Leoluca Orlando

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Leoluca Orlando
Leoluca Orlando DAV 2008 3.jpg
Leoluca Orlando nel 2008

Sindaco di Palermo
In carica
Inizio mandato 21 maggio 2012
Predecessore Diego Cammarata

Durata mandato 6 giugno 1993 –
16 aprile 2000
Predecessore Manlio Orobello
Successore Diego Cammarata

Durata mandato 13 maggio 1985 –
7 maggio 1990
Predecessore Nello Martellucci
Successore Domenico Lo Vasco

Sindaco metropolitano di Palermo
In carica
Inizio mandato 7 giugno 2016
Predecessore carica creata

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature XI, XV, XVI (fino al 10/07/2012)
Gruppo
parlamentare
Italia dei valori
Coalizione PD - IdV
Circoscrizione Sicilia-1 (XV)
Lazio 1 (XVI)
Incarichi parlamentari
Presidente - Commissione parlamentare per gli affari regionali;
Componente - III Commissione (Affari esteri e comunitari).
Sito istituzionale

Eurodeputato
Legislature IV
Gruppo
parlamentare
Federazione Europea dei Partiti Verdi
Coalizione Gruppo Verde
Circoscrizione Italia insulare
Collegio Italia
Incarichi parlamentari
Vice-Presidente - Commissione per l'ingresso di Malta nell'Unione Europea
Componente supplente - Commissione per la sicurezza e il disarmo
Componente - Commissione Europea Libertà Pubbliche e per gli Affari Interni
Componente - Commissione per le Politiche regionali.

Dati generali
Partito politico DC (-1991)
La Rete (1991-99)
Dem (1999-2002)
DL (2002-05)
IdV (2005-13)
RC-La Rete (2013-)
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Università Università di Palermo
Professione Avvocato, professore

Leoluca Orlando (Palermo, 1º agosto 1947) è un politico e avvocato italiano.

Dal 21 maggio 2012 esercita il suo quarto mandato (non consecutivo) di sindaco di Palermo e dal 7 giugno 2016 anche quello di sindaco della città metropolitana di Palermo. È stato inoltre coordinatore nazionale dell'Italia dei Valori.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Anni giovanili e studi[modifica | modifica wikitesto]

Figlio dell'avvocato Salvatore Orlando Cascio, terminato il liceo classico presso l'istituto Gonzaga di Palermo, Leoluca Orlando, laureato in giurisprudenza, avvocato, è stato docente di diritto pubblico regionale all'Università di Palermo. Ha compiuto studi ad Heidelberg (in Germania) e in Inghilterra.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Primi incarichi[modifica | modifica wikitesto]

Inizia il suo percorso politico nella corrente di sinistra della Democrazia Cristiana[1], con i cui vertici, in particolare con la destra andreottiana, entrerà presto in conflitto.

Consigliere giuridico del presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella dal 1978 al 1980, è stato eletto consigliere comunale di Palermo nel 1980, nelle file della Democrazia Cristiana. Nel 1984 è assessore comunale al decentramento nella giunta Insalaco.

Primo mandato da Sindaco: la giunta "esacolore" (1985-1990)[modifica | modifica wikitesto]

Leoluca Orlando negli anni '80

Nelle elezioni amministrative del 1985 verrà rieletto consigliere comunale e, successivamente, sarà eletto dal consiglio comunale sindaco di Palermo dal 1985 al 1987 a capo di un pentapartito, e da quell'anno al 1990 a capo di una giunta di grande coalizione, il cosiddetto "esacolore"[2], formata da Dc, Sinistra indipendente, Verdi, Socialdemocratici e dalla lista civica cattolica di «Città per l'Uomo» estesa il 15 aprile 1989 anche al Partito Comunista Italiano,[3] che entrò, per la prima volta nella sua storia, nel governo della città. Orlando lasciò così all'opposizione il Partito Socialista, i liberali, i repubblicani, e cercò di emarginare dalla gestione del potere le correnti più conservatrici della DC legate a Salvo Lima e Vito Ciancimino, una scelta che non mancò di creare ripercussioni su un piano nazionale, e alimentò lo scontro tra Orlando da una parte, Andreotti e Craxi dall'altra. L'ingresso del Pci poi accese lo scontro tra Orlando e il proprio partito, in particolare con la destra andreottiana[4] che lo costrinse il 24 gennaio 1990 a dimettersi da sindaco,[5] rimanendo dimissionario fino al maggio 1990.[6]

