Paolo Mieli

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Paolo Mieli
Paolo Mieli - International Journalism Festival 2015.JPG

Presidente della RAI
Durata mandato 7 marzo 2003 –
13 marzo 2003
Predecessore Antonio Baldassarre
Successore Lucia Annunziata

Paolo Mieli (Milano, 25 febbraio 1949) è un giornalista e saggista italiano che si occupa principalmente di politica e storia.

È stato direttore de la Stampa dal 1990 al 1992, e del Corriere della Sera dal 1992 al 1997 e dal 2004 al 2009.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di religione ebraica da parte del padre Renato Mieli, muove i primi passi nella carta stampata da giovanissimo: a 18 anni lavora a L'espresso, dove rimarrà per circa vent'anni. La militanza in Potere Operaio, movimento politico sessantottino della sinistra extraparlamentare, influenzò i suoi esordi. Nel 1971 fu tra i firmatari della lettera aperta pubblicata sul settimanale L'Espresso sul caso Pinelli e di un altro, pubblicato ad ottobre su Lotta Continua, nel quale si esprimeva solidarietà verso alcuni militanti e direttori responsabili del giornale di estrema sinistra inquisiti per istigazione a delinquere a causa del contenuto ritenuto diffamatorio di alcuni articoli.

La sua idea di giornalismo si modifica col passare degli anni: da posizioni estremiste, Mieli passa presto a toni moderati durante gli studi di storia moderna all'Università, dove i suoi maestri sono Rosario Romeo (studioso del Risorgimento) e Renzo De Felice (storico italiano del Fascismo). Fondamentale nella sua formazione sarà anche la figura di Livio Zanetti, suo direttore all'Espresso. Nel 1985 passa a la Repubblica, dove rimane per un anno e mezzo, per approdare poi a La Stampa. Il 22 maggio 1990 diviene direttore del quotidiano torinese della famiglia Agnelli. In questi anni Mieli affina il proprio stile giornalistico che, con un neologismo, verrà definito "mielismo", e prenderà forma soprattutto con il suo passaggio al Corriere della Sera (10 settembre 1992).

Il neodirettore Mieli, come già sperimentato con successo a La Stampa, svecchia il giornale della borghesia lombarda, alleggerendone foliazione e contenuti utilizzando linguaggio, personaggi e tematiche fin allora confinati alla televisione e ai tabloid di gossip, cercando di attrarre lettori con iniziative allegate al quotidiano. Il cambiamento funziona: il Corriere non perde ma anzi consolida la propria autorevolezza. Il periodo politico vede l'estendersi a macchia d'olio delle inchieste sui politici italiani corrotti, chiamate col termine di Tangentopoli: Mieli tenta di mantenere una posizione abbastanza equidistante dai poteri pubblici e privati (che controllano saldamente il quotidiano: la Fiat dell'Avvocato Agnelli, le banche e gli industriali, i membri del famoso "salotto buono", riuniti da Enrico Cuccia in Mediobanca). La posizione non sarà priva di incongruenze e verrà tacciata di cerchiobottismo, neologismo coniato da Giovanni Valentini. Il 7 maggio 1997 Mieli lascia la direzione del quotidiano lombardo; al suo posto subentra Ferruccio De Bortoli. Mieli diventa direttore editoriale del gruppo RCS e, dopo la scomparsa di Indro Montanelli, dal settembre 2001 al dicembre 2004 si occupa della rubrica giornaliera Lettere al Corriere, dove dialoga coi lettori su temi prevalentemente storici.

Nel 2003 venne indicato dai presidenti di Camera e Senato come nuovo presidente della Rai. La sua nomina durerà pochissimi giorni: Mieli rinunciò subito all'incarico, non sentendo attorno a sé, per motivi definiti "di ordine tecnico e politico", l'appoggio necessario alla sua linea editoriale.

Il 24 dicembre 2004 torna a dirigere il Corriere della Sera sostituendo Stefano Folli. Il 2 dicembre 2008 è oggetto di una dichiarazione del presidente del Consiglio Silvio Berlusconiche, durante una visita in Albania, a Tirana se la prende con il Corriere della Sera e con La Stampa, aggiungendo: "certi direttori cambino mestiere".[1] Il 30 marzo 2009 il CDA di RCS MediaGroup decide di sostituirlo nuovamente con Ferruccio De Bortoli, come già accaduto nel maggio 1997. Mieli lascia la direzione della testata l'8 aprile 2009 per assumere l'incarico di presidente di RCS Libri[2].

