Calogero Antonio Mannino

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Calogero Mannino
Calogero Antonio Mannino.jpg

Ministro per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno
Durata mandato 12 aprile 1991 –
28 giugno 1992
Presidente Giulio Andreotti
Predecessore Giovanni Marongiu
Successore Franco Reviglio

Ministro dei trasporti
Durata mandato 28 luglio 1987 –
13 aprile 1988
Presidente Giovanni Goria
Predecessore Giovanni Travaglini
Successore Giorgio Santuz

Ministro dell'agricoltura e delle foreste
Durata mandato 1º dicembre 1982 –
4 agosto 1983
Presidente Amintore Fanfani
Predecessore Giuseppe Bartolomei
Successore Filippo Maria Pandolfi

Durata mandato 13 aprile 1988 –
22 luglio 1990
Presidente Ciriaco De Mita
Giulio Andreotti
Predecessore Filippo Maria Pandolfi
Successore Vito Saccomandi

Ministro della marina mercantile
Durata mandato 28 giugno 1981 –
1º dicembre 1982
Presidente Giovanni Spadolini
Predecessore Francesco Compagna
Successore Michele Di Giesi

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature - VII

- VIII

- IX

- X

- XI

- XVI

Gruppo
parlamentare
VII - VIII - IX - X - XI:

- Democrazia Cristiana

XVI:

- GRUPPO MISTO - componente: Repubblicani-Azionisti (Dal 17/01/2012 a fine legislatura)

In precedenza:

- Unione di Centro (Da inizio legislatura al 28/09/2010)

- GRUPPO MISTO (Dal 28/09/2010 al 21/10/2010)

- GRUPPO MISTO - componente: Noi Sud Libertà e Autonomia-I Popolari di Italia Domani (Dal 21/10/2010 al 20/01/2011)

- GRUPPO MISTO (Dal 20/01/2011 al 17/01/2012)

Coalizione VII - VIII - IX - X - XI:

Pentapartito

XVI:

Nessuna

Circoscrizione VII - VIII - IX - X - XI:

Palermo-Trapani-Agrigento-Caltanissetta

XVI:

Sicilia 1

Sito istituzionale

Senatore della Repubblica Italiana
Legislature XV
Gruppo
parlamentare
Unione dei Democraticicristiani e di Centro (UDC)
Coalizione Casa delle Libertà
Circoscrizione Regione Sicilia
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico I Popolari di Italia Domani (2010-2011)

In precedenza:

Democrazia Cristiana (1976-1992)

Unione di Centro (2002-2010)

Professione Avvocato

Calogero Antonio Mannino detto Lillo (Asmara, 20 agosto 1939) è un politico italiano, più volte ministro della Repubblica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Mannino nel 1979

Calogero Mannino, detto Lillo, originario di Sciacca, si trasferisce fin da giovane nel capoluogo siciliano per sostenere gli studi universitari. Conseguita infatti la maturità classica nel giugno del 1957 e l'abilitazione magistrale nell'ottobre dello stesso anno, si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza di Palermo. Nel 1961 consegue la laurea, ma procede negli studi laureandosi anche in Scienze Politiche.

L'attività politica[modifica | modifica wikitesto]

Tanti saranno i settori di interesse che vedono Mannino attivo fin da giovane: dirigente della Gioventù Italiana di Azione Cattolica, presidente del Circolo ACLI, dirigente della CISL sia a livello provinciale (Agrigento) sia a livello regionale, avvocato e presidente dell'Associazione degli Avvocati di Sciacca. La carriera politica del giovane Mannino prosegue con l'elezione a consigliere comunale di Sciacca nel 1961 e di consigliere provinciale di Agrigento.

Nel 1971 viene eletto deputato all'Assemblea regionale siciliana e, nel luglio dello stesso anno, diviene Assessore regionale alle Finanze rimanendo in carica fino al febbraio del 1976.[1]

L'attività parlamentare[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1976 è eletto deputato nazionale tra le file della Democrazia Cristiana nel collegio Sicilia occidentale, rieletto nel 1979, 1983, 1987 e 1992.

Nel 1979 viene eletto Vice Presidente del Gruppo Parlamentare alla Camera dei deputati. Nel luglio 1980, durante il Governo Forlani, viene nominato sottosegretario al Tesoro con il ministro Beniamino Andreatta.

Nel luglio del 1981 entra a far parte del Governo Spadolini I come Ministro della marina mercantile. Nel dicembre 1982, con il Governo Fanfani V, diviene Ministro dell'agricoltura e delle foreste, rimanendo in carica fino al luglio del 1983. Quell'anno è nominato da De Mita commissario della DC siciliana.

