Seconda guerra di mafia

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Seconda guerra di mafia
Foto segnaletica di Salvatore Riina.jpg
Foto segnaletica di Salvatore Riina
Data1981-1984
LuogoSicilia
Casus belliUccisione di Stefano Bontate
EsitoVittoria dei Corleonesi
Schieramenti
Comandanti
Perdite
+1,000 morti totali
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La seconda guerra di mafia fu un conflitto interno a Cosa nostra svoltosi in Sicilia tra il 1981 e il 1984, che vide l'affermarsi del clan dei corleonesi come fazione egemone.

Il conflitto scaturì da una forte instabilità interna all'organizzazione mafiosa, scossa dai nuovi grossissimi interessi del traffico internazionale di eroina e delle nuove ambizioni della fazione di Corleone capeggiata da Totò Riina, Bernardo Provenzano e Leoluca Bagarella. In quegli anni si registra l'ascesa dei "Clan dei Corleonesi", i quali impongono il proprio potere criminale con vari omicidi, spesso riportati in primo piani dalla stampa locale come nel caso del quotidiano palermitano L'Ora, che arriverà a titolare le sue prime pagine enumerando le vittime dei conflitti tra fazioni mafiose rivali. Tra le vittime di Cosa nostra vi furono anche personaggi come Pio La Torre, principale artefice della legge Rognoni-La Torre, e il generale dell'Arma dei Carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa.

Il contesto negli anni 1970[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Prima guerra di mafia.

Dopo la prima guerra di mafia degli anni 1960, gli arresti e il successivo processo di Catanzaro, i boss sopravvissuti si legarono in una Commissione interprovinciale, allo scopo di evitare nuovi conflitti trovando un equilibrio tra le varie famiglie mafiose siciliane. Secondo il collaboratore di giustizia Antonino Calderone, la guerra ebbe origine nei primi anni settanta dalle ruggini tra i boss di Palermo e il clan dei corleonesi, considerati giovani e in ascesa. Gaetano Badalamenti (boss di Palermo) aveva organizzato un traffico di stupefacenti senza autorizzazione della Commissione, che provocò il risentimento di Luciano Liggio e Salvatore Riina (boss rivali, di Corleone): i due legarono con altri boss siciliani mettendoli contro la fazione palermitana di Badalamenti (e dei suoi associati Stefano Bontate, Giuseppe Di Cristina e Giuseppe Calderone), ingraziandoseli con denaro ottenuto dalle loro attività illecite[1][2].

La situazione precipitò e nel gennaio 1978 Badalamenti, Di Cristina e Calderone incontrarono il boss Salvatore "Cicchiteddu" Greco, giunto dal Venezuela dove risiedeva, per discutere sull'eliminazione di Francesco Madonia, capo della cosca di Vallelunga Pratameno, il quale era sospettato di aver ordinato un fallito agguato ai danni di Di Cristina su istigazione di Salvatore Riina, a cui era strettamente legato; Greco però consigliò di rimandare ogni decisione a data successiva ma, ripartito per Caracas, vi morì prematuramente per cause naturali. In seguito alla morte di Greco, Madonia venne ucciso il 16 marzo da Di Cristina e da Salvatore Pillera, inviato da Calderone. Riina invece accusò Badalamenti di aver ordinato l'omicidio di Madonia senza autorizzazione (della commissione) e lo mise in minoranza, facendolo espellere dalla sua Famiglia e facendolo sostituire come capo della "Commissione" da Michele Greco, un suo associato[3]; Badalamenti fuggì in Brasile per timore di essere eliminato. Per queste ragioni Di Cristina tentò di mettersi in contatto con i Carabinieri, accusando Riina e il suo luogotenente Bernardo Provenzano di essere i capi dei Corleonesi e di essere responsabili di numerosi omicidi; alcuni giorni dopo le sue confessioni, Di Cristina venne ucciso a Palermo e la stessa sorte toccò a Calderone qualche tempo dopo[4]. Intanto Riina e Bontate fecero nominare nuovi capimandamento tra i loro associati attraverso Michele Greco ma a ottenere la maggioranza furono i Corleonesi, che riuscirono a fare approvare dalla "Commissione" numerosi "omicidi eccellenti" (Michele Reina, Boris Giuliano, Cesare Terranova, Piersanti Mattarella, Emanuele Basile), provocando la disapprovazione della fazione di Bontate, in particolare di Salvatore Inzerillo, che reagì facendo assassinare il giudice Gaetano Costa senza l'approvazione della "Commissione"[5][6].

Tra gli avvenimenti prodromici più importanti si registrarono: 16 agosto 1972 Sequestro di Luciano Cassina, figlio del conte Arturo Cassina, imprenditore che aveva in appalto la gestione dell'illuminazione, della rete fognaria e la manutenzione della rete stradale di Palermo. Lo scopo principale del sequestro è minare il prestigio di badalamenti e bontate, dai quali il conte era sostenuto.

  • 10 gennaio 1974: omicidio del maresciallo di pubblica sicurezza Angelo Sorino, ucciso nel quartiere di San Lorenzo.[7] Tommaso Buscetta rivelò che Filippo Giacalone, capo di quella famiglia e accusato del delitto, aveva riferito a Stefano Bontate, essendo entrambi in stato di detenzione, di essere completamente estraneo al crimine e che, una volta rimesso in libertà, avrebbe accertato chi ne era l'autore. Poi, durante la permanenza a Palermo nel 1980, Stefano Bontate gli aveva detto di aver appreso da Filippo Giacalone che esecutore materiale del delitto era stato Leoluca Bagarella su mandato dei Corleonesi; ciò, secondo il Bontate, era un altro dei gravissimi affronti fatti dai Corleonesi e l'uccisione del Sorino, compiuta nel territorio del Giacalone, aveva lo scopo di mettere in difficoltà quest'ultimo con l'Autorità Giudiziaria in modo da renderne possibile la sostituzione. Trattasi della solita, collaudata tattica dei Corleonesi per consentire di eliminare un personaggio che essendo troppo vicino a Stefano Bontate e controllando una parte strategica della Piana dei Colli, impediva il pieno dominio della zona ai Corleonesi e ai loro alleati. Ed è un fatto che, nel 1981, Filippo Giacalone è scomparso anche se i suoi familiari sostengono inattendibilmente di sentirlo telefonicamente, ogni tanto.

17 luglio 1975: Sequestro e omicidio di Luigi Corleo. Corleo è suocero di Nino Salvo, referente politico dello schieramento perdente capeggiato da Stefano Bontate. Il sequestro è attuato dai corleonesi al fine di minare la credibilità e l'affidabilità di bontate presso i suoi referenti politici.

  • 5 aprile 1976: omicidio di Salvatore Buscemi e tentato omicidio di Giuseppe Buscemi.
  • 20 agosto 1977: duplice omicidio di Giuseppe Russo (Cosenza, 6 gennaio 1928 – Ficuzza, 20 agosto 1977) ufficiale dei Carabinieri, insignito di medaglia d'oro al valor civile alla memoria e Filippo Costa, insegnante. L'omicidio avvenne a Ficuzza, frazione di Corleone, dove il colonnello stava trascorrendo le vacanze, e stava passeggiando con l'insegnante Filippo Costa, pure lui ucciso insieme a Russo per non lasciare testimoni dell'omicidio. L'omicidio di Russo provocava un ulteriore gravissimo attrito fra Bontade e Badalamenti da un lato e i Corleonesi dall'altro. L'omicidio, del quale anche Di Cristina ha indicato quali ispiratori i Corleonesi, veniva eseguito da un "commando" del quale faceva parte anche Pino Greco "scarpuzzeda"; nel commentare il fatto, Stefano Bontade faceva notare, in seguito, nel 1980, al Buscetta la falsità del comportamento di Michele Greco, il quale gli aveva detto di non sapere nulla circa mandanti ed esecutori dell'omicidio, mentre il suo uomo d'onore più "valoroso" (e cioè il suo killer più spietato) era stato uno degli autori del vile assassinio. "Anche da tale episodio, dunque, emerge come i corleonesi e i loro alleati, perseguendo un piano diabolico, compivano al momento giusto delle azioni che - a parte la loro barbara ferocia - sono senz' altro dimostrazioni di una lucida strategia criminale. Nel caso di specie, con l'omicidio del colonnello Russo, essi ottenevano ad un tempo, l'eliminazione di un abile investigatore e di un implacabile nemico della mafia, il disorientamento nelle forze di polizia ed il progressivo isolamento e perdita di prestigio di personaggi come Bontade e Badalamenti, i soli che potevano opporsi ai piani dei corleonesi stessi di egemonizzazione di "cosa nostra". "Si comincia a notare, inoltre, come le strutture di tale organizzazione, pur formalmente intatte, si avviavano ad essere utilizzate per coprire un audacissimo piano, del tutto riuscito, diretto a trasformare "cosa nostra" in una pericolosissima organizzazione criminale, maggiormente in sintonia con i tempi e con le mutate esigenze dei traffici illeciti. In questo quadro, Stefano Bontade e Gaetano Badalamenti erano un ostacolo da rimuovere, il primo perché legato ad una visione di "cosa nostra" ormai disarmonica rispetto alle esigente dei traffici; il secondo perché ritenuto dai corleonesi privo delle capacità intellettuali per poter gestire una realtà tanto complessa. Gli eventi successivi dimostrano in modo impressionante la fondatezza delle parole del Buscetta. E infatti, alla fine del 1977 - primi del 1978, avvengono sostanziali modifiche della Commissione tali da renderla ancora più docili ai voleri dei Corleonesi. Per il suo assassinio erano stati inizialmente condannati come mandante Rosario Cascio e come esecutori i pastori Rosario Mulè, Salvatore Bonello e Casimiro Russo, ma nel 1997 sono stati assolti. In verità, si seppe in seguito, i mandanti del delitto furono Totò Riina e Bernardo Provenzano, mentre il commando che assassinò il colonnello Russo era formato da Leoluca Bagarella, Pino Greco, Giovanni Brusca e Vincenzo Puccio.
  • 21 novembre 1977: tentato omicidio di Giuseppe Di Cristina (Riesi, 22 aprile 1923 – Palermo, 30 maggio 1978), boss mafioso della famiglia di Riesi, Di Cristina era anche il rappresentante mafioso della provincia di Caltanissetta. Di Cristina riuscì a salvarsi da un attentato nei suoi confronti, dove ebbero la peggio i suoi due uomini: quel giorno, intorno alle ore 7:45, in contrada Palladio, nel tratto Riesi - Sommatino della S.S. 190 delle zolfare, un'autovettura Fiat 127, simulando un incidente, speronava frontalmente un'altra auto, una BMW a bordo della quale viaggiavano Giuseppe Di Fede, alla guida del mezzo, e Carlo Napolitano, seduto a fianco del conducente. Subito dopo l'urto violento, due killer scesi dalla 127 esplodevano numerosi colpi di fucile da caccia e di rivoltella contro i predetti Di Fede e Napolitano, assassinandoli barbaramente.

A seguito dell'omicidio di Giuseppe Russo e del tentato omicidio di Giuseppe Di Cristina, si evince sempre di più la separazione, dentro Cosa Nostra, in due fazioni opposte: quella della "mafia tradizionale" o "ala moderata" capeggiata da Stefano Bontate, Gaetano Badalamenti e Salvatore Inzerillo, e quella dei corleonesi capeggiata da Salvatore Riina:

Badalamenti-Bontate-Inzerillo Corleonesi
Palermo e provincia Stefano Bontate, Mimmo Teresi e Nino Sorci (Santa Maria di Gesù-Villagrazia), Gaetano Badalamenti (Cinisi), Salvatore Inzerillo (Passo di Rigano), Rosario Riccobono (Partanna-Mondello), Salvatore Scaglione (Noce), Salvatore "Cicchiteddu" Greco, Salvatore Greco "L'Ingegnere", Nicola Greco "Nicolazzo", Giuseppe “Pinè” Greco e Giovannello Greco (Ciaculli), Filippo Giacalone (San Lorenzo) Antonino Salamone (San Giuseppe Jato), Calogero Pizzuto (Castronovo di Sicilia), Giuseppe Di Maggio (Brancaccio), Giovanni Di Peri e Antonino Pitarresi (Villabate), Francesco Di Noto e Pietro Marchese (Corso dei Mille), Giuseppe Abbate (Roccella), Giuseppe Panno (Casteldaccia), Antonino Mineo (Bagheria), Ignazio Gnoffo (Palermo Centro) Luciano Liggio, Salvatore Riina, Leoluca Bagarella e Bernardo Provenzano (Corleone), Michele Greco, Salvatore Greco "Il Senatore", Giuseppe Greco "Scarpuzzedda", Vincenzo Puccio, Giuseppe Lucchese e Mario Prestifilippo (Ciaculli-Croceverde Giardini), Bernardo Brusca e il figlio Giovanni (San Giuseppe Jato), Giuseppe Calò e Salvatore Cancemi (Porta Nuova), Francesco Madonia e i figli Antonino, Giuseppe e Salvatore (Resuttana), Antonino Geraci (Partinico), Raffaele Ganci e i figli Calogero, Stefano e Domenico “Mimmo” (Noce), Pietro Aglieri (Santa Maria di Gesù), Giuseppe Savoca (Brancaccio), Salvatore Montalto (Villabate), Filippo Marchese (Corso dei Mille), Giuseppe Giacomo Gambino (San Lorenzo), Francesco Di Carlo (Altofonte), Antonino Rotolo (Pagliarelli), Leonardo Greco e Giovanni Scaduto (Bagheria), Giuseppe Farinella (San Mauro Castelverde), Procopio Di Maggio (Cinisi) Giovanni Corallo (Palermo Centro)
provincia di Trapani Salvatore Minore (Trapani), Natale e Leonardo Rimi (Alcamo), Ignazio e Nino Salvo (Salemi), Antonino Buccellato (Castellammare del Golfo), Natale L'Ala (Campobello di Mazara), Giuseppe Palmeri (Santa Ninfa), Giuliano e Paolo Zummo (Gibellina) Mariano Agate (Mazara del Vallo), Francesco Messina Denaro (Castelvetrano), Vincenzo Virga (Trapani), Vincenzo Milazzo (Alcamo), Stefano Accardo (Partanna), Nunzio Spezia (Campobello di Mazara), Calogero Musso (Vita),

Gaspare Sugamiele (Paceco), Gioacchino Calabrò (Castellammare del Golfo)

provincia di Agrigento Giuseppe Settecasi (Alessandria della Rocca), Leonardo Caruana e Pasquale Cuntrera (Siculiana), Carmelo Salemi (Agrigento), Calogero Sambito (Palma di Montechiaro) Carmelo Colletti e Simone Capizzi (Ribera), Antonio Ferro e Giuseppe De Caro (Canicattì), Gioacchino Ribisi e i fratelli Ignazio, Pietro, Rosario e Carmelo (Palma di Montechiaro), Salvatore Di Ganci (Sciacca) Salvatore Fragapane (Santa Elisabetta), Vincenzo Di Piazza (Casteltermini) Gerlandino Messina (Porto Empedocle), Carmelo Milioti (Favara)
provincia di Caltanissetta Giuseppe Di Cristina (Riesi), Francesco Cinardo (Mazzarino), Luigi Calì (San Cataldo), Francesco Iannì (Sommatino) Giuseppe Madonia (Vallelunga Pratameno), Salvatore Mazzarese (Villalba), Giuseppe Cammarata (Riesi), Francesco La Quatra (Sommatino), Salvatore Polara, Antonio Rinzivillo (Gela), Antonino La Mattina e Domenico Vaccaro (Campofranco), Cataldo Terminio (San Cataldo)
provincia di Catania Giuseppe Calderone, Alfio Ferlito, Salvatore Pillera e Salvatore Cappello (Catania) Benedetto Santapaola, Aldo Ercolano, Giuseppe Ferrera e Santo Mazzei (Catania), Calogero Conti (Ramacca), Francesco La Rocca (Caltagirone)
provincia di Enna Giovanni Mungiovino (Enna) Gaetano Leonardo (Enna), Liborio Miccichè (Pietraperzia), Raffaele Bevilacqua (Barrafranca), Giacomo Sollami (Villarosa)

