Angelo La Barbera

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Angelo La Barbera

Angelo La Barbera (Palermo, 3 luglio 1924Perugia, 28 ottobre 1975) è stato un mafioso italiano, legato a Cosa Nostra.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Angelo La Barbera nacque nel quartiere di Partanna-Mondello da una famiglia povera. Insieme al fratello maggiore Salvatore venne più volte incriminato per furto e omicidio, venendo affiliato insieme a lui nella cosca di Palermo centro[1][2]. Nel 1952 i fratelli La Barbera uccisero il mafioso Eugenio Ricciardi e con l'intimidazione riuscirono a rilevare la sua ditta di autotrasporti, entrando in affari con il costruttore Salvatore Moncada[3][4]: grazie alla conoscenza dei fratelli La Barbera con il sindaco Salvo Lima[5][6], Moncada riuscì ad ottenere numerose licenze edilizie, venendo coinvolto nella speculazione edilizia che venne definita «sacco di Palermo»[1]. Nel 1955 Angelo La Barbera venne promosso capo della sua Famiglia e venne diffidato dalla questura di Palermo, che lo sospettava di essere l'autore di numerosi omicidi e «lupare bianche» per aggredire altri mafiosi rivali e per affermare la propria influenza all'interno della cosca[7].

Inoltre i fratelli La Barbera vennero sospettati di aver partecipato ad una serie di incontri tra mafiosi americani e siciliani che si tennero presso il Grand Hotel et des Palmes di Palermo dal 12 al 16 ottobre 1957: secondo gli inquirenti dell'epoca, si incontrarono per concordare l'organizzazione del traffico degli stupefacenti; invece, secondo il collaboratore di giustizia Tommaso Buscetta, durante tali incontri il boss siculo-americano Joseph Bonanno discusse insieme ad alcuni mafiosi siciliani sulla creazione di una «Commissione» sul modello di quella dei mafiosi americani, che doveva assicurare l'ordine nelle file dell'organizzazione e risolvere i conflitti interni[8]. In seguito alla creazione della "Commissione", il fratello Salvatore venne messo a capo del mandamento di Palermo centro, che comprendeva le cosche di Porta Nuova, Borgo Vecchio e Palermo centro[1].

Nel 1960 La Barbera compì un viaggio in Canada e in Messico insieme ai mafiosi Pietro Davì e Rosario Mancino per organizzare un traffico di stupefacenti; inoltre La Barbera, che era solito soggiornare in varie città italiane, ebbe contatti a Milano con il mafioso americano Joe Adonis, indicato come un trafficante di stupefacenti[9][10].

Sempre secondo il collaboratore di giustizia Buscetta, in quel periodo i fratelli La Barbera stavano acquisendo molta autorità per via della loro spregiudicatezza e volevano escludere il boss Michele Cavataio e i suoi associati dalla "Commissione" per il divieto di congiungere in una sola persona il ruolo di capo della cosca di appartenenza e quello di capomandamento; inoltre vi erano contrasti tra i mafiosi di Porta Nuova (appoggiati dai La Barbera) e quelli della Noce (guidati dal boss Calcedonio Di Pisa) per una questione d'onore[11][12]. Qualche tempo dopo Di Pisa venne ucciso e seguirono atti violenti contro altri membri della cosca della Noce: questi delitti vennero compiuti da Michele Cavataio, che voleva fare ricadere la responsabilità sui fratelli La Barbera e su alcuni membri della cosca di Porta Nuova, muovendosi abilmente tra le varie rivalità[11]; infatti subito dopo Salvatore La Barbera rimase vittima della «lupara bianca» per ritorsione su ordine della "Commissione" e venne ritrovata soltanto la sua automobile incendiata. Infine il 24 maggio 1963 Angelo La Barbera rimase ferito da colpi di pistola sparatigli da ignoti in viale Regina Giovanna a Milano; mentre era ricoverato in un ospedale milanese a seguito dell'attentato, La Barbera venne arrestato[10][13].

Nel dicembre 1968 La Barbera venne condannato a ventidue anni di carcere nel processo di Catanzaro contro i protagonisti della prima guerra di mafia[14]. In attesa del ricorso, è stato inviato al confino nel Nord Italia e, successivamente, a Linosa. Quando è stato finalmente rinchiuso nel carcere di Perugia nel 1975, tre mafiosi l'hanno pugnalato a morte nel cortile della prigione[15][16].

Note[modifica | modifica wikitesto]

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