avvenne la storica presa di posizione di Confindustria Sicilia, l'associazione degli industriali siciliani, che, sotto la presidenza di Ivan Lo Bello e del suo vice Antonello Montante, introdusse la regola che prevedeva l'espulsione dei soci che pagassero il pizzo[29].

Salvatore Borsellino con l'agenda rossa alla manifestazione in memoria di Peppino Impastato. Cinisi, 9 maggio 2010.

Nel 2009 è nato il Movimento delle agende rosse per volontà di Salvatore Borsellino. Il movimento prende nome dal colore dell'agenda del fratello, il magistrato Paolo Borsellino, sparita misteriosamente dopo la strage di via D'Amelio. Esso opera al fine di stabilire verità e giustizia per le stragi del 1992 e del 1993 e, insieme alle associazioni Scorta Civica e al Coordinamento Cittadinanza per la Magistratura, vuole "proteggere" i magistrati che si occupano dei processi legati alle stragi dai ripetuti attacchi politici e giornalistici[30].

Il 20 giugno 2014, nel corso di un'omelia pronunciata durante una messa nella Piana di Sibari in Calabria, Papa Francesco ha assunto una posizione ancora più dura dei suoi predecessori nei confronti dei mafiosi, dichirandoli scomunicati dalla Chiesa[31][32]:

«Quando all’Adorazione del Signore si sostituisce l’adorazione del denaro, si apre la strada al peccato, all’interesse personale e alla sopraffazione. Quando non si adora il Signore si diventa adoratori del male, come lo sono coloro i quali vivono di malaffare e di violenza. La vostra terra, tanto bella, conosce i segni e le conseguenze di questo peccato. La ‘ndrangheta è questo: adorazione del male e disprezzo del bene comune. Questo male va combattuto, va allontanato. Bisogna dirgli di no. La Chiesa, che so tanto impegnata nell’educare le coscienze, deve sempre di più spendersi perché il bene possa prevalere. Ce lo chiedono i nostri ragazzi. Ce lo domandano i nostri giovani, bisognosi di speranza. Per poter rispondere a queste esigenze, la fede ci può aiutare. Coloro che nella loro vita hanno queste strade di male, i mafiosi, non sono in comunione con Dio, sono scomunicati.»

Composizione[modifica | modifica wikitesto]

Associazioni[modifica | modifica wikitesto]

Personalità[modifica | modifica wikitesto]

Eventi ricorrenti[modifica | modifica wikitesto]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Pino Maniaci.

Il 7 febbraio 2018 la Commissione parlamentare antimafia presieduta dall'onorevole Rosy Bindi approvò la relazione conclusiva dei suoi lavori, in cui dedicava un intero capitolo alla situazione del movimento antimafia travolto da alcuni scandali che videro coinvolti personaggi molto noti e considerati simboli della lotta alle mafie: tra gli esempi più celebri, Pino Maniaci (il direttore di Telejato arrestato con l'accusa di estorsione nei confronti di alcuni amministratori locali), un gruppo di imprenditori aderenti a Confindustria Sicilia che avevano guidato la svolta antiracket all'interno dell'associazione (in primo luogo il presidente Antonello Montante, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa) e addirittura Silvana Saguto (presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, punto di riferimento in tema di riutilizzo dei beni confiscati, indagata per associazione a delinquere, corruzione ed abuso d'ufficio).

«Alcuni eventi succedutisi tra il 2014 e i giorni nostri hanno fatto riaffiorare un sentimento di diffidenza nei confronti del movimento antimafia da parte di diversi settori dell’opinione pubblica. In molti casi l’antimafia è stata rappresentata come moralmente inquinata, intossicata da ambizioni personali, da millanterie, dalla ricerca di vantaggi di potere, di status o addirittura economici, quando non da relazioni di connivenza e complicità con gli stessi ambienti mafiosi.»

(Relazione conclusiva della Commissione parlamentare antimafia, 2018[35])

Nel maggio 2018 la Squadra mobile di Caltanissetta condusse l'operazione Double face, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, che portò all'arresto di Antonello Montante (ex presidente di Confindustria Sicilia e definito "paladino della legalità") insieme ad altri imprenditori e funzionari delle forze dell'ordine e dei servizi segreti, i quali avrebbero messo in piedi un vero e proprio "sistema" di potere, ideato e attuato "grazie a una ramificata rete di relazioni e complicità intessuta con vari personaggi inseriti ai vertici dei vari settori delle istituzioni"[36][37]; Montante avrebbe compiuto attività di dossieraggio realizzata attraverso l'accesso alla banca dati delle forze dell'ordine e finalizzata a ricattare "nemici", condizionare attività politiche e amministrative e acquisire informazioni su indagini a suo carico[38][39]. L'anno successivo, Montante fu condannato a 14 anni di reclusione per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e all'accesso abusivo a sistema informatico[40], abbassata in appello a 8 anni nel 2022[41].