Eventi preliminari[modifica | modifica wikitesto]

Le prime frizioni tra gli schieramenti si manifestarono verso la fine degli anni 1970; i Corleonesi nel 1978 espulsero dalla Commissione Gaetano Badalamenti, accusandolo di essere responsabile, insieme a Giuseppe Di Cristina e Stefano Bontate, dell'omicidio di Francesco Madonia di Vallelunga. Al posto di Badalamenti, nella Commissione di Cosa Nostra, viene posto come segretario Michele Greco, boss di Croceverde-Giardini, detto il Papa a causa delle sue abilità nel mediare controversie tra diverse famiglie mafiose. Come riferito dal pentito Antonino Calderone, questa nomina fu vista con molto sospetto da Giuseppe Calderone ed altri della sua corrente, data la personalità scialba e debole del Michele Greco, ma vennero rassicurati da Nicola "Nicolazzo" Greco e da Antonino Mineo, che garantivano di essere in grado di influenzare Michele Greco da dietro le quinte per mantenere la pace. Questo però si rivelò un grave errore di valutazione, poiché Michele Greco era segretamente alleato con Salvatore Riina e condivideva i suoi propositi di sterminio verso la fazione opposta. Stefano Bontate e Giuseppe Calderone negarono qualsiasi coinvolgimento nell'omicidio di Madonia, e Bontate rifiutò la richiesta di dimettersi da capo famiglia. La situazione divenne molto tesa al punto tale che sia Bontate sia Calderone giravano con macchina blindata e guardie del corpo, temendo un attentato. Alla fine, tuttavia, vi fu una riappacificazione, e Bontate e Calderone rimasero in carica fino al loro omicidio. Calderone tuttavia venne ucciso quindici giorni dopo la ricomposizione della famiglia di Catania. Con la morte di Calderone, la città etnea passava nelle mani di Nitto Santapaola, altro alleato dei Corleonesi. Nel 1979 veniva cooptato come capo mandamento anche il famigerato Pino Greco "Scarpuzzedda" che aveva già ampiamente dimostrato la sua lealtà ai corleonesi uccidendo personalmente il Colonnello Russo.[8] Tommaso Buscetta nel 1980 uscì dal carcere in cui era stato rinchiuso in America Latina e trascorse alcuni mesi a Palermo. Fu, forse, l’unico a comprendere ciò che stava per accadere. Avvertì Inzerillo e Bontate dell’imminente faida ma questi, fortemente concentrati al business della droga, minimizzavano il pericolo nei loro confronti e, anzi, gli chiesero di rimanere a Palermo. Il boss non volle ascoltarli e preferì tornare all’estero, nello specifico in Brasile. Già il 13 Agosto 1980 Eric Chalier, un trafficante di stupefacenti, essendosi incontrato a Palermo (per la consegna di danaro proveniente da detto traffico) con Francesco Mafara, aveva ricevuto da quest'ultimo (essendo egli implicato anche nel commercio delle armi) una richiesta per la fornitura di armi, cannocchiali per fucili di precisione, dispositivi per la visione notturna, giubbotti antiproiettile ed altro. Il Mafara aveva motivato la richiesta asserendo di prevedere come imminente uno scontro armato fra opposte fazioni mafiose.[8]

  • 16 marzo o l'8 aprile 1978: omicidio di Francesco Madonia, 70 anni, boss di Vallelunga Pratameno, era l'erede di Giuseppe Genco Russo oltre che l'amico più fedele che Luciano Liggio avesse mai avuto. Nel gennaio 1978 il boss Giuseppe Di Cristina, insieme ai boss Gaetano Badalamenti e Giuseppe Calderone, incontrò Salvatore "Cicchiteddu" Greco, giunto dal Venezuela dove risiedeva, per discutere sull'eliminazione di Francesco Madonia, capo della cosca di Vallelunga Pratameno, in provincia di Caltanissetta, il quale era sospettato di aver ordinato il fallito attentato ai danni di Di Cristina su istigazione di Totò Riina, a cui era strettamente legato; Greco però consigliò di rimandare ogni decisione a data successiva ma, ripartito per Caracas, vi morì prematuramente per cause naturali, il 7 marzo 1978. In seguito alla morte di Greco, Madonia venne ucciso il 16 marzo da Di Cristina e da Salvatore Pillera, inviato da Giuseppe Calderone. Riina allora accusò Badalamenti di aver ordinato l'omicidio di Madonia senza autorizzazione e lo mise in minoranza, facendolo espellere dalla "Commissione". Il posto di Francesco Madonia in seno alla famiglia di Vallelunga venne invece preso dal figlio Giuseppe "Piddu" Madonia, altro forte alleato dei corleonesi.
  • 30 maggio 1978: omicidio di Giuseppe Di Cristina soprannominato Beppe (Riesi, 22 aprile 1923 – Palermo, 30 maggio 1978) boss mafioso della famiglia di Riesi, Di Cristina era anche il rappresentante mafioso della provincia di Caltanissetta. Fu ucciso alla stazione dell'autobus da Leoluca Bagarella, della famiglia di Corleone, ed Antonino Marchese, della famiglia di Corso dei Mille, uno dei killers più fidati di Riina. Prima di morire, Di Cristina riuscì a rispondere al fuoco dei killers con la sua rivoltella e ferì gravemente il Marchese, che dovette essere operato in una clinica clandestina per rimuovere il proiettile. L'omicidio avvenne nel territorio di Salvatore Inzerillo, amico del Di Cristina ed estraneo all'omicidio, al fine di far ricadere le indagini di polizia su di lui e metterlo in difficoltà, come era già successo per precedenti omicidi. Pochi mesi prima di essere ucciso, Di Cristina, resosi conto della sua posizione precaria, aveva iniziato dei colloqui con i Carabinieri dove aveva rivelato diversi segreti di Cosa Nostra. Questa collaborazione fu scoperta e fu successivamente usata come giustificazione per la sua uccisione, nonostante i corleonesi lo volessero già eliminare da tempo, e per questo, non vi fu nessuna risposta alla sua uccisione. Le rivelazioni di Di Cristina furono poi utilizzate nel Maxi Processo insieme a quelle di Tommaso Buscetta e Salvatore Contorno.
  • 8 settembre 1978: omicidio di Giuseppe Calderone, soprannominato Pippo (Catania, 1º novembre 1925 – Catania, 8 settembre 1978) storico boss etneo e rappresentante della famiglia di Catania, tra i più potenti e stretti alleati di Stefano Bontate e Salvatore Inzerillo. Nonostante ufficialmente non vi fossero prove del coinvolgimento di Calderone nell'omicidio di Madonia, Riina aveva comunque deciso la sua eliminazione, sia come risposta all'omicidio Madonia sia per isolare ancora di più i suoi rivali palermitani. A tradire Calderone furono due uomini a lui molto vicini, Nitto Santapaola, vicerappresentate e Salvatore Ferrera, rappresentante della provincia. Questi due fissarono un incontro per Calderone (rifugiatosi nel residence La Perla Jonica di Acireale, di proprietà dei fratelli Costanzo) ad Aci Castello per incontrarsi con Giuseppe Madonia, poiché alcuni suoi uomini erano stati visti nei pressi dell'abitazione di Calderone, e quest'ultimo ne esigeva spiegazioni. Rassicurati dal fatto che l'appuntamento fosse stato fissato da Santapaola e Ferrera, di cui si fidavano, Calderone e il suo autista Salvatore Lanzafame si avviarono per l'incontro disarmati, ma durante il tragitto vi fu un'imboscata nei pressi di Aci Castello in cui sia Calderone che Lanzafame vennero gravemente feriti. Calderone morì in ospedale tre giorni dopo, mentre Lanzafame nonostante una ferita alla testa si riprese. Fu proprio il Lanzafame a ricostruire le dinamiche dell'agguato al fratello di Calderone, Antonino, successivamente diventato collaboratore di giustizia. In seguito si scoprì che tra i responsabili dell'agguato a Calderone vi erano Luigi Ilardo, uomo d'onore della famiglia di Vallelunga e killer al servizio dei Madonia ed Ignazio Ingrassia detto "Boia Cani", uomo d'onore della famiglia di Corso dei Mille molto legato a Michele Greco. Da questa componente si evince la collaborazione di più famiglie di diverse province, tutte legate ai corleonesi, nell'eliminazione di Calderone. Come riferito dal pentito Ciro Vara, Nitto Santapaola si incontrò con Ilardo al rientro dall'omicidio, confermando la sua complicità nell'agguato. Tuttavia, non essendoci ai tempi prove del coinvolgimento di Santapaola, l'omicidio rimase per un po' di tempo avvolto nel mistero e non venne vendicato, e solo dopo la collaborazione di Antonino Calderone e di Ciro Vara furono rivelate le dinamiche dietro il delitto. L'immediata conseguenza dell'omicidio fu una scissione all'interno della famiglia di Catania, con i Santapaola e i Ferrera da un lato, sostenuti dai corleonesi, e il gruppo facente capo ad Alfio Ferlito dall'altro, molto legato alla mafia palermitana di Bontate e Inzerillo.
  • 11 gennaio 1979: omicidio di Filadelfio Aparo (Lentini, 15 settembre 1935 – Palermo, 11 gennaio 1979) poliziotto italiano. Lasciò la moglie Maria e tre bambini, Vincenzo di 10 anni, Francesca di 5 anni e Maurizio di un anno. In suo ricordo è stato piantato un albero nel Giardino della Memoria che ricorda le vittime della mafia a Palermo. Il giardino è stato realizzato in un appezzamento di terreno confiscato alla mafia.
  • 26 gennaio 1979: omicidio di Mario Francese (Siracusa, 6 febbraio 1925 – Palermo, 26 gennaio 1979) giornalista italiano, vittima di mafia.
  • 9 marzo 1979: omicidio di Michele Reina (1932 - 9 marzo 1979). Michele Reina era il segretario provinciale di Palermo della Democrazia Cristiana. Venne ucciso la sera del 9 marzo 1979 da killer mafiosi. Fu il primo politico ucciso da Cosa Nostra.
  • 21 luglio 1979: omicidio di Giorgio Boris Giuliano (Piazza Armerina, 22 ottobre 1930 – Palermo, 21 luglio 1979) poliziotto, funzionario e investigatore della Polizia, capo della Squadra Mobile di Palermo, assassinato da Cosa Nostra.
  • 13 settembre 1979: omicidio di Salvatore Anello. Il delitto avvenne a Riesi.
  • 25 settembre 1979: omicidio di Cesare Terranova (Petralia Sottana, 15 agosto 1921 – Palermo, 25 settembre 1979) magistrato e politico. La sua fedele guardia del corpo, Lenin Mancuso, morì dopo alcune ore di agonia in ospedale. Francesco Di Carlo, di Altofonte, esponente di spicco del mandamento di San Giuseppe Jato, uomo di fiducia di Bernardo Brusca, indica in Luciano Liggio come colui che ha deciso l'assassinio del giudice e come esecutori materiali: Giuseppe Giacomo Gambino, Vincenzo Puccio, Giuseppe Madonia e Leoluca Bagarella. È stato riaperto il procedimento contro altre sette persone, esponenti della cupola palermitana, che diedero il permesso di eliminare il giudice, perché stava per diventare giudice istruttore: Michele Greco, Bernardo Brusca, Pippo Calò, Antonino Geraci, Francesco Madonia, Totò Riina e Bernardo Provenzano.
  • 6 gennaio 1980: omicidio di Piersanti Mattarella (Castellammare del Golfo, 24 maggio 1935 – Palermo, 6 gennaio 1980) politico.
  • 3 maggio 1980: omicidio del capitano Emanuele Basile (Taranto, 2 luglio 1949 – Monreale, 3 maggio 1980) ufficiale dei Carabinieri ucciso da Cosa Nostra, insignito di Medaglia d'oro al valor civile alla memoria.
  • 6 giugno 1980: omicidio di carmelo salemi, boss di Agrigento legato allo schieramento perdente. Viene ucciso da Carmelo Colletti, referente riberese dei Corleonesi. Viene ucciso e sotterrato con la sua auto.
  • 6 agosto 1980: omicidio di Gaetano Costa (Caltanissetta, 1º marzo 1916 – Palermo, 6 agosto 1980) magistrato ucciso dalla mafia.
  • 13 agosto 1980: omicidio di Vito Lipari (Castelvetrano, 1938 – Castelvetrano, 13 agosto 1980) politico italiano, ucciso dalla mafia.
  • 6 settembre 1980: omicidio di fra Giacinto, un frate francescano legato alla mafia, devotissimo a Stefano Bontate.

All'inizio del 1981 Stefano Bontate diede l'ordine di eliminare Salvatore Riina. I boss Bontate, Inzerillo, Spatola, Panno e tutta la "vecchia guardia" mafiosa si incontrarono ripetutamente per organizzare un piano per uccidere Totò Riina. Ma il capo dei Corleonesi, venuto a conoscenza del piano su soffiata di Michele Greco, l'11 marzo fece sparire il boss di Casteldaccia Giuseppe "Piddu" Panno. Giuseppe Panno era un vecchio capo famiglia di Casteldaccia, strettamente legato a Bontate, e "uomo d' onore" di stampo antico che, disgustato dalla piega che avevano preso gli avvenimenti e dell'imbarbarimento di Cosa nostra, aveva rifiutato di riprendere in seno alla Commissione il posto che aveva ai tempi di "cicchitteddu"; è evidente che la sua autorevole presenza avrebbe costituito serio ostacolo al disegno dei Corleonesi e dei loro alleati di eliminare gli avversari. Bontate reagì facendo ammazzare due uomini vicini a Riina: Angelo Graziano e Stefano Giaconia. In particolare, nel mese di marzo vi fu l'omicidio di Giovanni Ambrogio, il duplice omicidio di Angelo Graziano e Stefano Giaconia e quello del rappresentante della provincia di Agrigento Giuseppe Settecasi, avvenuto nel capoluogo di provincia il 23 marzo 1981.[5]

Lo svolgimento[modifica | modifica wikitesto]

1981[modifica | modifica wikitesto]

Il cadavere di Stefano Bontate, assassinato il 23 aprile del 1981 a bordo della sua Alfa Romeo Giulietta

L’inizio dello scontro si fa risalire al 23 aprile del 1981 con l'assassinio, ordinato da Riina, di Stefano Bontate; questi mentre stava rincasando dopo aver festeggiato il suo compleanno viene assalito mentre alla guida della sua Alfa Romeo Giulietta 2000 e ucciso da un gruppo di fuoco armato con AK-47 e fucile a pallettoni. L'11 maggio appena venne assassinato Salvatore Inzerillo, detto Totuccio, capo della “famiglia” di Passo di Rigano e con tanti “cugini” dall'altra parte dell'Atlantico, a Cherry Hill: i Gambino d'America.[9] Gli altri due boss della fazione palermitana, Buscetta e Badalamenti, riescono probabilmente a evitare la morte solo perché in quei giorni si trovano all’estero. La reazione della mafia di Palermo tarda ad arrivare. Le cosche del capoluogo sono molto più ricche dei Corleonesi, ma non sono pronte ad affrontare la guerra. Riina, invece, organizza un vero e proprio esercito pronto a uccidere e eventualmente anche a morire per lui. Nei mesi che seguono, vengono uccise un centinaio di persone ritenute vicine alle famiglie Bontate e Inzerillo.

