Leoluca Orlando

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Leoluca Orlando
Leoluca Orlando, 2019 a.jpg

Sindaco di Palermo
In carica
Inizio mandato 22 maggio 2012
Predecessore Luisa Latella (commissario straordinario)

Durata mandato 22 novembre 1993 –
16 aprile 2000
Predecessore Vittorio Piraneo (commissario straordinario)
Successore Guglielmo Serio (commissario straordinario)

Durata mandato 13 maggio 1985 –
7 maggio 1990
Predecessore Gianfranco Vitocolonna (commissario straordinario)
Successore Domenico Lo Vasco

Sindaco metropolitano di Palermo
In carica
Inizio mandato 26 novembre 2017[3]
Predecessore Girolamo Di Fazio (commissario straordinario)

Durata mandato 7 giugno 2016 –
18 ottobre 2017[1][2]
Predecessore carica istituita
Successore Girolamo Di Fazio (commissario straordinario)

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature XI, XV, XVI (fino al 10/07/2012)
Gruppo
parlamentare
La Rete (XI)
Italia dei valori (XV, XVI)
Coalizione L'Unione (XV)
PD - IdV (XVI)
Circoscrizione Sicilia-1 (XV)
Lazio 1 (XVI)
Incarichi parlamentari
Presidente della Commissione parlamentare per gli affari regionali;
Componente della III Commissione (Affari esteri e comunitari).
Sito istituzionale

Europarlamentare
Legislature IV
Gruppo
parlamentare
Federazione Europea dei Partiti Verdi
Coalizione Gruppo Verde
Circoscrizione Italia insulare
Incarichi parlamentari
Vicepresidente della Commissione per l'ingresso di Malta nell'Unione Europea
Componente supplente della Commissione per la sicurezza e il disarmo
Componente della Commissione Europea Libertà Pubbliche e per gli Affari Interni
Componente della Commissione per le Politiche regionali.

Dati generali
Partito politico Partito Democratico (dal 2018)
Precedenti:
DC (fino al 1991)
La Rete (1991-1999)
I Dem (1999-2002)
DL (2002-2005)
IdV (2005-2012)
La Rete 2018 (2012-2018)
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Università Università degli Studi di Palermo
Università di Heidelberg
Professione Avvocato; Docente universitario

Leoluca Orlando (Palermo, 1º agosto 1947) è un politico e dirigente sportivo italiano.

Dal 22 maggio 2012 esercita il suo sesto mandato (non consecutivo) di sindaco di Palermo e dal 7 giugno 2016 anche quello di sindaco della città metropolitana di Palermo.

È stato parlamentare regionale e nazionale ed europarlamentare. Fondatore de La Rete, è stato inoltre coordinatore nazionale dell'Italia dei Valori.

Dal 2002 è inoltre presidente della Federazione Italiana di American Football.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Anni giovanili e studi[modifica | modifica wikitesto]

Figlio dell'avvocato Salvatore Orlando Cascio, terminato il liceo classico presso l'Istituto Gonzaga di Palermo, Leoluca Orlando, laureatosi in giurisprudenza, ha compiuto studi all'Università di Heidelberg (in Germania) e in Inghilterra. Avvocato, tra la fine degli anni '70 e gli anni '80 è stato docente di diritto pubblico regionale all'Università degli Studi di Palermo.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Primi incarichi[modifica | modifica wikitesto]

Inizia il suo percorso politico nella corrente di sinistra della Democrazia Cristiana[4], con i cui vertici, in particolare con la destra andreottiana, entrerà presto in conflitto.

Consigliere giuridico del presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella dal 1978 al 1980, dopo l'uccisione di quest'ultimo da parte della mafia, decide di candidarsi al Consiglio comunale di Palermo, dove viene eletto nelle file della Democrazia Cristiana. Nel 1984 è assessore comunale al decentramento nella giunta guidata da Giuseppe Insalaco.

