Nuova Famiglia

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Nuova Famiglia
Area di origineSan Cipriano d'Aversa
Aree di influenzaCampania, Rimini, Milano, Roma, Ostia
Periodoanni 1970 - anni 1980
BossMichele Zaza
Luigi Giuliano
Luigi Vollaro
Carmine Alfieri
Antonio Bardellino
Umberto Ammaturo
Lorenzo Nuvoletta
Angelo Nuvoletta
Pasquale Galasso
Valentino Gionta
Michele D'Alessandro
Mario Fabbrocino
Angelo "Enzo" Moccia
AlleatiCosa Nostra
RivaliNuova Camorra Organizzata (estinto)

La Nuova Famiglia è stata un'organizzazione camorristica nata alla fine degli anni settanta del XX secolo per contrastare la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo.[1]

L'organizzazione cessò di esistere quando, verso la metà degli anni '80, scoppiò una guerra al suo interno tra il clan Nuvoletta e il clan dei Casalesi di cui il principale esponente fu Antonio Bardellino, e vinta dai secondi.

Nella guerra tra le due fazioni, tra gli episodi più importanti sono da ricordare la strage di Torre Annunziata, e l'assalto nella villa bunker dei Nuvoletta, che provocò la morte di Ciro Nuvoletta, fratello del boss Lorenzo Nuvoletta.

La nascita[modifica | modifica wikitesto]

Il Clan Nuvoletta si pose come cupola del cartello, anche perché erano la testa di ponte di Salvatore Riina in Campania e quindi godevano di maggior prestigio. Ben presto però delegarono il comando delle operazioni ad Antonio Bardellino. Bardellino era stato affiliato a Cosa Nostra nella Famiglia di Napoli, ma in coincidenza della guerra con Cutolo, ottenne di staccarsi e di legalizzare il proprio gruppo davanti a Cosa Nostra come famiglia autonoma. Le principali famiglie napoletane non allineate ai progetti di Raffaele Cutolo si uniscono, dando vita a un cartello dichiaratamente anti-cutoliano. La data spartiacque è l'8 dicembre 1978, giorno dell'Immacolata: a Forcella, in un garage dei Giuliano, 200 famiglie della zona partenopea si riuniscono in un'unica fazione, che diventa poi col tempo la Nuova Famiglia. L'iniziativa parte proprio dai Giuliano e dai Vollaro di Portici e viene raccolta da importanti clan della zona: i Nuvoletta, i Bardellino, i Ferrara, gli Alfieri, i Galasso, gli Ammaturo e i Moccia, ma anche i D'Alessandro e i Maresca di Castellammare di Stabia, i Gionta, i Gallo e i Limelli di Torre Annunziata, i Fabbrocino di San Giuseppe Vesuviano, in provincia di Salerno i Matrone di Scafati, i Nocera di Angri, i Serra e gli Olivieri di Pagani, i Citarella di Nocera Inferiore. Famiglie di camorra, unite per contrastare militarmente la Nuova Camorra Organizzata.[1]

La guerra con la N.C.O.[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Faida tra Nuova Camorra Organizzata e Nuova Famiglia.
Faida tra NCO e NF
DataAnni 1970 - Anni 1980
LuogoCampania
CausaControllo del territorio
EsitoVittoria della Nuova Famiglia
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
CentinaiaCentinaia
Voci di guerre presenti su Wikipedia

La guerra che scoppia tra la Nuova Camorra Organizzata (N.C.O.) di Raffaele Cutolo e la Nuova famiglia egemonizzata dai Zaza-Nuvoletta-Gionta-Bardellino-Alfieri crea non solo tantissimi morti. Infatti Cutolo pretendeva il pagamento di una tangente su ogni attività illecita, specialmente sul contrabbando di sigarette; a proposito, il collaboratore di giustizia Alfonso Rosanova dichiarò:

«Salvatore Zaza si lamentò con mio padre della richiesta delle 20.000 lire a cassa di sigarette che il Cutolo pretendeva dai contrabbandieri. Salvatore Zaza disse a mio padre: “O fai ragionare al Cutolo o qua si scatenerà una guerra grande.” [...] La vera ragione di tale pretesa era che il Cutolo non voleva assolutamente che i “siciliani” comandassero a Napoli perché sia i Nuvoletta che gli Zaza erano i rappresentanti della mafia siciliana in Napoli. In effetti i veri motivi della guerra non furono le 20.000 lire ma il fatto che voleva scacciare i siciliani.[2]»