Nel 1987, durante il Governo Goria, torna al governo come Ministro dei trasporti. Nel marzo del 1988, con il Governo De Mita, viene nominato ministro per l'Agricoltura: viene confermato per il VI Governo Andreotti, ma nel luglio del 1990, insieme con Sergio Mattarella e ad altri ministri compagni di corrente, si dimette per dissenso nei confronti della Legge Mammì sull'emittenza televisiva. Torna però al governo, insieme con Martinazzoli e Misasi, che pure si erano dimessi, nel febbraio del 1991, nel VII dicastero Andreotti, nel quale viene nominato ministro per gli interventi straordinari del Mezzogiorno.

Non è rieletto alle politiche del marzo 1994, dove si presentò al Senato con la lista civica "Scudo Democratico". Dopo dodici anni di assenza dalla vita politica aderisce nel 2006 all'UDC e viene eletto senatore nel collegio Sicilia.

Nelle elezioni del 2008 viene eletto alla Camera dei deputati con l'UDC, che si presenta al di fuori dagli schieramenti e si pone all'opposizione rispetto al Governo Berlusconi IV.

L'abbandono dell'UDC[modifica | modifica wikitesto]

A settembre 2010, insieme con i deputati meridionali Saverio Romano, Giuseppe Drago, Giuseppe Ruvolo e Michele Pisacane, entra in polemica con il leader dell'UDC Pier Ferdinando Casini e il 28 settembre 2010 aderisce al Gruppo misto fondando con loro la componente Popolari per l'Italia di Domani (PID).[2] I 5 deputati abbandonano quindi il ruolo di opposizione, per il quale erano stati eletti nell'UDC, e si schierano a sostegno della maggioranza parlamentare di centrodestra di Silvio Berlusconi; come primo atto votano la fiducia al Governo.[3] Mannino assume la presidenza del PID, mentre Romano ne diventa il coordinatore nazionale.[4]

Il 14 marzo 2011 Calogero Mannino annuncia l'abbandono del partito per lavorare alla fondazione di Iniziativa Popolare. A detta di Mannino «il PID non ha mai preso consistenza. È stato purtroppo attraversato dalla conclusione della dolorosa vicenda giudiziaria di Totò Cuffaro, ma più ancora è stato riassorbito dall'esigenza di Berlusconi di organizzare un gruppo parlamentare per fronteggiare l'emorragia dei finiani». Questi giudizi vengono accompagnati dall'esigenza di un riavvicinamento all'UdC e all'MpA.[5]

Il 14 ottobre 2011 Mannino afferma che non avrebbe mai più votato la fiducia al Governo Berlusconi IV[6].

L'8 novembre 2011, è uno dei deputati della maggioranza che non vota il Rendiconto Generale dello Stato 2010 portando alla crisi del governo Berlusconi.

Il 17 gennaio 2012 aderisce come indipendente alla componente del gruppo misto "Repubblicani-Azionisti", all'interno della quale rimane sino alla fine della legislatura.

Non si ripresenta più alle elezioni politiche del 2013.

Produttore vinicolo[modifica | modifica wikitesto]

Calogero Mannino associa all'attività politica quella di produttore viti-vinicolo. A Pantelleria è titolare dell'azienda vinicola Abraxas, il cui prodotto principe è il passito naturale, che nel 1999 ha ricevuto la medaglia d'oro alla fiera Vinitaly. Nel dicembre 2012 l'azienda è fatta bersaglio di un attentato che provoca la perdita di 700 ettolitri di passito, in pratica le intere annate 2010-2011 e parte di quella 2012[7].

Indagini e procedimenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Procedimento per rapporti con la mafia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1991, sulla base delle dichiarazioni del pentito Rosario Spatola, il sostituto procuratore di Trapani Francesco Taurisano aprì un procedimento contro Mannino per rapporti con uomini d'onore, ma nell'ottobre dello stesso anno la procura di Sciacca, a cui erano state inviate le dichiarazioni, archivia il caso.[8] Taurisano denunciò delle pressioni da parte del procuratore Antonino Coci. Il CSM trasferì d'ufficio entrambi.

Procedimento per concorso esterno in associazione mafiosa[modifica | modifica wikitesto]

Il 24 febbraio 1994 la Procura di Palermo avvia un'inchiesta nei suoi confronti con la notifica di un avviso di garanzia; viene arrestato il 13 febbraio 1995 con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa: secondo l'accusa, poi rivelatasi insussistente, Mannino avrebbe stretto un patto con la Mafia per avere voti in cambio di favori. Dopo un periodo di detenzione (nove mesi di carcere e tredici di arresti domiciliari), durante il quale si mette in moto un'ampia mobilitazione sostenuta anche da una raccolta di firme per la scarcerazione motivate dalle sue precarie condizioni di salute, nel gennaio del 1997 viene rimesso in libertà per scadenza dei termini di custodia cautelare.

Nel 2001 Mannino è assolto in primo grado perché il fatto non sussiste.[9][10][11]

L'assoluzione viene impugnata dal pubblico ministero e la corte d'appello di Palermo, nel maggio 2003, lo riconosce colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa fino al 1994, e condanna Mannino a 5 anni e 4 mesi di reclusione.

