Giuseppe Madonia (1946)

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Giuseppe Madonia detto Piddu (Vallelunga Pratameno, 18 dicembre 1946) è un mafioso italiano, considerato uno tra i più potenti e sanguinari boss mafiosi di Cosa Nostra. Secondo il collaboratore di giustizia Antonino Calderone, era soprannominato anche "Piddu chiacchiera" a causa della sua loquacità[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ufficialmente imprenditore edile, era figlio di Francesco Madonia, capo della Famiglia di Vallelunga Pratameno legato a Totò Riina che venne ucciso lungo la strada provinciale Falconara-Riesi il 16 marzo 1978 su ordine di Giuseppe Di Cristina e Giuseppe Calderone, a loro volta uccisi qualche mese dopo dai "Corleonesi"[2][3][4]. Secondo le dichiarazioni di Antonino Calderone e Leonardo Messina, Madonia subentrò al padre ucciso alla guida della cosca e nel 1982 divenne il rappresentante provinciale di Caltanissetta per Cosa Nostra e vice rappresentante regionale nella "Commissione interprovinciale" (la cosiddetta "Cupola") dopo gli omicidi di Di Cristina e di Francesco Cinardo (potente boss di Mazzarino legato a Calderone e a Stefano Bontate)[2][5].

Il 9 ottobre 1983 Madonia venne raggiunto da un mandato di cattura per associazione mafiosa firmato dal giudice istruttore Giovanni Falcone perché accusato di controllare il racket dei sub-appalti di opere pubbliche insieme al suo socio Salvatore Polara (capo della Famiglia di Gela)[4][6]; tuttavia Madonia venne avvertito da una telefonata dell'arrivo dei carabinieri e si diede alla latitanza[4].

Nel 1988, dopo l'omicidio di Salvatore Polara (massacrato insieme alla moglie e ai figli), Madonia si servì del boss Antonio Rinzivillo e dei suoi sgherri per scatenare una guerra contro i clan emergenti della "Stidda" di Gela che gli contendevano la gestione dei sub-appalti per la costruzione della diga Disueri[7][8]: entrambe le fazioni in guerra assoldarono addirittura ragazzini minorenni come killer[9][10] e tra il 1987 e il 1990 avvennero oltre cento omicidi nella sola Gela, che seminarono morte e terrore in tutta la popolazione e culminarono nella cosiddetta «strage di Gela» (27 novembre 1990), in cui tre agguati scattati simultaneamente in diversi punti della città provocarono otto morti e undici feriti[11][12].

L'arresto[modifica | modifica wikitesto]

La mattina dell'8 settembre 1992 Madonia venne arrestato dopo nove anni di latitanza in una villetta a Costozza (frazione di Longare, in provincia di Vicenza) dove era ospitato da Salvatore Galleria, cognato di suo cognato anch'egli arrestato per favoreggiamento: l'operazione venne condotta dagli uomini del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato guidati da Antonio Manganelli seguendo le indicazioni del neo-collaboratore di giustizia Leonardo Messina[13]; Madonia tentò inutilmente di mostrare agli agenti i suoi documenti falsi intestati ad un medico chirurgo di Caltanissetta ma alla fine non oppose resistenza[13]. Si trattò del primo boss della "Cupola" arrestato dopo le stragi di Capaci e via d'Amelio e da allora si trova detenuto in regime di 41 bis[4].

Operazione "Leopardo"[modifica | modifica wikitesto]