Per cercare di far continuare il più possibile la guerra, Riina ordinò ai Nuvoletta di muoversi per combinare continue tregue fra la NCO e la NF. Bardellino, quando si rese conto del perché i Nuvoletta si mostrassero così attendisti e così poco propensi a chiudere la questione con Cutolo, si staccò definitivamente da loro, e legò con quelli che poi sarebbero diventati i suoi alleati storici, e cioè Carmine Alfieri e Pasquale Galasso. Ciro Maresca (classe 1939) non ebbe più bisogno di vendicarsi di Antonio Cuomo perché questi fu ucciso da Raffaele Catapano e Pasquale Barra, fedelissimi di Cutolo, nel carcere di Poggioreale il 31 gennaio 1980. Sembra che Cuomo non avesse avvertito Cutolo di un rapimento. Cuomo fu rimpiazzato dal suo braccio destro Antonio Lucarelli. Sua moglie Carla Ciampi rivelò poi ai giudici gli esecutori e i mandanti dell'omicidio. In febbraio, la Ciampi fu ammazzata a colpi di pistola nella sua auto.

Sembrava che Alfieri avesse già deciso di eliminare i vertici della NCO, in vendetta per l'omicidio dei suoi fratelli durante la guerra. Nel novembre 1982, il finanziere della NCO, Alfonso Ferrara Rosanova, fu assassinato. Quando il secondo in comando e principale capo 'militare' dell'organizzazione, Vincenzo Casillo fu ucciso con un'autobomba nel gennaio 1983 dall'alleato di Alfieri, Pasquale Galasso, fu chiaro che Raffaele Cutolo aveva perso la guerra. Il suo potere diminuì considerevolmente. Non solo Cutolo, ma anche molte altri gruppi camorristichi hanno compreso lo spostamento dei rapporti di forza causato dalla morte di Casillo. Molti affiliati della NCO abbandonarono la organizzazione e si allearono con la Nuova Famiglia.[3]

L'eliminazione delle figure chiave della NCO non solo ha segnato la fine della sconfitta del clan di Cutolo come forza politica e criminale, ma anche l'ascesa di Carmine Alfieri e del NF che, ormai, praticamente senza opposizione, li ha sostituiti come il principale contatto dei politici e uomini d'affari in Campania e altre organizzazioni criminali. Queste catene di uccisioni, tra cui quella del figlio di Cutolo, Roberto Cutolo, ucciso a colpi d'arma da fuoco dai membri del Clan Fabbrocino il 24 dicembre 1990, a 25 anni, insieme alla detenzione di molti dei suoi membri, portarono alla fine della Nuova Camorra Organizzata.[3]

Dopo la sconfitta della NCO di Cutolo l'organizzazione si spaccò, dando vita ad una lotta tra i suoi componenti.

La scissione[modifica | modifica wikitesto]

I Nuvoletta iniziano una guerra con i fuoriusciti della Nuova Famiglia che appoggiavano Carmine Alfieri, supportata dal clan Galasso di Poggiomarino, Angelo Moccia, Bardellino, Contini (con il braccio destro Riccardo Perucci), Licciardi, Giuseppe Mallardo (col braccio destro Luigi Esposito), ed erano sostenuti dai Corleonesi, il Clan dei Casalesi era invece sostenuto dai cosiddetti scappati come Tommaso Buscetta nella fedele riproduzione, sul territorio campano, della seconda guerra di mafia che stava ancora insanguinando l'intera provincia di Palermo.[senza fonte]

Il 12 giugno 1983 scompare Giuseppe Muollo ed il giorno dopo si trovano i corpi senza vita di tre dei suoi uomini. Tutti comprimari di Carmine Alfieri ed uccisi per ordine di Cutolo da Michele D'Alessandro del clan D'Alessandro. In seguito un poliziotto italiano visita l'appartamento a Rio de Janeiro di Bardellino, occupato in quel momento dalla compagna Rita De Vita. Il poliziotto non trova Bardellino ma riconosce il boss siciliano Tommaso Buscetta che vive nell'appartamento che sta sotto a quello di Bardellino. Il 22 ottobre 1983 Buscetta, con la moglie Christina Guimaraes, viene arrestato. Vengono arrestati anche gli uomini di Buscetta : Paolo Staccioli, Giuseppe Favia, Lorenzo Garello, Leonardo Badalamenti (il figlio di Gaetano) e Giuseppe Bizarro. Bizarro era stato poco prima contattato da Michele Zaza da Los Angeles mentre era in compagnia del boss siciliano Salamone.

