Michele Zaza

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

Michele Zaza (Procida, 10 aprile 1945Roma, 18 luglio 1994) è stato un mafioso italiano, considerato uno dei più importanti boss della Camorra dedito al contrabbando e narcotraffico. Era parente dei camorristi Ciro, Gennaro e Vincenzo Mazzarella. Era affiliato a Cosa nostra e socio di Stefano Bontate e Alfredo Bono.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di un pescatore di Procida, si dedica al contrabbando, attività che negli '70 ed '80 era una delle principali voci dell'economia di Campania. Nel tentativo di fermare il potere di Raffaele Cutolo, nel 1978 riunisce diversi boss nella cosiddetta "Onorata Fratellanza" e tenta di stabilire una spartizione del territorio tra NCO e NF. Cutolo si oppose a tale mediazione e i boss si costituiscono come Nuova Famiglia dando origine a una sanguinaria faida di camorra. Lo scontro avviene anche nelle carceri, dove si rese necessario dividere i galeotti appartenenti ai gruppi antagonisti. I morti, tra il 1978-85, furono 1242.

Si fece costruire 2 lussuose ville, una a Posillipo e l'altra a Beverly Hills, viaggiando spesso tra la Francia e gli Stati Uniti. Rilasciò anche alcune interviste, l'ultima delle quali nel 1991 a un giornalista dell'agenzia di ANSA in Costa Azzurra nella quale proferì parole di stima per il giudice Giovanni Falcone:

«È un grand'uomo.»

(Intervista rilasciata al cronista dell'ANSA nel 1991)

e di ironia per i politici:

«Se nasco un'altra volta mi butto in politica; facevo il commerciante, perché i carichi di sigarette li pagavo e facevo vivere tante di quelle persone che a Napoli mi vogliono bene.»

(Intervista rilasciata al cronista dell'ANSA nel 1991)

Arrestato una prima volta nel giugno 1981 a Roma con indosso un giubbotto antiproiettile e un miliardo di lire, tra banconote e assegni, arrotolati nelle tasche, a Capodanno del 1984 evade dalla clinica "Mater Dei" di Roma per rifugiarsi in Francia dove è catturato in aprile successivo a Parigi e torna di nuovo in libertà per gravi problemi di salute. Il 14 marzo 1989 fu arrestato una seconda volta in Francia e nel luglio 1991, fu condannato a 3 anni, ma venne rilasciato in novembre per benefici giudiziari francesi.

Venne di nuovo arrestato in Francia, dove abitava, a Villeneuve-Loubet il 12 maggio 1993[1] con l'accusa di associazione camorristica, narcotraffico e duplice omicidio. Quest'ultimo reato si riferisce all'uccisione di due contrabbandieri siciliani, Alfredo Taborre e Giuseppe Barbera, strangolati nel giugno del 1977.

Vita privata e morte[modifica | modifica wikitesto]

Aveva sposato una donna francese e aveva avuto tre figli.

È morto a 49 anni al policlinico Umberto I di Roma il 18 luglio 1994[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (FR) Arrestation du chef camorriste, L'Humanité, 13/05/1993
  2. ^ Archivio Corriere della Sera, su archiviostorico.corriere.it. URL consultato il 27 ottobre 2016.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie