Volo Alitalia 112

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Volo Alitalia 112
Douglas DC-8 I-DIWB Alitalia.jpg
Il relitto dell'aereo a Montagna Longa
Tipo di eventoNon accertato.
Data5 maggio 1972
LuogoMontagna Longa, Provincia di Palermo
StatoItalia Italia
Coordinate38°07′23″N 13°08′53″E / 38.123056°N 13.148056°E38.123056; 13.148056Coordinate: 38°07′23″N 13°08′53″E / 38.123056°N 13.148056°E38.123056; 13.148056
Tipo di aeromobileDouglas DC-8-43
Nome dell'aeromobileAntonio Pigafetta
OperatoreAlitalia - Linee Aeree Italiane
Numero di registrazioneI-DIWB
PartenzaAeroporto di Roma-Fiumicino
DestinazioneAeroporto di Palermo-Punta Raisi
Passeggeri108
Equipaggio7
Vittime115
Feriti0
Sopravvissuti0
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Volo Alitalia 112
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Il volo Alitalia AZ 112 fu un volo operato da Alitalia che il 5 maggio 1972 si schiantò in fase di atterraggio contro la Montagna Longa tra il territorio di Cinisi ed il territorio di Carini, in provincia di Palermo, nei pressi dell'Aeroporto di Palermo-Punta Raisi. Tutti i presenti a bordo – 108 passeggeri e 7 membri dell'equipaggio – rimasero uccisi, lasciando 98 orfani e 50 vedove.

La maggior parte delle vittime erano di ritorno nel capoluogo siciliano per votare alle elezioni politiche italiane del 1972. La tragedia rappresentò per lungo tempo il più grave dell'aviazione civile italiana, sino al Disastro aereo di Linate, e a tutt'oggi presenta aspetti controversi o non sufficientemente chiariti.

Dinamica[modifica | modifica wikitesto]

La sera del 5 maggio 1972 un Douglas DC-8-43 dell'Alitalia con marche I-DIWB e operante il volo AZ 112, decollò con 25 minuti di ritardo da Roma Fiumicino diretto a Palermo Punta Raisi.

Il comandante Roberto Bartoli era addetto alle radioassistenze, il 1° Ufficiale, Bruno Dini, pilotava l'aeromobile, mentre il tecnico di volo (cosiddetto ingegnere di volo) Gino Di Fiore era addetto al controllo e gestione di tutti gli impianti di bordo.

Durante la manovra di preparazione all'atterraggio, l'AZ 112 si mise in contatto con la torre di controllo dell'aeroporto alle ore 21:10 circa, dichiarando di trovarsi a 74 miglia nautiche dal VOR (installato su Monte Gradara, sopra il comune di Borgetto, con frequenza di 112,3 MHz, circa 10 miglia a sud dell'aeroporto di Punta Raisi). La torre di controllo rispose fornendo dati meteorologici (vento di cinque nodi, visibilità cinque chilometri, 3/8 di cumuli a 1.700 piedi e 5/8 di cirri a 20.000 piedi) e autorizzò la discesa con riporto di 5000 piedi sul radiofaro NDB con sigla PRS, affermando non ci fosse "nessun ritardo". Tempi e relative posizioni vennero estratti con esattezza dal registratore di Roma Controllo che disponeva del marcatempo, dispositivo non presente nel registratore di Palermo Approach, tra le carenze della strumentazione di Punta Raisi dell'epoca, obsoleta e inefficiente.

Infine, venne effettuata l'ultima comunicazione tra il comandante Bartoli e il sergente maggiore Terrano alla torre di controllo [1]:

– Bartoli: "Palermo, AZ 112... è sulla vostra verticale e lascia 5.000 e riporterà sottovento per la 25 sinistra" [Per "25 sinistra" s'intende la corrispondente pista d'atterraggio orientata a 248 gradi, direzione ovest-sud ovest].

– Terrano: "Ricevuto, il vento è sempre calmo"

– Bartoli: "Okay... [seguono parole indecifrabili]"

Tra il volo AZ 112 e la torre di controllo non vi sarà più alcun collegamento. Quest'ultima registra una conversazione in lingua inglese tra l'AZ 112 e un velivolo Ilyuschin Il-18 in attesa di decollo, e successivamente tenta di contattare l'AZ 112 senza risposta [1]. Pochi minuti dopo le ore 22:20 ora locale, l'aereo impattò contro un crinale alto 935 metri e strisciò lungamente sul terreno fino a distruggersi nei successivi urti con gli spuntoni rocciosi della cresta. Parte dei frammenti e alcuni corpi delle vittime finirono sulla montagna dal lato di Carini, dal cui abitato venne avvistato il violento incendio del carburante fuoruscito dai serbatoi.

Successivamente, alcuni testimoni riferirono di aver visto l'aereo già in fiamme prima dello schianto, ma il processo avrebbe indicato quali colpevoli i piloti, che non avrebbero obbedito alle direttive dei controllori di volo.