Nel periodo successivo all'omicidio Inzerillo, Girolamo Teresi (vicecapo della Famiglia di Bontate) venne attirato in un'imboscata insieme a quattro suoi uomini: vennero tutti strangolati e fatti sparire. Nello stesso periodo Salvatore Contorno, un ex uomo di Bontate, sopravvisse a un agguato a colpi di Kalashnikov nelle strade di Brancaccio, tesogli da un commando di killer guidati da Giuseppe Greco detto “Scarpuzzedda”. Rosario Riccobono, un tempo legato alla fazione di Bontate, passò dalla parte dei Corleonesi e, per loro conto, attirò Emanuele D'Agostino (un ex uomo di Bontate) in un'imboscata, nella quale venne ucciso e fatto sparire nel nulla. Con la soppressione, quindi, del D'Agostino viene meno un grosso personaggio, pari almeno a Salvatore Contorno, che aveva le qualità per organizzare la vendetta contro i corleonesi ed i loro alleati. Ancor più decisiva è stata l'eliminazione di Girolamo Teresi, potente vice-capo della famiglia di S. Maria di Gesù, i cui rapporti con Stefano Bontade erano già venuti alla luce nel cosiddetto processo dei 114.[10] Giuseppe Inzerillo, figlio diciassettenne del defunto Salvatore che aveva promesso di vendicare uccidendo con le sue mani lo stesso Riina, venne rapito; secondo alcune fonti Giuseppe Greco “Scarpuzzedda” prima gli tagliò il braccio con un colpo di accetta e poi lo uccise con un colpo alla nuca. Pochi giorni dopo Santo Inzerillo (fratello di Salvatore), venne catturato dai Corleonesi insieme a suo zio Calogero Di Maggio: i due vennero strangolati e i loro cadaveri fatti sparire[11]. In seguito a questi omicidi, Paul Castellano, capo della Famiglia Gambino di Brooklyn, inviò i mafiosi Rosario Naimo e John Gambino (imparentato con gli Inzerillo) a Palermo per avere delle direttive dalla "Commissione" poiché numerosi parenti superstiti di Inzerillo erano fuggiti negli Stati Uniti[12]; la "Commissione" stabilì che i parenti superstiti di Inzerillo avrebbero avuta salva la vita a condizione che non tornassero più in Sicilia ma, in cambio della loro fuga, Naimo e Gambino dovevano trovare e uccidere Antonino e Pietro Inzerillo, rispettivamente zio e fratello del defunto Salvatore, fuggiti anch'essi negli Stati Uniti[13]: Antonino Inzerillo rimase vittima della «lupara bianca» a Brooklyn mentre il cadavere di Pietro venne ritrovato nel bagagliaio di un'auto a Mount Laurel, nel New Jersey, con una mazzetta di dollari in bocca e tra i genitali (14 gennaio 1982)[14][15]. Alla fine della guerra di Inzerillo ne cadranno ventuno. Undici i Badalamenti uccisi. Undici anche i parenti di Tommaso Buscetta che verranno ammazzati.[16]

Il 25 dicembre 1981 un commando di killer, guidato da Giuseppe Greco “Scarpuzzedda”, compì un agguato a Bagheria contro Giovanni Di Peri, capo della cosca di Villabate, e il suo vicecapo Antonino Pitarresi. Di Peri e Pitarresi, che si trovavano con il figlio Biagio, vennero inseguiti per le strade di Bagheria e scoppiò una sparatoria, nella quale rimase ucciso anche un semplice passante; Di Peri e Biagio Pitarresi finirono uccisi mentre Antonino viene caricato su un'auto ancora vivo e ammazzato in campagna perché le munizioni dei killer erano finite[17][18]: tali omicidi vennero eseguiti per premiare Salvatore Montalto, un uomo di Salvatore Inzerillo che era passato segretamente con i Corleonesi e ora mirava ad assumere il comando della cosca di Villabate[19]. Nei mesi successivi alla strage di Bagheria si contarono circa dieci uccisioni di mafiosi in appena cinque giorni nella zona tra Casteldaccia e Altavilla Milicia, che venne soprannominata «triangolo della morte» dalla stampa dell'epoca: nell'agosto 1982 vennero uccisi Pietro e Salvatore Di Peri, rispettivamente padre e fratello di Giovanni[20]; seguirono una serie di regolamenti di conti contro nemici dei Corleonesi da parte di Filippo Marchese (capo della cosca di Corso dei Mille che faceva parte della fazione dei Corleonesi), che, aiutato da Giuseppe Greco “Scarpuzzedda”, portava i nemici nella cosiddetta "camera della morte", un appartamento abbandonato nella sua zona dove venivano strangolati, sciolti nell'acido e i loro resti gettati a mare[21]. Marchese fece ritrovare i cadaveri di due suoi avversari in un'automobile abbandonata nei pressi della caserma dei Carabinieri di Casteldaccia, che venne annunciata da una telefonata anonima al quotidiano L'Ora[22].

Nel gennaio 1982 i Corleonesi decisero l'eliminazione di Tommaso Buscetta (che risiedeva in Brasile), considerato pericoloso perché era stato strettamente legato a Bontate e Badalamenti[22]. Intanto si scatenano una serie di vendette trasversali contro Giovannello Greco (membro della cosca di Ciaculli) e Pietro Marchese (membro della cosca di Corso dei Mille), ritenuti "traditori" dai Corleonesi perché erano stati amici di Salvatore Inzerillo e Gaetano Badalamenti: i due infatti avevano cercato di attirare in un tranello Michele Greco ma vengono subito scoperti e tentarono una fuga in Brasile, nella speranza di trovare la protezione di Badalamenti e Buscetta; Greco e Marchese vengono però bloccati a Zurigo ed estradati in Italia: Greco, ottenuta la libertà provvisoria, si diede alla latitanza mentre Marchese viene trasferito nel carcere dell'Ucciardone e lì viene ucciso da altri detenuti il 25 febbraio 1982[23]. Gaetano Badalamenti voleva a qualunque costo tentare di riprendere in mano la situazione, come egli stesso aveva confidato a Vincenzo Grado, dicendo che sperava di ottenere l'appoggio della mafia calabrese, e come risulta da alcune telefonate intercettate di prossimi congiunti del detto Badalamenti, in cui si parla dell'invio in Sicilia di una squadra per compiere eclatanti uccisioni di avversari. Egli, quindi, andando a trovare Buscetta in Brasile voleva convincerlo a scendere in campo contro i corleonesi.[24] Nell'estate 1982 finirono uccisi anche il fratello e lo zio di Pietro Marchese e la stessa fine fecero il padre, lo zio, il suocero, il cognato di Giovannello Greco, il quale si vendicò cercando di sparare al cugino Giuseppe Greco “Scarpuzzedda” ma senza riuscire a ucciderlo (25 dicembre 1982)[25]. Questo provocò un accanimento contro i parenti di Badalamenti e Buscetta, sospettati dai Corleonesi di sostenere Giovannello Greco: già nel settembre 1982 due figli di Buscetta vennero inghiottiti dalla «lupara bianca» e un cognato venne ucciso mentre il 29 dicembre toccò al fratello Vincenzo e al nipote Benedetto[26]. Tutte le famiglie men che affidabili venivano costrette ad abbandonare precipitosamente le loro abitazioni ai Ciaculli, e le strade interpoderali della borgata, come è emerso dalle indagini di polizia e carabinieri, venivano munite di un sistema tale di cancelli e di transennature da rendere presso che impossibile un'agevole circolazione e quindi un fattivo intervento delle forze dell'ordine.[24]

Intanto, da più lati, fioccano i morti. Il 16 giugno 1982 c'è la strage della circonvallazione, dove i killer dei corleonesi ammazzano il boss Alfio Ferlito mentre lo trasportano al carcere di Trapani. Con lui, cadono sotto i colpi di mitragliatrice anche tre Carabinieri e l'autista.

A Casteldaccia, l'omicidio di Gregorio Marchese, cognato di Filippo Marchese (3 agosto 1982) innescò un meccanismo sanguinario che porterà a decine di morti nell'arco di poche settimane. Filippo Marchese si vendicherà cercando confusamente i responsabili e lasciandosi dietro una scia di sangue. Qualcuno – probabilmente lo stesso Salvatore Montalto di Villabate lo indirizza verso la banda di Antonino Parisi di Altavilla Milicia, latitante dai tempi dell'omicidio del carabiniere Orazio Costantino (27 aprile 1969). Parisi è a capo di un gruppo di briganti che operava nelle campagne tra Casteldaccia e Altavilla Milicia.

Il fratello del latitante, Giusto Parisi, viene ammazzato due giorni dopo. Giovedì 5 agosto 1982. Giusto Parisi ha 52 anni, di cui 13 passati in carcere per la partecipazione all'omicidio di Orazio Costantino. Lo stesso giorno, a Bagheria, venivano ammazzati Cosimo Manzella, consigliere comunale ex democristiano e ora socialista, e Michelangelo Amato, suo portaborse. La mattina di venerdì 6 agosto, ad Altavilla, viene ucciso Pietro Martorana, figlioccio di Don Piddu Panno, fatto sparire l'anno prima a Casteldaccia. ad Altavilla Milicia, ci sono i killer che lo seguono dentro una 127. Lui è a passeggio con il figlio piccolo, se ne accorge, riesce ad accompagnare il figlio a casa, poi esce di nuovo da casa e va al bar. Gli sparano quando esce dal bar. Al tramonto, a Casteldaccia, è il turno di Michele Carollo, fedelissimo di Panno, e Santo Grassadonia, vicino alla famiglia di Villabate.

Il 7 agosto nella mattinata, a Bagheria ci fu l'omicidio di Francesco Pinello, amico di Giusto Parisi. Intanto Filippo Marchese, consigliato da Salvatore Montalto, continua a cercare informazioni utili per capire chi ha ammazzato il cognato Gregorio Marchese e fa sequestrare l'ex operaio Fiat Cesare Peppuccio Manzella, che viene legato e interrogato in un negozio in disuso in contrada Balate, a Villabate. Manzella gli indica un altro casteldaccese, Ignazio Pedone, che ha un'officina a Ficarazzi e un fratello che fa parte della banda Parisi.

Verso mezzanotte, davanti alla stazione dei Carabinieri di Casteldaccia, viene ritrovata una Fiat 127 rossa con i due cadaveri incaprettati all'interno di Cesare Peppuccio Manzella, e Ignazio Pedone. Poco prima era arrivata una chiamata, effettuata da Salvatore Rotolo, braccio destro di Filippo Marchese: "Se vi volete divertire, andate a guardare nella macchina che è posteggiata proprio davanti alla vostra caserma". Lunedì 9 agosto ci fu l'omicidio di Leonardo Rizzo, pregiudicato bagherese che viene trovato morto nel suo appezzamento di terreno a Capo Zafferano. Martedì 10 agosto gli uomini di Filippo Marchese continuarono a fare piazza pulita dei vecchi mafiosi di Villabate, per togliere ogni ostacolo all'ascesa di Salvatore Montalto.

Nel novembre 1982 Michele Greco invitò Rosario Riccobono, Salvatore Scaglione, Giuseppe Lauricella, il figlio Salvatore, Francesco Cosenza, Carlo Savoca, Vincenzo Cannella, Francesco Gambino e Salvatore Micalizzi nella sua tenuta per una grigliata all'aperto, facendogli credere di essere loro amico. Erano presenti anche Salvatore Riina e Bernardo Brusca, i quali dopo il pranzo attirarono gli altri invitati in una trappola con l'aiuto di Michele Greco e li strangolarono o li uccisero a colpi di pistola con l'aiuto di Giuseppe Greco “Scarpuzzedda”, Giovanni Brusca e Baldassare Di Maggio; i cadaveri delle vittime furono poi spogliati e buttati in recipienti pieni di acido sempre nella tenuta di Greco[27]. Nella stessa giornata a Palermo furono uccisi numerosi associati di Riccobono e pochi giorni dopo suo fratello, Vito Riccobono, fu trovato decapitato nella sua auto[28]. Il massacro nella tenuta di Michele Greco venne attuato perché Riina non poteva tenere sotto controllo Riccobono e gli altri, e aveva bisogno di toglierli di mezzo per ricompensare altri suoi alleati palermitani, soprattutto Giuseppe Giacomo Gambino, con la spartizione del territorio già appartenuto a Riccobono e agli altri boss uccisi nella tenuta. 9 febbraio 1981 strage del fiume platani per colpire Liborio Terrasi, capo della famiglia di Cattolica Eraclea, entrato in contrasto con Carmelo Colletti fedelissimo riberese dei corleonesi

23 marzo 1981: omicidio di Giuseppe Settecasi,boss di Alessandria Della Rocca, legato allo schieramento perdente.

