Movimento antimafia

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Con l'espressione movimento antimafia si indicano generalmente tutti i movimenti, associazioni o comitati, spontanei o organizzati, che osteggino o comunque avversino le mafie e le loro manifestazioni.

L'albero Falcone, in via Emanuele Notabartolo 23, a Palermo, uno dei simboli dell'antimafia in Sicilia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Italia[modifica | modifica wikitesto]

La maggior parte di queste associazioni nacquero in seguito agli efferati crimini compiuti sul territorio nazionale da parte delle organizzazioni criminali di tipo mafioso quali Cosa Nostra, Camorra, 'Ndrangheta, Sacra Corona Unita e Stidda.

Di particolare importanza sono stati i movimenti spontanei contro la mafia nati in Sicilia in seguito alla strage di Capaci nella quale perse la vita il giudice Giovanni Falcone ed alla strage di via d'Amelio, nella quale fu ucciso il suo collega al pool antimafia di Palermo Paolo Borsellino. Dopo la loro morte testimone d'eccezione del movimento antimafia è stato il giudice Antonino Caponnetto creatore del pool ed ideatore del maxiprocesso di Palermo che preso dal dolore iniziò a girare per l'Italia per parlare agli studenti ed ai cittadini contro la mafia.

Sebbene alcuni movimenti abbiano cominciato a nascere nella seconda metà del XX secolo (si pensi a Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie), dal 2000 in poi si è assistito ad una certa proliferazione di tali movimenti: nel giugno 2003 infatti viene creata dalla moglie di Antonino Caponnetto, Elisabetta la Fondazione Antonino Caponnetto; nel 2004 nasce a Palermo il Comitato Addiopizzo con lo scopo di dare un aiuto ai commercianti che denunciano le estorsioni ed incitare i consumatori a preferire gli esercizi commerciali di questi ultimi nei loro acquisti. Specularmente all'esperienza palermitana il 2006 nasce nella provincia etnea l'associazione antiracket Addiopizzo Catania che si propone i medesimi obiettivi di Addiopizzo Palermo senza perdere di vista le numerose iniziative sociali delle quali si fa portavoce. Nel 2005, dopo l'uccisione del Vicepresidente del Consiglio Regionale della Calabria Francesco Fortugno, si registrarono manifestazioni spontanee che poi porterono alla formazione del movimento Ammazzateci tutti.

Nel 2009 è nato il "movimento delle agende rosse" per volontà di Salvatore Borsellino. Il movimento prende nome dal colore dell'agenda del fratello, il magistrato Paolo Borsellino, sparita misteriosamente dopo la strage di via D'Amelio. Esso opera al fine di stabilire verità e giustizia per le stragi del 1992 e del 1993 e, insieme alla Scorta Civica e al Coordinamento Cittadinanza per la Magistratura vuole "proteggere" i magistrati che si occupano dei processi legati alle stragi dai ripetuti attacchi politici e giornalistici[1][2] che vedono Giuliano Ferrara chiedere in prima serata su Raiuno l'arresto del pm Antonio Ingroia, allievo di Borsellino, e successivamente porge accuse anche al collega di Ingroia, il magistrato Nino Di Matteo.[3] il quale è stato oggetto di minacce nel 2013, da parte di cosa nostra perché impegnato nel processo relativo alla trattativa tra Stato italiano e Cosa nostra[4].

Eventi ricorrenti[modifica | modifica wikitesto]

A Barcellona Pozzo di Gotto ogni 8 gennaio è promossa l'iniziativa di commemorazione di Beppe Alfano, giornalista ucciso dalla mafia locale.

L'iniziativa, promossa dall'Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia e dalla figlia Sonia Alfano e a cui partecipano le organizzazioni citate tra le voci correlate, ancora oggi porta profonde reazioni nell'opinione pubblica locale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]