Ennio Pintacuda

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Ennio Pintacuda (Prizzi, 9 marzo 1933Palermo, 4 settembre 2005) è stato un gesuita, sociologo e scrittore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Terzo di quattro figli, fu accettato a 15 anni come novizio della Compagnia di Gesù, a Bagheria, il 10 marzo del 1948. Il 15 agosto del 1967 pronunciò i suoi ultimi voti che l'hanno legato definitivamente alla Compagnia di Gesù[1].

Laureato in giurisprudenza all'Università Cattolica di Milano, studiò teologia alla Pontificia Università Gregoriana di Roma e si specializzò in sociologia politica a New York. Pubblicista, svolse l'attività di docente in diverse scuole di Palermo: collegio Gonzaga, Centro studi sociali Cesare Terranova, Istituto di formazione politica Pedro Arrupe, Isas, Istituto provinciale di cultura e lingue. Fu collaboratore della programmazione della Pastorale diocesana e direttore della radio diocesana Voce nostra[1].

Impegno politico[modifica | modifica wikitesto]

Ispiratore della stagione politica che portò alla primavera palermitana, impegnato nella ricerca scientifica e nella promozione dello sviluppo sociopolitico della Sicilia, negli anni ottanta si schierò a fianco di Leoluca Orlando e contribuì alla nascita di alcuni importanti movimenti politici come Città per l'Uomo e soprattutto La Rete. Successivamente ruppe con Orlando e, dopo una viriata sicilianista col movimento Noi Siciliani, passò tra le file del centrodestra berlusconiano[2][3].

Di padre Ennio Pintacuda si ricordano anche le sue numerose battaglie contro la Mafia - per la quale visse per qualche tempo scortato - e l'usura. Da segnalare al tempo stesso la sua parentela col boss di Cosa Nostra Filippo Marrella (suo fratello aveva sposato la figlia di quest'ultimo, capomafia di Prizzi), di cui nell'agosto del 1990 tenne l'orazione funebre[4].

Con la Provincia regionale di Palermo fondò il laboratorio antiusura, di cui era presidente onorario. Agli inizi degli anni novanta fondò la Libera università della politica a Filaga, frazione di Prizzi, sulle montagne del Corleonese[5].

Nel 1998 accettò la presidenza del Cerisdi, la scuola di formazione che si trova al Castello Utveggio, a Palermo, su incarico dell'allora presidente della Regione siciliana, Giuseppe Drago, poi reso esecutivo dal successivo presidente della Regione, Angelo Capodicasa[5]. Morì di morte naturale.[senza fonte]. ]</ref>. Ciancimino, come emerse successivamente, all'epoca era il referente politico del clan dei Corleonesi[6].

Insieme al centro studi gesuita "Pedro Arrupe", guidato da Ennio Pintacuda (cui si aggiunse Bartolomeo Sorge)[7], tra i principali promotori del movimento ci furono Francesco Paolo Rizzo, Nino Alongi e Giorgio Gabrielli. La lista di cattolici indipendenti alle prime elezioni amministrative dei consigli di quartieri di Palermo dell'8 giugno 1980 si aggiudicò 23 seggi, con 24.059 voti

Il 30 agosto 1982 uscì il primo numero della rivista del movimento. Al movimento si avvicinano esponenti della CISL, delle ACLI e del MCL. Il 10 settembre 1984 il movimento annunciò che alle elezioni regionali del 1986 avrebbe presentato una propria lista elettorale contrapposta alla Democrazia Cristiana.[8] Città per l'Uomo è considerato uno degli artefici della cosiddetta primavera di Palermo. Alle amministrative del 1985 a Palermo ottenne due seggi.

A partire dal 15 agosto 1987, Città per l'Uomo entrò nella cosiddetta «giunta anomala» del comune di Palermo voluta dal sindaco Leoluca Orlando, il cosiddetto "pentacolore", con una maggioranza costituita dalla Dc, dalla Sinistra indipendente (eletti nel PCI, che esprimeva il vicesindaco Aldo Rizzo), dai Verdi, dai Socialdemocratici, e un'opposizione formata dal Partito Socialista, dai liberali, dai repubblicani, e dalle correnti più conservatrici della Dc. Giorgio Gabrielli è eletto assessore alla solidarietà sociale per CxU. Nella seconda giunta esacolore, che durò dall'aprile 1989 al febbraio 1990, entrò anche il PCI. Alle elezioni comunali del 1990 la DC, trascinata da Leoluca Orlando, ottenne la maggioranza assoluta dei seggi, e il movimento non elesse alcun rappresentante.

Negli anni seguenti liste elettorali di Città per l'Uomo furono presentate in molte parti d'Italia. Molti suoi esponenti confluirono nel 1991 nel movimento nazionale La Rete fondato da Leoluca Orlando, altri sostennero nel 1993 alle amministrative palermitane la lista "Ricostruire Palermo", insieme con il Partito Democratico della Sinistra e i Verdi, a sostegno della candidatura di Orlando. -->

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Fu autore di numerose pubblicazioni, tra le quali:

  • Sottosviluppo, potere culturale, mafia (1972);
  • I partiti politici e lo sviluppo della Sicilia (1974);
  • Sud tra potere e cambiamento (1975);
  • Palermo palcoscenico d'Italia (1986);
  • Breve corso di politica (1988);
  • La scelta (1993).

Note[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF: (EN79140362 · ISNI: (EN0000 0000 8396 8842 · SBN: IT\ICCU\CFIV\029458 · LCCN: (ENn88061194 · GND: (DE119380552 · BNF: (FRcb131740841 (data)