Francesco Messina Denaro

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Francesco Messina Denaro, soprannominato Don Ciccio (Castelvetrano, 1928Castelvetrano, 30 novembre 1998), è stato un criminale italiano, legato a Cosa Nostra.

È stato il capo della cosca di Castelvetrano e del relativo mandamento, a partire dai primi anni ottanta[1]. Era il padre del super latitante Matteo Messina Denaro.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Francesco Messina Denaro, con il figlio Matteo svolgeva l'occupazioni di fattore presso le tenute agricole della famiglia D'Alì, proprietari della Banca Sicula di Trapani (in quegli anni più importante istituto bancario privato siciliano) e delle saline di Trapani e Marsala[2]. In realtà era a capo del mandamento di Castelvetrano dopo la guerra di mafia dei primi anni '80, quando con il mazarese Mariano Agate fu alleato dei corleonesi, contro le famiglie palermitane e quelle alcamesi dei Rimi e trapanesi dei Minore. [3] Condannato a dieci anni dal tribunale di Trapani nel 1989 si rese latitante.

Nel 1992 il collaboratore di giustizia Vincenzo Calcara accusò Antonino Vaccarino, ex sindaco di Castelvetrano, di essere affiliato alla locale cosca in cui ricopriva la carica di "consigliere" del capo Francesco Messina Denaro[4][5]. Vaccarino querelò Calcara per calunnia ma i giudici prosciolsero il collaboratore di giustizia perché specificarono nelle sentenza del processo che erano «accertati e significativi rapporti tra il Vaccarino e altri esponenti dell'articolazione locale di Cosa Nostra, quali Francesco Messina Denaro [...]»[6], con cui l'ex sindaco aveva costituito una cooperativa agricola[7]; tuttavia nei processi in cui era imputato, Vaccarino venne condannato in via definitiva soltanto per traffico di stupefacenti ma assolto dall'accusa di associazione mafiosa[7].

Nel 1994 fu tra I 74 mandati di custodia cautelare dell'operazione Petrov. Ricercato da più di 8 anni, Francesco Messina Denaro è stato ritrovato morto il 30 novembre 1998 nelle campagne di Castelvetrano, stroncato da un infarto[8].

Imputazioni[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ambito del processo per l'omicidio di Mauro Rostagno, i pentiti Angelo Siino e Vincenzo Sinacori hanno dichiarato che l'omicidio è stato voluto da Francesco Messina Denaro, il quale aveva dato incarico al boss Vincenzo Virga perché provvedesse all'uccisione di Rostagno.[9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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