L'assalto alla villa dei Nuvoletta[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Clan Nuvoletta.

Il 10 giugno 1984 venne assassinato Ciro Nuvoletta, nella sua tenuta di Vallesana, dove, tre anni prima, si erano tenuti i vertici per la pacificazione tra NF e NCO. Un gruppo di uomini armati appartenenti ai clan Alfieri-Galasso-Bardellino era entrato nella tenuta sparando all'impazzata ed aveva ucciso il più spietato dei tre fratelli Nuvoletta. La strage è evitata perché tutti gli altri occupanti della tenuta fra i quali c'è Valentino Gionta con alcuni suoi uomini, riescono a fuggire. L'omicidio, a sua volta, era stato preceduto dall'arresto in Spagna di Antonio Bardellino, il quale riteneva di essere stato tradito da un appartenente al clan Nuvoletta.[4]

La strage di Torre Annunziata[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Strage di Torre Annunziata.

Il 26 agosto 1984 un commando composto da almeno 14 persone arriva a Torre Annunziata a bordo di un pullman e di due auto; i mezzi si fermano davanti al "Circolo del pescatore". È domenica mattina e, come al solito, nei locali e davanti al circolo sostano numerosi aderenti al clan di Valentino Gionta. Il gruppo scende dal pullman e dalle auto, apre il fuoco, uccide sette persone appartenenti al clan Gionta e ne ferisce altre sette. La strage era stata preceduta da numerosi omicidi realizzati da ciascuno dei gruppi in danno dell'altro.

Entrare nella città di Gionta così numerosi, arrivare davanti al suo circolo, sparare sui presenti tra la folla, ripartire indenni significava: ledere il prestigio del boss della città, mostrarlo inidoneo a difendere sé stesso e i cittadini, segnalare la presenza di un fortissimo gruppo avversario, mettere in crisi i grandi affari di Gionta che si svolgevano nel campo del contrabbando di tabacchi, del traffico di cocaina, nell'edilizia, nei mercati del pesce, delle carni e dei fiori. Negli anni successivi alla strage di Torre Annunziata emerge progressivamente il clan Alfieri, che diventa via via più potente, eliminando i superstiti frammenti della NCO e scatenando una lotta sempre più feroce contro il clan Nuvoletta ed i suoi alleati. Tra il 1984 e il 1989 questa organizzazione, che operava tradizionalmente a Nola, si espande, nell'hinterland di Napoli, in diverse direzioni verso Pomigliano d'Arco, verso l'agro nocerino-sarnese, verso la fascia costiera tra Torre Annunziata e Castellammare di Stabia e verso l'area vesuviana nei comuni di Somma Vesuviana, S.Anastasia e Volla.[5]

La fine[modifica | modifica wikitesto]

Il 31 maggio 1985 un'autobomba uccide la madre di Giovanni Pandico, Francesca Muroni (65 anni), ferendo gravemente la cognata Gisella Gioberti, e suo fratello Nicola. Nel 1986, sono egemoni, a Napoli e provincia, principalmente 18 clan : Graziano, Ammaturo, Cutolo, Zaza, Galasso, Licciardi, Contini, Nuvoletta, Bardellino, Giuliano, Misso, Alfieri, Cava, Mariano, D'Alessandro, Gionta, Moccia e Nuzzo-Fabbrocino. Intorno alla metà del 1986, 10 elementi di spicco di organizzazioni malavitose colombiane, siciliane e napoletane si incontrano in Spagna. L'accordo si trova: i colombiani esportano cocaina al mercato europeo facendolo arrivare alle raffinerie siciliane. Da qui e da Napoli parte poi per tutta Europa. La famiglia siciliana Madonia di Palermo la distribuisce nell'Europa centrale, mentre il clan dei Corleonesi nell'Europa dell'est. I boss della camorra Zaza e Bardellino la distribuiscono in Francia, Italia e Spagna. Zaza si trasferisce a Marsiglia, Nunzio e Vincenzo De Falco in Portogallo, Antonio La Torre in Scozia, ad Aberdeen. Augusto, Antonio e Francesco Tiberio La Torre nei Paesi Bassi (dove inaugurano l'apertura dell'hotel Isolabella e di alcune pizzerie). Enrico Maisto in Austria, Antonio Egizio in Germania (dove inaugura anche una catena commerciale), Eduardo Contini nell'Europa dell'est (dove apre pizzerie, bar, ristoranti, alberghi). Francesco Toscanino si trasferisce in Brasile.