Primo mandato da Sindaco: la giunta "esacolore" (1985-1990)[modifica | modifica wikitesto]

Leoluca Orlando negli anni '80

Nelle elezioni amministrative del 1985 verrà rieletto consigliere comunale e, successivamente, sarà eletto dal consiglio comunale sindaco di Palermo dal 1985 al 1987 a capo di un pentapartito, e da quell'anno al 1990 a capo di una giunta di grande coalizione, il cosiddetto "esacolore"[5], formata da DC, Sinistra indipendente, Verdi, Socialdemocratici e dalla lista civica cattolica di «Città per l'Uomo» estesa il 15 aprile 1989 anche al Partito Comunista Italiano,[6] che entrò, per la prima volta nella sua storia, nel governo della città.

Orlando lasciò così all'opposizione il Partito Socialista, i liberali, i repubblicani, e cercò di emarginare dalla gestione del potere le correnti più conservatrici della DC legate a Salvo Lima e Vito Ciancimino, una scelta che non mancò di creare ripercussioni su un piano nazionale, e alimentò lo scontro tra Orlando da una parte, Andreotti e Craxi dall'altra. L'ingresso del Pci poi accese lo scontro tra Orlando e il proprio partito, in particolare con la destra andreottiana[7] che lo costrinse il 24 gennaio 1990 a dimettersi da sindaco,[8] rimanendo dimissionario fino al maggio 1990.[9]

Il periodo della sua amministrazione, pur fra scelte molto controverse, viene da molti ricordato come la "primavera di Palermo", sia per la notevole attività di promozione e recupero dell'immagine della città in Italia e nel mondo, mortificata dalla lunga sequela di omicidi e crimini mafiosi che culmineranno con le stragi del 1992, sia per la promozione di una cultura della legalità anche in ambito culturale ed educativo.[10][11]

Nel 1989, in occasione delle elezioni per il Parlamento Europeo, Orlando si rifiuta di candidarsi nella stessa lista con Salvo Lima.

La fondazione de La Rete[modifica | modifica wikitesto]

Rieletto consigliere comunale nel 1990 con oltre 70000 voti di preferenza portando la DC ad ottenere la maggioranza assoluta dei seggi (42), viene considerato il naturale sindaco, ma non ottiene l'appoggio di una parte del suo partito e non riesce a formare una maggioranza di consiglieri per l'opposizione dei "Verdi", dovendo quindi rinunciare alla possibilità di formare una nuova Giunta comunale.

Nel 1991, lascia quindi la DC promuovendo la nascita de La Rete. Obiettivo principale del nuovo movimento era quello di riportare la questione morale nella politica italiana, grazie alla "trasversalità", alla partecipazione cioè di tutte le forze positive presenti nei vari partiti con un gruppo dirigente che comprendeva politici di differente estrazione politica e culturale, all'interno del recinto del centrosinistra.[12] I cinque firmatari del manifesto costitutivo furono Leoluca Orlando, Carmine Mancuso, Nando Dalla Chiesa, Diego Novelli e Alfredo Galasso, con componenti del comitato promotore Claudio Fava, Laura Rozza Giuntella, Letizia Battaglia, Angelo Tartaglia, Vincenzo Passerini, Rino Piscitello, Carmelo Partescano

Dello stesso anno è lo scontro con Giovanni Falcone a seguito dell'incriminazione per calunnia del pentito Pellegriti il quale rivolgeva accuse al parlamentare europeo Salvo Lima. La polemica proseguì quando Orlando accusò Falcone di tenere nascoste nei cassetti le carte sugli omicidi eccellenti di mafia e le prove delle collusioni di politici con Cosa nostra.[13]

Deputato regionale e parlamentare per La Rete[modifica | modifica wikitesto]

Durante la tornata elettorale per l'elezione dell'Assemblea Regionale Siciliana nel luglio 1991 venne eletto deputato regionale, sia nel collegio di Palermo che di Catania per "La Rete", carica da cui si dimise l'11 dicembre dello stesso anno[14].