  • 12 aprile 1981: omicidio di Diego Gennaro.
  • 23 aprile 1981: omicidio di Stefano Bontate (Palermo, 23 aprile 1939 – Palermo, 23 aprile 1981), capomandamento di Santa Maria di Gesù. "Il 23 aprile 1981, la sera del suo compleanno, Stefano Bontade veniva ucciso in un proditorio agguato, dopo che Pietro Lo Iacono, recatosi a casa sua con la scusa di fargli gli auguri, aveva appreso dallo stesso Bontade che stava per recarsi nella casa di campagna e, così, aveva avvertito Lucchese Giuseppe che attendeva in macchina sotto casa e che, per mezzo di una ricetrasmittente, aveva avvisato a sua volta, gli assassini acquattati nei pressi della casa. "La ricostruzione dell'omicidio - riferita al Buscetta in Brasile da Antonino Salomone dopo che quest' ultimo era venuto a Palermo per informarsi dell'omicidio stesso - è la chiarissima dimostrazione del tradimento subito dal Bontate ad opera del suo stesso vice (Pietro Lo Iacono) e del coinvolgimento di tutta la commissione (Lucchese Giuseppe appartiene alla famiglia di Ciaculli).
  • 11 maggio 1981: omicidio di Salvatore Inzerillo (Palermo, 20 agosto 1944 – Palermo, 11 maggio 1981), capomandamento di Passo di Rigano.
  • 26 maggio 1981: scomparivano contemporaneamente Giuseppe Di Franco (autista di Stefano Bontate), i fratelli Angelo e Salvatore Federico e Girolamo Teresi, vice di Bontate, vennero strangolati e fatti sparire.
  • 27 maggio 1981: omicidio di Santo Inzerillo, fratello di Salvatore (1944 - 1981), e di suo zio Calogero Di Maggio. Inzerillo e Di Maggio si erano recato nel deposito di carburante di Salvatore Montalto, uomo di fidiucia di Inzerillo, per avere informazioni sull'assassinio del fratello di Santo. Montalto, tuttavia, era segretamente d'accordo con Riina per la loro eliminazione. Durante la riunione, furono bloccati e strangolati da Giuseppe Marchese, Salvatore Scaglione, Francesco Davì, Raffaele Ganci e Antonino Rotolo. I corpi furono poi spostati nella proprietà di Salvatore Liga "Tatuneddu", uomo di fiducia di Rosario Riccobono, dove vennero bruciati. Con questi omicidi, la famiglia di Partanna-Mondello di Riccobono e la famiglia della Noce di Scaglione si schierano a tutti gli effetti con i corleonesi.
  • 28 maggio 1981: duplice omicidio di Vincenzo e Salvatore Severino. Membri della famiglia della Noce considerati nemici dai corleonesi, vennero attirati in una trappola ed eliminati dal loro stesso capo Salvatore Scaglione, per dare ulteriore prova della sua lealtà verso i suoi nuovi alleati.
  • 6 giugno 1981: durante una sparatoria a Catania in via delle Olimpiadi, rimane ucciso Salvatore Lanzafame, ex autista di Giuseppe Calderone e uomo di fiducia di Alfio Ferlito, mentre vengono feriti due uomini del clan Santapaola. È l'inizio di una sanguinosa faida a Catania tra i clan Ferlito e Pillera, fortemente legati a Bontate ed Inzerillo, e Nitto Santapaola, alleato dei corleonesi.
  • 7 giugno 1981: ferimento a Reggio Calabria, di Salvatore Lanzafame (già ferito nell'attentato al Calderone), morirà per le ferite riportate il 13 giugno.[29]

8 giugno 1981: sparisce nel nulla Filippo Chiazzese, vicino a giovannello greco e pietro marchese.

  • 9 giugno 1981: omicidio di Francesco Di Noto, reggente della famiglia di Corso dei Mille.
  • 12 giugno 1981: omicidio di Giuseppe Inzerillo, 17 anni, figlio di Salvatore (1944 - 1981), che aveva detto: "Ammazzerò Riina con le mie mani". Con lui viene ucciso anche Stefano Pecorella, suo amico ed accompagnatore.
  • 15 giugno 1981: omicidio di Ignazio Gnoffo, fedelissimo di Stefano Bontate (1939 - 1981) e nella cui famiglia aveva militato a lungo prima di essere autorizzato dalla Commissione a ricostruire la famiglia di Palermo Centro. Eliminato Ignazio Gnoffo, il posto dello stesso come capo famiglia veniva preso da Giovanni Corallo, grande amico proprio di Pippo Calo' con il quale, in tempi non sospetti, aveva lavorato in un negozio di tessuti.[30]
  • 25 giugno 1981: tentato omicidio di Salvatore Contorno (1946).
  • 30 luglio 1981: omicidio di Francesco Denaro. Il delitto avvenne a Marsala. È l'inizio della sanguinosa scalata dei corleonesi nella provincia di Trapani.
  • 31 luglio 1981: omicidio di Domenico Ingrassia.
  • 1º agosto 1981: duplice omicidio di Giovanni Falluca e Maurizio Lo Verso.
  • 1º agosto 1981: omicidio di Giacomo Sparacello.
  • 9 agosto 1981: omicidio di Giovanni Di Fazio.
  • 18 agosto 1981: omicidio di Antonino Badalamenti, cugino di Gaetano. Nino Badalamenti era diventato il capo di Cinisi dopo l'espulsione di suo cugino, verso i quali nutriva un profondo rancore. Tuttavia, si rifiutò di condurre Gaetano in una trappola, trattandosi pur sempre di un suo familiare. Per questo venne considerato non affidabile e venne decretata la sua eliminazione, portata a termine grazie al tradimento del suo grande amico Rosario Riccobono. Per questo delitto, Salvatore Lo Piccolo (1942), all'epoca uno degli uomini di punta di Riccobono, è stato condannato all'ergastolo.
  • 25 agosto 1981: omicidio di Francesco Taddeo.
  • 28 agosto 1981: omicidio di Gioacchino Tagliavia.
  • 2 settembre 1981: omicidio di Leonardo Caruana.
  • 6 settembre 1981: omicidio di Orazio Fiorentino.
  • 13 settembre 1981: omicidio dei cugini Paolo e Giuliano Zummo, membri di spicco della cosca mafiosa di Gibellina invisi ai Corleonesi.
  • 13 settembre 1981: omicidio di Calogero La Colla.
  • 15 settembre 1981: omicidio di Giuseppe Palmeri.
  • 16 settembre 1981: omicidio di Vito Di Prima.
  • 18 settembre 1981: a Cinisi, viene teso un agguato contro Procopio Di Maggio, Giuseppe Di Maggio, Nicolò Impastato, cognato e socio, quest'ultimo di Antonino Badalamenti.[31]
  • 23 settembre 1981: omicidio di Luigi Impastato.
  • 24 settembre 1981: omicidio di Giuseppe Finocchiaro.

27 settembre 1981: A San Cataldo, omicidio di Emanuele Cerruto, alleato di Loreto Plicato, uno dei primi stiddari: inizia così la conquista di San Cataldo dei Corleonesi.

  • 29 settembre 1981: triplice omicidio di Calogero Pizzuto, capomandamento di Castronovo di Sicilia, e di altre due persone, Michele Ciminnisi e Vincenzo Romano, morte per essersi trovate nella traiettoria di fuoco dei killer. Gigino Pizzuto era fedele alleato del boss palermitano Stefano Bontate (1939 - 1981). Il delitto avvenne in un bar di San Giovanni Gemini, nell'agrigentino.
  • 30 settembre 1981: Omicidio di Antonino Buccellato, boss appartenente allo storico clan mafioso di Castellammare del Golfo, inviso ai Corleonesi.
  • 1º ottobre 1981: omicidio di Stefano Gallina, uomo di punta di Nino Badalamenti. Delitto per cui Salvatore Lo Piccolo (1942) viene condannato all'ergastolo.
  • 2 ottobre 1981: omicidio di Francesco Patricola.
  • 3 ottobre 1981: omicidio di Pietro Mandalà.
  • 5 ottobre 1981: omicidio di Emanuele Mazzola.
  • 9 ottobre 1981: omicidio di Antonino Vitale.
  • 9 ottobre 1981: omicidio di Giovanni Costanzo.
  • 9 ottobre 1981: omicidio di Agostino Calabria.
  • 9 ottobre 1981: omicidio di Calogero Misuraca
  • 13 ottobre 1981: omicidio di Andrea Ventimiglia.
  • 14 ottobre 1981: omicidio di Antonino Grado e di Francesco Mafara, rispettivamente della famiglia di Santa Maria di Gesù e di Brancaccio, entrambi legatissimi a Stefano Bontate. Antonino Grado aveva fatto finta di schierarsi dalla parte dei corleonesi per poter attirare suo cugino Salvatore Contorno in un agguato, ma in realtà, all'insaputa di tutti, si incontrava segretamente con Contorno e lo informava sui movimenti dei suoi nemici. Emblematicamente, Francesco Mafara pochi giorni prima dell'omicidio si incontrò per caso in strada con Giovambattista Pullarà, uno dei principali traditori della famiglia di Bontate, e dopo essersi salutati, Mafara lo apostrofò con disprezzo dicendogli "sei un assassino", a causa del suo tradimento verso quelli che erano stati i suoi amici per molti anni. Grado e Mafara vennero convocati ad un incontro da Giuseppe Lucchese e da altri uomini della famiglia di Ciaculli, per pianificare la prossima mossa contro Contorno. Ma Lucchese e i suoi avevano oramai capito che Grado e Mafara facevano il doppio gioco, poiché avevano pedinato il Grado e lo avevano visto incontrarsi con Contorno. Furono quindi entrambi strangolati e i corpi fatti sparire. Poche ore dopo, gli assassini di Mafara e Grado arrivarono nella fabbrica in cui lavorava Giovanni Mafara, fratello di Francesco, e uccisero anche lui a colpi di pistola.
  • 16 ottobre 1981: duplice omicidio di Giuseppe Milazzo e Salvatore Mancino.
  • 17 ottobre 1981: in Villagrazia di Carini, omicidio di Salvatore Marciano', rimasto dalla parte del Badalamenti
  • 30 ottobre 1981: a Cinisi, Salvatore Mazzola, legato ai fratelli Pipitone, sfugge ad un agguato.[31]
  • 6 novembre 1981: omicidio di Sebastiano Bosio (Palermo, 18 agosto 1929 – Palermo, 6 novembre 1981) medico chirurgo italiano ucciso dalla mafia. Venne ucciso all'uscita dal suo studio, il 6 novembre 1981, da due sicari, colpito da quattro pallottole di una pistola calibro 38. Il motivo della sua uccisione, secondo anche le testimonianze di alcuni pentiti, stava nel fatto che Bosio avrebbe curato in modo superficiale o comunque sbrigativo alcuni boss della mafia accorsi da lui dopo essere stati vittime di scontri a fuoco e di aver curato criminali della cosiddetta fazione della mafia perdente uscita sconfitta dalla seconda guerra di mafia, tra cui Totuccio Contorno. Si scoprì poi in seguito, grazie anche a indagini più accurate, che Bosio aveva avuto una diatriba, almeno telefonica, con l'allora direttore sanitario della struttura, Giuseppe Lima, fratello del più noto Salvo, ucciso poi nel 1992 dalla stessa mafia, poiché egli prometteva sotto il suo comando di svolgere loro delle operazioni privilegiate. Le prime indagini degli inquirenti furono pressoché limitate, specie per il depistaggio attuato da alcuni membri all'interno degli stessi. Da risvolti successivi, si apprese che alcuni colleghi di Bosio erano in amicizia o addirittura imparentati, seppur di largo grado, ad alcuni esponenti mafiosi di spicco. Dagli esami più approfonditi, dei proiettili, grazie alle nuove tecnologie, emerse che a sparare fu Antonino Madonia. Madonia è stato rinviato a giudizio nel 2011, ed oggi sconta la pena dell'ergastolo, per questo e una serie di altri omicidi di stampo mafioso.
  • 8 novembre 1981: omicidio di Antonino Rugnetta.
  • 12 novembre 1981: omicidio di Antonino Mineo, fratello di Settimo Mineo, uomo d'onore di Pagliarelli. Un altro fratello, Giuseppe, verrà ucciso l'anno dopo. Questo Antonino Mineo è da non confondere con un omonimo, il patriarca di Bagheria Antonino Mineo, che i corleonesi elimineranno diversi anni più tardi, nel 1989.
  • 16 o 17 novembre 1981: omicidio di luigi calì, capo della famiglia di San Cataldo, legato a di cristina, a sua volta assassinato il 30 maggio 1978. L'omicidio avviene all'interno di un circolo ricreativo.
  • 20 novembre 1981: a Terrasini, omicidio di Giuseppe Fidazzo, socio ed amico di Gaetano Badalamenti.[31]
  • 20 dicembre 1981: omicidio di Giuseppe Finazzo, uomo di fiducia di Gaetano Badalamenti.
  • 25 dicembre 1981: strage di Natale. Un commando di killer, guidato da Giuseppe Greco “Scarpuzzedda”, compì un agguato a Bagheria contro Giovanni Di Peri, capo della cosca di Villabate, e il suo vicecapo Antonino Pitarresi. Di Peri e Pitarresi, che si trovavano con il figlio Biagio, vennero inseguiti per le strade di Bagheria e scoppiò una sparatoria, nella quale rimase ucciso anche un semplice passante; Di Peri e Biagio Pitarresi finirono uccisi mentre Antonino viene caricato su un'auto ancora vivo e ammazzato in campagna perché le munizioni dei killer erano finite: tali omicidi vennero eseguiti per premiare Salvatore Montalto (1936 - 2012), un uomo di Salvatore Inzerillo che era passato segretamente con i Corleonesi e ora mirava ad assumere il comando della cosca di Villabate. Nella sparatoria, venne colpito anche Onofrio Valvola, un pensionato che si era affacciato per vedere cosa stava succedendo, che sarebbe morto in un lago di sangue poco dopo. Verso la fine dell'anno Filippo Giacalone scomparve senza apparente motivo anche se i suoi familiari sostengono inattendibilmente di sentirlo telefonicamente, ogni tanto.
  • 30 dicembre 1981: ferimento, a Caserta, di Pietro Scaletta, ritenuto trafficante di stupefacenti del clan di Alfio Ferlito.[29]

Tra la fine del 1981 e l'inizio del 1982 avvenne l'omicidio di Emanuele D'Agostino era uno dei pochi uomini della fazione avversaria a Salvatore Riina a non essersi accordato con lui e perciò un ex uomo di Stefano Bontate (che era stato assassinato da poco), Rosario Riccobono, era segretamente passato dalla parte dei Corleonesi e per loro conto attirò D'Agostino in un'imboscata e lo strangolò facendo poi sparire il suo corpo nel nulla. Mentre moriva, D'Agostino rivolse a Riccobono le sue ultime parole: "Solo tu mi potevi tradire. Questo delitto avvenne durante gli anni della guerra di mafia, ma non vi è una datazione precisa.[senza fonte]

1982[modifica | modifica wikitesto]

