Clan Pagnozzi

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Clan Pagnozzi
Area di origineSan Martino Valle Caudina, San Giovanni a Teduccio (Napoli)
Aree di influenzaValle Caudina, Benevento, Valle Telesina, San Giorgio del Sannio, Irpinia, Airola, Sant'Agata de' Goti
Periodoinizio del XX secolo - in attività
BossGennaro Pagnozzi
Domenico Pagnozzi
Paolo Pagnozzi
Orazio De Paola
AlleatiClan dei Casalesi
'Ndrangheta
RivaliNuova Camorra Organizzata (estinto)
AttivitàTraffico di droga
spaccio di droga
Riciclaggio di denaro

Il clan Pagnozzi è un clan della camorra originario di San Giovanni a Teduccio (Napoli), ma insediato a San Martino Valle Caudina, al confine tra le province di Benevento e di Avellino.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo era già attivo all'inizio del XX secolo, ma con l'arrivo di Gennaro Pagnozzi negli anni '60 si riorganizzò.[1][2] Nel corso dei primi anni '80, Gennaro Pagnozzi, inteso "o' Giagiaro", uno fra i primi ad opporsi a Raffaele Cutolo allorquando quest'ultimo impose la tassa su ogni cassa di sigarette di contrabbando trattata dalla camorra, per evitare rappresaglie da parte dei cutoliani, lasciò San Giovanni a Teduccio e si trasferì a San Martino Valle Caudina, paese d'origine del padre. Mimì Pagnozzi, conosciuto a Roma come “occhi di ghiaccio”, figlio di Gennaro, il “giaguaro” (morto d'infarto nel 2016 dopo un'udienza in tribunale), è di certo uno dei criminali più pericolosi della Penisola. Partito dalla provincia, in un piccolo clan, quello dei Pagnozzi, padroni incontrastati delle attività illecite in Valle Caudina, ha costruito passo dopo passo una carriera criminale di primo livello. Prima con i Casalesi e infine nella capitale. Laureato in medicina, colto, distinto, freddo e spietato, si è presto imposto come un boss. Anche a Roma, dove ha soggiogato clan storici come quello dei Casamonica, la potente famiglia di zingari che nell'ordinanza cautelare viene definita succube dell'uomo arrivato dall'Irpinia. Non una cosa da poco. I Casamonica sono attivi a Roma dagli anni '60 e hanno imposto un po' ovunque la loro legge criminale. Nel 2008 Pagnozzi e i suoi avevano anche pensato, per velocizzare la “presa della Capitale”, di eliminare Giuseppe Casamonica, il capo del clan. Non è stato necessario.[3] L'organizzazione risulterebbe molto attiva a Benevento e nelle zone della Valle Caudina e della Valle Telesina ove avrebbe rafforzato la propria presenza sin dal 1991 ed avrebbe il controllo su molteplici attività criminale il controllo del racket delle estorsioni. Secondo le indagini condotte del magistrato Federico Cafiero De Raho nel 2012 all'interno della stessa organizzazione hanno operato nelle attività estorsive anche altri soggetti legati al clan dei Casalesi.[4] Il traffico di sostanze stupefacenti e l’alimentazione di alcune piazze di spaccio hanno costituito certamente uno dei settori criminali di maggiore interesse per il clan Pagnozzi il quale ha fatto ricorso sistematicamente all’intimidazione e alla violenza per risolvere le vertenze insorte con i clienti ai minori livelli della catena di distribuzione del narcotico e, al contempo, del carisma camorristico di Domenico Pagnozzi per regolare i rapporti con gli altri gruppi criminali, anche di tipo mafioso, operanti nel settore del narcotraffico. [5]

Personaggi di spicco[modifica | modifica wikitesto]

  • Gennaro Pagnozzi ("occhio di Giaco - "O' Giaguaro", (1939-2016, San Giovanni a Teduccio), ritenuto il capo del clan.
  • Domenico Pagnozzi, primogenito di Gennaro, arrestato nel luglio 2009.[6]
  • Paolo Pagnozzi, secondogenito di Gennaro.
  • Daniele Pagnozzi, nipote di Gennaro Pagnozzi, ricercato per evasione.
  • Paolo Pagnozzi, fratello di Gennaro.
  • Orazio De Paola, di San Martino Valle Caudina, ritenuto un elemento di spicco del clan.
  • Fiore Clemente, ritenuto un affiliato al clan e arrestato nell'agosto 2009.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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