Il 6 ottobre 1986 Gaetano Nuvoletta viene arrestato a casa della sorella. Nel gennaio del 1987 il camorrista Franco Valdini viene ucciso; è il proprietario dell'Hotel Belvedere di Ercolano ed era frequentato dai giudici Armando Cono Lancuba e Vito Masi, che lavoravano per Alfieri. Sempre nel 1987 il camorrista dell'NCO Massimo Scarpa uccide Francesco Affatigato. Ed un certo Salvatore Pizza uccide il genero di sua figlia, Tommaso Sepe, membro del clan Alfieri. Il 27-9-88 Alfieri fa uccidere i 3 fratelli di Pizza (19, 21 e 23 anni) tramite il suo uomo, Raffaele Tufano. Il 4 ottobre 1988 il genero di Cutolo, Salvatore Iacone, 54 anni, viene ucciso mentre esce dal barbiere, a Ottaviano. Sempre nel 1988, Domenico Iovine, il fratello del braccio destro di Bardellino, Mario Iovine, viene ucciso. Intanto ai Quartieri Spagnoli si festeggia un matrimonio: il boss Marco Mariano si sposa al ristorante Le Cascine di Domenico Ferrara, uomo dei Casalesi. Michele Zaza pensa di stabilirsi definitivamente a Marsiglia. Ma il 15 febbraio dell'89 i suoi luogotenenti Nunzio Barbarossa, Nunzio Guida e Umberto Naviglia vengono arrestati a Nizza. Prologo dell'arresto del boss: il 14 marzo viene messo in manette Zaza e, a Napoli, alcuni suoi uomini tra cui Vincenzo Tagliamento e Nini Giappone. Nel 1988 venne ucciso in Brasile Antonio Bardellino da Mario Iovine, e la guida dei "Casalesi" viene assunta da quest'ultimo. Dopo l'omicidio di Iovine a Cascais in Portogallo, il comando dell'organizzazione dei Casalesi passa nelle mani Francesco Schiavone.

Componenti[modifica | modifica wikitesto]

Ne facevano parte:

Boss[modifica | modifica wikitesto]

  • Michele Zaza (Procida, 10 aprile 1945 – Roma, 18 luglio 1994)
  • Luigi Giuliano (Napoli, 3 novembre 1949)
  • Luigi Vollaro (San Sebastiano al Vesuvio, 18 dicembre 1932 – Milano, 3 dicembre 2015)
  • Francesco Mallardo (Giugliano in Campania, 1º aprile 1951)
  • Carmine Alfieri (Saviano, 18 febbraio 1943)
  • Pasquale Galasso (Poggiomarino, 17 maggio 1955)
  • Antonio Bardellino (San Cipriano d'Aversa, 4 maggio 1945 – Armação dos Búzios, 26 maggio 1988)
  • Umberto Ammaturo (Napoli, 21 maggio 1941)
  • Lorenzo Nuvoletta (Marano di Napoli, 1º gennaio 1931 – Marano di Napoli, 7 aprile 1994)
  • Angelo Nuvoletta (Marano di Napoli, 22 gennaio 1942 – Parma, 20 ottobre 2013)
  • Valentino Gionta (Torre Annunziata, 14 gennaio 1953)
  • Michele D'Alessandro (Castellammare di Stabia, 24 maggio 1945 - 16 febbraio 1999)
  • Giuseppe Olivieri (Pagani, 10 dicembre 1946 - Cava de tirreni 25 Giugno 1990)
  • Giuseppe Misso (Napoli, 6 luglio 1947)
  • Mario Fabbrocino (Ottaviano, 5 gennaio 1943 – Parma, 23 aprile 2019)

Affiliati[modifica | modifica wikitesto]