Nel 2020 la Corte d'assise di Caltanissetta condannò Silvana Saguto a 8 anni e 6 mesi di reclusione ed irrogò pesanti pene per il “cerchio magico” dei suoi amministratori giudiziari: 7 anni e 6 mesi all’avvocato Gaetano Cappellano Seminara (ritenuto il "re" degli amministratori giudiziari), 6 anni e 10 mesi al professore della Università Kore di Enna Carmelo Provenzano, 3 anni per l’ex prefetto di Palermo Francesca Cannizzo[42]. Nel 2022 le condanne furono confermate in appello, aumentate di qualche mese.[43]

L'8 aprile 2021, Pino Maniaci venne assolto con formula piena dall'accusa di estorsione perché "il fatto non sussiste" e condannato per diffamazione a 1 anno e 5 mesi[44].

Nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Germania[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Mafia? Nein danke!.

Mafia? Nein danke! (in italiano, Mafia? No grazie!) è un movimento antimafia analogo ad Addiopizzo nato in Germania il 21 agosto 2007 pochi giorni dopo la strage di Duisburg ultimo atto tra famiglie di 'Ndrangheta in lotta nella faida di San Luca[45]. L'idea è partita da Laura Garavini[46], e le aziende che partecipano (già più di cento) si sono impegnate a non assumere persone che hanno precedenti mafiosi e a rifiutare, denunciare e combattere qualunque tentativo d'estorsione[47].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Salvatore Lupo, Mafia in "Enciclopedia delle scienze sociali", su www.treccani.it. URL consultato il 18 settembre 2022.
  2. ^ Mafia, Chiesa e Dc: la missione in Sicilia di padre Sorge, su la Repubblica, 2 novembre 2020. URL consultato il 18 settembre 2022.
  3. ^ Diecimila alla marcia di Ottaviano: “Così nacque la generazione anticamorra”, su la Repubblica, 18 febbraio 2021. URL consultato il 22 settembre 2022.
  4. ^ Addio a mons. Antonio Riboldi, vescovo anti-camorra, su Famiglia Cristiana. URL consultato il 22 settembre 2022.
  5. ^ Vito Faenza, Contro la camorra operai e studenti. Parlano insieme Don Riboldi e Garavini (PDF), su archivio.unita.news, L'Unità, 11 dicembre 1982.
  6. ^ Trent'anni fa a Capo d'Orlando iniziava la lotta anti racket dei commercianti, su la Repubblica, 7 dicembre 2020. URL consultato il 18 settembre 2022.
  7. ^ LE LUCI D'ITALIA CONTRO LA MAFIA - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 19 settembre 2022.
  8. ^ IL CORTEO ATTRAVERSA REGGIO L'ITALIA SFILA CONTRO L'ALTRO STATO - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 23 settembre 2022.
  9. ^ LA ' MARCIA DELLA PACE' IN UN SANTUARIO MAFIOSO - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 23 settembre 2022.
  10. ^ L’antimafia sociale, una storia che viene da lontano | Società, ATLANTE | Treccani, il portale del sapere, su www.treccani.it. URL consultato il 19 settembre 2022.
  11. ^ La lotta alle mafie tra movimenti e istituzioni in "L'Italia e le sue Regioni", su www.treccani.it. URL consultato il 19 settembre 2022.
  12. ^ Addio a Marta Cimino inventò i lenzuoli antimafia - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 22 settembre 2022.
  13. ^ dei lenzuoli QUELL'INDIGNAZIONE APPESA DAI BALCONI - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 22 settembre 2022.
  14. ^ Mostre: lenzuoli contro la mafia, la rivolta civile di Palermo - ViaggiArt, su ANSA.it, 20 giugno 2022. URL consultato il 22 settembre 2022.
  15. ^ IL ' COMITATO DEI LENZUOLI' ' ACCOGLIETE IN CASA I SOLDATI' - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 22 settembre 2022.
  16. ^ CAPONNETTO, LE BATTAGLIE DI UN GIUDICE ONESTO - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 19 settembre 2022.
  17. ^ Anniversario. «Convertitevi»: 25 anni fa il grido di Giovanni Paolo II contro la mafia, su www.avvenire.it, 8 maggio 2018. URL consultato il 24 settembre 2022.
  18. ^ Sky TG24, Don Peppino Diana, chi era il prete ucciso 25 anni fa dalla camorra, su tg24.sky.it. URL consultato il 24 settembre 2022.
  19. ^ Padre Pino Puglisi, il prete che combatteva la mafia col sorriso, su Famiglia Cristiana. URL consultato il 24 settembre 2022.
