Commissione interprovinciale

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La Commissione interprovinciale, che venne chiamata anche la «Regione», «commissione regionale» o «cupola regionale», è un organo direttivo di Cosa Nostra.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La prima "Commissione interprovinciale" venne creata negli anni cinquanta da Andrea Fazio, boss di Trapani, ma fu sciolta dopo l'esplosione della "Prima guerra di mafia" nel 1963.[1] Venne poi ricreata nel 1975, su proposta di Giuseppe Calderone (che voleva evitare l'oligarchia di Greco, Liggio e Badalamenti), capo della Famiglia di Catania, il quale venne anche incaricato di dirigerla[2]: venne stabilito che vi dovevano partecipare soltanto i rappresentanti mafiosi di ogni provincia siciliana (escluse quelle di Messina, Siracusa e Ragusa), i quali decisero il divieto assoluto di compiere sequestri di persona in Sicilia per porre fine ai rapimenti a scopo di estorsione operati dallo schieramento dei Corleonesi, guidati dal boss Luciano Liggio[2].

Secondo il collaboratore di giustizia Antonino Calderone, inizialmente le riunioni della «Regione» si tenevano mensilmente presso le singole province, ma in seguito si svolsero sempre presso la tenuta agricola di Michele Greco a Ciaculli[3].

Nel 1978 Calderone e Di Cristina vennero uccisi dai Corleonesi e la direzione della "Commissione interprovinciale" passò a Giuseppe Settecasi, che però venne pure assassinato nel 1981 nel quadro di un conflitto mafioso nella provincia di Agrigento che vide l'ascesa del boss Carmelo Colletti (legato a Bernardo Provenzano), il quale divenne il nuovo rappresentante provinciale di Agrigento; la direzione della "Commissione interprovinciale" passò allora al boss Michele Greco (rappresentante mafioso della provincia di Palermo in quanto dirigeva la "Commissione provinciale")[4][5].

Secondo il collaboratore di giustizia Antonino Giuffrè, nel 1983 avvenne un incontro nelle campagne di Caccamo a cui parteciparono i boss Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Bernardo Brusca, il fratello di Nitto Santapaola (in rappresentanza della provincia di Catania), Carmelo Colletti (per la provincia di Agrigento), Giuseppe "Piddu" Madonia (per le province di Caltanissetta ed Enna) ed alcuni mafiosi della provincia di Trapani; nel corso della riunione venne deciso che la direzione della "Commissione interprovinciale" passava direttamente a Riina.[6]

Attività e funzioni[modifica | modifica wikitesto]

Questo organismo direttivo si riuniva solitamente per deliberare su importanti decisioni riguardanti gli interessi mafiosi di più province che esulavano dall'ambito provinciale e che interessano i territori di altre Famiglie.[7]

Composizione[modifica | modifica wikitesto]

È formata da sei rappresentanti mafiosi di ogni provincia siciliana, escluse quelle di Messina, Siracusa e Ragusa, dove la presenza di Cosa Nostra è tradizionalmente assente.

La prima "Commissione interprovinciale" era composta da:

Leadership storica[modifica | modifica wikitesto]

Segretari della Commissione[modifica | modifica wikitesto]

Famiglie con un seggio alla Commissione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]