La notte del 17 novembre 1992 scattò in diverse regioni italiane l'operazione "Leopardo" con l'esecuzione di duecentotre mandati di cattura e di altri centosei avvisi di garanzia per associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione e voto di scambio, che colpirono le varie articolazioni del clan guidato da "Piddu" Madonia nei comuni della provincia di Caltanissetta ed Enna e in Lombardia, Piemonte, Lazio e Calabria[14][15]. 81 dei 203 ordini di arresto colpirono soggetti già detenuti (tra cui lo stesso Madonia) mentre quarantacinque destinatari dei mandati erano già latitanti o si diedero alla macchia: si trattò del più grande blitz antimafia dai tempi dell'operazione "San Michele", la maxi-retata del 29 settembre 1984 seguita alle confessioni di Tommaso Buscetta[15]. L'operazione, coordinata dal Procuratore capo della Repubblica di Caltanissetta, Giovanni Tinebra, dai dirigenti dello SCO, Achille Serra ed Antonio Manganelli e dal questore di Caltanissetta Vittorio Vasquez, si basava sulle dichiarazioni di Leonardo Messina e Paolo Severino (ex mafioso di Enna) e causò scalpore a causa dell'incriminazione dei noti deputati (nazionali e regionali) Rudy Maira, Silvio Coco, Gianfranco Occhipinti, Filippo Butera e Antonino Cicero, accusati di aver ricevuto voti dal clan Madonia in cambio di favori e appalti[16][17][18]. Alcuni giorni dopo il maxi-blitz si suicidarono due degli indagati: l'imprenditore Paolino Arnone (accusato di essere il capomafia di Serradifalco)[19], e l'avvocato penalista nisseno Salvatore Montana, storico difensore di Madonia che aveva ricevuto una comunicazione giudiziaria a seguito delle accuse di Messina[20].

Il carcere e i contatti con l'esterno[modifica | modifica wikitesto]

Nel novembre 1998 il ROS dei Carabinieri portò a termine l'operazione "Grande Oriente" con quarantasette arresti di fiancheggiatori del boss latitante Bernardo Provenzano, tra cui anche Giovanna Santoro e Maria Stella Madonia, rispettivamente moglie e sorella di "Piddu" Madonia che nonostante il 41 bis, attraverso loro, continuava a mantere rapporti con l'esterno[21]; l'operazione fu resa possibile grazie alle "soffiate" di Luigi Ilardo (cugino di primo grado di Madonia e suo sostituto come reggente della provincia nissena) che dall'ottobre del 1993 e fino alla morte nel 1996, quando i sicari della mafia lo freddarono a Catania, aveva fornito indicazioni preziose sull'organizzazione del cugino e dei suoi stretti collegamenti con Provenzano[22].

Nel 2002 Madonia figurò tra i boss detenuti che manifestarono la loro disponibilità a "dissociarsi" da Cosa Nostra in cambio di sconti di pena e carcere meno duro, proposta che però venne rifiutata[23][24].

Nel 2009 un'altra operazione dei Carabinieri portò in carcere 24 mafiosi della provincia di Caltanissetta tra cui la moglie di Madonia, Giovanna Santoro, la sorella del boss, Maria Stella e il cognato Francesco Lombardo, accusati di portare gli "ordini" del loro congiunto fuori dal carcere e di reinvestire il patrimonio accumulato in due società nissene di scommesse sportive, che avevano ottenuto le autorizzazioni necessarie grazie all'intervento presso i Monopoli di Stato dell'imprenditore catanese Antonio Padovani, pure arrestato[25][26][27].

Sentenze[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1997 Madonia venne condannato all'ergastolo in primo grado come mandante della strage di Capaci (in cui rimasero uccisi il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro) in quanto membro della "Cupola regionale" di Cosa Nostra[28]: ad inchiodarlo, le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Leonardo Messina il quale affermava che il boss nisseno avrebbe partecipato nel settembre-ottobre 1991 a delle riunioni di vertice nelle campagne di Enna in cui venne deciso l'attentato[29][30]. Sempre con le stesse accuse, Madonia fu tra gli imputati nel terzo processo per la strage di via d'Amelio (denominato "Borsellino ter") in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta Emanuela Loi, Eddie Walter Cosina, Claudio Traina, Vincenzo Li Muli e Agostino Catalano. Il 9 luglio 2003 lo stralcio del Borsellino ter e parte del procedimento per la strage di Capaci, entrambi rinviati dalla Cassazione alla Corte d'assise d'appello di Catania, vennero riuniti in un unico processo perché avevano imputati in comune[31]: nel corso di questo nuovo procedimento, vennero ascoltati in aula i nuovi collaboratori di giustizia Calogero Pulci e Ciro Vara, ex fedelissimi di "Piddu" Madonia che confermarono la sua partecipazione alle riunioni della "Cupola regionale" in cui vennero decise le stragi[32]; per queste ragioni, nel 2006 Madonia venne condannato all'ergastolo per entrambe le stragi, sentenza divenuta definitiva nel 2008[33].