  20. ^ La lotta alle mafie tra movimenti e istituzioni in "L'Italia e le sue Regioni", su www.treccani.it. URL consultato il 22 settembre 2022.
  21. ^ CHI SIAMO, su Fondazione Antonino Caponnetto. URL consultato il 22 settembre 2022.
  22. ^ ADDIOPIZZO, su Addiopizzo.org. URL consultato il 25 settembre 2022.
  23. ^ Administrator, Chi Siamo, su Addiopizzo Catania. URL consultato il 25 settembre 2022.
  24. ^ Il Movimento, su Ammazzateci tutti - Legalità Organizzata. URL consultato il 25 settembre 2022.
  25. ^ Telejato, la tv antimafia si fa in tre stanze, su Repubblica TV - Repubblica. URL consultato il 22 settembre 2022.
  26. ^ Telejato, nuove minacce al direttorescritte e insulti sui muri di Partinico, su la Repubblica, 3 settembre 2011. URL consultato il 22 settembre 2022.
  27. ^ Botte, minacce e tanto coraggio La storia dell'uomo di Telejato, su Inchieste - la Repubblica. URL consultato il 22 settembre 2022.
  28. ^ Estorsore o solo «minchione»?., su VanityFair.it, 3 ottobre 2016. URL consultato il 22 settembre 2022.
  29. ^ Lo Bello, dalla lotta al pizzo ai vertici Confindustria - IL PROFILO - - Politica, su Agenzia ANSA, 16 aprile 2016. URL consultato il 22 settembre 2022.
  30. ^ Redazione 19luglio1992.com, In Primo Piano, su 19luglio1992.com. URL consultato il 19 settembre 2022.
  31. ^ Il Papa: «I mafiosi sono scomunicati», su Famiglia Cristiana. URL consultato il 25 settembre 2022.
  32. ^ Papa scomunica mafiosi, 'ndrangheta adora soldi e male - Calabria, su ANSA.it, 21 giugno 2014. URL consultato il 25 settembre 2022.
  33. ^ Gazzetta Ufficiale, su www.gazzettaufficiale.it. URL consultato il 25 settembre 2022.
  34. ^ Falcone, l'anniversario della strage: le celebrazioni per il 23 maggio, su la Repubblica, 21 maggio 2021. URL consultato il 25 settembre 2022.
  35. ^ Rosy Bindi, Relazione conclusiva della Commissione parlamentare antimafia (PDF), COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA SUL FENOMENO DELLE MAFIE E SULLE ALTRE ASSOCIAZIONI CRIMINALI, ANCHE STRANIERE - XVII Legislatura, 2018, p. 124.
  36. ^ Arrestato Montante il simbolo antimafia che spiava pm e polizia - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 23 settembre 2022.
  37. ^ Dai ministri ai generali la rete dell'ex paladino - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 23 settembre 2022.
  38. ^ Inchiesta "Double Face", nomi e foto degli altri arrestati con Montante, su Giornale di Sicilia. URL consultato il 23 settembre 2022.
  39. ^ Una stanza segreta per i dossier e Confindustria divenne la Spectre - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 23 settembre 2022.
  40. ^ Caltanissetta, Antonello Montante condannato a 14 anni di carcere per associazione a delinquere e corruzione, su Il Fatto Quotidiano, 10 maggio 2019. URL consultato il 23 settembre 2022.
  41. ^ Sistema Montante: Montante condannato a 8 anni, su Il Sole 24 ORE, 8 luglio 2022. URL consultato il 23 settembre 2022.
  42. ^ Caltanissetta, l’ex giudice Silvana Saguto condannata a 8 anni e 6 mesi per lo scandalo dei beni sequestrati, su la Repubblica, 28 ottobre 2020. URL consultato il 23 settembre 2022.
  43. ^ Caltanissetta, in appello Silvana Saguto condannata a 8 anni e 10 mesi. Quattro mesi in più del primo grado, su la Repubblica, 20 luglio 2022. URL consultato il 23 settembre 2022.
  44. ^ Antimafia, il direttore di Telejato Pino Maniaci assolto dall'accusa di estorsione, su la Repubblica, 8 aprile 2021. URL consultato il 23 settembre 2022.
  45. ^ “Mafia? Nein Danke!”.“Uomini che si piegano alla mafia sono uomini senza dignità.”, su italiaestera.net. URL consultato il 15 marzo 2009.
  46. ^ Laura Garavini apre la sua campagna elettorale ufficialmente a Berlino, su ulivo.it, Partito Democratico, 13 marzo 2008. URL consultato il 14 giugno 2021 (archiviato dall'url originale il 13 aprile 2013).
  47. ^ Mnd in partitodemocratico.it[collegamento interrotto]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]