Nella tragedia perirono, tra gli altri, il sostituto procuratore generale di Palermo, Ignazio Alcamo (che aveva disposto il soggiorno obbligato per Francesco Vassallo, costruttore legato al Sacco di Palermo, e Antonietta Bagarella, poi moglie di Salvatore Riina); la segretaria di redazione de L'Ora e Paese Sera, Angela Fais (amica di Giovanni Spampinato [2]); il comandante della Guardia di finanza di Palermo, Antonio Fontanelli; il regista Franco Indovina (che all'epoca raccoglieva elementi per un film su Enrico Mattei, con la stessa Fais tra le fonti [3]); l'ex medico di Salvatore Giuliano, Letterio Maggiore (attore esterno del processo sulla Strage di Portella della Ginestra); Lidia Mondì Gagliardi, prima passeggera dell'aeroporto palermitano nel 1960 [4]; il giornalista e politico del Partito Comunista Italiano, Alberto Scandone, e l'omonimo figlio dell'allora allenatore della Juventus, Čestmír Vycpálek.

Sul luogo è stata eretta, in memoria, una croce di metallo con incisi i nomi delle vittime.

Ipotesi correlate[modifica | modifica wikitesto]

L'ipotesi più plausibile è quella che i piloti abbiano erroneamente effettuato la manovra d'atterraggio non considerando lo spostamento avvenuto qualche mese prima del radiofaro con sigla PAL (Palermo) su Monte Gradara, radiofaro che in precedenza era invece posto in corrispondenza dell'aeroporto (quest'ultimo radiofaro aeroportuale era invece stato rinominato PRS - Punta Raisi - con un distinguo quindi introdotto tra radiofaro di Palermo e di Punta Raisi) ed effettuando pertanto la manovra rispetto al radiofaro PAL (oramai sulla montagna) invece che rispetto al radiofaro PRS.

Riscontri in tal senso sono pervenuti anche della strumentazione di bordo per come rinvenuta e che mostrava il settaggio sul radiofaro PAL invece che PRS evidentemente anche nelle fasi finali dell'atterraggio.

Detta ipotesi è quella di cui alle consulenze tecniche del procedimento penale presso il Tribunale di Catania, ma anche di un successivo procedimento civile presso il Tribunale di Palermo; e pur con delle difformità di vedute tra le diverse C.T. riguardanti delle possibili traiettorie differenti: in un caso con virata a destra ed in un'altra invece con ipotesi di una virata a sinistra.

Esiste un'altra versione dei fatti, senza riscontri, portata avanti da alcuni familiari delle vittime, prima fra tutti Maria Eleonora Fais, sorella di Angela Fais, morta su quell'aereo, che è riuscita a trovare dopo molti anni un rapporto[2] del vicequestore Giuseppe Peri, in cui si sosteneva che l'aereo sarebbe dovuto esplodere nel piazzale di sosta dell'aeroporto, ipotizzandosi così un attentato che l'autore del rapporto avrebbe addebitato a una sorta di alleanza trasversale fra persone riconducibili alla mafia e a una frangia eversiva di estrema destra. A sostegno di ciò, l'autore del rapporto ricordava come tre giorni dopo il disastro si sarebbero tenute le elezioni politiche, nelle quali era prevedibile una forte crescita della destra politica.

Anche l'Associazione nazionale piloti dell'aviazione commerciale (ANPAC) si è espressa a discolpa dei piloti[senza fonte], negando la possibilità di un errore umano, anche per la loro lunga esperienza e perché sarebbe stata smentita la perizia tossicologica fatta a loro carico per dimostrare la loro "esclusiva" responsabilità. Altre polemiche sono state inoltre sollevate relativamente alla cattiva posizione dell'aeroporto di Punta Raisi; una delle prime denunce provenne da Giuseppe Impastato, in seguito assassinato dalla mafia.

Riapertura dell'inchiesta[modifica | modifica wikitesto]

Il relitto dell'ala dell'aereo con i fori presumibilmente provocati da proiettili

Nel marzo 2012 uno dei parenti delle vittime, il generale dei carabinieri Antonino Borzì, che nel disastro perse il fratello Rosario, ha avanzato la richiesta alla procura di Catania di riapertura dell'inchiesta[3]. Si affermerebbe l'esistenza di un nesso tra una esercitazione NATO con consistente traffico aereo[4] e una foto scattata all'indomani dell'incidente con tre presunti fori d'entrata di proiettile sull'ala dell'aereo[5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Francesco Terracina, L'ultimo volo per Punta Raisi, Nuovi Equilibri, 2012, ISBN 978-88-622-2285-3.
  2. ^ rapporto.
  3. ^ Livesicilia.
  4. ^ agoravox.
  5. ^ Repubblica.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Terracina, L'ultimo volo per Punta Raisi. Sciagura o strage?, Nuovi Equilibri, 2012 ISBN 978-88-622-2285-3
  • Antonio Bordoni. "Piloti malati - Quando il pilota non scende dall'aereo". Roma, Travel Factory S.r.l., dicembre 2008.
  • Giorgio De Stefani. "Navigazione Aerea Manuale Giuridico Amministrativo". Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1985.
  • Edoardo Rebulla. "Sogni d'acqua". Sellerio Editore, Palermo.
  • Renato Azzinnari e Leone Zingales. "Anni difficili". Istituto Gramsci Siciliano, Palermo

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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