Nelle successive elezioni politiche dell'aprile 1992 venne eletto deputato alla Camera dei deputati, nei collegi di Palermo[15], Verona e Roma oltre che eletto al Senato della Repubblica nel collegio della Sicilia Occidentale, col movimento da lui guidato che ottiene l'1,86% dei voti, eleggendo 12 deputati e 3 senatori. Si dimise il 14 dicembre 1993 per incompatibilità con la carica di sindaco.

Secondo e terzo mandato da Sindaco (1993-2000)[modifica | modifica wikitesto]

Nel novembre 1993, nelle prime elezioni dirette, infatti ritorna sindaco di Palermo con oltre il 75% dei voti, sostenuto da una coalizione comprendente La Rete, Ricostruire Palermo, Nuovo Modo, Cattolici Democratici per Palermo e PRC, superando Elda Pucci.

Va segnalato inoltre l'ottimo risultato a livello nazionale ottenuto da La Rete che, unita in coalizioni di sinistra o centro-sinistra, riesce ad arrivare al ballottaggio in diverse città del paese come Torino, Milano, Lecco, Catania, Caltanissetta e Taranto e riuscendo a vincere a Venezia (dove sostiene l'indipendente Massimo Cacciari), Genova (appoggiando il candidato del PDS Adriano Sansa), Macerata (dove appoggia l'indipendente Gian Mario Maulo), Pescara (sostenendo il candidato PDS Mario Collevecchio) e Napoli (confluendo nella coalizione a sostegno di Antonio Bassolino). La nuova amministrazione di Orlando avvia subito una serie di riforme per allontanare gli interessi economici delle cosche mafiose dal Comune di Palermo continuando il processo di dismissione dell'affidamento degli appalti comunali a società sospettate di appartenere alle famiglie mafiose.

Viene confermato alla carica di primo cittadino alle elezioni del 1997, sostenuto dall'intero centro sinistra, battendo Gianfranco Micciché con il 58.6% delle preferenze.[16] Noto fu il suo impegno contro la pena di morte, concedendo la cittadinanza onoraria a diversi condannati statunitensi.

Al parlamento europeo e la fine de La Rete[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1994 al 1999 è deputato al Parlamento europeo, dove è vicepresidente della Commissione per l'ingresso di Malta nell'Unione Europea e membro supplente della Commissione per la sicurezza e il disarmo: iscritto al Gruppo dei Verdi, si impegna per un maggior ruolo del Mediterraneo nell'UE. È stato inoltre confermato membro della Commissione Europea Libertà Pubbliche e per gli Affari Interni ed è stato chiamato a far parte della Commissione per le Politiche Regionali.

Porterà La Rete a sciogliersi e a confluire nei Democratici di Romano Prodi che, a loro volta, nel 2002 confluiranno ne La Margherita.

La candidatura a Presidente della Regione e il ritorno all'ARS[modifica | modifica wikitesto]

Si dimette da sindaco nel dicembre 2000 per concorrere, come candidato del centro-sinistra, alla presidenza della Regione Siciliana, alle elezioni regionali del giugno 2001, dove viene sconfitto (col 36,6% contro il 59,1%) da Salvatore Cuffaro. Salvatore Cuffaro è stato successivamente condannato a 7 anni di reclusione, che ha scontato in carcere, per favoreggiamento della mafia per fatti avvenuti proprio durante la campagna elettorale del 2001 contro Orlando.[17] In quelle elezioni comunque, in virtù del meccanismo elettorale, Orlando diviene ancora deputato all'Assemblea Regionale Siciliana dal 2001 al 2006. All'ARS è componente della commissione Statuto e Riforme istituzionali[14].

In occasione delle elezioni primarie de L'Unione, nel 2005, per designare il candidato presidente della Regione per le regionali del 2006 si schiera a sostegno di Rita Borsellino, scontrandosi con le posizioni ufficiali della Margherita a sostegno di Ferdinando Latteri. Espulso da Rutelli dal partito, si avvicina all'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro.

Leoluca Orlando nel 2015

Portavoce dell'IdV[modifica | modifica wikitesto]

Dal 2006 è portavoce nazionale di Italia dei Valori, partito in cui nell'aprile 2006 è eletto deputato alla Camera. A Montecitorio è presidente della Commissione parlamentare per le questioni regionali, fino al termine della legislatura nel 2008.

