Vincenzo Rimi

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Vincenzo Rimi

Vincenzo Rimi (Alcamo, 6 maggio 1902Alcamo, 28 marzo 1975) è stato un mafioso italiano, legato a Cosa Nostra.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di un ricco proprietario terriero della seconda metà dell’ottocento, negli anni quaranta divenne il capo della cosca mafiosa del mandamento di Alcamo. Il sociologo Pino Arlacchi scrive che Vincenzo Rimi era "considerato come il leader morale di tutta Cosa Nostra siciliana degli anni Cinquanta e Sessanta"[1].

Il figlio Filippo Rimi (1923) divenne cognato di Gaetano Badalamenti, avendo sposato la sorella della moglie. La figlia Antonina sposò il castellammarese Antonino Buccellato, esponente mafioso ucciso nel 1981. Fu sempre vicino ad ambienti politici della Democrazia Cristiana, in particolare al castellammarese Bernardo Mattarella[2]. Il 16 settembre 1957 prese parte all'incontro all'Hotel delle Palme di Palermo, tra i boss della mafia americana e quella siciliana[3].

Fu condannato in primo grado e in appello all'ergastolo per l'assassinio, il 30 gennaio 1962, di Salvatore Lupo Leale, figlio di Serafina Battaglia. Il giovane era stato ucciso perché aveva progettato di vendicarsi dei Rimi, che riteneva colpevoli dell'omicidio del padre, espulso da Cosa Nostra. La Battaglia fu la prima donna che testimoniò contro un boss mafioso[4]. Però nel 1971, in Cassazione la condanna fu annullata. Il nuovo processo portò il 13 febbraio 1979 all'assoluzione dei Rimi per insufficienza di prove. Il vecchio Rimi morì, nel suo letto, prima di quest'ultima sentenza. Secondo la testimonianza di Tommaso Buscetta, l'assoluzione dei Rimi fu possibile grazie a Gaetano Badalamenti, il quale richiese addirittura l'intervento dell'onorevole Giulio Andreotti recandosi personalmente presso il suo studio romano: i giudici del processo Andreotti ritennero riscontrata la circostanza dell'incontro tra Badalamenti e lo statista democristiano ma esclusero l’intervento manipolatorio di Andreotti[5].

La famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Vincenzo Rimi ebbe due figli maschi: Natale e Filippo. Quest'ultimo ebbe due figli: Vincenzo e Leonardo. Secondo Tommaso Buscetta e Antonino Calderone, Natale Rimi venne attivamente coinvolto nel Golpe Borghese[6].

Nel 1984 il trentaduenne Leonardo fu assassinato a Cinisi da suo suocero Ciccio Di Trapani, che si schierò dalla parte dei Corleonesi durante la seconda guerra di mafia mentre Leonardo essendo il nipote di Badalamenti e figlio di Filippo automaticamente era schierato con la vecchia guardia alleata di Stefano Bontade acerrima nemica della mafia emergente di Corleone capeggiata da Luciano Liggio e dopo da Totò Riina. Invece Natale Rimi, impiegato presso il Comune di Alcamo, venne arrestato nel 1971 perché il suo trasferimento agli uffici della Regione Lazio risultò irregolare ed infatti per tale vicenda verrà condannato insieme al Presidente democristiano della giunta regionale laziale Girolamo Mechelli e ad Italo Jalongo, consulente fiscale del boss Frank Coppola: il caso del trasferimento di Rimi sarà inoltre oggetto d'indagine da parte della Commissione Parlamentare Antimafia della V Legislatura presieduta dall'on. Francesco Cattanei[7].

Nel 1981 ad Alcamo ci fu una guerra tra esponenti dei vari clan di Cosa Nostra per assumere il controllo e Natale Rimi fu preso di mira per i suoi numerosi guadagni e poteri finanziari che facevano gola agli ex gregari del padre Vincenzo, deceduto qualche anno prima, schierati dalla parte della nuova mafia emergente di Alcamo schierata con i Corleonesi, guidata da Vincenzo Milazzo, con l’obiettivo di spazzare via i vecchi boss. Filippo e Vincenzo Rimi si resero irreperibili e si diedero alla latitanza per paura di essere uccisi e si rifugiarono lontano dalla Sicilia ma vennero arrestati nel 1985 nei pressi di Carpi (Modena), dove risultarono ancora in contatto con i Badalamenti[8]. Natale fu arrestato in Spagna nel 1990 e interrogato dalle autorità italiane, ma il governo spagnolo negò l’estradizione e fu lasciato libero non avendo accuse e crimini a suo carico con prove sufficienti da parte del governo italiano[9][6]. Filippo fu nuovamente arrestato nel 1992, dopo quattro anni di latitanza, con l'accusa di associazione di stampo mafioso[10].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Capomafia di Alcamo Successore
nessuno 1944 - 1962 Filippo Rimi
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