  • 4 gennaio 1982 sparisce nel nulla Salvatore Di Gregorio, legato a bontate
  • 7 gennaio 1982: omicidio di Michele Graviano, il padre di Filippo e Giuseppe Graviano, i boss di Brancaccio. I corleonesi incolperanno Salvatore Contorno per questo omicidio, ma il vero esecutore fu Gaetano Grado.
  • 8 gennaio 1982: omicidio di Michel Ienna.
  • 8 gennaio 1982: omicidio di Francesco Paolo Teresi, cugino di Girolamo Teresi e suo socio in affari.
  • 8 gennaio 1982: omicidio di Giovanni Di Fresco.
  • 9 gennaio 1982: omicidio di Antonino Grado, zio del suo omonimo nipote Antonino Grado, dipendente dell'Ente Autonomo Teatro Massimo di Palermo. È il rappresentate di una famiglia che gestiva il traffico di stupefacenti, alleata da sempre con Stefano Bontate e Totuccio Inzerillo. In piazza Torrelunga, omicidio di Giovanni Di Fresco, suocero di Emanuele Mazzola e testimone oculare dell'omicidio dello stesso.[32]
  • 11 gennaio 1982: omicidio di Ignazio D'Agostino.
  • 13 gennaio 1982: omicidio di Francesco Cinardo, boss di Mazzarino in provincia di Caltanissetta e fedelissimo di Giuseppe Calderone e Stefano Bontate.
  • 14 gennaio 1982: omicidio di Pietro Inzerillo, fratello di Salvatore (1944 - 1981), veniva a New York e, anche stavolta per derisione, il cadavere veniva fatto trovare in un portabagagli con dollari in bocca e nei genitali.
  • 15 gennaio 1982: omicidio di Giacomo Impastato. Impastato, soprannominato Jack perché aveva passato diverso tempo in Luisiana negli Stati Uniti, era sposato con una figlia di Vito Badalamenti, fratello di Gaetano. Lavorava alla "Omar Lampadari" a Isola delle Femmine e venne ucciso a colpi di pistola all'uscita della fabbrica.
  • 16 gennaio 1982: a Catania, omicidio di Corrado Manfredi, del clan Santapaola.
  • 26 gennaio 1982: omicidio di Nicolò Piombino, carabiniere in pensione a Isola delle Femmine, che stava collaborando con le autorità per individuare i responsabili dell'omicidio di Giacomo Impastato, di cui era stato testimone oculare.
  • 5 febbraio 1982: duplice omicidio di Andrea Musumeci e Antonino Zitello, legati ad Alfio Ferlito.
  • 6 febbraio 1982: omicidio di Paolo Mazzola.
  • 8 febbraio 1982: omicidio di Antonino Inzerillo, zio di Salvatore, il capo mandamento di Passo di Rigano che era uno dei principali ostacoli all'ascesa dei "corleonesi" di Riina e Provenzano. Antonino Inzerillo rimase vittima della "lupara bianca" a Brooklin.
  • 8 febbraio 1982: triplice omicidio di Angelo Bonardi e dei fratelli Giuseppe e Antonino Sciuto, tutti simpatizzanti del clan Ferlito.
  • 9 febbraio 1982: omicidio di Salvatore Palermo e Carmelo Ternullo (detto "Lampadina"), uomini di spicco del clan Ferlito.
  • 12 febbraio 1982: omicidio, a Catania, di Salvatore Finocchiaro, cugino di Santapaola.[29]
  • 25 febbraio 1982: omicidio di Pietro Marchese. "Il 9-6-1981, a Palermo veniva ucciso, come si è detto, Franco Di Noto, per lungo tempo reggente la famiglia di Corso dei Mille e ciò veniva esattamente interpretato da Giovannello Greco e da Pietro Marchese come inequivoco segnale anche nei loro confronti, per cui si davano a precipitosa fuga con le loro mogli e con Antonio Spica, un rapinatore che gravitava su Milano ed era amico dei Greco. La loro fuga veniva bloccata a Zurigo dove venivano arrestati, mentre stavano imbarcandosi su un aereo diretto in Brasile, perché trovati in possesso di banconote provenienti dai sequestri Susini ed Armellini e di documenti falsi. Estradati in Italia il Greco, cui il G.I. di Milano concedeva la libertà provvisoria, si rendeva immediatamente irreperibile, mentre il Marchese, tradotto nel carcere dell'Ucciardone perché imputato dell'omicidio di Boris Giuliano, veniva ucciso da altri detenuti il 25 gennaio del 1982.

Antefatto dello scontro fu l'omicidio del boss di Villabate Giovanni Di Peri e del suo braccio destro Biagio Pitarresi 25 dicembre 1981, avvenuto dopo un inseguimento e sparatoria per le vie della cittadina alle porte di Palermo, seguito dal sequestro e la sparizione del figlio Antonino Pitarresi. Nella sparatoria viene colpito da un proiettile vagante il pensionato Onofrio Valvola. A bordo della macchina dei killer ci sono il superkiller Pino Greco U' Scarpuzzedda, il boss di Corso dei mille Filippo Marchese, suo nipote Pino Marchese (18 anni, si pentirà nel 1992) e altri uomini d'onore. L'uccisione di Giovanni Di Peri è una ricompensa dei corleonesi a Salvatore Montalto di Villabate, appena passato con la fazione di Totò Riina, che punta a diventare il reggente di Villabate. Montalto sarà arrestato il 7 novembre 1982, una settimana dopo verrà ammazzato il poliziotto della sezione investigativa Calogero Zucchetto, che aveva contribuito all'arresto. Il boss Filippo Marchese di Corso dei mille, all'interno della mattanza siciliana, fu uno dei personaggi più sanguinari e importanti, divenuto famoso per la sua "camera della morte" in piazza Sant'Erasmo, a Palermo, in cui torturava, strangolava e scioglieva nell'acido decine di vittime. Appena cominciarono gli scontri interni alla Cupola, Filippo Marchese passò con i corleonesi, diventando uno dei loro killer più fidati. Partecipò all'omicidio di Pio La Torre e dei boss Bontate e Inzerillo. Nel luglio 1982, Filippo Marchese suggellò l'alleanza con i corleonesi con un altro omicidio, quello del proprio cognato Pietro Marchese, ammazzato in carcere. Intanto, da più lati, fioccano i morti. Il 16 giugno 1982 c'è la strage della circonvallazione, dove i killer dei corleonesi ammazzano il boss Alfio Ferlito mentre lo trasportano al carcere di Trapani. Con lui, cadono sotto i colpi di mitragliatrice anche tre carabinieri e l'autista. In provincia, l'omicidio di Gregorio Marchese, cognato di Filippo Marchese (3 agosto 1982) innescò un meccanismo sanguinario che porterà a decine di morti nell'arco di poche settimane. Filippo Marchese si vendicherà cercando confusamente i responsabili e lasciandosi dietro una scia di sangue. Qualcuno – probabilmente lo stesso Salvatore Montalto di Villabate – lo mise sulla strada della banda Parisi, una banda di briganti che operava nelle campagne tra Casteldaccia e Altavilla Milicia, capeggiati dal latitante Antonino Parisi, responsabile della morte del carabiniere Orazio Costantino nel 1969. Il 5 agosto 1982 fu assassinato Giusto Parisi, fratello del latitante. Lo stesso giorno, a Bagheria, venivano ammazzati Cosimo Manzella, consigliere comunale ex democristiano e ora socialista, e Michelangelo Amato, suo portaborse. Nello stesso giorno, a Catania, omicidio di Vincenzo Carrubba (clan Santapaola).[29]

  • 11 marzo 1982: omicidio di Dullio Fratoni a Roma. Fratoni, personaggio ben inserito nella malavita romana, aveva offerto appoggio a Salvatore Contorno durante la sua latitanza a Roma, e per questo si decise di eliminarlo. L'omicidio fu commesso dal boss dei Testaccini della Banda della Magliana, Danilo Abbruciati, su commissione di Pippo Calò.
  • 12 marzo 1982: omicidio di Francesco Di Fresco.
  • 15 marzo 1982: omicidio di Antonino Schifaudo, zio di Pietro Mandalà (parente di totuccio contorno ucciso nel 1981) e cognato di francesco mandalà, cugino di contorno.
  • 18 marzo 1982: omicidio, a Catania, di Rosario Romeo, braccio destro di Nitto Santapaola e del m.llo cc. Alfredo Agosta, che si trovava in compagnia del Romeo.[29]
  • 24 marzo 1982: omicidio, a Catania, di Salvatore Farina.[29]
  • 5 aprile 1982: omicidio di Francesco Mandalà.
  • 15 aprile 1982: omicidio di Antonio Spica, molto amico di Giovanello Greco, rapito, ucciso e bruciato in una discarica di Milano dopo essere stato scarcerato.
  • 15 aprile 1982: omicidio di Salvatore Spitalieri.
  • 17 aprile 1982: omicidio di Salvatore Corsino. Aveva dato ospitalità alla moglie di Contorno, in stato avanzato di gravidanza.
  • 17 aprile 1982: A San Cataldo, Loreto plicato uccide Nicolò Termino, legato ai Corleonesi e padre del più noto Cataldo Terminio che verso la fine degli anni ottanta diventerà il reggente della Famiglia di San Cataldo con il benestare di Giuseppe Madonia, capomandamento di Vallelunga Pratameno e di Totò Riina.
  • 24 aprile 1982: omicidio di Mariano Renda.
  • 26 aprile 1982: strage di via Iris. A Catania, in suddetta via, vengono uccisi Antonino Privitera, Ignazio Di Mauro, Giuseppe Mongelli, Giuseppe Caruso, e Saverio Salerno, e riportavano gravi ferite Salvatore Bruno, Rosario Patane', Francesco Russo, Giuseppe Raineri e Agatino Fazio. Sul luogo dell'eccidio venivano rinvenute due bombe e mano ed una rivoltella, risultata rubata a Torino.[29]
  • 28 aprile 1982: incendio, a Catania, della fabbrica di mobili jolly componibili.
  • 30 aprile 1982: duplice omicidio di Pio La Torre (Palermo, 24 dicembre 1927 – Palermo, 30 aprile 1982) politico e sindacalista, e Rosario Di Salvo, suo autista.
  • 30 aprile 1982: duplice omicidio di Filippo e Carmelo Pedone. Delitto per cui Salvatore Lo Piccolo (1942) viene condannato all'ergastolo.
  • 4 o 5 maggio 1982 a Palermo, omicidio di Loreto plicato in risposta all'omicidio di Nicolò Terminio avvenuto il 17 aprile precedente.
  • 16 o 26 maggio 1982: omicidio di Rodolfo Buscemi e Matteo Rizzuto. Buscemi e Rizzuto vennero portati nella camera della morte dagli uomini di Marchese, che li interrogò su alcuni questioni legate al pizzo dei commercianti di Villabate. Nella stanza c'era pure il boss di Ciaculli Pino Greco Scarpuzzedda, che gestiva con Marchese il territorio di Villabate. La colpa di Buscemi era di aver chiesto il pizzo senza nessuna autorizzazione: inizialmente il muratore mentì, sostenendo di non sapere che fossero zone protette, ma poi confessò e fece il nome del complice Antonino Migliore. Sia lui che il cognato vennero strangolati subito dopo la confessione. Poiché l'acido era finito, i due corpi furono chiusi nel bagagliaio di una Fiat Ritmo rubata, caricati poi su una barca ed infine gettati in fondo al mare, in un punto profondo oltre settanta metri (il cimitero marino della "famiglia" di Corso dei Mille e forse non l'unico della baia di Palermo), legati a due comune (vecchie vaschette di pietra recuperate in una discarica pubblica).
  • 10 maggio 1982: omicidio, a Catania, di Salvatore Nicotra.[29]
  • 12 maggio 1982: omicidio di Mario Spina, simpatizzante di Alfio Ferlito.
  • 21 maggio 1982: omicidio di Alfio D'Urso.
  • 22 maggio 1982: omicidio di Giuseppe Mineo. Lui e suo fratello Settimo Mineo, che riuscì a salvarsi, vennero aggrediti mentre si apprestavano ad entrare in macchina, e Giuseppe Mineo venne ferito gravemente. Morì diverse ore dopo nell'ospedale in cui era stato ricoverato. I Mineo, di cui un altro fratello Antonino era già stato ucciso un anno prima, erano uomini d'onore della famiglia di Pagliarelli ma erano considerati vicini ai vecchi boss Bontate e Badalamenti e per questo venne decisa la loro eliminazione.
  • 25 maggio 1982: omicidio, a Catania, di Salvatore Di Pasquale e di Santo Di Rotolo, testimone oculare dell'assasinio.[29]

28 maggio 1982: omicidio di Mario Alonzo. Era legato a Leopoldo Cancelliere, vecchio capo della famiglia del Borgo Vecchio. Cancelliere nel 1979 fu costretto a dimettersi da tale carica su pressione di Salvatore Riina e Pippo Calò perché considerato troppo moderato per le strategie egemoniche dei Corleonesi. Inoltre Cancellieri si era opposto alla nomina di Pippo Calò quale capomandamento in quanto riteneva che il mandamento non spettasse a Porta Nuova, bensì a Palermo centro, la cui famiglia sarà ricostruita di lì a poco da ignazio gnoffo, strettissimo alleato di bontate che verrà ucciso il 15 giugno 1981.