Le elezioni comunali del 2007, la sconfitta, le irregolarità[modifica | modifica wikitesto]

Nel maggio del 2006 annuncia l'intenzione di candidarsi alle primarie de L'Unione per la scelta del candidato sindaco di Palermo. Le consultazioni, svoltesi 4 febbraio del 2007, vedono prevalere Orlando col 71,95% dei voti, a fronte del 20,13% di Alessandra Siragusa (PDS) e del 7,92% di Giusto Catania (PRC). Concorre così alle elezioni amministrative del 2007, ma viene sconfitto dal sindaco uscente di centro-destra Diego Cammarata, con circa 20 000 voti di scarto (Cammarata 53,6%, Orlando 45,2%); tuttavia, Orlando denuncia la commissione di gravi brogli elettorali[18]. Solo nel novembre del 2014 il TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) della Sicilia confermerà delle illegittimità in quelle elezioni che andavano rifatte. Nonostante questo, il TAR dichiarò chiuso il procedimento in quanto la consiliatura era terminata nel 2012.[19]

Le politiche del 2008[modifica | modifica wikitesto]

Con IDV si ripresenta alle elezioni politiche del 2008, ma in coalizione con il Partito Democratico. Viene eletto deputato nelle due circoscrizioni della Sicilia ma opta per il seggio nella prima circoscrizione del Lazio per favorire l'ingresso di altri candidati in Parlamento. Il suo nome viene proposto per la presidenza della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi (meglio nota come "Commissione di vigilanza RAI"), che per prassi viene assegnata all'opposizione. Viene eletto presidente della Commissione parlamentare per le questioni regionali.

Su Orlando esiste l'accordo di PD, IdV e UdC, ma la candidatura viene fortemente osteggiata dalla maggioranza PdL-Lega Nord che fa mancare il numero legale per 40 votazioni e poi vota autonomamente per un esponente del PD, quindi un nome diverso dall'indicazione fornita dalle opposizioni parlamentari, Riccardo Villari. Il 18 novembre 2008, per protesta nei confronti della maggioranza e del premier Berlusconi, accusato di essere un "corruttore politico"[20], Orlando - insieme al collega di partito Pancho Pardi - si dimette dalla Commissione di Vigilanza. Dal 2008 al 2012 è stato presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori sanitari e i disavanzi sanitari regionali.

Il 21 marzo 2011, pur rimanendo nell'IdV, fonda La Rete 2018[21].

Quarto e quinto mandato da sindaco (2012-presente)[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver sostenuto Rita Borsellino alle elezioni primarie del centrosinistra per il candidato sindaco di Palermo, il 23 marzo 2012 annuncia la sua ricandidatura alla carica di sindaco di Palermo, affermando che le primarie sono state macchiate da brogli e inquinamenti politici, sostenuto dall'IdV, dalla Federazione della Sinistra e dai Verdi in contrapposizione al vincitore delle primarie Fabrizio Ferrandelli, ex IdV[22]. Per presunti brogli durante le primarie, la Procura della Repubblica di Palermo ha avviato una indagine a carico di alcuni rappresentanti di Ferrandelli.[23] Alle successive elezioni amministrative, proprio Leoluca Orlando (con il 47,42%) e Fabrizio Ferrandelli (con il 17,34%) approdano al ballottaggio, dove il 21 maggio 2012 Orlando viene eletto, per la quarta volta e con il 72,43% delle preferenze, sindaco di Palermo.

