Beati Paoli

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I Beati Paoli fu una setta segreta italiana - di origine leggendaria - formata da vendicatori-giustizieri, nata presumibilmente a Palermo con il nome di vendicatori, intorno al XII secolo circa.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La società nacque, secondo Francesco Maria Emanuele marchese di Villabianca,[2] come reazione allo strapotere e ai soprusi dei nobili che amministravano direttamente anche la giustizia criminale nei loro feudi.

È difficile trovare documentazioni che ne convalidino l'esistenza e l'operato, anche perché i racconti della tradizione popolare erano esclusivamente orali. Data la natura estremamente ambigua e a tratti leggendaria se ne ignorano gli sviluppi al di là del periodo del regno normanno in Sicilia, pertanto è probabile che il fenomeno non abbia superato il XIII secolo.

Ad oggi vi sono molteplici teorie non concordanti tra loro che oscillano da una affermazione della loro storicità al convincimento che ci si trovi di fronte ad una invenzione letteraria, mentre è più facile trovare documentazione a partire dalla fine del XIX secolo su una diffusione in Sicilia di una convinzione popolare riguardo all'effettiva storicità della setta.

Il presunto legame con la mafia in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Ciononostante il mito dei Beati Paoli è stato spesso associato da molti per originare storicamente la nascita della mafia in Italia[3], sebbene tale origine sia stata più volte rigettata sia per la natura organizzativa che per gli effetti sulla popolazione: beneficiata dai primi, soggiogata dalla seconda[4].

C'era un collegamento con la massoneria come c'era tra i rivoluzionari francesi e le logge. Comunque questa società segreta siciliana appoggiò l'impresa garibaldina e sabauda, era un movimento politico e non di giustizieri popolari, mito derivante dal folklore. E c'è tra mafia e massoneria. La retorica populista era solo demagogia.[senza fonte]

Letteratura e cinematografia[modifica | modifica wikitesto]

Nelle uscite del 20 e 30 dicembre 1836 del periodico palermitano Il Vapore, Vincenzo Linares pubblica il racconto I Beati Paoli. Nel 1909 Luigi Natoli fa del tema l'oggetto di un fortunato romanzo d'appendice con lo pseudonimo di William Galt, anche questo intitolato I Beati Paoli. La riedizione del romanzo proposta nel 1971 da Flaccovio Editore, con un saggio introduttivo di Umberto Eco, ha giovato molto alla conoscenza della vicenda tra un pubblico più vasto, indipendentemente dall'irrisolto problema di quali siano gli elementi romanzati e quali quelli storici nello scritto del Natoli.

Secondo lo scrittore, la Palermo sotterranea nella quale si muovevano e si riunivano segretamente i Beati Paoli si trova per la precisione sotto il quartiere del Capo, in un reticolo di cunicoli e caverne appartenenti ad un'antica necropoli cristiana situata tra la chiesa di Santa Maruzza e il vicolo degli Orfani.

Ne Il ritorno di Cagliostro s'immagina che il regista Pino Grisanti abbia girato su di essi un film, oggi dimenticato, dal titolo Gli invincibili Beati Paoli. Pino Mercanti, nel 1948, ha girato un dramma storico in costume ambientato nella Sicilia del XII secolo dal titolo I cavalieri dalle maschere nere. Il film è tratto dal romanzo di William Galt (alias Luigi Natoli). Nello sceneggiato televisivo del 1975 L'amaro caso della baronessa di Carini il regista Daniele D'Anza prende spunto dalla leggenda dei Beati Paoli per l'intreccio delle vicende che fanno da sfondo a quel periodo storico.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Breve cronaca di un Anonimo Cassinese, 1185: «Un nuovo genere di uomini che erano detti Vendicosi, insorse in un luogo del regno che il predetto re Guglielmo II di Sicilia fece parte impiccare e parte di varie pene castigare».
  2. ^ Francesco Maria Emanuele marchese di Villabianca, Opuscoli palermitani, XVI.
  3. ^ Primi fra tutti gli stessi mafiosi. Ad esempio Tommaso Buscetta ha affermato in una sua deposizione: «La mafia non è nata adesso, viene dal passato. Prima c'erano i Beati Paoli che lottavano coi poveri contro i ricchi [...]: abbiamo lo stesso giuramento, gli stessi doveri». Peraltro già ai tempi dell'inchiesta sull'uccisione di Joe Petrosino era emerso che alcune organizzazioni legate alla malavita si erano impadronite del mito dei Beati Paoli intesi come una sorta di Robin Hood siciliani, riunendosi negli stessi luoghi in cui, secondo dicerie popolari, nel passato si riunivano i membri di tale setta, vera o leggendaria che fosse (cfr. G. Montemagno, Luigi Natoli e I Beati Paoli, Palermo, Flaccovio, 2002, pp. 51-53).
  4. ^ Sulle origini della mafia cfr. ad es. Diego Gambetta, The Sicilian Mafia: the business of private protection, Harvard University Press, 1996, p. 136; Claudio Lo Monaco, A proposito della etimologia di mafia e mafioso, in LN, Livorno 1990, 1-8; Charles W. Heckethorn, Secret Societies of All Ages and Countries, London, G. Redway, 1897; Cfr. G. Palomba, Sociologia dello sviluppo - L'unificazione del Regno d'Italia, Giannini, Napoli, 1962, pp. 203-204; Santi Correnti, Breve storia della Sicilia, Newton & Compton, 1998; Pasquale Natella, La parola "Mafia", Firenze, Leo S. Olschki Ed., 2002 (Biblioteca dell'"Archivum Romanicum", Ser. 2, Linguistica, 53).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Eco, Umberto. "I Beati Paoli" e l'ideologia del romanzo popolare; in Id. Il superuomo di massa. Retorica e ideologia nel romanzo popolare. [Roma], Cooperativa Scrittori, 1976; Milano, Bompiani, 1978.
  • Renda, Francesco. I Beati Paoli. Storia, letteratura e leggenda. Palermo, Sellerio, 1988.
  • Linares, Vincenzo. Racconti popolari siciliani. Palermo, Reprint, 1994.
  • Montemagno, Gabriello. Luigi Natoli e I Beati Paoli. Palermo, Flaccovio, 2002.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]