  • Angelo Moccia (Afragola, 25 luglio 1957) Capozona di Afragola. Alias “Enzuccio”. Designato da Carmine Alfieri come nuovo leader della Nuova Famiglia (nell’inverno 1990), rifiutò (motivo: tra la Nuova Famiglia e la sua famiglia preferiva la seconda). Detenuto dal 3 febbraio 1992 (essendosi costituito dopo 10 anni di latitanza), è in regime 41 bis dal 9 agosto 1995, condannato in via definitiva all’ergastolo per associazione mafiosa e omicidi vari (ha altri processi in corso). Non si è mai pentito, ma, come molti terroristi, dissociato: ha confessato i crimini commessi, senza chiamare in causa i complici, salvo quelli già pentiti o morti (ma ha guadagnato al massimo la concessione delle generiche, non essendo previsti per legge sconti di pena per i camorristi che si dissociano). Figlio di Gennaro Moccia (camorrista di Afragola, ammazzato nel 1976 dai clan concorrenti), e di Anna Mazza (vedi scheda: a lungo sospettata di essere il vero cervello di un clan a conduzione familiare). Mentre scoppia la faida successiva all’assassinio del padre (23 morti in 15 anni), Enzuccio viene condannato per qualche rapina, e finendo in prigione stringe amicizia con Carmine Alfieri e Pasquale Galasso, diventando il migliore amico di quest’ultimo.
  • Aniello La Monica (1947 - 1º maggio 1982) referente di Michele Zaza (1945 - 1994).
  • Aniello Nuvoletta (1940) cugino di Angelo, Ciro, Gaetano e Lorenzo Nuvoletta.
  • Anna Mazza (Afragola, 28 febbraio 1937 - Acerra, 25 settembre 2017) Soprannominata «vedova nera della camorra» o anche "a signor - La Signora", dopo la morte del marito Gennaro Moccia, ucciso negli anni settanta, prese in mano le redini del clan ramificandolo e sviluppandolo non solo sul territorio campano.
  • Antimo Ciaccio (... - 22 febbraio 1982)
  • Antonio Annunziata (... - 7 aprile 1982)
  • Antonio Malventi (1944 - 14 novembre 1991)
  • Antonio Ruocco (Mugnano di Napoli, 13 aprile 1959)
  • Antonio Vangone
  • Ciro Nuvoletta (1946 - 10 giugno 1984) fratello di Angelo, Gaetano e Lorenzo. Era inoltre cugino di Aniello Nuvoletta.
  • Costantino Iacomino, prima affiliato alla NCO, passo in seguito alla NF e si legò in particolare a Mario Fabbrocino (1943).
  • Dario De Simone (Trentola Ducenta, 8 ottobre 1959) esponente dei casalesi.
  • Domenico Cuomo (1962)
  • Ettore Miranda (1957 - 1993)
  • Feliciano Mallardo (20 gennaio 1951 - maggio 2015) cugino del più noto Francesco (1951).
  • Fiore D'Avino (1956)
  • Francesco Bidognetti (Casal di Principe, 29 gennaio 1951)
  • Francesco Schiavone (Casal di Principe, 3 marzo 1954)
  • Gaetano Nuvoletta (Marano di Napoli, 1º giugno 1933) fratello di Angelo, Ciro e Lorenzo, oltre che cugino di Aniello. Per un periodo fu latitante.
  • Giuseppe Autorino (1946 - 22 marzo 1999) killer
  • Giuseppe Mallardo (Giugliano in Campania, 1953) fratello del più noto Francesco (1951).
  • Giuseppe Muollo (... - 12 giugno 1983)
  • Giuseppe Olivieri
  • Giuseppe Ruocco (1955 - Casalnuovo, 6 agosto 1991)
  • Luigi D'Alessandro (10 novembre 1947) fratello del boss Michele.
  • Mario Iovine (San Cipriano d'Aversa, 15 marzo 1938 – Cascais, 6 marzo 1991) braccio destro di Antonio Bardellino (1945 - 1988) e numero due della cosca.
  • Marzio Sepe ( Marzano di Nola, 1954)
  • Nicola Nuzzo
  • Paolo Di Lauro (Napoli, 26 agosto 1953)
  • Pasquale Russo (Napoli, 28 febbraio 1947)
  • Pietro Lago (1951 - 25 ottobre 2014) Coinvolto nella maxi-inchiesta del 1983 contro la Nuova Famiglia, Lago venne indicato nei rapporti giudiziari come luogotenente, per Pianura e Soccavo, del capo storico del casalesi, Antonio Bardellino. Arrestato nel 1994, per una condanna per abusivismo e per una lunga sfilza di omicidi, lasciò il carcere per tre volte negli anni successivi, fino al definitivo arresto del 2004.
  • Raffaele Ferrara (1934 - 1983), uomo di Antonio Bardellino (1945 - 1988) e suo braccio destro. Ferrara era ritenuto un elemento di primissimo piano del clan Bardellino.
  • Raffaele Prestieri (... - 18 maggio 1992)
  • Salvatore Zaza (Napoli, 5 novembre 1925) fratello del più noto Michele Zaza. Fu arrestato il 19 settembre 1985.
  • Umberto Adinolfi (1955)

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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