Orlando nel 2015
Orlando nel 2015

Nel luglio 2012, dopo aver prestato giuramento come Sindaco di Palermo, entrando nel pieno delle sue funzioni, formalizza le dimissioni da deputato nazionale[24]. Il 10 gennaio 2013 come presidente de La Rete 2018 è tra i fondatori di Rivoluzione Civile. Il 15 giugno 2013 esce con altri dall'IdV e fonda a Roma il Movimento 139 (MOV 139), dove il numero allude agli articoli della Costituzione italiana[25]. Nel 2014 Orlando sembra intenzionato a far confluire il MOV 139 nel PD[26] ma l'adesione dello stesso Orlando al Partito Democratico avverrà soltanto a gennaio del 2018.[27]

Con l'approvazione delle nuove norme regionali sulle città metropolitane, in quanto sindaco del comune capoluogo il 7 giugno 2016 assume anche la carica di sindaco metropolitano di Palermo[28].

Durante questo mandato la giunta comunale guidata da Orlando ha proceduto, con l'obiettivo di ridurre traffico e inquinamento nel centro città nonché di favorire il trasporto pubblico e la mobilità sostenibile, alla pedonalizzazione del centro storico della città[29]. Con gli stessi obiettivi viene inaugurata la nuova rete tranviaria di Palermo (i cui lavori erano stati iniziati nel 2007 dalla precedente giunta) e sviluppati il bike sharing[30] e il car sharing.[31] Il 3 luglio 2015 l'itinerario Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale è stato inserito dall'Unesco nella Lista dei patrimoni dell'umanità.[32] Nel 2016 la giunta riesce ad intercettare nuovi finanziamenti, sia nazionali che europei, per interventi strutturali per la città firmando con il Presidente del Consiglio Matteo Renzi il cosiddetto "Patto per Palermo".[33][34][35]

Si ricandida a sindaco anche alle elezioni comunali dell'11 giugno 2017, vincendole al primo turno raccogliendo 125 913 voti pari al 46,28% alla guida di una coalizione formata dalle liste civiche Movimento 139, Palermo 2022, Democratici e Popolari (Partito Democratico e Alternativa Popolare), Uniti per Palermo, Sinistra in Comune (SI - PRC), Alleanza per Palermo e Mosaico Palermo.

Il 10 ottobre 2017 decade da sindaco della città metropolitana di Palermo a seguito del provvedimento di revoca firmato dal presidente della Regione Crocetta, in recepimento della legge votata dall'ARS che prevede l'elezione diretta dei sindaci metropolitani; a segutio di questa decisione presenta ricorso al TAR.[1][36] Il 26 novembre il TAR sospende il decreto regionale: di conseguenza, Orlando diviene nuovamente sindaco metropolitano. La sospensione del provvedimento è poi confermata dal Consiglio di Giustizia Amministrativa.[37]

Nel gennaio del 2018, Orlando ha annunciato la propria adesione al Partito Democratico.[27]

La "Carta di Palermo"[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2015, ha organizzato a Palermo un incontro internazionale intitolato "Io sono persona. Dalla migrazione come sofferenza alla mobilità come diritto", cui hanno preso parte giuristi, amministratori pubblici e rappresentanti di Organizzazioni non governative. Dall'incontro è scaturita la "Carta di Palermo", un documento che pone al centro del dibattito politico il tema della mobilità umana internazionale quale diritto umano inalienabile.[38]

Il "Global Parliament of Mayors"[modifica | modifica wikitesto]

A settembre del 2016 è stato fra i fondatori del "Global Parliament of Mayors", organizzazione non governativa con sede in Olanda, di cui fanno parte oltre 50 città di tutti i continenti. Obiettivo del GPM è quello di rafforzare il ruolo delle città e della governance locale in ambito internazionale e nelle relazioni con i governi nazionali, le istituzioni internazionali e gli stake-holders della società civile e dell'impresa. Leoluca Orlando è componente, fin dall'atto di fondazione dell'organizzazione, del Comitato Esecutivo.[39]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