Nel 1998 Madonia è stato assolto nel processo-bis per l'omicidio del procuratore Antonino Scopelliti (ucciso a Campo Calabro nel 1991), nel quale era accusato di essere uno dei mandanti in quanto membro della "Cupola regionale"[34].

Nel febbraio 2010 Madonia venne condannato ad un altro ergastolo, insieme ai boss Salvatore Riina, Gaetano Leonardo e Giacomo Sollami, come mandanti di tre delitti avvenuti in provincia di Enna tra gli anni '80-'90: l'omicidio di Giovanni Mungiovino, capomafia ennese e politico della DC ucciso nel 1983 perché si era opposto all'ascesa dei Corleonesi; quello dell'imprenditore Giuseppe Cammarata, scomparso nel 1989 per punire uno sgarro; di Salvatore Saitta, capoclan di Barrafranca ucciso per vendetta nel 1992; Madonia venne invece assolto dall'accusa di avere ordinato la soppressione di Francesco e Mariano Seggio, padre e figlio mafiosi di Valguarnera scomparsi nel nulla nell'aprile 1990[35].

Sempre nel 2010, la Corte di Cassazione confermò l'ergastolo nei confronti di Madonia e Francesco La Quatra (mafioso di Sommatino) in qualità di mandanti e dei killer gelesi Antonio Rinzivillo e Pasquale Trubia come esecutori materiali dell'omicidio di Francesco Iannì, capomafia sommatinese ucciso nei pressi della sua abitazione in contrada Niscima a Caltanissetta nel settembre 1990[36]: secondo le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Ciro Vara, Salvatore Ferraro e Calogero Pulci (che ricevettero condanne più lievi per essersi autoaccusati di aver avuto un ruolo nel delitto), Iannì venne ucciso perché ritenuto esponente della vecchia mafia che si opponeva all'avvento nel nisseno dei Corleonesi di Riina, di cui Madonia era espressione[37].

Nel novembre 2013 la Corte d'assise di Milano comminò un nuovo ergastolo a Madonia e al boss gelese Antonio Rinzivillo come organizzatori dell'omicidio di Gaetano Carollo, mafioso palermitano ucciso a Liscate (provincia di Milano) l'1 giugno 1987 utilizzando killer gelesi per fare un "favore" a Totò Riina, in base alle accuse dei collaboratori di giustizia Giovanni Brusca, Ciro Vara e Calogero Pulci.[38]

Il 21 marzo 2017 la Corte d’Assise di Catania, presieduta dal giudice Rosa Anna Castagnola, condannò all'ergastolo Giuseppe "Piddu" Madonia e Vincenzo Santapaola (nipote di Nitto) come mandanti dell'omicidio di Luigi Ilardo, che avvenne la sera del 10 maggio 1996 in via Quintino Sella a Catania[39]: Ilardo, cugino di Madonia, era diventato confidente del colonnello Michele Riccio che, grazie a lui, arrestò diversi latitanti e lo stava portando al covo di Bernardo Provenzano[40]; la sentenza venne confermata in appello e in Cassazione[41].

