Leoluca Bagarella

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Leoluca Biagio Bagarella

Leoluca Biagio Bagarella (Corleone, 3 febbraio 1942) è un criminale italiano, legato a Cosa Nostra, affiliato al Clan dei Corleonesi. Assassino spietato, si ritiene che "Don Luchino" sia stato responsabile di centinaia di omicidi durante la seconda guerra di mafia, oltre che diretto responsabile di alcuni tra i più gravi fatti di sangue di Cosa Nostra, tra cui la Strage di Capaci e le uccisioni di Boris Giuliano e del piccolo Giuseppe Di Matteo[1].

Ha avuto condanne per omicidio multiplo, traffico di droga, ricettazione, strage ed è stato condannato all'ergastolo in regime di carcere duro (41 bis.).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi dell'attività mafiosa[modifica | modifica wikitesto]

Quarto figlio del mafioso Salvatore Bagarella, fratello di Ninetta Bagarella, entrò a far parte della cosca di Corleone dopo che suo fratello maggiore Calogero era diventato uno dei fedelissimi del boss Luciano Liggio e dei suoi compagni Totò Riina e Bernardo Provenzano. Calogero venne ucciso dal boss Michele Cavataio nella strage di Viale Lazio nel 1969 e Leoluca si diede alla latitanza. Nel 1974, sua sorella sposò in segreto Totò Riina[2], seguendolo nella latitanza.

Il 21 luglio 1979 Bagarella uccise in un bar di Palermo il commissario Boris Giuliano, capo della Squadra Mobile[3], che stava indagando su di lui dopo essere riuscito a scoprire il suo nascondiglio, un appartamento in via Pecori Giraldi, da dove però Bagarella era riuscito a fuggire in tempo: all'interno dell'appartamento gli uomini del commissario Giuliano scoprirono armi, quattro chili di eroina e documenti falsi con fotografie che ritraevano Bagarella e i suoi amici mafiosi[4]. Il 10 settembre 1979, due mesi dopo l'omicidio del commissario Giuliano, Bagarella venne arrestato a Palermo ad un posto di blocco dei Carabinieri, a cui aveva esibito documenti falsi[5].

Il ruolo nella guerra allo Stato[modifica | modifica wikitesto]

Dopo essere stato scarcerato nel 1990, dal 1992 fu di nuovo latitante e dopo l'arresto di Riina, Bagarella prese il comando dell'ala militare di Cosa Nostra, composta da Giovanni Brusca, Matteo Messina Denaro e Giuseppe Graviano, che era favorevole alla continuazione della cosiddetta "strategia stragista" iniziata da Riina, contrapponendosi ad una fazione più moderata guidata da Bernardo Provenzano e composta da Antonino Giuffré, Pietro Aglieri, Benedetto Spera, Raffaele Ganci, Salvatore Cancemi, Michelangelo La Barbera, i quali erano contrari alla strategia degli attentati dinamitardi[6]; infine prevalse la linea di Bagarella, che mise in minoranza Provenzano[7].

Nel 1993 viene ufficialmente indagato come mandante della Strage di Capaci insieme a Giovanni Brusca, Domenico Ganci e Antonino Gioè[8].

L'arresto e condanne per Leoluca Bagarella[modifica | modifica wikitesto]

Fu arrestato dalla DIA il 24 giugno 1995[9][10], e sottoposto al regime di 41 bis nel carcere dell'Aquila. Nel 1997 la Corte di cassazione conferma per Bagarella la condanna all'ergastolo per l'omicidio di Boris Giuliano[11], e conferma anche l'ergastolo per la Strage di Capaci, per la quale l'intera cupola di Cosa Nostra viene in pratica condannata[12].

Nel 2002 viene condannato all'ergastolo per l'omicidio di Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino Di Matteo, che venne strangolato e sciolto nell'acido[1]. Sempre nel 2002, durante un'udienza a Trapani alla quale Bagarella partecipa tramite videoconferenza, legge un comunicato di protesta verso il sistema del carcere duro, indirizzato al mondo politico[13].

Nonostante il regime di carcere duro, sono stati segnalati da parte sua alcuni episodi di violenza nei confronti di altri detenuti: in uno di questi, Bagarella lancia olio bollente contro un altro carcerato, un boss della 'ndrangheta minacciandolo di morte e subendo un'ulteriore condanna ad 1 anno di carcere[14].

A seguito degli episodi di violenza, viene trasferito nel carcere di Parma[14][15]. Bagarella fu condannato all'ergastolo per l'omicidio del vicebrigadiere Antonino Burrafato[16], oltre che ad un ulteriore ergastolo per l'omicidio di Salvatore Caravà[17].

Nel marzo del 2009, una sentenza della prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Palermo, ha condannato, grazie alle dichiarazioni di Giovanni Brusca, all'ergastolo i capimafia Leoluca Bagarella e Giuseppe Agrigento, boss del paese in cui fu commesso il delitto per l'assassinio di Ignazio Di Giovanni, ucciso nel suo cantiere per essersi rifiutato di cedere alcuni sub-appalti che aveva ottenuto[17]. Nel luglio del 2009, subisce una ulteriore condanna all'ergastolo, questa volta per l'omicidio avvenuto nel 1977 di Simone Lo Manto e Raimondo Mulè, uccisi per futili motivi[18].

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Trattativa tra Stato italiano e Cosa nostra.

Il 24 luglio 2012 la Procura di Palermo, sotto Antonio Ingroia e in riferimento all'indagine sulla Trattativa Stato-Mafia, ha chiesto il rinvio a giudizio di Bagarella e altri 11 indagati accusati di "concorso esterno in associazione mafiosa" e "violenza o minaccia a corpo politico dello Stato". Gli altri imputati sono i politici Calogero Mannino, Marcello Dell'Utri, gli ufficiali Antonio Subranni, Mario Mori e Giuseppe De Donno, i boss Giovanni Brusca, Totò Riina, Antonino Cinà e Bernardo Provenzano, il collaboratore di giustizia Massimo Ciancimino (anche "calunnia") e l'ex ministro Nicola Mancino ("falsa testimonianza").[19]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Mafia. Omicidio Di Matteo, confermato ergastolo a Bagarella e pene ai boss - Rainews 24
  2. ^ "Sugnu ' ca, Luchinu" , così Riina accoglie il cognato Leoluca Bagarella - Corriere della Sera 5 luglio 1995
  3. ^ Boris Giuliano - Ansa.it
  4. ^ Quella P38 dietro l'omicidio Giuliano | Articoli Arretrati
  5. ^ Così era diventato il "numero uno" ma per molti "non aveva la testa"
  6. ^ I pentiti del terzo millennio | Articoli Arretrati
  7. ^ http://www.parlamento.it/application/xmanager/projects/parlamento/Reso.steno.26.3.2012Int..pdf
  8. ^ Dieci anni fa moriva Falcone, giudice scomodo - Corriere della Sera.it
  9. ^ Arrestato Bagarella, l'erede di Riina
  10. ^ Dal sito del Ministero dell'interno, sezione DIA
  11. ^ Cronologia su mafie e antimafia - dal sito della Camera dei deputati
  12. ^ Scheda di Giovanni Falcone dal sito Ansa.it
  13. ^ Mafia. Bagarella ai politici: "le promesse non sono state mantenute" - Rainews 24
  14. ^ a b Bagarella, olio bollente su un detenuto - Corriera della Sera 13/7/2008
  15. ^ Il boss Bagarella trasferito al carcere di Parma
  16. ^ Morto per aver negato privilegi a Leoluca Bagarella . In quattro a giudizio per il delitto del vicebrigadiere Burrafato
  17. ^ a b Condannati Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca
  18. ^ Uno sgarbo, poi il duplice omicidio: nuovo ergastolo per Leoluca Bagarella « Quotidiano Sicilia | Cronaca Sicilia | Notizie, attualità e politica siciliana – Live Sicilia
  19. ^ Trattativa, la Procura chiede il rinvio a giudizio: processo per Riina, Provenzano e Mancino. Repubblica. Cronaca. 24 luglio 2012.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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