I "Professionisti dell'antimafia" e la polemica con Sciascia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la pubblicazione dell'articolo I professionisti dell'antimafia, apparso sul Corriere della Sera il 10 gennaio 1987[40], nel quale lo scritto definiva il Giudice Paolo Borsellino un "professionista dell'antimafia in magistratura" ed Orlando un "professionista dell'antimafia nel mondo della politica", lo stesso Orlando, insieme con Nando Dalla Chiesa e altri entrò in polemica con Leonardo Sciascia. Anni dopo Leoluca Orlando ha affermato che Sciascia «diceva cose giuste ma fu strumentalizzato». Nel 2019 il Comune di Palermo, su iniziativa di Orlando, ha intitolato a Sciascia la Biblioteca centrale comunale e nel 2020, in occasione del centenario della nascita dello scrittore, Orlando lo ha definito "un maestro ed uomo di libertà".[41]

Le affermazioni su Giovanni Falcone e la difesa di Salvatore Borsellino[modifica | modifica wikitesto]

Leoluca Orlando attaccò duramente Giovanni Falcone accusandolo di aver "tenuto chiusi nei cassetti" una serie di documenti riguardanti i delitti eccellenti di mafia[13]. Le accuse erano indirizzate anche verso il giudice Roberto Scarpinato e il procuratore Pietro Giammanco, ritenuto vicino ad Andreotti. Falcone dissentì sostanzialmente dalle conclusioni di Orlando sulle responsabilità politiche in merito alle azioni della cupola mafiosa (il cosiddetto "terzo livello"), sostenendo come sempre la necessità di prove certe e bollando simili affermazioni come "cinismo politico". Rivolto direttamente ad Orlando, dirà: "Se il sindaco di Palermo sa qualcosa, faccia nomi e cognomi, citi i fatti, si assuma le responsabilità di quel che ha detto. Altrimenti taccia: non è lecito parlare in assenza degli interessati"[42]. Sulla vicenda è successivamente intervenuto Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, che ha detto che "allora Leoluca Orlando ha fatto ciò che deve fare un politico e cioè stimolare un'istituziona a fare il suo lavoro, a portare avanti certe indagini. Falcone d'altra parte, le cose che teneva nel cassetto le doveva tenere nel cassetto, non poteva fare altro. Falcone non imbastiva processi fin quando non aveva le prove. Faceva le cose nel momento in cui andavano fatte. Ritengo che Orlando abbia fatto ciò che debba fare un politico e cioè fare da pungolo... su questo a me basta il giudizio di mio fratello Paolo, nell'ultimo incontro pubblico fatto a Palermo, quando definì Leoluca Orlando "un mio amico" e mio fratello non avrebbe sicuramente usato quell'appellativo se avesse ritenuto che Orlando non lo avesse meritato."

Vicende giudiziarie[modifica | modifica wikitesto]

In alcune occasioni fra il 1995 e il 2005 è stato coinvolto in indagini giudiziarie legate a provvedimenti amministrativi assunti nei diversi periodi della sua sindacatura. Da tali indagini è sempre stato assolto con proscioglimento pieno[43][44][45].

Nel 2005 è stato condannato per diffamazione aggravata nei confronti dei consiglieri comunali di Sciacca che nel 1999 avevano sfiduciato il sindaco della città, Ignazio Messina, perché durante un comizio li aveva accusati di essere collusi con la mafia[46][47].

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver organizzato, da sindaco di Palermo, i campionati mondiali di football americano del 1999 al velodromo Paolo Borsellino, nel 2002 è stato fra i Fondatori della Federazione Italiana di American Football (FIDAF), di cui è Presidente.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze italiane[modifica | modifica wikitesto]

Stella d'argento al merito sportivo - nastrino per uniforme ordinaria Stella d'argento al merito sportivo
— 2010[48]
Stella d'oro al merito sportivo - nastrino per uniforme ordinaria Stella d'oro al merito sportivo
— 2014[48]

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito Civile (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito Civile (Spagna)
— 26 settembre 1998[49]
immagine del nastrino non ancora presente Sindaco onorario della città di Palermo, nel Distretto di Huila in Colombia
— 1998
Cavaliere dell'Ordine di San Nicola (Georgia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di San Nicola (Georgia)
— dicembre 2013
Gran croce al merito dell'Ordine al merito di Germania - nastrino per uniforme ordinaria Gran croce al merito dell'Ordine al merito di Germania
— 2020