L'insieme di questi fattori, come detto, portò nel 1979 alle dimissioni forzate di Cancellieri, a beneficio di Salvatore Cucuzza, fedelissimo di Riina di cui andrà a comporre il gruppo di fuoco. Template:L'omicidio di Mario Alonzo è probabilmente da considerarsi strettamente legato alla vicenda di Cancellieri.
  • 1 giugno 1982: omicidio di Calogero Cannavò, connesso al clan Ferlito.
  • 2 giugno 1982: omicidio di Antonino Migliore, 26enne, che risiedeva vicino a piazza Scaffa, venne sequestrato mentre stava aspettando nella sua Fiat l'apertura del passaggio a livello del Brancaccio: condotto in una villetta protetta da un giardino, non lontano da via Giafar, a cinque minuti dal passaggio a livello, viene interrogato e fa la stessa fine del suo compare: strangolato e gettato in mare.
  • 4 giugno 1982: omicidio, a Catania, di Sebastiano Ragusa, cugino di Santapaola.[29]
  • 6 giugno 1982: omicidio di Alfio Zagami, connesso al clan Ferlito.
  • 6 giugno 1982: omicidio di Carmelo Lo Iacono. L'uomo venne sequestrato dagli uomini di Marchese in piazza Torrelunga, infilato in una Mini Minor, con cui si allontanarono a grande velocità, scontrandosi però con un'altra Mini Minor parcheggiata. Il proprietario dell'automobile che vide tutto, un ex-carabiniere in pensione, Antonio Peri, si mise a inseguirli. Giunta all'altezza di largo Grandi, la Mini Minor dei killer si fermò, ne scese uno dei killer, che freddò Peri con 3 colpi di pistola. Anche Lo Jacomo venne ucciso, il corpo portato nella camera della morte e qui sciolto nell'acido. Il cadavere dell'ex carabiniere venne invece lasciato sul posto.
  • 6 giugno 1982: omicidio di Antonino Peri.
  • 7 giugno 1982: duplice omicidio, a Catania, di Agatino Licciardello e Giacomo Branciforti.[29]
  • 15 giugno 1982: ferimento, a Catania, di Francesco Ferrera "Cavadduzzu", cugino di Nitto Santapaola.[29]
  • 16 giugno 1982: strage della circonvallazione. L'attentato era diretto contro il boss catanese Alfio Ferlito, che veniva trasferito da Enna al carcere di Trapani e che morì nell'agguato insieme ai tre carabinieri della scorta (Salvatore Raiti, Silvano Franzolin e Luigi Di Barca) e al ventisettenne Giuseppe Di Lavore, autista della ditta privata che aveva in appalto il trasporto dei detenuti, il quale aveva sostituito il padre. Di Lavore ebbe la medaglia d'oro al valor civile. Il mandante di questa strage era Nitto Santapaola, che da anni combatteva contro Ferlito una guerra per il predominio sul territorio etneo.
  • 29 giugno 1982: omicidio di Antonino Burraffato (Nicosia, 13 giugno 1933 – Termini Imerese, 29 giugno 1982) poliziotto italiano, vicebrigadiere in servizio presso la Casa Circondariale dei Cavallacci di Termini Imerese. Fu assassinato da mano mafiosa il 29 giugno 1982. Fino al 1996 le indagini non portarono a niente, fino a quando il pentito Salvatore Cucuzza confessò di aver partecipato, fra gli altri delitti, all'assassinio del vicebrigadiere, per ordine di Leoluca Bagarella, cognato di Salvatore Riina. Il gruppo di fuoco, uno dei più feroci dell'epoca, era composto da Pino Greco detto "Scarpuzzedda", Giuseppe Lucchese, Antonio Marchese e dallo stesso Cucuzza. Salvatore Cucuzza è stato condannato a 13 anni con sentenza definitiva, la sua posizione è stata stralciata dal processo. Leoluca Bagarella e Antonio Marchese sono stati condannati all'ergastolo con sentenza definitiva. Il figlio Salvatore e il giornalista Vincenzo Bonadonna hanno scritto un libro dal titolo "Burrafato, un delitto dimenticato" Edizioni La Zisa.
  • 9 luglio 1982: omicidio di Francesco Grillo, membro del clan Santapaola, sarebbe stato torturato e poi ucciso a Catania. Salvatore Pillera, fu accusato di essere il mandante dell'omicidio.
  • 13 luglio 1982: Sequestrò del commerciante Antonio Militello, parente di Totuccio Contorno: Sinagra raccontò che ad attenderlo c'erano gli uomini più spietati del clan di corso dei Mille, con lo stesso Filippo Marchese. Prima di essere ucciso, Militello fu torturato, seviziato e alla fine il suo cadavere sotterrato per sempre in uno dei tanti cimiteri di mafia esistenti a Palermo.
  • 21 luglio 1982: omicidio di Salvatore Greco.
  • 24 luglio 1982: omicidio di Giacomo Cinà.
  • 27 luglio 1982: omicidio di Pietro Ragona.
  • 27 luglio 1982: scompaiono l'ingegnere ignazio lo presti, cugino di Antonino salvo e legatissimo a salvatore inzerillo, per conto del quale il lo presti ritirò l'inutile Alfetta blindata. lo presti era inoltre molto amico di buscetta al quale telefonò disperato subito dopo l'omicidio inzerillo, avvenuto l'11 maggio 1981. Insieme a lo presti scompare anche l'autista di quest'ultimo, Antonio Nicolini, all'epoca ventenne.
  • 3 agosto 1982: omicidio di Gregorio Marchese, trentottenne e fratello della moglie di Filippo Marchese, la sera del 3 agosto 1982, venne ammazzato con una fucilata in faccia durante un banchetto con 11 invitati, nella villa al mare di suo cognato Filippo Marchese, a Casteldaccia: ignaro dell'identità dei killer del cognato, Marchese cominciò a colpire quasi a caso, lasciando dietro di sé una lunga scia di sangue nei giorni successivi. A guidare la mano di Marchese è Salvatore Montalto di Villabate, un mafioso che era da poco passato con i Corleonesi e aspirante reggente della cosca del paese alle porte di Palermo, arrestato poi il 7 novembre 1982.
  • 5 agosto 1982: Omicidio di Giusto Parisi, fratello del latitante Antonino, che sparirà a sua volta poco dopo, vittima della lupara bianca.
  • 5 agosto 1982: Omicidio di Cosimo Manzella, 47 anni, consigliere comunale di Casteldaccia, ex-democristiano da poco passato al Psi, e del suo portaborse Michelangelo Amato, 26 anni. I due furono colpiti dai proiettili dei killer in piena mattinata, davanti al municipio di Bagheria.
  • 5 agosto 1982: omicidio di Antonio Fontana.
  • 6 agosto 1982: omicidio di Pietro Martorana ad Altavilla Milicia. Martorana era figlioccio di Don Piddu Panno, fatto sparire l'anno prima a Casteldaccia.
  • 7 agosto 1982: duplice omicidio di Santo Grassadonia, vicino alla famiglia di Villabate e Michele Carollo, fedelissimo di Panno Giuseppe.
  • 7 agosto 1982: duplice omicidio di Cesare Peppuccio Manzella e Ignazio Pedone, quest'ultimo meccanico. I due erano stati sequestrati e interrogati da Filippo Marchese, che poi li aveva strangolati e trasformati nei protagonisti del macabro e plateale gesto. Il ritrovamento avvenne grazie a una telefonata alla stazione dei carabinieri: "Se vi volete divertire, andate a guardare nella macchina che è posteggiata proprio davanti alla vostra caserma". Poco prima la mezzanotte, vi fu il macabro ritrovamento a pochi metri dalla stazione di carabinieri, in una Fiat 127 rossa, dei due cadaveri incaprettati.
  • 7 agosto 1982: omicidio di Francesco Pinello, amico di Giusto Parisi.
  • 9 agosto 1982: omicidio di Leonardo Rizzo, pregiudicato bagherese che viene trovato morto nel suo appezzamento di terreno a Capo Zafferano.
  • 9 agosto 1982: Gli uomini di Filippo Marchese uccisero quasi in contemporanea - alle 8.20 e alle 8.25 – dei parenti del boss Giovanni Di Peri, ucciso nella strage di Natale di Bagheria. Salvatore Di Peri venne ammazzato a Palermo, in via dei Tornieri, presso il mercato della Vucciria, mentre Pietro Di Peri venne ammazzato a Villabate, in via Alcide De Gasperi. Arrivò una telefonata al quotidiano L'Ora: “Pronto, siamo l'équipe dei killer del triangolo della morte: con i fatti di stamattina l'operazione che chiamiamo "Carlo Alberto", in onore del prefetto, è quasi conclusa. Dico quasi conclusa”. Dalla Chiesa venne ammazzato una ventina di giorni dopo, il 3 settembre. Il giorno dopo, alla redazione palermitana de La Sicilia, arrivò la chiamata: "L'operazione Carlo Alberto si è conclusa".
  • 9 agosto 1982: omicidio di Leonardo Rizzo, pregiudicato bagherese che viene trovato morto nel suo appezzamento di terreno a Capo Zafferano.
  • 11 agosto 1982: duplice omicidio di Paolo Giaccone e Diego Di Fatta, il primo era un medico legale che si era rifiutato di falsificare la perizia sulla strage di Natale del 1981, mentre il secondo uno scippatore. Intorno alle dieci, i killer Salvatore Rotolo, Angelo Baiamonte, i fratelli Vincenzo e Antonino Sinagra e loro cugino Vincenzo Sinagra (detto U' Ndli) si incontrarono in via Messina Marine e si recarono in via 4 aprile, tra via Alloro e piazza Marina, per ammazzare Diego Di Fatta, colpevole di uno scippo ad un'anziana signora protetta dalla mafia di Corso dei Mille. Del gruppo di fuoco, riuscì a scampare all'arresto della Polizia, che aveva assistito all'omicidio in diretta, solo Rotolo: l'auto infatti si era infilata in un vicolo cieco. Anni dopo Vincenzo Sinagra U' Ndli sarebbe diventato un importante collaboratore di giustizia, svelando numerosi particolari di questo periodo..
  • 12 agosto 1982: omicidio di Vincenzo Denaro.
  • 22 agosto 1982: duplice omicidio di Giuseppe Ala e Pietro Stallone.
  • 24 agosto 1982: omicidio di Giulio Sciardelli.
  • 25 agosto 1982: omicidio di Salvatore Parisi, figlio di Antonino.
  • 26 agosto 1982: omicidio di Giovanni d’alia, cugino di Antonio nicolini, scomparso il 27 luglio precedente insieme all’ingegnere ignazio lo presti.
  • 30 agosto 1982: omicidio di Vincenzo Spinelli, 46 anni, imprenditore, ucciso dopo aver riconosciuto il rapinatore a cena, due anni dopo aver subito una rapina a scopo intimidatorio (per convincerlo a piegarsi alle continue richieste di pizzo alle quali si era sempre sottratto) avvenuta nel 1979. Mentre sta cenando in un ristorante riconosce il rapinatore. È seduto ad un altro tavolo dello stesso locale. A quel punto Spinelli segnala l'episodio a un funzionario di polizia e il rapinatore viene arrestato seduta stante. Non si tratta però di un uomo qualunque. Girolamo Frusteri è infatti, uno dei nipoti di Pino Savoca, uomo d'onore di Brancaccio, parente di Masino Spadaro, boss della Kalsa, e compare di Salvatore Riina. Curriculum pesante. Viene fuori l'ordine di punire Spinelli. L'agguato mortale si consuma in una notte di fine estate a Pallavicino, in una traversa di via Castelforte.
  • 3 settembre 1982: strage di via Carini, in cui morirono il prefetto di Palermo Carlo Alberto dalla Chiesa (1920 - 1982), la moglie Emanuela Setti Carraro (1950 - 1982) e l'agente di scorta Domenico Russo (1950 - 1982).
  • 11 settembre 1982: duplice omicidio di Benedetto e Antonio Buscetta. I due figli di Tommaso, venivano fatti sparire per rappresaglia a Palermo.
  • 13 settembre 1982: omicidio di Andrea Ala.
  • 30 settembre 1982: omicidio di Vincenzo Sanfilippo.
  • 4 ottobre 1982: omicidio di Filippo Mineo.
  • 11 ottobre 1982: omicidio di Armando Di Natale (Siracusa, 1941 – Novi Ligure, 11 ottobre 1982). Dopo la strage di via Carini, dove rimasero uccisi Carlo Alberto dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l'agente di scorta Domenico Russo, divenne un pentito che collaborava nonostante pendesse sulla sua testa anche un mandato di cattura. Aveva precedenti per omicidi e traffico di droga e la sua situazione di "pentito" braccato dalla legge lo metteva in una posizione scomoda[2]. Prima di essere ucciso per non aver diviso il ricavato di metà di una partita di hashish di 600 chili che era andato a prendere in nave in Marocco e venne sequestrato per indurlo a confessare, ma venne liberato senza aver rivelato il posto dove aveva nascosto la somma ma terrorizzato si rifugiò nella questura di Palermo. Venne colpito con due colpi di pistola 7,65 mm la sera di domenica 10 ottobre nei pressi del casello di Vignole Borbera sull'autostrada A7 mentre andava con la moglie e la figlia in direzione Genova ed era in fuga verso la Costa Azzurra o la Corsica dopo che era stato interrogato a Palermo martedì; venne inizialmente soccorso da un automobilista e intervennero la Polizia stradale di Genova Sampierdarena e l'ambulanza che lo trasportò in fin di vita all'Ospedale San Giacomo di Novi Ligure, dove arrivò alle 23:15, mori alle 00:30 senza aver mai ripreso conoscenza. La moglie e la figlia vennero sequestrate e forse uccise. Grazie a Di Natale erano stati possibili gli ordini di cattura per Nunzio Salafia, Salvatore Genovese e Antonio Ragona, emessi dal giudice istruttore Giovanni Falcone, che aveva emesso anche emesso un ordine di cattura nei suoi confronti. Rimangono ancora ignoti gli autori del delitto di Di Natale e della scomparsa (e probabile omicidio) di moglie e figlia.
  • 19 ottobre 1982: omicidio di Gaetano Scalici.
  • 19 ottobre 1982: omicidio di Giuseppe Di Maggio, storico rappresentante della "famiglia" di Brancaccio. Di Maggio aveva cercato di rimanere completamente neutrale alla faida in atto, ma venne accusato dai Corleonesi di avere fornito rifugio a parenti di Salvatore Contorno subito dopo l'attentato di quest'ultimo, e, inoltre, era zio del già ucciso Francesco Mafara, uno degli uomini di Bontate. Per questo fu ucciso e il suo cadavere non fu mai ritrovato. Il suo posto in seno alla "famiglia" di Brancaccio fu preso da Giuseppe Savoca, fedelissimo di Riina.
  • 14 novembre 1982: omicidio di Calogero Zucchetto (Sutera, 3 febbraio 1955 – Palermo, 14 novembre 1982) poliziotto. Con il commissario Cassarà andava in giro in motorino per i vicoli di Palermo e in particolare per quelli della borgata periferica di Ciaculli, che conosceva bene, a caccia di ricercati. In uno di questi giri con Cassarà incontrò due killer al servizio dei corleonesi, Pino Greco detto "scarpuzzedda" e Mario Prestifilippo, che aveva frequentato quando non erano mafiosi. Questi lo riconobbero e non si fecero catturare. All'inizio di novembre del 1982, dopo una settimana di appostamenti, tra gli agrumeti di Ciaculli riconobbe il latitante Salvatore Montalto, boss di Villabate, ma essendo solo e non avendo mezzi per arrestarlo rinunciò alla cattura, avvenuta poi il 7 novembre con un blitz di Cassarà. La sera di domenica 14 novembre 1982, all'uscita dal bar "Collica" in via Notarbartolo, una via del centro di Palermo, fu ucciso con cinque colpi di pistola alla testa sparati da due killer in sella a una moto. Successivamente gli autori del delitto vennero individuati in Mario Prestifilippo e Pino Greco, gli stessi che aveva incrociato in motorino. Come mandanti furono in seguito condannati i componenti della "cupola mafiosa", cioè gli appartenenti all'organo più importante di "Cosa Nostra", Totò Riina, Bernardo Provenzano, Raffaele Ganci e altri.
  • 19 novembre 1982: omicidio di Salvatore Badalamenti, figlio di Antonino, un ragazzo di appena diciassette anni.
  • 23 novembre 1982: Omicidio del boss di Trapani Antonio Salvatore Minore (16 novembre 1927 - 20 novembre 1982), e dei suoi alleati Nicolò Miceli di Buseto Palizzolo (26 agosto 1928 - 20 novembre 1982), Martino Buccellato di Castellammare del Golfo (18 marzo 1958 - 20 novembre 1982) e di Vincenzo Palazzolo di Cinisi, braccio destro di Nino Badalamenti. Furono tutti e quattro strangolati a Palermo dopo essere stati attirati in un tranello da Rosario Riccobono. Con questi omicidi viene definitivamente stroncata la vecchia mafia della provincia di Trapani guidata dai Buccellato e dai Minore, spianando la strada agli alleati dei Corleonesi: Mariano Agate di Mazzara del Vallo, Vincenzo Virga di Trapani e Francesco Messina Denaro di Castelvetrano.
  • 24 novembre 1982: atto finale a San Cataldo. Viene assassinato Carmelo Cerruto, agente penitenziario che stava indagando sull'omicidio del figlio Emanuele, ucciso il 27 settembre 1981.
  • 26 novembre 1982: a Cinisi, omicidio di Salvatore Badalamenti, figlio di Nino.[31]
  • 30 novembre 1982: strage del 30 novembre 1982, quando all'interno di Cosa Nostra avviene qualcosa di paragonabile alla “notte dei lunghi coltelli” della storia nazista. Obiettivo principale dei killer sono Rosario Riccobono e Salvatore Scaglione, rispettivamente boss di Partanna Mondello e della Noce che – allo scoppiare della guerra - erano passati con i corleonesi dopo essere stati per anni vicini a Bontate e Inzerillo. La mattina del 30 novembre furono invitati nella villa Dammusi, situata tra San Giuseppe Jato e Monreale, di proprietà della famiglia Brusca, per una riunione tra capimandamento. Là li attendevano, oltre ai Brusca, Totò Riina, Giuseppe Calò, Nenè ed Antonino Geraci, Giuseppe Giacomo Gambino, Baldassare di Maggio e diversi altri uomini della fazione corleonese. Il primo ad arrivare fu Riccobono, accompagnato dal suo vice Salvatore Micalizzi e da Vincenzo Cannella e Carlo Savoca. Poco dopo essere arrivati sul posto, i quattro furono condotti in diverse stanze nella villa dove furono bloccati e strangolati da Giuseppe Giacomo Gambino, Totò Riina, Giuseppe Calò, Bernardo e Giovanni Brusca, Antonino Geraci e Filippo Nania. Qualche ora dopo la soppressione dei quattro, giunse sul posto Salvatore Scaglione, condotto dal suo vice Raffaele Ganci, che venne rapidamente strangolato dallo stesso Ganci e da Giuseppe Giacomo Gambino. I cadaveri vennero poi spogliati e sciolti in due grossi recipienti pieni d'acido. Le macchine con cui Riccobono, Micalizzi e gli altri erano arrivati furono poi condotte e abbandonate all'aeroporto di Punta Raisi per sviare le indagini e far credere che i quattro avessero lasciato la Sicilia. Non appena eseguiti i delitti, Giovanni Brusca telefonò ad Antonino Madonia a Palermo per far sì che i gruppi di fuoco rimasti nel capoluogo potessero dare via all'operazione di "pulizia dei piedi" in città, per eliminare tutti gli alleati di Riccobono e Scaglione, ignari dell'avvenuta strage, prima che scoprissero cosa era accaduto e potessero organizzarsi di conseguenza. Nel corso della stessa giornata vennero quindi decimate quelle fazioni delle famiglie di Partanna-Mondello e della Noce considerate "non affidabili" dai Corleonesi, tramite l'eliminazione di Giuseppe Lauricella e suo figlio Salvatore, Domenico Cannella, Giuseppe Ficario, Francesco Cosenza, Giovanni Filiano, Salvatore Misseri, Francesco Gambino, Ernesto Battaglia, Domenico Bova e Salvatore Neri. Si salvarono dal massacro Michele Micalizzi, il fratello di Salvatore, Gaspare Mutolo e Salvatore Lo Piccolo, l'ultimo dei quali appresa la notizia della strage si schiererà dalla parte degli assassini attirando in un tranello Salvatore Lauricella e per questo avrà salva la vita. A seguito della strage, il territorio del mandamento Partanna-Mondello verrà inglobato nelle famiglie degli alleati di Riina e principalmente da quella di San Lorenzo capeggiata da Giuseppe Giacomo Gambino, mentre Raffaele Ganci diventerà il nuovo capo della famiglia della Noce.
  • 30 novembre 1982: duplice omicidio di Giovanni Saviano (Palermo, 29 ottobre 1960 - 30 novembre 1982) e Michele Micalizzi (Palermo, 11 ottobre 1949 - 30 novembre 1982). Furono uccisi al bar Two.
  • Dicembre 1982: Omicidio di vito riccobono, fratello di rosario riccobono. Viene ritrovato decapitato all'interno della sua auto.
  • 4 dicembre 1982: omicidio di Leonardo Galante, cognato di Gaetano Badalamenti.
  • 25 dicembre 1982: Tentato omicidio di Giuseppe Greco "Scarpuzzedda" (1952 - 1985). Già dalle dichiarazioni di Stefano Calzetta risulta che il 25-12-1982, vi era stata una "rufiata" ai Ciaculli e, cioè, che Giovanneto Greco e Giuseppe Romano inteso "l'americano" avevano sparato a Pino Greco "scarpazzedda" senza riuscire ad ucciderlo. La reazione era immediata e di una ferocia inaudita. Si scoprirà anni dopo che ad organizzare l'attentato non fu Giovannello Greco, che era riuscito a fuggire dall'Italia, bensì Gaetano Grado, ex braccio destro di Bontate.
  • 26 dicembre 1982: venivano uccisi: i fratelli Gaspare e Michele Ficaro (Fratello e padre della convivente Giovannello Greco) e, con la stessa arma, nel locale "The New York Place", Giuseppe Genova, Antonio D'Amico e Orazio D'Amico (rispettivamente genero e nipoti di Tommaso Buscetta). Negli stessi giorni scompare in Brasile Homero "Homerinho" De Almeida Guimarães, cognato di Tommaso Buscetta, il più grande dei fratelli della terza moglie Cristina.
  • 27 dicembre 1982: omicidio di Paolo Amodeo.
  • 28 dicembre 1982: omicidio di Antonio Ammannato (Palermo, 19 settembre 1909 - 28 dicembre 1982).
  • 29 dicembre 1982: duplice omicidio di Vincenzo e Benedetto Buscetta (rispettivamente, fratello e nipote di Tommaso Buscetta).
  • gennaio 1983: omicidio di Filippo Marchese (1938 - 1983), figura di spicco nella mafia siciliana, killer sospettato di decine di omicidi e boss della famiglia mafiosa del quartiere Corso Dei Mille di Palermo. La sua natura violenta avrebbe potuto rappresentare una minaccia per i boss corleonesi Salvatore Riina e Bernardo Provenzano. Pertanto, nel gennaio del 1983 su ordine di Riina, Pino Greco, Giuseppe Giacomo Gambino, Salvatore Montalto e Salvatore Cucuzza vennero incaricato di uccidere lo stesso Marchese e di scioglierlo nell'acido, così come lui stesso aveva fatto con molte delle sue vittime.