Il periodo della sua amministrazione, pur fra scelte molto controverse, viene da molti ricordato come la "primavera di Palermo", sia per la notevole attività di promozione e recupero dell'immagine della città in Italia e nel mondo, che era uscita assai danneggiata dalla lunga sequela di omicidi e crimini mafiosi culminati con le stragi del 1992, sia per la promozione di una cultura della legalità anche in ambito culturale ed educativo.[7][8]

Nel 1989, in occasione delle elezioni per il Parlamento Europeo, Orlando si rifiuta di candidarsi nella stessa lista con Salvo Lima.

La fondazione de La Rete[modifica | modifica wikitesto]

Rieletto consigliere comunale nel 1990 con oltre 70 000 voti di preferenza portando la DC ad ottenere la maggioranza assoluta dei seggi (42), non fu ricandidato a sindaco dal suo partito, e l'anno successivo lascerà la DC promuovendo la nascita de La Rete-Movimento per la Democrazia. Obiettivo principale del nuovo movimento era quello di riportare la questione morale nella politica italiana, grazie alla "trasversalità", alla partecipazione cioè di tutte le forze positive presenti nei vari partiti con un gruppo dirigente che comprendeva politici di differente estrazione politica e culturale, all'interno del recinto del centrosinistra.[9] I cinque firmatari del manifesto costitutivo furono Leoluca Orlando, Carmine Mancuso, Nando Dalla Chiesa, Diego Novelli e Alfredo Galasso, con componenti del comitato promotore Claudio Fava, Laura Rozza Giuntella, Letizia Battaglia, Angelo Tartaglia, Vincenzo Passerini.

Dello stesso anno è lo scontro con Giovanni Falcone a seguito dell'incriminazione per calunnia del pentito Pellegriti il quale rivolgeva accuse al parlamentare europeo Salvo Lima. La polemica proseguì quando Orlando accusò Falcone di tenere nascoste nei cassetti le carte sugli omicidi eccellenti di mafia e le prove delle collusioni di politici con Cosa nostra.[10]

Consigliere regionale e Parlamentare per La Rete[modifica | modifica wikitesto]

Orlando nel 1992

Durante la tornata elettorale per l'elezione dell'Assemblea Regionale Siciliana nel luglio 1991 venne eletto deputato regionale, sia nel collegio di Palermo che di Catania per "La Rete", carica da cui si dimise l'11 dicembre dello stesso anno [11]

Nelle successive elezioni politiche dell'aprile 1992 venne eletto deputato alla Camera dei deputati, nei collegi di Palermo [12] e di Roma, col movimento da lui guidato che ottiene l'1,86% dei voti, ed elegge 12 deputati e 3 senatori. Si dimise il 14 dicembre 1993 per incompatibilità.

Secondo e terzo mandato da Sindaco (1993-2000)[modifica | modifica wikitesto]

Nel novembre 1993, nelle prime elezioni dirette, ritorna sindaco di Palermo con oltre il 75% dei voti, sostenuto da una coalizione comprendente La Rete, Ricostruire Palermo, Nuovo Modo, Cattolici Democratici per Palermo e PRC, superando Elda Pucci.

Va segnalato inoltre l'ottimo risultato a livello nazionale ottenuto da La Rete che, unita in coalizioni di sinistra o centro-sinistra, riesce ad arrivare al ballottaggio in diverse città del paese come Torino, Milano, Lecco, Catania, Caltanisetta e Taranto e riuscendo a vincere a Venezia (dove sostiene l'indipendente Massimo Cacciari), Genova (appoggiando il candidato del PDS Adriano Sansa), Macerata (dove appoggia l'indipendente Gian Mario Maulo), Pescara (sostenendo il candidato PDS Mario Collevecchio) e Napoli (confluendo nella coalizione a sostegno di Antonio Bassolino). La nuova amministrazione di Orlando avvia subito una serie di riforme per allontanare gli interessi economici delle cosche mafiose dal Comune di Palermo continuando il processo di dismissione dell'affidamento degli appalti comunali a società sospettate di appartenere alle famiglie mafiose.