Ha ricevuto varie onorificenze e riconoscimenti:

  • la Laurea honoris causa in filosofia tedesca conferita dalla Universität Trier - Università di Treviri
  • le cittadinanze onorarie di Chengdu nella Repubblica Popolare Cinese, della Contea di Los Angeles negli Stati Uniti, della città tedesca di Dusseldorf e di quella francese di Montepellier[50][51][52]
  • il titolo di professore onorario della Solkan-Saba Orbeliani University di Tbilisi in Georgia
  • Nel 1994, per la sua partecipazione al film "Gezählte Tage[53]" (“Giorni contati”), viene insignito del Fernsehen Film Preis quale migliore attore del film premiato come migliore film di quell’anno. Ha partecipato a numerosi altri Film all’estero e, tra gli altri, al Film “A Sicilian Odyssey[54]” di Jenna Maria Constantine, che ha ottenuto il primo premio al New York Film Festival nel 2009.
  • la "Goethe Medaille" del Goethe-Institut nel 1999, per "il contributo alla diffusione della lingua tedesca nel mondo e per il contributo alle relazioni culturali internazionali"[55]
  • lo "European Civic Prize", conferito nel 2000 dal Gruppo dei partiti democratici e liberali del Parlamento europeo per il suo impegno contro la criminalità"
  • nel luglio del 2000 ha ricevuto dalla American Federation of Teachers il "Bayard Rustin Award", "per aver portato a Palermo la libertà di una ordinata società civile e per la sua disponibilità a condividere le "lezioni di Palermo" con altri paesi che si trovano ad affrontare analoghe minacce alla democrazia e ai diritti umani."[56]
  • il "Premio Pushkin" ricevuto a San Pietroburgo nel 2001 per il suo impegno nel rendere Palermo "centro mondiale di cultura teatrale"
  • il premio "Erich Maria Remarque Friedenspreis" riconosciuto nel 2005 dalla città di Osnabrück per "il suo impegno per la pace, l'umanità e la libertà"[57]
  • il Premio "Konrad Adenauer", ricevuto a Colonia nel 2008
  • Deutscher Nachhaltigkeitspreis nel 2013 "per il suo coraggio morale nella coraggiosa lotta contro le organizzazioni di stampo mafioso"[58]
  • il "Benjamin Barber Global Cities Award" nel 2017, "per il suo instancabile tentativo di difendere i diritti dei migranti e creare una città più sicura combattendo la criminalità organizzata" [59]
  • il Premio Heinrich Heine, conferito nel 2018 dalla città di Dusseldorf "a personalità che attraverso il loro lavoro diffondono l'idea che tutte le persone appartengono allo stesso gruppo: l'umanità." È il primo italiano a ricevere questo premio[60]
  • nel maggio del 2018 ha ricevuto le "Chiavi della città" dal Sindaco di Medellin in Colombia, quale riconoscimento "per il suo impegno per la lotta all'illegalità attraverso l'impegno civile e la costruzione della cultura della legalità"[61]
  • dal 2019 è Presidente di Cinemed, Festival Internazionale del Cinema del Mediterraneo di Montpellier[62]
  • nel 2020 ha ricevuto dai reali d'Olanda il "Freedom from fear Award" della Roosevelt Foundation del Middelburg e del Franklin and Eleanor Roosevelt Institute di New York[63]
  • nel 2020 è stato insignito del "Potsdam Europaische Kultur Preis" "per i risultati raggiunti nella sua vita nella lotta contro la mafia e il razzismo attraverso la cultura"[64]
  • nel dicembre del 2020 ha ricevuto dal Presidente della Repubblica del Portogallo il "Premio Nord-Sud" del Consiglio d'Europa per il suo impegno a difesa dei diritti umani[65]
  • è socio onorario del Rotary Club Palermo[66].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Note in tema di coordinamento, Palermo, Arti grafiche Montaina, 1970.