1983[modifica | modifica wikitesto]

  • 24 gennaio 1983: omicidio di Nunzio La Mattina. Il La Mattina, membro di spicco della famiglia di Porta Nuova, era stato prima uno dei vertici del contrabbando di tabacchi, e poi, uno degli elementi di maggior spicco nel traffico di stupefacenti. Anzi, secondo il Buscetta, era stato proprio il La Mattina ad iniziare il traffico della morfina base con il medio-oriente e la creazione in Sicilia di laboratori per la produzione di eroina. La sua uccisione e quella del cognato, di cui finora non sono stati accertati i motivi specifici, è comunque da ascrivere a decisione della commissione, molto probabilmente per questioni ricollecabili al traffico di stupefacenti. Al riguardo, è agevole rilevare che se non vi fosse stata unanimità di consensi nell'uccisione dei due, la reazione della famiglia di Porta Nuova, diretta da Pippo Calò (alleato dei corleonesi), sarebbe stata violentissima. E tale conclusione è avvalorata dal fatto che - come ha riferito Stefano Calzetta - nell'omicidio del cognato di La Mattina, Francesco Lo Nigro, sono coinvolti Paolo Alfano e Pietro Senapa, membri della famiglia di corso dei Mille, alleata di quella di Pippo Calò.
  • 25 gennaio 1983: omicidio di Giangiacomo Ciaccio Montalto (Milano, 20 ottobre 1941 – Valderice, 25 gennaio 1983) magistrato italiano, vittima di Cosa nostra.
  • Febbraio 1983: tentato omicidio di Gerlando Alberti nel carcere dell’Ucciardone. Alberti aveva ricevuto delle lettere da buscetta in cui quest’ultimo chiedeva informazioni su Giuseppe Calò. Esecutori del tentato agguato tramite iniezione letale sono Giovan Battista Pullarà, [[Salvatore Montalto, Giovanni Di Giacomo e Giuseppe Spadaro, tutti fedelissimi di Riina. Successivamente viene organizzato un nuovo agguato ai danni di alberti, che però viene rivelato da Antonino billeci, amico di alberti. Per questo, una volta uscito dal carcere billeci verrà ucciso tramite strangolamento e il suo cadavere verrà ritrovato all’interno di un’auto.
  • 5 febbraio 1983: omicidio di Giovanni Benfante.
  • 8 febbraio 1983: duplice omicidio di Giuseppe Romano e Giuseppe Tramontana. Il delitto avvenne a Fort Lauderdale, in Florida, negli Stati Uniti. Giuseppe Romano era molto amico di Giovannello Greco, Pinè Greco e Tommaso Buscetta, tutti nei ranghi degli scappati.
  • 15 febbraio 1983: omicidio di Francesco Lo Nigro, cognato di Nunzio La Mattina, i killer per ucciderlo si finsero Carabinieri.[33] Omicidio di Giovanni Bonfante
  • 18 febbraio 1983: omicidio di Giuseppe Gargagliano.
  • 22 febbraio 1983: omicidio di Giuseppe Marchese, fratello di Pietro.
  • 16 marzo 1983: omicidio di Calogero Bellini. Cugino di Salvatore Contorno, aveva dato ospitalità ad Antonino Grado e Francesco Mafara prima che venissero uccisi. Fu proprio dal Bellini che Contorno apprese che Grado e Mafara erano scomparsi dopo essersi diretti ad un appuntamento a Croceverde Giardini.
  • 16 marzo 1983: omicidio di Giovanni Amodeo.
  • 17 marzo 1983: omicidio di Vincenzo Pesco.
  • 12 aprile 1983: duplice omicidio di Antonino, conosciuto come “Nino u riccu” e Carlo Sorci, uccisi a colpi di rivoltella e fucile. Gli omicidi di Antonino e Carlo traggono la motivazione in fatti risalenti a tempi ormai lontani e dimostrando il grado di corrività e l'inesauribile sete di vendetta dei corleonesi, in una con lo stato di soggezione e di supina acquiescenza di tutta la commissione ai voleri di questi ultimi. Nino Sorci era stato socio di una società finanziaria (Isep, poi denominata Cofisi) insieme con Angelo Di Carlo, inteso il "capitano", originario di Corleone; Luciano Leggio, sostenendo che il Di Carlo era uno sbirro, pretendeva dal medesimo il pagamento della "tangente", fin quando il Di Carlo, stanco delle angherie del Leggio, ne informava il socio Nino Sorci, il quale otteneva l'intervento del capo della commissione di allora, Greco Salvatore detto "cicchitteddu"; questo ultimo ingiungeva al Leggio né molestare il Di Carlo e, sia pure a malincuore, doveva obbedire. Questo è l'unico motivo, secondo il Buscetta, che poteva indurre i corleonesi ad eliminare i Sorci, che si erano mantenuti rigorosamente neutrali nello scontro in questione. Comunque, è certo che l'uccisione dei suddetti Sorci - uno dei quali era rappresentante della famiglia di Villagrazia e l'altro capo mandamento - non poteva che essere decisa da tutta la commissione.[34]
  • 21 aprile 1983: uccisi tramite lupara bianca i fratelli Salvatore ed Erasmo Valenza, capimafia di Borgetto legatissimi a badalamenti. Esecutori materiali sono Giovanni Brusca e Calogero Ganci, fedelissimi di Totò Riina.
  • 7 maggio 1983: omicidio di Gaetano Greco.
  • 28 maggio 1983: omicidio di Angelo Capizzi. Il delitto avvenne a Riesi.
  • 2 giugno 1983: omicidio di Silvio Badalamenti, nipote di Gaetano (1923 - 2004). L'agguato a Silvio Badalamenti scattò il 2 giugno del 1983 in pieno centro a Marsala, in via Mazzini. La vittima, che era appena uscita di casa per andare al lavoro, aveva 38 anni. L'assassino utilizzò una pistola. Undici mesi prima di essere ammazzato, Silvio Badalamenti era stato arrestato nell'ambito di un'inchiesta su un traffico internazionale di stupefacenti seguita da Giovanni Falcone. Successivamente era stato scarcerato per mancanza di indizi. Falcone gli aveva anche detto: «Si allontani dalla Sicilia». Ma Silvio Badalamenti, lontano dalle vicende di Cosa nostra, si sentiva tranquillo. «Fino a due giorni prima - racconta la moglie Gabriella - aveva accompagnato le figlie a scuola come ogni mattina». Gabriella Badalamenti ha pubblicato per Sellerio un libro ("Come l'oleandro") in cui rievoca in un passaggio anche la storia del marito.
  • 5 giugno 1983: omicidio di Francesco Sorci.
  • 13 giugno 1983: Triplice omicidio di Mario D'Aleo (Roma, 16 febbraio 1954 – Palermo, 13 giugno 1983) ufficiale dell'Arma dei Carabinieri, insieme ai suoi colleghi Giuseppe Bommarito e Pietro Morici. Assassinato da cosa nostra, è stato insignito della Medaglia d'oro al valor civile alla memoria.
  • 8 luglio 1983: omicidio di Agostino Biondo.
* 30 luglio 1983: ucciso, insieme al nipote Giacomo, Carmelo Colletti, capo della Famiglia di Ribera e rappresentante provinciale di Agrigento, stretto alleato dei Corleonesi. L’omicidio è eseguito da Calogero lillo lauria, ex associato di Colletti ed esponente della Famiglia di Raffadali che si era accordato con badalamenti tradendo i Corleonesi. La reazione dei vincenti sarà eclatante. 
  • 9 agosto 1983: omicidio di Giovanni Mungiovino (anche conosciuto come Giovannino Mongiovì), rappresentante della provincia di Enna legatissimo ai Calderone e ai Di Cristina e inviso ai corleonesi. All'epoca era presidente dell’ospedale Umberto I nonché esponente di spicco della DC in città, e aveva ereditato la carica di rappresentate da un suo zio omonimo. Venne ucciso sulla strada statale che ricongiunge Sant’Anna con il bivio di Capodarso, e con la sua eliminazione i corleonesi prendono il controllo di Enna.
  • 22 agosto 1983: omicidio di Giuseppe Marchese, fratello dell'ucciso Pietro Marchese.[24]
  • 8 ottobre 1983: a Cinisi, Procopio Di Maggio sfugge a un secondo attentato, i killer sparando su un gruppo di persone nell'intento di colpire il DI MAGGIO, uccidono Salvatore Zangara, Francesco Lo Bello e Paolo Giambanco, totalmente estranei, i tre, a organizzazioni mafiose.[31]
  • 18 ottobre 1983: omicidio di Agostino Bonura.
  • 10 novembre 1983: Nel New Jersey scompaiono Matteo e Salvatore Sollena, originari di Cinisi, parenti di Badalamenti. Una settimana dopo viene trovato il corpo di Salvatore, mentre quello di Matteo sarà trovato il 19 novembre.
  • 12 novembre 1983: omicidio di Salvatore Zarcone.
  • 15 novembre 1983: omicidio di Benedetto Grado. A Cinisi, omicidio di Salvatore Mazzola, già sfuggito ad un precedente agguato.[31]
  • 21 novembre 1983: omicidio di Natale Badalamenti, un fedelissimo di Gaetano Badalamenti. Venne ucciso nell'ospedale di Carini dove era ricoverato.
  • 21 novembre 1983: inizia lo sterminio dei membri del gruppo Lauria da parte dei Corleonesi: scompare tramite lupara bianca Gaetano De Lollis, seguito il giorno successivo dal fratello Giovanni.
  • 22 novembre 1983: a Cinisi, omicidio di Giacomo Palazzolo, dipendente della agenzia del Banco di Sicilia di quel centro e figlio del mafioso Paolo Palazzolo, ucciso, a sua volta, il 2 settembre 1961.[31]
  • 22 novembre 1983 quadruplice omicidio di Giuseppe rizzuto, Giuseppe sclafani e Gaetano mistretta e Giovanni de lollis, (questi ultimi vittime di lupara bianca), tutti uomini di Calogero lauria.
  • 23 novembre 1983: scompare Luigi garofalo, componente del gruppo di Calogero Lauria. Pochi giorni prima venne assassinato suo fratello Francesco Paolo.
* 1 dicembre 1983: a Montevago scompare Leonardo infranco, legato al gruppo di  Lauria.
* 3 dicembre 1983: Ucciso a Balestrate Pasquale Cottone, fedelissimo di badalamenti.
  • 4 dicembre 1983: Ucciso a Cinisi il pastore Saverio Munacò, ritenuto vicino alla cosca di badalamenti.
* 10 dicembre 1983: omicidio a Castelvetrano di Domenico piazza, capo del gruppo di Menfi alleato di Calogero lauria.
  • 27 dicembre 1983: omicidio di Paolo Amodeo.