Viene confermato alla carica di primo cittadino nel 1997, sostenuto dall'intero centro sinistra, battendo Gianfranco Miccichè con il 58.6 per cento delle preferenze.[13]

Al parlamento europeo e la fine de La Rete[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1994 al 1999 è deputato al Parlamento europeo, dove è vicepresidente della Commissione per l'ingresso di Malta nell'Unione Europea e membro supplente della Commissione per la sicurezza e il disarmo: iscritto al Gruppo dei Verdi, si impegna per un maggior ruolo del Mediterraneo nell'Ue. È stato inoltre confermato membro della Commissione Europea Libertà Pubbliche e per gli Affari Interni ed è stato chiamato a far parte della Commissione per le Politiche regionali.

Porterà La Rete a sciogliersi e a confluire nei Democratici di Romano Prodi e quindi nella Margherita.

Il ritorno all'ARS e la sconfitta alle Regionali[modifica | modifica wikitesto]

Si dimette da sindaco nel dicembre 2000 per concorrere, come candidato del centro-sinistra alla presidenza della Regione Siciliana, alle elezioni regionali del giugno 2001, dove viene sconfitto (col 36,6% contro il 59,1%) da Salvatore Cuffaro. Diviene, per il meccanismo elettorale, ancora deputato all'Assemblea Regionale Siciliana dal 2001 al 2006. All'ARS è componente della commissione Statuto e Riforme istituzionali.

In occasione delle elezioni primarie de l'Unione, nel 2005, per designare il candidato presidente della Regione per le regionali del 2006 si schiera a sostegno di Rita Borsellino, scontrandosi con le posizioni ufficiali della Margherita a sostegno di Ferdinando Latteri. Espulso da Rutelli dal partito, si avvicina all'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro con la quale, capolista in diverse circoscrizioni, ritorna nel 2006 deputato alla Camera. Viene eletto presidente della Commissione parlamentare per le questioni regionali.

Nel maggio del 2006 ha annunciato l'intenzione di avanzare la sua candidatura alle primarie dell'Unione, per la scelta del candidato sindaco di Palermo, nelle quali (svoltesi 4 febbraio del 2007) è risultato primo con il 71,95 dei voti, distanziando di molto i diretti rivali Alessandra Siragusa (20,13%) e Giusto Catania (7,92%). Nel maggio del 2007 è stato così in corsa per le elezioni a sindaco di Palermo per la coalizione di centro-sinistra, ma viene sconfitto dal primo cittadino in carica, Diego Cammarata, sostenuto dal centrodestra, con circa 20 000 voti di scarto: Orlando ha commentato la notizia denunciando la presenza di gravi brogli elettorali[14].

Portavoce dell'IDV[modifica | modifica wikitesto]

Dal 2006 è portavoce nazionale di Italia dei Valori, partito che si presenta alle elezioni politiche del 2008 in coalizione con il Partito Democratico. Viene eletto deputato nelle due circoscrizioni della Sicilia ma opta per il seggio nella prima circoscrizione del Lazio per favorire l'ingresso di altri candidati in Parlamento. Il suo nome viene proposto per la presidenza della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi (meglio nota come "Commissione di vigilanza RAI"), che per prassi viene assegnata all'opposizione.

Su Orlando esiste l'accordo di PD, IDV e UDC, ma la candidatura viene fortemente osteggiata dalla maggioranza PDL-Lega Nord che fa mancare il numero legale per 40 votazioni e poi vota autonomamente per un esponente del PD, quindi un nome diverso dall'indicazione fornita dalle opposizioni parlamentari, Riccardo Villari. Il 18 novembre 2008 per protesta nei confronti della maggioranza e del premier Berlusconi, accusato di essere un "corruttore politico"[15], Orlando - insieme al collega di partito Pancho Pardi - si dimette dalla Commissione di Vigilanza. Dal 2008 al 2012 è stato presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori sanitari e i disavanzi sanitari regionali.

Il 21 marzo 2011, pur rimanendo nell'IdV, fonda La Rete 2018[16].

