Gambino (famiglia)

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Famiglia Gambino
Carlo Gambino.jpg
La famiglia prende il nome da Carlo Gambino, famoso boss mafioso, tra i più potenti degli USA
Area di origineBrooklyn
Aree di influenzaNew York, New Jersey, Florida meridionale, Nevada
Periodo1910 - in attività
BossFrank Calì
SottogruppiClan Inzerillo-Gambino
AlleatiCinque famiglie
Westies
Clan Inzerillo-Gambino
Fratellanza ariana
Clan dei casalesi
RivaliVarie gang di New York
AttivitàRacket, sindacati, traffico di droga, contrabbando, gioco d'azzardo, prostituzione, usura, ricettazione, truffa, rapina, smaltimento dei rifiuti, estorsione, corruzione, edilizia, scommesse sportive
PentitiSalvatore Gravano
Michael DiLeonardo
Dominic Borghese
Frank Fappiano
Dominick LoFaro
Frank Scollo
Andrew DiDonato
Wilfred Johnson
Robert Mormado
Lewis Kasman

La famiglia Gambino è una delle cinque famiglie mafiose di New York e una delle più potenti di tutti gli Stati Uniti.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Le origini della cosca sono da individuarsi nella banda della Mano Nera guidata da Ignazio Lupo e Giuseppe Morello, che operava nel quartiere di East Harlem[1]. A questi si unisce il mafioso Salvatore D'Aquila, soprannominato Zù Totò o Don Turiddu, un potente e influente uomo d'onore della mafia palermitana giunto a Manhattan per allargare il suo lucroso giro d'affari[2]. Nel 1910, Lupo e Morello sono condannati a 30 anni di prigione per contraffazione, e D'Aquila prende il sopravvento[3]. Nel 1917 tra rivalità, omicidi e condanne, la presenza della Camorra nella città scompare e le famiglie di D'Aquila e di Nicola Schirò ne approfittano per estendere la loro influenza nel quartiere di Brooklyn[4]. In questo periodo si ha l'ingresso nell'organizzazione di un altro temuto e rispettato mafioso di Palermo, Al Mineo.

Proibizionismo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1920, con l'inizio dell'era del proibizionismo, la banda di Salvatore D'Aquila diventa tra le più potenti di New York entrando in conflitto con quella di Giuseppe "Joe" Masseria. La rivalità porta alla morte di Don Turiddu, assassinato da dei killer di Masseria. Gli succede Al Mineo, il cui vero nome è Manfredi Mineo, che guida la giovane cosca, insieme al suo braccio destro Stefano Ferrigno, dal 1928 al 1930[3], anno in cui scoppia la guerra castellamarese.

Durante la guerra castellamarese, Mineo e Ferrigno vengono assassinati da una squadra di killer meglio nota come Buster di Chicago[5]. A succedergli è Frank Scalice, membro di spicco del clan, nominato da Salvatore Maranzano, uscito vincitore dal conflitto, il quale istituisce le cinque famiglie, tra cui quella di Scalice[6]. Ma il 10 settembre 1931 Maranzano viene ucciso da uomini assunti da Lucky Luciano e Scalice deve fare un passo indietro dal ruolo di boss per i suoi collegamenti con Maranzano[7]. Don Ciccio, nonostante sia stato declassato da boss a vicecapo, viene lo stesso ucciso nel 1957 presso un mercato ortofrutticolo.

Cosa Nostra[modifica | modifica wikitesto]

Luciano istituisce la Commissione per risolvere i conflitti tra le cinque famiglie e nomina Vincent Mangano successore di Scalice, nasce così Cosa Nostra[6]. Don Vicenzu è anch'egli un noto uomo d'onore già dai tempi della natia Sicilia e guida la famiglia, insieme a suo fratello Philiph come consigliere, dal 1931 al 1951, spostando l'attività principale della famiglia dal contrabbando alle scommesse clandestine nel 1933, anno della fine del proibizionismo.

Nell'aprile del 1951, Vincent muore di lupara bianca e anche suo fratello viene trovato morto[8]. Gli succede il suo vice, il calabrese Albert Anastasia, ritenuto responsabile della morte dei due e alleato con Frank Costello. La leadership di Anastasia è piuttosto breve, ovvero dal 1951 al 1957, e caratterizzata da omicidi crudeli che mettono in crisi la commissione[9]. Molti sono i favorevoli alla sua eliminazione, in particolare Vito Genovese, Meyer Lansky, e Carlo Gambino, che complottano contro di lui. Anastasia viene assassinato presso il suo barbiere preferito, su ordine del suo vicecapo Carlo Gambino, che ne prende effettivamente il posto[10][11].