Dopo la cessione di RCS Libri a Mondadori (14 aprile 2016), Mieli viene sostituito da Gian Arturo Ferrari alla presidenza, ma resta membro del consiglio d'amministrazione[3].

Da alcuni anni tiene regolarmente un seminario sulla "Storia dell'Italia Repubblicana" presso la facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali dell'Università degli Studi di Milano. È membro del comitato scientifico della Fondazione Italia USA e della Fondazione SUM, legata all'Istituto Italiano di Scienze Umane.[4]

In ambito televisivo Mieli è presente nelle trasmissioni storiche di Rai 3: cura la presentazione di alcune puntate di La grande storia e gli editoriali di Correva l'anno, come pure per la serie Italiani e L'Italia della Repubblica di Rai Storia.

Dirige per la Rizzoli la collana di saggi storici I Sestanti e per la BUR cura la collana La Storia · Le Storie. Attualmente collabora al Corriere della Sera scrivendo editoriali in prima pagina e recensioni nelle pagine culturali.

Le elezioni politiche del 2006[modifica | modifica wikitesto]

L'8 marzo del 2006, con un editoriale[5] sul Corriere della Sera, dichiara che il suo giornale avrebbe auspicato una vittoria elettorale dell'Unione e di Romano Prodi (e auspicato un rafforzamento di AN e UDC) alle successive elezioni politiche. Questa posizione suscita aspre polemiche, non solo tra gli esponenti della Casa delle Libertà, a causa dell'abbandono del cosiddetto "terzismo" da parte della testata.

Il caso De Magistris[modifica | modifica wikitesto]

Il 3 dicembre del 2008, con una telefonata, Mieli solleva il giornalista del Corriere della Sera Carlo Vulpio dall'incarico di seguire le indagini delle procure di Salerno e Catanzaro sul caso giudiziario riguardante Luigi De Magistris.[6]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Mieli è stato sposato con Francesca Socrate dalla quale ha avuto il figlio Lorenzo Mieli, (1973), con Federica Alatri dalla quale ha avuto Andrea (1979) e con la giornalista Barbara Parodi Delfino dalla quale ha avuto Oleandra (1997).

Premi[modifica | modifica wikitesto]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Le Storie, la Storia, Milano, Rizzoli, 1999, ISBN 88-17-86036-0.
  • Storia e politica. Risorgimento, Fascismo e Comunismo, Milano, Rizzoli, 2001, ISBN 88-17-86778-0. - Collana Saggi, BUR, Milano, 2014, ISBN 978-88-17-07124-6.
  • La goccia cinese. Diario di un anno tra storia e presente, Collana Saggi italiani, Milano, Rizzoli, 2002, ISBN 88-17-87103-6.
  • Un docente negli anni della "contestazione", in Luigi Goglia e Renato Moro (a cura di), Renzo De Felice. Studi e testimonianze, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2002, ISBN 88-87114-81-1.
  • Giovanni Leone. Un caso giornalistico degli anni '70, Napoli-Roma, USOB-UCSI, 2006, ISBN 88-901263-9-6.
  • Storia della Prima Repubblica, con 3 DVD, Torino, UTET, 2006, ISBN 88-02-07428-3.
  • 1973: Napoli ai tempi del colera. Un'inchiesta di Paolo Mieli con gli allievi della scuola di giornalismo "Suor Orsola Benincasa" di Napoli, Napoli-Roma, USOB-UCSI, 2009, ISBN 978-88-6241-004-5.
  • I conti con la Storia. Per capire il nostro tempo, Collana Saggi italiani, Milano, Rizzoli, 2013, ISBN 978-88-17-07003-4.
  • L'arma della memoria. Contro la reinvenzione del passato, Collana Saggi italiani, Milano, Rizzoli, 2015, ISBN 978-88-17-08429-1.
  • In guerra con il passato. Le falsificazioni della storia, Collana Saggi italiani, Milano, Rizzoli, 2016, ISBN 978-88-170-9011-7.

Curatele[modifica | modifica wikitesto]

  • Il socialismo diviso, Bari, Laterza, 1978.
  • Litigio a sinistra, Roma, L'Espresso, 1978.

Prefazioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Direttore de La Stampa Successore
Gaetano Scardocchia 22 maggio 1990 - 4 settembre 1992 Ezio Mauro
Predecessore Direttore del Corriere della Sera Successore
Ugo Stille 10 settembre 1992 - 7 maggio 1997 Ferruccio De Bortoli I
Stefano Folli 23 dicembre 2004 - 9 aprile 2009 Ferruccio De Bortoli II
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