Primo cittadino per la quarta volta (2012-presente)[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver sostenuto Rita Borsellino alle elezioni primarie del centrosinistra per il candidato sindaco di Palermo, il 23 marzo 2012 annuncia la sua ricandidatura alla carica di sindaco di Palermo, affermando che le primarie sono state macchiate da brogli e inquinamenti politici, sostenuto dall'IdV, dalla Federazione della Sinistra e dai Verdi in contrapposizione al vincitore delle primarie Fabrizio Ferrandelli, ex IdV[17]. Approdano al ballottaggio proprio Leoluca Orlando (con il 47,42%) e Fabrizio Ferrandelli (con il 17,34%), dove il 21 maggio 2012 viene eletto, per la quarta volta e con il 72,43% delle preferenze, sindaco di Palermo.

Nel luglio 2012, dopo aver prestato giuramento come Sindaco di Palermo, entrando nel pieno delle sue funzioni, formalizza le dimissioni da deputato nazionale[18]. Il 10 gennaio 2013 come presidente de La Rete 2018 è tra i fondatori di Rivoluzione Civile. Il 15 giugno 2013 esce con altri dall'IdV e fonda a Roma il Movimento 139 (MOV 139), dove il numero allude agli articoli della Costituzione italiana[19]. Nel 2014 Orlando sembra intenzionato a far confluire il MOV 139 nel PD.[20]

Con l'approvazione delle nuove norme regionali sulle città metropolitane, in quanto sindaco del comune capoluogo il 7 giugno 2016 assume anche la carica di sindaco metropolitano di Palermo[21].

Durante questo mandato la giunta comunale guidata da Orlando ha proceduto con l'obiettivo di ridurre traffico e inquinamento nel centro città nonché favorire il trasporto pubblico e la mobilità sostenibile alla pedonalizzazione del centro storico della città[22]. Con gli stessi obbiettivi viene inaugurata la nuova rete tranviaria di Palermo (i cui lavori erano stati iniziati nel 2007 dalla precedente giunta) e sviluppati il bike sharing[23] e il car sharing.[24] Il 3 luglio 2015 l'itinerario Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale è stato inserito dall'Unesco nella Lista dei patrimoni dell'umanità.[25] Nel 2016 la giunta riesce ad intercettare nuovi finanziamenti, sia nazionali che europei, per interventi strutturali per la città firmando con il Presidente del Consiglio Matteo Renzi il cosiddetto "Patto per Palermo".[26][27][28]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Polemiche con Leonardo Sciascia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la pubblicazione dell'articolo I professionisti dell'antimafia, apparso sul Corriere della Sera il 10 gennaio 1987[29], Orlando, Nando Dalla Chiesa e altri entrarono in forte polemica con Leonardo Sciascia. Anni dopo Leoluca Orlando puntualizzerà che Sciascia «diceva cose giuste ma fu strumentalizzato».

Affermazioni su Falcone[modifica | modifica wikitesto]

Leoluca Orlando attaccò duramente Giovanni Falcone accusandolo di aver "tenuto chiusi nei cassetti" una serie di documenti riguardanti i delitti eccellenti di mafia[30]. Le accuse erano indirizzate anche verso il giudice Roberto Scarpinato e il procuratore Pietro Giammanco, ritenuto vicino ad Andreotti. Falcone dissentì sostanzialmente dalle conclusioni di Orlando sulle responsabilità politiche in merito alle azioni della cupola mafiosa (il cosiddetto "terzo livello"), sostenendo come sempre la necessità di prove certe e bollando simili affermazioni come "cinismo politico". Rivolto direttamente ad Orlando, dirà: "Se il sindaco di Palermo sa qualcosa, faccia nomi e cognomi, citi i fatti, si assuma le responsabilità di quel che ha detto. Altrimenti taccia: non è lecito parlare in assenza degli interessati"[31].

Vicende giudiziarie[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1995 la Procura di Palermo gli inviò un avviso di garanzia come anche a Domenico Lo Vasco, ex sindaco e assessore alle finanze in una precedente giunta Orlando, per l'appalto concesso alla Sispi, una società mista tra il Comune, l'IRI e la Finsiel, finanziaria del gruppo IRI, per l'informatizzazione dei servizi comunali. L'inchiesta fu poi archiviata. Fu anche inquisito dal Pm della Procura di Palermo, Lorenzo Matassa, per i restauri del teatro Massimo, accuse da cui Orlando fu prosciolto dal gup[32][33].

Nel 1996 viene indagato per corruzione aggravata durante l'esercizio delle sue funzioni di sindaco di Palermo. Il pentito Tullio Cannella afferma che nel 1986 il comune di Palermo, dopo una tangente di 200 milioni di lire, acquistò degli appartamenti di un certo Giuseppe Bonanno, un prestanome di Gaspare Finocchio (imprenditore) che era invece in odore di mafia. Destinatari della tangente, secondo il pentito sarebbero stati il Sindaco Leoluca Orlando e l'assessore Vincenzo Inzerillo, che all'epoca dei fatti era in carcere da 16 mesi per mafia. Orlando nega ogni responsabilità[34]. La vicenda per Leoluca Orlando non ebbe alcun seguito giudiziario.

Nel 2005 è stato condannato, con sentenza definitiva, per diffamazione aggravata nei confronti dei consiglieri comunali di Sciacca che nel 1999 avevano sfiduciato il sindaco della città Ignazio Messina, perché durante un comizio, li aveva accusati di essere collusi con la mafia[35][36][37].

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver organizzato, da sindaco di Palermo, i campionati mondiali di football americano del 1999 al velodromo Paolo Borsellino, dal 2002 è il presidente federale della Federazione Italiana di American Football (FIDAF), incarico ricoperto con l'obiettivo di far riconoscere la federazione dal CONI[38][39].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran croce al merito civile (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Gran croce al merito civile (Spagna)
— settembre 1998
Medaglia dell'Ordine georgiano di St. Nicholas - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia dell'Ordine georgiano di St. Nicholas
— dicembre 2013

Ha ricevuto varie onorificenze e riconoscimenti, dalla laurea honoris causa in filosofia tedesca conferita dall'Università di Treviri, alle cittadinanze onorarie di Chengdu[40], nella Repubblica Popolare Cinese e quella della Contea di Los Angeles, negli Stati Uniti. È professore onorario della Solkan-Saba Orbeliani University di Tbilisi, nella Repubblica della Georgia. Nell'aprile 2000 gli è stato conferito dal gruppo dei partiti democratici e liberali del Parlamento europeo, l'European Civic Prize (Premio Civico Europeo) "per il suo impegno contro la criminalità". Ha ricevuto a San Pietroburgo il Premio Pushkin 2001 per il suo impegno nel rendere Palermo "centro mondiale di cultura teatrale", e il 18 settembre 2008, a Colonia, il Premio Konrad Adenauer 2008.