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Interrogatorio del collaboratore di giustizia Antonino Calderone
  2. ^ a b Luca Tescaroli, Le faide mafiose nei misteri della Sicilia, Soveria Mannelli, Rubbettino Editore, 2003, pagine 114-115, ISBN 9788849804171.. URL consultato l'8 febbraio 2013.
  3. ^ Gela, una zona segnata da tanti omicidi di mafia, su Giornale di Sicilia. URL consultato il 23 aprile 2021.
  4. ^ a b c d MAFIOSO DI NASCITA, BOSS PER FEROCIA - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 23 aprile 2021.
  5. ^ LE CENTO 'FAMIGLIE' DI COSA NOSTRA - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 7 giugno 2021.
  6. ^ LE CENTO 'FAMIGLIE' DI COSA NOSTRA - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 23 aprile 2021.
  7. ^ GELA, UN MASSACRO A DOMICILIO - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 23 aprile 2021.
  8. ^ Cesare Giuzzi, Ucciso davanti ai bimbi a scuola, il caso riaperto dopo 31 anni, su Corriere della Sera, 10 settembre 2019. URL consultato il 23 aprile 2021.
  9. ^ I BABY KILLER PENTITI CONFESSANO 33 DELITTI - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 24 aprile 2021.
  10. ^ KILLER A 15 ANNI ' ORDINI DI PAPA' ' - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 24 aprile 2021.
  11. ^ La faida dei bravi ragazzi a Gela la mafia è in guerra - Repubblica.it
  12. ^ BATTAGLIA DI MAFIA A GELA È STRAGE - Repubblica.it
  13. ^ a b LIMA, FALCONE E BORSELLINO CONDANNATI IN QUEL VERTICE - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 23 aprile 2021.
  14. ^ ECCO LE COSCHE ANTI - CORLEONESI - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 24 aprile 2021.
  15. ^ a b COLPO MORTALE ALLA ' NUOVA MAFIA' - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 24 aprile 2021.
  16. ^ DIECI ANNI DI MALAFFARE TRA VOTI E APPALTI COMPRATI - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 24 aprile 2021.
  17. ^ E PER VENDETTA IL PENTIMENTO - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 24 aprile 2021.
  18. ^ E I ' PICCIOTTI' SFIDARONO IL CLAN - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 10 maggio 2021.
  19. ^ SI UCCIDE IN CARCERE UN IMPRENDITORE SOSPETTATO DI MAFIA - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 24 aprile 2021.
  20. ^ GIU' DAL BALCONE L'AVVOCATO DEL BOSS - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 24 aprile 2021.
  21. ^ Terra bruciata per il padrino - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 23 aprile 2021.
  22. ^ la Repubblica/fatti: Duro colpo alla Mafia 47 arresti in Sicilia, su www.repubblica.it. URL consultato il 23 aprile 2021.
  23. ^ La storia segreta della trattativa per la resa di Cosa nostra - LASTAMPA.it, su www1.lastampa.it. URL consultato il 23 aprile 2021.
  24. ^ La Repubblica/politica: I boss in carcere trattano la resa "Pronti a sciogliere Cosa Nostra", su www.repubblica.it. URL consultato il 23 aprile 2021.
  25. ^ Caltanissetta, 24 arresti nel clan Madonia nella bufera il presidente della Provincia - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 23 aprile 2021.
  26. ^ Madonia: boss anche dietro le sbarre, su lastampa.it, 19 gennaio 2009. URL consultato il 27 maggio 2021.
  27. ^ Caltanissetta, maxi-blitz contro il clan dei Madonia | Palermo la Repubblica.it, su palermo.repubblica.it. URL consultato il 23 aprile 2021.
  28. ^ STRAGE DI CAPACI, 24 ERGASTOLI - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 24 aprile 2021.
  29. ^ ' QUEL VERTICE A ENNA PER UCCIDERE FALCONE' - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 24 aprile 2021.
  30. ^ ' GUERRA OGGI E PACE DOMANI' - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 24 aprile 2021.
  31. ^ Processo unico per le stragi - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 24 aprile 2021.
  32. ^ Sentenza d'appello del processo stralcio per le stragi di Capaci e via d'Amelio (PDF).
  33. ^ Strage del '92 carcere a vita per i mandanti - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 24 aprile 2021.
  34. ^ Sette ergastoli per l'omicidio del giudice Scopelliti - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 24 aprile 2021.
  35. ^ Mafia, cinque ergastoli nell'Ennese, su Giornale di Sicilia. URL consultato il 24 aprile 2021.
  36. ^ COSA NOSTRA COLPISCE ANCORA - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 7 giugno 2021.
  37. ^ Mafia nel Nisseno, La Quatra torna in carcere, su Giornale di Sicilia. URL consultato il 7 giugno 2021.
  38. ^ Cosa nostra a Milano, 30 anni dopo la Corte condanna i killer di Gaetano Carollo, su Il Fatto Quotidiano, 30 novembre 2013. URL consultato il 24 aprile 2021.
  39. ^ Mafia, il boss Vincenzo Santapaola: "Dopo le stragi Riina ordinò l'omicidio del procuratore di Catania ma rifiutammo", su Il Fatto Quotidiano, 18 febbraio 2019. URL consultato il 24 aprile 2021.
  40. ^ «Ilardo ucciso per aver tradito Cosa nostra», condannati i boss, su Giornale di Sicilia. URL consultato il 24 aprile 2021.
  41. ^ silipo, Mafia, omicidio Ilardo: confermati 4 ergastoli, su Adnkronos, 12 dicembre 2020. URL consultato il 24 aprile 2021.