Michele Zaza

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Michele Zaza (Procida, 10 aprile 1945Roma, 18 luglio 1994) è stato un mafioso italiano, considerato uno dei più importanti boss della camorra napoletana dedito al contrabbando e allo spaccio di droga. Era parente dei camorristi Ciro, Gennaro e Vincenzo Mazzarella. Era affiliato a Cosa nostra e socio di Alfredo Bono.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di un pescatore di Procida, si dedica al contrabbando, attività che nel corso degli anni '70 ed '80 era una delle principali voci dell'economia campana. Nel tentativo di fermare il potere di Raffaele Cutolo, nel 1978 riunisce diversi boss nella cosiddetta "Onorata Fratellanza" e tenta di stabilire una spartizione del territorio tra cutoliani e anticutoliani. Cutolo si oppose a tale mediazione e i boss si costituiscono come Nuova Famiglia dando origine a una sanguinaria faida di camorra. Lo scontro avviene anche nelle carceri, dove si rese necessario dividere i galeotti appartenenti ai gruppi antagonisti. I morti, tra il 1980 e il 1984, furono 1242.

Si fece costruire due lussuose ville, una a Posillipo e l'altra a Beverly Hills, viaggiando spesso tra la Francia e gli Stati Uniti. Rilasciò anche alcune interviste, l'ultima delle quali nel 1991 a un giornalista dell'agenzia di ANSA in Costa Azzurra nella quale proferì parole di stima per il giudice Giovanni Falcone:

«È un grand'uomo»

(intervista rilasciata al cronista dell'ANSA nel 1991)

e di ironia per i politici:

«Se nasco un'altra volta mi butto in politica; facevo il commerciante, perché i carichi di sigarette li pagavo e facevo vivere tante di quelle persone che a Napoli mi vogliono bene

(intervista rilasciata al cronista dell'ANSA nel 1991)

Arrestato una prima volta a Roma con indosso un giubbotto antiproiettile e un miliardo di lire, tra banconote e assegni, arrotolati nelle tasche, a Capodanno del 1984 evade dalla clinica "Mater Dei" di Roma per rifugiarsi in Francia. Catturato prima di imbarcarsi con la famiglia su un aereo per la California, torna in libertà per gravi problemi di salute.

Viene di nuovo arrestato in Francia, dove abitava, a Villeneuve-Loubet il 12 maggio 1993[1] con l'accusa di associazione mafiosa, associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e duplice omicidio. Quest'ultimo reato si riferisce all'uccisione di due contrabbandieri siciliani, Alfredo Taborre e Giuseppe Barbera, assassinati nel giugno del 1977.

Aveva sposato una donna francese e aveva avuto tre figli.

È morto a 49 anni al policlinico Umberto I di Roma il 18 luglio 1994[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (FR) Arrestation du chef camorriste, L'Humanité, 13/05/1993
  2. ^ Archivio Corriere della Sera, su archiviostorico.corriere.it. URL consultato il 27 ottobre 2016.

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