Orlando è socio onorario del Rotary Club Palermo[41]. Nel 1998, da sindaco di Palermo, ha ricevuto alcuni uomini importanti tra cui il re di Spagna Juan Carlos, il leader cubano Fidel Castro e quella che all'epoca era la first lady degli Stati Uniti d'America, Hillary Clinton[39]. È presidente dell'Istituto per il Rinascimento Siciliano da lui fondato.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Note in tema di coordinamento, Palermo, Arti grafiche Montaina, 1970.
  • Contributo allo studio del coordinamento amministrativo, Milano, A. Giuffrè, 1974.
  • Teoria organica e Stato apparato, con Sergio Agrifoglio, Palermo-Sao Paulo, Ila Palma, 1979.
  • Un modello di governo locale. L'esperienza del Baden Wurttemberg, Palermo, Tip. Priulla, 1979.
  • Costruire una rete di solidarietà per una nuova politica, S. Giovanni Valdarno, Acli, 1990.
  • Crisi della città, crisi della politica, Firenze, Centro toscano di documentazione politica, 1990.
  • Palermo, Milano, A. Mondadori, 1990. ISBN 88-04-33621-8.
  • Un'altra pagina. Diario palermitano, Palermo-Sao Paulo-Roma, Ila Palma-Edizioni associate, 1993. ISBN 88-7704-200-1.
  • Fighting the Mafia and renewing Sicilian culture, New York, Encounter books, 2001.
  • Ich sollte der nächste sein. Ein Politiker im Fadenkreuz der Mafia, Freiburg, Herder Verlag, 2002. ISBN 978-3-451-06015-1.
  • Hacia una cultura de la legalidad-La experiencia siciliana, Pontificia Universidad catolica del Perù, 2003
  • Der Sizilianische Karren, Amman Verlag, Zürich, 2004.
  • Hacia una cultura de la legalidad-La experiencia siciliana, Universidad Autónoma Metropolitana México, D.F, marzo 2005
  • Leoluca Orlando erzählt die Mafia, di Pippo Battaglia Herder Verlag, settembre 2008 ISBN 978-3-451-29881-3
  • Leoluca Orlando racconta la mafia, di Pippo BattagliaTorino, UTET, 2007. ISBN 978-88-02-07776-5.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giovanni Di Capua, Delenda DC, Rubbettino Editore, 2004, p. 151.
  2. ^ Fuccaro Lorenzo, Leoluca, il nemico della nuova DC creato da De Mita, in Corriere della Sera, 28 febbraio 1993. URL consultato il 29 gennaio 2012 (archiviato dall'url originale il 6 giugno 2015).
  3. ^ La Maggioranza, dopo l'ingresso nella maggioranza del Pci, fu chiamata esacolore. Precedentemente si trattava di un pentacolore.
  4. ^ Mario Guarino, Ladri di stato: storie di malaffare, arricchimenti illeciti e tangenti, EDIZIONI DEDALO, 1° gennaio 2010, ISBN 9788822063120. URL consultato il 25 gennaio 2017.
  5. ^ Attilio Bolzoni, Stefano Rosso, Orlando, dimissioni con rabbia, in La Repubblica, 24 gennaio 1990, p. 3. URL consultato il 31 marzo 2014.
  6. ^ Stefano Marroni, Palermo, un sindaco di passaggio, in La Repubblica, 14 dicembre 1990, p. 11. URL consultato il 9 aprile 2011.
  7. ^ Enrico Deaglio, Il raccolto rosso 1982-2010. Cronaca di una guerra di mafia e delle sue tristissime conseguenze, Il Saggiatore, 2010, p. 77 e seguenti.
  8. ^ Paul Ginsborg, L'Italia del tempo presente: famiglia, società civile, Stato, 1980-1996, Einaudi, Torino 1998, p. 491.
  9. ^ La Rete - La Storia
  10. ^ Giovanni Falcone, fondazionefalcone.it. URL consultato il 24 maggio 2012.
  11. ^ Ars Sicilia
  12. ^ Camera dei Deputati
  13. ^ Elisabetta Rosapina, Orlando: " Saro' il Rudolph Giuliani di Palermo ", in Corriere della Sera, 2 dicembre 1997, p. 7. URL consultato il 1º aprile 2014 (archiviato dall'url originale il 6 giugno 2015).
  14. ^ Orlando: «Brogli enormi, annullare il voto», in Corriere della sera, 15 maggio 2007. URL consultato il 29 gennaio 2012.
  15. ^ Rai, accordo Pd-Pdl: Sergio Zavoli verso la presidenza della Vigilanza, in Corriere della Sera, 18 novembre 2008. URL consultato il 27 ottobre 2009.
  16. ^ 21 marzo 2011 nasce La RETE 2018
  17. ^ Emanuele Lauria, Orlando si candida a sindaco ma Sel sceglie Ferrandelli, in la Repubblica, 23 marzo 2012. URL consultato il 23 marzo 2012.
  18. ^ Palermo: Orlando formalizza le sue dimissioni da deputato Idv, in la Repubblica, 9 luglio 2012. URL consultato l'11 luglio 2012.
  19. ^ Orlando, sfida aperta al Pd: ora c'è il «Movimento 139»
