Angelo Mangano

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Angelo Mangano (in primo piano, a destra), nel 1964, mentre sostiene Luciano Liggio durante il suo arresto.

Angelo Mangano (Giarre, 31 marzo 1917Roma, 3 aprile 2005) è stato un poliziotto italiano. Fu uno degli investigatori della cattura del boss corleonese Luciano Liggio.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Vice commissario di Pubblica sicurezza nel 1952, commissario nel 1955. Nei primi anni '60 fece parte Ufficio affari riservati del Ministero dell'interno.

L'arresto di Luciano Liggio[modifica | modifica wikitesto]

Era in servizio a Genova, quando, su disposizione del capo della polizia Angelo Vicari, dopo la strage di Ciaculli, fu inviato in Sicilia. Il 15 novembre 1963 giunse a Corleone con l'incarico di arrestare il boss in ascesa Luciano Liggio.

La sera del 14 maggio 1964 si arrivò al suo nascondiglio: la casa di Leoluchina Sorisi, la fidanzata di Placido Rizzotto, il sindacalista ucciso dallo stesso Liggio nel 1948. Il commissario Mangano irruppe nella casa con i suoi agenti, e con la collaborazione dei Carabinieri sotto il comando del tenente colonnello Ignazio Milillo, arrestò il latitante capomafia. Siccome Luciano Liggio era malato del morbo di Pott venne introdotto fuori aiutato dal commissario Mangano posandogli una mano sulla spalla. Un giornalista immortalò la scena e la fotografia finì su tutti i giornali.

La lotta alla mafia[modifica | modifica wikitesto]

Fu nominato vice questore il 1º gennaio 1965, e nel 1966 gli fu affidata la Polizia criminale per la Sicilia. Quell'anno cominciò ad ascoltare le confessioni di uno dei primi pentiti della storia di Cosa nostra, Luciano Raia, ex killer al servizio dei corleonesi, in seguito sentito dal giudice Cesare Terranova. Le sue dichiarazioni portarono al processo di Bari del 1969 nella quale venivano giudicati Liggio, Salvatore Riina e molti altri membri del clan dei corleonesi. Ma, con una sentenza-scandalo, vennero tutti assolti. Il CSM indagò sull'operato del Collegio Giudicante ed appurò che i giudici erano stati fatti oggetto di gravi minacce. Al processo di appello il 23 dicembre 1970 Liggio fu condannato all'ergastolo.

Fu promosso questore il 30 giugno 1971. Mangano venne trasferito a Roma dove scoprì l'infiltrazione mafiosa, tramite Natale Rimi, il cosiddetto "scandalo Rimi" e rubricato come lo scandalo della "Regione Lazio", di cui furono coinvolti vari magistrati, con conclusione al processo di Perugia. Tali e tante furono le inchieste. A Roma cominciò anche ad indagare molto per scoprire le attività di Luciano Liggio. Mangano scoprì uno degli uomini di Liggio nelle vicinanze di Roma, il boss Frank Coppola detto Tre dita, e cominciò a pedinarlo per arrivare sulle tracce del criminale, ma Coppola assunse dei sicari per eliminare il Questore Mangano.

Il 5 aprile 1973 lo colpirono con sei colpi di pistola (tra cui uno alla testa ed uno vicino al cuore) in via Tor Tre Teste a Roma e ferirono il suo autista Domenico Casella. Mangano si salverà per miracolo.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

  • 30 luglio 1957: il Ministro dell'Interno gli consegnò "l'Attestato di Merito Speciale" per l'arresto a Trieste di numerosi componenti di una vasta organizzazione di spionaggio contro l'Italia
  • 4 novembre 1959: Le Prince Souverain de Monaco, Ranieri III, lo ha nominato "Officier de l'ordre des Grimaldi"
  • 28 luglio 1960: Il presidente della Repubblica francese lo ha nominato "Chevalier de l'ordre de l'Etoile Noire"
  • 18 ottobre 1964: il Ministro dell'Interno gli ha consegnato "l'Attestato di Merito Speciale" per aver partecipato all'arresto a Corleone del temibile capomafia Luciano Liggio.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

La rete televisiva Canale 5 ha prodotto e mandato in onda lo sceneggiato televisivo Il capo dei capi, raccontante la vita di Salvatore Riina, dove Mangano è interpretato dall'attore Massimo Venturiello. Nella fiction Mangano è inviato a Corleone nel 1958 mentre nella realtà arrivò nella città nel 1963; ancora, nel film Mangano è a Milano ed arresta Liggio in un locale mentre nella realtà non era a Milano ma a Roma e non prese mai parte all'arresto del boss nel 1974 che avvenne in un appartamento milanese ad opera della Guardia di Finanza al comando del tenente colonnello Giovanni Vessicchio.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

L'arresto di Luciano Liggio è ampiamente descritto, tra le altre pubblicazioni, nei seguenti libri:

  • Giuseppe Fava, “Processo alla Sicilia” - da pagina 194 a pagina 198;
  • Rosario Poma ed Enzo Perrone, “La Mafia” - alle pagine 79 e 80, 289, 290 e 292;
  • Attilio Bolzoni e Giuseppe D'Avanzo, “Il Capo dei Capi” dei giornalisti .

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]