1984[modifica | modifica wikitesto]

  • 5 gennaio 1984: omicidio di Giuseppe Fava detto Pippo (Palazzolo Acreide, 15 settembre 1925 – Catania, 5 gennaio 1984) è stato uno scrittore, giornalista, drammaturgo, saggista e sceneggiatore italiano, ucciso da cosa nostra. Nel 1998 si è concluso a Catania il processo denominato "Orsa Maggiore 3" dove per l'omicidio di Giuseppe Fava sono stati condannati all'ergastolo il boss mafioso Nitto Santapaola, ritenuto il mandante, Marcello D'Agata e Francesco Giammuso come organizzatori, e Aldo Ercolano come esecutore assieme al reo confesso Maurizio Avola. Nel 2001 le condanne all'ergastolo sono state confermate dalla Corte d'appello di Catania per Nitto Santapaola e Aldo Ercolano, accusati di essere stati i mandanti dell'omicidio, mentre sono stati assolti Marcello D'Agata e Franco Giammuso che in primo grado erano stati condannati all'ergastolo come esecutori dell'omicidio. L'ultimo processo si è concluso nel 2003 con la sentenza della Corte di Cassazione che ha condannato Santapaola ed Ercolano all'ergastolo e Avola a sette anni patteggiati.
  • 25 gennaio 1984: si conclude la parabola di Calogero lauria, che viene ucciso a Raffadali tramite dinamite. Sopravvive il suo fedelissimo Rosario corsi, ferito gravemente, che verrà a sua volta eliminato successivamente, probabilmente tramite lupara bianca.
  • 25 gennaio 1984: scomparsa di Calogero piparo, passato dalla parte di Calogero lauria.
  • 31 gennaio 1984: A [[Santa Margherita Belice omicidio di Calogero la sala, fedelissimo di Calogero lauria.
  • 15 febbraio 1984: omicidio di Nicolò Giglio.
  • 20 febbraio 1984: omicidio di Agostino Badalamenti, figlio di Natale. L'omicidio avvenne a Solingen, in Germania. Fu eseguito da Antonio Ventimiglia, originario di Cinisi e referente dei Corleonesi in Germania. Sospettato di aver partecipato al delitto è anche Vito Roberto Palazzolo.
  • 22 marzo 1984: omicidio di Gaspare Camarda.
  • 9 maggio 1984: omicidio a Ribera di Pietro marotta, che aveva tradito [[Carmelo Colletti consegnandolo a Calogero lauria il 30 luglio 1983: in totale sono 14 gli uomini di Calogero lauria uccisi o scomparsi tra il 21 novembre 1983 e il 9 maggio 1984.
* 4 giugno 1984: omicidio a Palma di montechiaro di Calogero sambito, rivale dei Ribisi (fedelissimi palmesi di Totò Riina), il quale inoltre si era lamentato dell’omicidio dello stiddaro Loreto plicato, avvenuto tra il 4 e il 5 maggio 1982 di cui sambito era molto amico.
  • 18 ottobre 1984: strage di Piazza Scaffa, a Palermo. Otto persone sono rinchiuse in una stalla – cortile macello, dentro Piazza Scaffa - messe al muro e fucilate da una decina di killer. L'obiettivo sono i fratelli Cosimo e Francesco Quattrocchi, commercianti di carne equina, proprietari di alcune macellerie in città. Con loro muoiono il cugino Cosimo Quattrocchi, il cognato Marcello Angelini, il socio Salvatore Schimmenti e poi Paolo Canale, Giovanni Catalanotti e Antonino Federico che stavano semplicemente dando una mano a sistemare alcuni puledri appena arrivati dalla Puglia. La strage è un segnale di Totò Riina. Ai magistrati del pool antimafia, e all'affronto del blitz di San Michele.
  • 1984: omicidio di Vincenzo Anselmo, il padre di Isabella Anselmo (sorella del killer Francesco Paolo e moglie di Calogero Ganci, entrambi killer della fazione corleonese), era un mafioso di Danisinni. Fu vittima della lupara bianca. Venne ucciso dal genero Calogero Ganci (1960).
  • 5 ottobre 1984: uccisione a Cinisi di Leonardo Rimi, esponente di spicco dello storico clan Rimi di Alcamo, nipote del boss Vincenzo Rimi e di Gaetano Badalamenti. Suo padre e suo zio, Filippo e Natale Rimi, si erano già da qualche anno allontanati dall'Italia per sfuggire alla sentenza di morte dei Corleonesi. Con Leonardo Rimi viene ucciso anche il suo guardaspalle Calogero Caruso. Gli omicidi sono opera del boss Ciccio Di Trapani, ex uomo di Badalamenti nonché suocero del Rimi stesso, che passa così dalla parte dei Corleonesi.
  • 14 novembre 1984: omicidio di Mario Coniglio, 55 anni, di professione macellaio. Era fratello di Salvatore, uno dei mafiosi che da mesi collabora con la giustizia e che ha avuto un ruolo determinante nel processo contro gli assassini di Pietro Marchese. Coniglio è stato ucciso con tre colpi alla testa davanti a decine di persone in via Eugenio l'Emiro, nel rione Quattro Camere alla Zisa. È stata un'azione fulminea: i killer sono arrivati a bordo di un vespone, erano in due e hanno sparato cinque colpi di pistola calibro 7,65 mirando alla testa. Mario Coniglio è caduto proprio davanti alla sua bancarella, privo di vita. La sentenza ha riconosciuto la colpevolezza del padre di Raffaele Ganci, boss del quartiere della Noce, e di Domenico Guglielmini, entrambi condannati a 30 anni di reclusione; confermata anche la condanna a 10 anni per il pentito Antonio Galliano, che aveva sempre negato il proprio coinvolgimento. Testimone uno dei figli che si trovava accanto a lui mentre veniva ucciso.

Gli ultimi omicidi avvennero rispettivamente il 2 dicembre 1984 con l'uccisione di Leonardo Vitale ed il 7 dicembre 1984 con l'eliminazione di Pietro Busetta (marito di Serafina Buscetta), 62 anni, inerme ed onesto cittadino reo soltanto di avere sposato una sorella di Tommaso Buscetta.

L'area interessata e avvenimenti contemporanei[modifica | modifica wikitesto]

Decine di morti anche in provincia di Palermo, tra Bagheria, Casteldaccia e Villabate, una zona che verrà chiamata dalla stampa nazionale "il triangolo della morte": ai caduti dell'organizzazione si aggiunsero anche altre vittime come magistrati, giornalisti, politici e uomini delle forze di polizia italiane.[35]

Alla recrudescenza della violenza mafiosa in provincia che coincideva con la permanenza a Palermo del prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa, generale dei carabinieri in congedo, reduce dal successo contro le brigate rosse, che aveva prestato servizio a Corleone tra il '66 e il '73. Dalla Chiesa arrivò in Sicilia due giorni dopo l'omicidio di Pio La Torre; il neo-prefetto appena insediatosi a Villa Malfitano Whitaker, sede della prefettura, dispose la perquisizione negli uffici di alcune esattorie siciliane, in particolare quelle dei cugini Nino e Ignazio Salvo, venne tuttavia assassinato – insieme alla giovane moglie Emanuela Setti Carraro – il 3 settembre dello stesso anno.

Il 9 luglio 1983, Giovanni Falcone in collaborazione con Rocco Chinnici avrebbe emesse 14 mandati di cattura per l'omicidio del generale Dalla Chiesa, di sua moglie e dell'agente Russo. Tra i mandanti furono individuati Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Nenè Geraci, Bernardo Brusca e Michele Greco. Venti giorni dopo a Palermo in via Giuseppe Pipitone Federico, furono assassinati il magistrato Rocco Chinnici, i carabinieri della scorta Mario Trapassi e Salvatore Bartolotta, ed il portinaio di un edificio, Stefano Li Sacchi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Interrogatorio del collaboratore di giustizia Antonino Calderone (PDF), su archiviopiolatorre.camera.it. URL consultato il 17 dicembre 2013 (archiviato il 29 marzo 2019).
  2. ^ Il contesto mafioso e don Tano Badalamenti - Documenti del Senato della Repubblica XIII LEGISLATURA (II parte) (PDF). URL consultato il 17 dicembre 2013 (archiviato il 19 ottobre 2013).
  3. ^ Il contesto mafioso e don Tano Badalamenti - Documenti del Senato della Repubblica XIII LEGISLATURA (III parte) (PDF). URL consultato il 17 dicembre 2013 (archiviato il 23 settembre 2015).
  4. ^ Il Viandante - Sicilia 1978, su viandante.it. URL consultato l'11 aprile 2013 (archiviato il 28 settembre 2013).
  5. ^ a b E LEGGIO SPACCO' IN DUE COSA NOSTRA - la Repubblica.it, su ricerca.repubblica.it. URL consultato l'11 aprile 2013 (archiviato il 17 marzo 2009).
  6. ^ Inzerillo Accusato Dell'Omicidio Costa - La Repubblica.It, su ricerca.repubblica.it. URL consultato l'11 aprile 2013 (archiviato l'8 luglio 2020).
  7. ^ Articolo da vittimemafia.it, su vittimemafia.it. URL consultato il 30 settembre 2019 (archiviato il 30 settembre 2019).
  8. ^ a b c Scompare un Padrino, una lupara bianca dà inizio alla mattanza di Palermo, su www.editorialedomani.it. URL consultato il 31 luglio 2021 (archiviato il 31 luglio 2021).
  9. ^ Roberto Leone, Trent'anni fa l'assassinio di Bontade così iniziò la guerra di mafia, su palermo.repubblica.it, 23 aprile 2011. URL consultato il 22 marzo 2020 (archiviato il 22 marzo 2020).
  10. ^ Svaniscono nel nulla gli amici e i familiari dei boss della vecchia Cupola, su www.editorialedomani.it. URL consultato il 31 luglio 2021 (archiviato il 31 luglio 2021).
  11. ^ Il Viandante - Sicilia 1981, su viandante.it. URL consultato l'11 aprile 2013 (archiviato il 27 settembre 2013).
  12. ^ Sentenza di primo grado per gli omicidi Reina-Mattarella-La Torre (PDF). URL consultato il 12 dicembre 2013 (archiviato il 15 luglio 2018).
  13. ^ 'Ecco i nomi degli scappati' Naimo parla dei boss americani - Repubblica.it, su ricerca.repubblica.it. URL consultato il 12 dicembre 2013 (archiviato il 6 ottobre 2014).
  14. ^ Il New Jersey e quel cadavere nell'auto - archiviostorico.corriere.it, su archiviostorico.corriere.it. URL consultato l'11 aprile 2013 (archiviato il 27 settembre 2015).
  15. ^ Mafia, il massacro degli Inzerillo Naimo e Casamento a giudizio - Live Sicilia, su livesicilia.it. URL consultato l'11 aprile 2013 (archiviato il 9 luglio 2013).
  16. ^ La guerra dei Corleonesi che cambia per sempre Cosa Nostra, su www.editorialedomani.it. URL consultato il 31 luglio 2021 (archiviato il 31 luglio 2021).
  17. ^ " pocket coffee " di piombo per la mattanza - archiviostorico.corriere.it, su archiviostorico.corriere.it. URL consultato il 15 aprile 2013 (archiviato il 12 dicembre 2013).
  18. ^ il giovane Pino Marchese, primo a tradire i segreti dei Corleonesi - archiviostorico.corriere.it, su archiviostorico.corriere.it. URL consultato il 15 aprile 2013 (archiviato il 12 dicembre 2013).
  19. ^ È morto Salvatore Montalto, mammasantissima di Villabate - Live Sicilia, su livesicilia.it. URL consultato il 15 aprile 2013 (archiviato il 4 marzo 2016).
  20. ^ La mafia torna a colpire: due morti, su archiviostorico.corriere.it. URL consultato il 15 aprile 2013 (archiviato il 18 giugno 2013).
  21. ^ Corso dei Mille, il più feroce dei clan- Repubblica.it, su ricerca.repubblica.it. URL consultato il 15 aprile 2013 (archiviato il 15 febbraio 2013).
  22. ^ a b Il Viandante - Sicilia 1982, su viandante.it. URL consultato il 15 aprile 2013 (archiviato il 28 settembre 2013).
  23. ^ Buscetta Superteste In Aula Lo Ha Deciso La Corte D'Assise - La Repubblica.It, su ricerca.repubblica.it. URL consultato il 16 aprile 2013 (archiviato il 18 giugno 2013).
  24. ^ a b c E c’è lo sfratto di massa degli “inaffidabili” dalla borgata di Ciaculli, su www.editorialedomani.it. URL consultato il 31 luglio 2021 (archiviato il 31 luglio 2021).
  25. ^ Ordinanza contro Michele Greco+18 per gli omicidi Reina-Mattarella-La Torre (PDF). URL consultato il 14 maggio 2013 (archiviato il 20 agosto 2018).
  26. ^ Un Impero Basato Sulla Cocaina Che Gestiva Come Un Manager - La Repubblica.It, su ricerca.repubblica.it. URL consultato il 16 aprile 2013 (archiviato il 6 ottobre 2014).
  27. ^ Felice Cavallaro, Uccisi a tavola i nemici. I corpi sciolti nell'acido (PDF), in Corriere della Sera, Milano, RCS Media Group, 10 marzo 1993, p. 13. URL consultato il 5 agosto 2021.
  28. ^ lacndb.com::Italian Mafia, su lacndb.com. URL consultato l'11 aprile 2013 (archiviato il 5 marzo 2016).
  29. ^ a b c d e f g h i j k l La strage della Circonvallazione, un favore all’amico Nitto Santapaola, su www.editorialedomani.it. URL consultato il 31 luglio 2021 (archiviato il 31 luglio 2021).
  30. ^ I Corleonesi avevano l’obiettivo di far fuori tutti i boss “inaffidabili”, su www.editorialedomani.it. URL consultato il 31 luglio 2021 (archiviato il 31 luglio 2021).
  31. ^ a b c d e f g La morte arriva a Cinisi, paese di don Tano Badalamenti e dei “cento passi”, su www.editorialedomani.it. URL consultato il 31 luglio 2021 (archiviato il 31 luglio 2021).
  32. ^ E l'unico che si salva ancora è “Coriolano della Floresta”, su www.editorialedomani.it. URL consultato il 31 luglio 2021 (archiviato il 31 luglio 2021).
  33. ^ E per uccidere si travestono da carabinieri, su www.editorialedomani.it. URL consultato il 31 luglio 2021 (archiviato il 31 luglio 2021).
  34. ^ La fine dei Sorci, prima alleati di Bontate poi traditori, infine eliminati, su www.editorialedomani.it. URL consultato il 31 luglio 2021 (archiviato il 31 luglio 2021).
  35. ^ Angelo Vecchio, Quel triangolo della morte dove ha regnato il terrore, su livesicilia.it, 26 febbraio 2013. URL consultato il 23 marzo 2020 (archiviato il 23 marzo 2020).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]