Antonino Madonia

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Antonino Madonia, detto anche Nino (Palermo, 14 settembre 1952), è un mafioso italiano, boss mafioso della famiglia di Resuttana e condannato come responsabile di vari omicidi.

Primogenito del boss di Cosa nostra Francesco Madonia, capo storico del mandamento di Resuttana, morto in carcere a Napoli nel 2007 e uno dei maggiori alleati dei Corleonesi. Anche i fratelli di Antonino appartengono alla stessa famiglia mafiosa: Giuseppe il secondogenito, Salvatore detto "Salvino" e Aldo, il più piccolo dei fratelli, di professione farmacista.

I delitti[modifica | modifica wikitesto]

È il responsabile materiale di numerosi delitti, molti dei quali inseriti nel contesto della seconda guerra di mafia (1978 - 83), come gli omicidi di Stefano Bontate, Salvatore Inzerillo e Rosario Riccobono[1], ma anche quelli di personaggi legati alla politica e alle istituzioni, tra cui figurano:

Inoltre è stato condannato anche per il fallito attentato all'Addaura del giugno 1989.[4]

Madonia faceva parte di un gruppo di fuoco formato da killer spietati che agiva sotto le direttive di Totò Riina. Di quel gruppo facevano parte anche Giuseppe Giacomo Gambino, Pino Greco detto Scarpuzzedda, Mario Prestifilippo, Filippo Marchese, i fratelli Antonino e Giuseppe Marchese, Giuseppe Lucchese, Giovanbattista Pullarà, Vincenzo Puccio, Calogero Ganci e altri.

L'ascesa al potere e l'arresto[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1971 Madonia e il padre Francesco vennero arrestati perché vennero trovati nel fondo Gravina di Pallavicino (di sua proprietà) 400 candelotti di dinamite, alcuni dei quali vennero utilizzati negli attentati dinamitardi contro enti e uffici pubblici di Palermo durante la notte di Capodanno del 1970[5][6][7].

Nel 1984 dopo le rivelazioni dei collaboratori di giustizia Tommaso Buscetta e Salvatore Contorno fu raggiunto da un mandato di cattura per associazione mafiosa: secondo le indagini dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Nino Madonia risiedeva a Costanza, in Germania, dove era collegato con il finanziere Vito Roberto Palazzolo nel riciclaggio dei narco-dollari della "Pizza connection[8][9]". Venne condannato a 15 anni di reclusione nel maxi-processo di Palermo.

Nel maggio del 1987 viene arrestato insieme al padre e al fratello Giuseppe[10]. Uscito di galera dopo solo un anno, l'allora capo di Cosa nostra Totò Riina gli affida la reggenza del mandamento del quartiere Resuttana di Palermo al posto del padre ormai carcerato.

Nel dicembre del 1989 la polizia arrestò Nino Madonia in un appartamento di via Mariano d'Amelio (dove tre anni dopo avvenne la famosa strage) nel quale fu ritrovato un libro mastro delle estorsioni recapitate a circa 150 imprenditori.[11][12] La lista includeva i nomi di auto-saloni, boutique, ristoranti e piccole fabbriche le cui estorsioni variano dalle 150.000 lire a 7 milioni di lire. Nessuno di coloro i cui nomi erano riportati nella lista degli estorti aiutò gli investigatori a individuare l'identità degli estorsori[13][14]. Da allora si trova in carcere dove deve scontare una serie di condanne all'ergastolo per omicidio plurimo di stampo mafioso.

Nel 2008 ci fu una forte polemica riguardo alla revoca del regime di cui all'articolo 41-bis a cui era sottoposto in funzione anche del fatto che durante gli anni di detenzione e malgrado le restrizioni cautelari la famiglia Madonia non ha mai smesso di gestire i propri affari illeciti e ad avere rapporti con Cosa nostra almeno fino al 2006 quando ne fu arrestato il capo Bernardo Provenzano. Al riguardo ci fu un'indagine in quella che è stata chiamata operazione Rebus (condotta dai carabinieri) conclusasi nel 2009 e che ha visto i Madonia a nuovi capi di imputazione assieme a dei complici[15].

Il 19 marzo 2021 viene condannato all’ergastolo dal GUP di Palermo Alfredo Montalto per l'omicidio di Antonino Agostino e della moglie Ida Castelluccio[16][17][18].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giampaolo Tucci, «A questo cornuto dovevamo sparare» E la Cupola decise di uccidere libero Grassi (PDF), su archivio.unita.news, L'Unità, 10 marzo 1993, p. 9.
  2. ^ Rino Giacalone, Pizzolungo: i misteri di una strage (PDF), su carlopalermo.net, Mensile "S" n. 112, Ottobre 2018.
  3. ^ Pizzolungo, la strage degli impuniti - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 22 giugno 2020.
  4. ^ Cinque condanne e risarcimento per il fallito attentato dell'Addaura - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 5 aprile 2022.
  5. ^ Quando la mafia piazzò cinque bombe nella notte di Capodanno del 1971, su PalermoToday. URL consultato il 21 aprile 2021.
  6. ^ Bruno Contrada e Letizia Leviti, La mia prigione: Storia vera di un poliziotto a Palermo, Marsilio, 17 ottobre 2012, ISBN 978-88-317-3426-4. URL consultato il 21 aprile 2021.
  7. ^ I BOSS A CACCIA DI ALIBI NELLE ORE DELLA STRAGE - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 16 aprile 2021.
  8. ^ «Così ho investito i soldi dei boss», su L'Espresso, 16 aprile 2015. URL consultato il 22 aprile 2021.
  9. ^ Blog | Il Sudafrica è campione del mondo/2: la corte di Vito Roberto Palazzolo e i miliardi all’ombra dei boss, su Guardie o ladri, 15 giugno 2010. URL consultato il 22 aprile 2021.
  10. ^ PALERMO, BOSS FINISCE IN CARCERE TRADITO DAL LIBRO PAGA DELLA MAFIA - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 22 aprile 2021.
  11. ^ Stille, Excellent Cadavers, p. 346-47
  12. ^ COSI' 800 COMMERCIANTI PAGAVANO IL PIZZO AI BOSS - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 16 aprile 2021.
  13. ^ A Bullet For a Businessman, Business Week, November 4, 1991
  14. ^ Paoli, Mafia Brotherhoods, p. 169
  15. ^ https://www.corriere.it/cronache/09_aprile_17/palermo_arresti_ordini_carcere_duro_f453a4be-2b1c-11de-b26a-00144f02aabc.shtml
  16. ^ https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/03/19/ergastolo-al-boss-nino-madonia-dopo-32-anni-la-sentenza-per-lomicidio-del-poliziotto-nino-agostino-e-della-moglie-ida-castelluccio/6138994/
  17. ^ Il boss Nino Madonia è stato condannato all'ergastolo per il delitto Agostino
  18. ^ Massimo Gramellini, IL RASOIO DELLA GIUSTIZIA, 20 marzo 2021, Corriere della Sera, pag. 1.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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