Carlo Gambino[modifica | modifica wikitesto]

La fama della famiglia, infatti, comincia proprio dal carismatico Carlo Gambino che ha diretto per quasi un ventennio l'attività criminale (dalla metà degli anni cinquanta fino alla sua morte, avvenuta per cause naturali, nel 1976)[12]; egli, di carattere apparentemente mite e pacato, fu capace di reggere saldamente le fila dell'organizzazione agendo nell'ombra e utilizzando l'astuzia più che la violenza. Legato ai valori tradizionali mafiosi, non fu mai arrestato durante la sua 'reggenza' e pare sia il mafioso che ha maggiormente ispirato il personaggio di Vito Corleone nel romanzo di Mario Puzo sceneggiato nell'omonimo film Il padrino. All'apice del potere, il clan dei Gambino aveva ai suoi ordini 500 uomini d'onore con 2000 affiliati. Quella dei Gambino si è dimostrata una famiglia dedita al crimine e Thomas Gambino, figlio di Carlo, ha seguito le orme del padre insieme al fratello John.

Paul Castellano e John Gotti[modifica | modifica wikitesto]

Gambino scelse come successore Paul Castellano, suo cognato, scavalcando il suo vice ufficiale, Aniello Della Croce. Big Pauly non fu mai amato dalla famiglia e, pur essendo un Don raffinato ed elegante, non riuscì mai ad essere all'altezza del suo predecessore in quanto a lungimiranza e doti organizzative. Per paura di attentati e tradimenti soleva dirigere gli affari nella sfarzosa residenza, (ispirata alla Casa Bianca), che aveva fatto costruire a Staten Island. Arrestato nel 1984 a seguito di pedinamenti e intercettazioni dell'FBI, la sua prima preoccupazione che confidò agli agenti fu che non venisse resa pubblica la sua relazione con una cameriera di casa[13]. Con la morte di Della Croce, a capo del clan rivale di Castellano, Big Paul ha i giorni contati. Il giovane John Gotti (col il suo fidato Sammy 'The Bull' Gravano) capisce che tolto di mezzo Castellano sarà lui il nuovo e incontrastato boss della Famiglia Gambino. Il 16 dicembre 1985, nascosto in una macchina parcheggiata nei pressi, Gotti assiste all'esecuzione di Castellano che lui stesso ha ordinato. Big Paul viene freddato da sei colpi di pistola alla testa e al collo mentre sta scendendo di macchina per andare a cena in un rinomato ristorante di Manhattan. Anche il suo autista, nonché vice, Bilotti, viene assassinato[14]. Gotti è il nuovo Don, il boss dei boss della Grande Mela. Egli è probabilmente l'ultimo grande padrino. Ai suoi ordini Gotti aveva una trentina di gruppi per un totale di 350 uomini. Gotti capisce subito che un vero Don ha bisogno del consenso e dell'appoggio popolare. La gente lo adora e lo venera come una divinità. Appare anche sulla copertina di Time. La sua popolarità è alle stelle, al pari di quella di Al Capone. Sfoggia completi da 2000 dollari, rilascia laute mance, ha un sorriso ed una battuta per tutti. Le donne lo adorano (una giornalista arriva ad affermare che la sua camminata è quanto di più sexy possa esistere). Più che un mafioso John Gotti è un fenomeno mediatico. Ma dalle intercettazione e dai filmati dell'Fbi un'altra realtà viene a galla. Quella di un uomo sanguinario, rozzo e violento ma allo stesso tempo capace di farsi scivolare addosso tutte le accuse che gli vengono rivolte. Tanto da essere soprannominato il Don di Teflon, come le padelle antiaderenti. Gotti esce vittorioso da ogni processo con la folla fuori dal tribunale pronta a festeggiare l'ennesima dichiarazione di innocenza. Ma quando Sammy Gravano nel 1992, suo fidato vice, tradisce per paura che il suo boss faccia ricadere su di lui tutte le accuse, per John Gotti cala definitivamente il sipario. Testimoni affermano che mentre Gravano rivelava alla Corte gli omicidi che il suo boss aveva ordinato, Gotti neanche lo degnasse di uno sguardo. Sprezzante fino alla fine viene condannato al carcere a vita con divieto di libertà condizionata e con una sola ora d'aria al giorno. Morirà di cancro nel 2002. Ai suoi funerali a New York una scia di folla in lacrime renderà omaggio all'ultimo don. Dopo John Gotti il comando è passato a suo figlio Junior e successivamente a suo fratello Peter ma in due non si sono dimostrati all'altezza dell'incarico, e la famiglia Gambino, un tempo l'organizzazione criminale più potente degli Stati Uniti, ha visto il proprio potere molto ridimensionato.

Anni recenti[modifica | modifica wikitesto]

Dal 2015 il presunto boss è Frank Calì. Ora la famiglia Gambino ha circa 200 affiliati ed in numero di membri è seconda solo alla famiglia Genovese.

Nel febbraio del 2008 è stata duramente colpita dall'operazione "Old Bridge", che ha portato all'arresto di decine di suoi affiliati.

Inchiesta New Bridge[modifica | modifica wikitesto]

Nel febbraio 2014 la cosca subisce 26 arresti tra Italia e USA per associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico internazionale di stupefacenti, spaccio, riciclaggio e altri reati. Accertati collegamenti con la 'Ndrine degli Ursino-Simonetta. Tra gli arrestati Franco Lupoi, Raffaele Valente e Nick Tamburello[15].