  • Contributo allo studio del coordinamento amministrativo, Milano, A. Giuffrè, 1974.
  • Teoria organica e Stato apparato, con Sergio Agrifoglio, Palermo-Sao Paulo, Ila Palma, 1979.
  • Un modello di governo locale. L'esperienza del Baden Wurttemberg, Palermo, Tip. Priulla, 1979.
  • Costruire una rete di solidarietà per una nuova politica, S. Giovanni Valdarno, Acli, 1990.
  • Crisi della città, crisi della politica, Firenze, Centro toscano di documentazione politica, 1990.
  • Palermo, Milano, A. Mondadori, 1990[67]
  • Un'altra pagina. Diario palermitano, Palermo-Sao Paulo-Roma, Ila Palma-Edizioni associate, 1993[68]
  • Fighting the Mafia and renewing Sicilian culture, New York, Encounter books, 2001[69]
  • Ich sollte der Nächste sein. Ein Politiker im Fadenkreuz der Mafia, Freiburg, Herder Verlag, 2002[70]
  • Hacia una cultura de la legalidad-La experiencia siciliana, Pontificia Universidad catolica del Perù, 2003
  • Fighting the Mafia and renewing Sicilian culture - محاربة المافيا وتجديد الثقافة الصقلية , Beirut, Foundation pour la Paix, 2004
  • Der sizilianische Karren, Amman Verlag, Zurich, 2004; Taschenbuch, Fischer Verlag, 2006[71]
  • Hacia una cultura de la legalidad-La experiencia siciliana, Universidad Autónoma Metropolitana México, D.F, marzo 2005
  • Leoluca Orlando erzählt: Die Mafia, di Pippo Battaglia Herder Verlag, settembre 2008[72]
  • Leoluca Orlando racconta la mafia, di Pippo Battaglia, Torino, UTET, 2007[73]
  • Il tempo dell'elefante, University Press, 2020[74]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Ex-provincie, Crocetta revoca i tre sindaci metropolitani "Applico la legge, non è una ritorsione contro Orlando, su meridionews.it, 10 ottobre 2017. URL consultato il 27 gennaio 2021.
  2. ^ ricorso Orlando (PDF), su cittametropolitana.pa.it, 27 ottobre 2017. URL consultato il 28 gennaio 2021.
  3. ^ Il Tar rimette Orlando e Bianco sulla poltrona di sindaco metropolitano, su blogsicilia.it, 27 novembre 2017. URL consultato il 28 gennaio 2021.
  4. ^ Giovanni Di Capua, Delenda DC, Rubbettino, 2004, p. 151.
  5. ^ Fuccaro Lorenzo, Leoluca, il nemico della nuova DC creato da De Mita, in Corriere della Sera, 28 febbraio 1993. URL consultato il 29 gennaio 2012 (archiviato dall'url originale il 6 giugno 2015).
  6. ^ La Maggioranza, dopo l'ingresso nella maggioranza del PCI, fu chiamata esacolore. Precedentemente si trattava di un pentacolore.
  7. ^ Mario Guarino, Ladri di stato: storie di malaffare, arricchimenti illeciti e tangenti, Edizioni Dedalo, 1º gennaio 2010, ISBN 978-88-220-6312-0. URL consultato il 25 gennaio 2017.
  8. ^ Attilio Bolzoni e Stefano Rosso, Orlando, dimissioni con rabbia, in La Repubblica, 24 gennaio 1990, p. 3. URL consultato il 31 marzo 2014.
  9. ^ Stefano Marroni, Palermo, un sindaco di passaggio, in La Repubblica, 14 dicembre 1990, p. 11. URL consultato il 9 aprile 2011.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Fede e politica. Paolo Giuntella intervista Leoluca Orlando, Casale Monferrato, Marietti documenti, 1992. ISBN 88-393-3918-3.
  • Gaetano Savatteri, La sfida di Orlando. Ora alza il tiro: punta al Palazzo e vuol essere il leader del nuovo, Palermo, Arbor, 1993. ISBN 88-86325-08-8.
  • Hanspeter Oschwald, Orlando, un uomo contro. Il sindaco antimafia, Genova, De Ferrari, 1999. ISBN 88-7172-194-2.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


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