  20. ^ Orlando a Roma per entrare nel Pd, ma i dem dell'Isola insorgono
  21. ^ Il Fogliettone
  22. ^ La mappa interattiva della Ztl di Palermo, in Repubblica.it, 07 ottobre 2016. URL consultato il 02 febbraio 2017.
  23. ^ Via al bike sharing a Palermo, 420 bici e 37 stazioni, in Repubblica.it, 14 dicembre 2015. URL consultato il 02 febbraio 2017.
  24. ^ Bike e car sharing: a Palermo via alla rivoluzione, la mappa dei due servizi, in Repubblica.it, 22 agosto 2015. URL consultato il 02 febbraio 2017.
  25. ^ Il percorso Arabo-Normanno dichiarato dall'UNESCO 'Patrimonio mondiale dell'umanità', su turismo.comune.palermo.it. URL consultato il 02 febbraio 2017.
  26. ^ Il Patto per Palermo diventa realtà Sbloccati 700 milioni di euro, su Live Sicilia. URL consultato il 02 febbraio 2017.
  27. ^ Palermo, in arrivo 770 milioni per il Patto sottoscritto con Roma, in Repubblica.it, 12 novembre 2016. URL consultato il 02 febbraio 2017.
  28. ^ Tram, centro storico e wi-fi: così saranno spesi i 770 milioni del «Patto per Palermo» di Renzi, su Giornale di Sicilia. URL consultato il 02 febbraio 2017.
  29. ^ Leonardo Siascia, I professionisti dell'antimafia, Archivio Partito radicale, 10 gennaio 1987. URL consultato il 29 gennaio 2012.
  30. ^ Giovanni Falcone - Biografia, Fondazione Falcone. URL consultato il 18 luglio 2010.
  31. ^ QUANDO COSSIGA CONVOCO' LE TOGHE DI SICILIA, in La Repubblica, 21 ottobre 1993, p. 4. URL consultato il 24 gennaio 2010.
  32. ^ Milano, "toga rossa" è un'offesa "Chi la usa diffama i magistrati", La Repubblica, 2 agosto 2007. URL consultato il 13 novembre 2008.
  33. ^ Centro Impastato
  34. ^ Centro Impastato Cronologia 1996
  35. ^ ANSA del 27-01-2005
  36. ^ Accuse di mafia infondate: Leoluca Orlando condannato per diffamazione, lnx.casertasette.com, 27 gennaio 2005. URL consultato il 13 novembre 2008.
  37. ^ La trave nell'occhio, beppegrillo.it, 18 aprile 2008. URL consultato il 13 novembre 2008.
  38. ^ Presidente, su Federazione Italiana di American Football. URL consultato il 12 marzo 2010.
  39. ^ a b Giovanni Marino, Orlando, Clinton e football "Il mio sport di regole e valori", in La Repubblica, 12 marzo 2010. URL consultato il 12 marzo 2010.
  40. ^ Palermo: Orlando cittadino onorario di Chengdu, Adnkronos, 3 dicembre 1999.
  41. ^ Elenco Soci, su Rotary Club Palermo. URL consultato il 12 marzo 2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Michele Perriera, Orlando. Intervista al sindaco di Palermo, Palermo, La Luna, 1988. ISBN 88-7823-018-9.
  • Giuseppe Montalbano, Frammenti di politica. Leoluca Orlando, Caltanissetta, Krinon, 1989.
  • Emanuele Giudice, L'utopia possibile. Leoluca Orlando e il caso Palermo, Palermo, Ila-Palma, 1990. ISBN 88-7704-088-2.
  • Tano Gullo, Andrea Naselli, Leoluca Orlando. Il paladino nella Rete. Un'intervista lunga cinquecento domande all'enfant terrible della politica italiana che ha sconvolto gli equilibri di potere tra mafia e partiti, Roma, Newton Compton, 1991.
  • Rosario Poma, Lima e Orlando nemici eccellenti, Firenze, Ponte alle Grazie, 1991.
  • Leoluca Orlando, ovvero Il mercato dell'immagine. Appunti raccolti e coordinati da un collettivo di ricercatori, Palermo, Le edizioni de Il foglio, 1991.
  • Fede e politica. Paolo Giuntella intervista Leoluca Orlando, Casale Monferrato, Marietti documenti, 1992. ISBN 88-393-3918-3.
  • Gaetano Savatteri, La sfida di Orlando. Ora alza il tiro: punta al Palazzo e vuol essere il leader del nuovo, Palermo, Arbor, 1993. ISBN 88-86325-08-8.
  • Hanspeter Oschwald, Orlando, un uomo contro. Il sindaco antimafia, Genova, De Ferrari, 1999. ISBN 88-7172-194-2.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Sindaco di Palermo Successore Palermo-Stemma uff.png
Gianfranco Vitocolonna (commissario) 13 maggio 1985 - 7 maggio 1990 Andrea Gentile (commissario) I
Vittorio Piraneo (commissario) 6 giugno 1993 - 25 maggio 1998 Leoluca Orlando II
Leoluca Orlando 25 maggio 1998 - 16 aprile 2000 Guglielmo Serio (commissario) III
Luisa Latella (commissario) 21 maggio 2012 - in carica in carica IV
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