Nel dicembre 2014 vengono arrestati 8 boss tra Italia e USA: Francesco Palmeri, detto “Ciccio l'americano” e considerato ‘underboss' dei Gambino; Giovanni Grillo, detto ‘John'; Salvatore Farina, figlio del defunto boss di Cosa Nostra Ambrogio (imputato per l'omicidio del giudice Ciaccio Montalto); Carlo Brillante; Raffaele Valente; Daniele Cavoto; Michele Amabile; Francesco Vonella. L'operazione conferma ancora vivi i legami con la mafia siciliana[16].

Leadership storica[modifica | modifica wikitesto]

Boss (ufficiale e reggente)[modifica | modifica wikitesto]

Boss di strada[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1999 al 2011, il boss di strada è stato responsabile dell'esecuzione delle attività, anche perché Peter Gotti era sempre più impossibilitato dal guidare la famiglia dalla prigione.

Vicecapo (ufficiale e reggente)[modifica | modifica wikitesto]

Consigliere (ufficiale e reggente)[modifica | modifica wikitesto]

Attuali capidecina della Famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Fazione Brooklyn/Staten Island[modifica | modifica wikitesto]

Fazione Queens[modifica | modifica wikitesto]

Fazione Manhattan[modifica | modifica wikitesto]

Fazione Bronx[modifica | modifica wikitesto]

Fazione New Jersey[modifica | modifica wikitesto]

Fazione Florida[modifica | modifica wikitesto]

Fazione siciliana[modifica | modifica wikitesto]

Boss della famiglia Gambino[modifica | modifica wikitesto]


Salvatore D'Aquila
1909 - 1928

Al Mineo
1928 - 1930

Frank Scalice
1930 - 1931

Vincent Mangano
1931 - 1951

Albert Anastasia
1951 - 1957

Carlo Gambino
1957 - 1976

Paul Castellano
1976 - 1985

John Gotti
1985 - 2002

Peter Gotti
2002 - 2011

Domenico Cefalù
2011 - 2015

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ May 2014 Issue of Informer, su informer-journal.blogspot.it. URL consultato il 09 febbraio 2017.
  2. ^ (EN) Carl Sifakis, The Mafia Encyclopedia, Infobase Publishing, 1° gennaio 2006, pp. 281-282, ISBN 9780816069897. URL consultato il 09 febbraio 2017.
  3. ^ a b (EN) David Critchley, The Origin of Organized Crime in America: The New York City Mafia, 1891–1931, Routledge, 15 settembre 2008, pp. 156-157, ISBN 9781135854928. URL consultato il 09 febbraio 2017.
  4. ^ Mike Dash, C'era una volta la mafia, Newton Compton Editori, 05 maggio 2016, ISBN 9788854195141. URL consultato il 09 febbraio 2017.
  5. ^ Peter Maas, The Valachi Papers, HarperCollins, 2003, pp. 64-65, ISBN 006050742X.
  6. ^ a b Joseph Bonanno, Uomo d'onore, Mondadori, 1985, ISBN 8804242345.
  7. ^ (EN) New York Media LLC, New York Magazine, New York Media, LLC, 10 luglio 1972. URL consultato il 09 febbraio 2017.
  8. ^ Special To The New York Times, AIDE OF JOE ADONIS IS FOUND SHOT DEAD; Waterfront Racketeer 'Taken for a Ride, Then Dumped Out in a Brooklyn Marsh Glasses Spattered With Blood, in The New York Times, 20 aprile 1951. URL consultato l'11 febbraio 2017.
  9. ^ Peter Duffy, CITY LORE; Willie Sutton, Urbane Scoundrel, in The New York Times, 17 febbraio 2002. URL consultato l'11 febbraio 2017.
  10. ^ Albert Anastasia - la Repubblica.it, in Archivio - la Repubblica.it. URL consultato l'11 febbraio 2017.
  11. ^ (EN) ANASTASIA SLAIN IN A HOTEL HERE; LED MURDER, INC.; Victim's Brothers. URL consultato l'11 febbraio 2017.
  12. ^ John H. Davis, Mafia dynasty: ascesa e caduta della famiglia Gambino, Bompiani, 1994, ISBN 8845222640.
  13. ^ Selwyn Raab, Le famiglie che hanno creato la mafia, Newton Compton Editori, 02 aprile 2015, ISBN 9788854177253. URL consultato l'11 febbraio 2017.
  14. ^ UN SUMMIT DECISE: MUOIA IL BOSS - la Repubblica.it, in Archivio - la Repubblica.it. URL consultato l'11 febbraio 2017.
  15. ^ Droga, maxi operazione tra Italia e Usa. Smantellata rete ‘ndrangheta-Cosa nostra, IlFattoQuotidiano.it.
  16. ^ a b Mafia, 8 arresti tra Italia e Usa. Preso Francesco Palmeri, boss dei Gambino, IlFattoQuotidiano.it, 11 dicembre 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • John H Davis, Mafia dinasty: ascesa e caduta della famiglia Gambino. Bompiani, 1994. ISBN 8845222640.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]