Nel 2005 la corte di cassazione annulla la sentenza di condanna riscontrando un difetto di motivazione, rinviando ad altra sezione della corte d'appello.[12] Nell'occasione il procuratore generale presso la corte di cassazione, nel chiedere l'annullamento della sentenza di condanna, così si esprime: “Nella sentenza di condanna di Mannino non c'è nulla. La sentenza torna ossessivamente sugli stessi concetti, ma non c'è nulla che si lasci apprezzare in termini rigorosi e tecnici, nulla che possa valere a sostanziare l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Questa sentenza costituisce un esempio negativo da mostrare agli uditori giudiziari, di come una sentenza non dovrebbe essere mai scritta...”.[13][14][15][16]

Il 22 ottobre 2008, riprendendo la sentenza di primo grado, i giudici della seconda sezione della corte d'appello di Palermo assolvono Mannino perché il fatto non sussiste.[17] La procura generale di Palermo in seguito impugna l'assoluzione, facendo ricorso in Cassazione.[18]

Il 14 gennaio 2010, la corte di cassazione assolve definitivamente l'ex ministro democristiano, confermando le tesi contenute nella sentenza d'appello.[19]

Richiesta di risarcimento allo Stato da parte di Mannino[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'assoluzione Mannino fa causa allo Stato chiedendo un risarcimento per ingiusta detenzione[20], ma nel maggio 2012 i giudici della Corte d'appello di Palermo rigettano la richiesta[21] in quanto Mannino è stato riconosciuto consapevole di ricevere appoggio elettorale da un boss mafioso.[22]

Processo sul coinvolgimento nella trattativa tra Stato e mafia[modifica | modifica wikitesto]

È indagato nell'ambito della trattativa tra Stato e mafia.[23][24] Il 24 luglio 2012 la Procura di Palermo, con il Pm Antonio Ingroia ha chiesto il rinvio a giudizio di Mannino e altri 11 indagati. In tale inchiesta Mannino è accusato di violenza o minaccia verso un corpo politico dello Stato.

Nel 2012 Mannino chiede e ottiene di procedere al processo tramite rito abbreviato.

Il 4 novembre 2015 il giudice dell'udienza preliminare di Palermo, Marina Petruzzella assolve Mannino dall'accusa a lui contestata per "non aver commesso il fatto".[25].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.ars.sicilia.it/deputati/scheda.jsp?idDeputato=431&idLegis=7
  2. ^ Romano: "Nasce Popolari per l'Italia di Domani", in Giornale di Sicilia, 28 settembre 2010. URL consultato il 1º ottobre 2010.
  3. ^ Berlusconi ottiene la fiducia grazie ai voti di Mpa e Fli [collegamento interrotto], in lineasicilia.it, 29 settembre 2010. URL consultato il 1º ottobre 2010.
  4. ^ Il dopo Udc parte senza Cuffaro Romano:" candidati="" under= " - Repubblica.it » Ricerca
  5. ^ Mannino, addio al Pid: "Nascerà movimento di ispirazione cattolica", in Giornale di Sicilia, 14 marzo 2011. URL consultato il 26 marzo 2011.
  6. ^ Mannino: “Non voterò la fiducia al governo, Paese a rischio. Sono contrario alle elezioni anticipate”, in SiciliaInformazioni, 13 ottobre 2011. URL consultato il 16 ottobre 2011.
  7. ^ Attentato alla cantina di Mannino persi 700 ettolitri di vino pregiato - Palermo - Repubblica.it
  8. ^ Mannino non è mafioso e il caso viene archiviato
  9. ^ Mafia, assolto l'ex ministro Mannino «perché il fatto non sussiste», l'imputato: un atto eroico, i pm mi volevano al rogo.
  10. ^ "... Il 5 luglio del 2001 Mannino è stato assolto"
  11. ^ Mafia, assolto l'ex ministro Mannino
  12. ^ Mannino, sentenza della Cassazione "Da rifare il processo per mafia", in la Repubblica, 12 luglio 2005. URL consultato il 20 maggio 2012.
  13. ^ MANNINO: UN' ASSOLUZIONE CLAMOROSA, IGNORATA DAI GIORNALI - il Velino/AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
  14. ^ Mannino, sconfitta dell'Antimafia - Politica - iltempo
  15. ^ Caso Mannino, una sentenza che zittisce i pm - IlGiornale.it
  16. ^ Tgcom - Articolo Tgcom
  17. ^ Motivazioni della sentenza di appello1 pag. 176, centro.
  18. ^ RaiNews24, 7 giugno 2009
  19. ^ Mannino assolto in Cassazione
  20. ^ Salvo Palazzolo, E Mannino fa causa allo Stato "Due anni in cella senza motivo", in la Repubblica, 29 maggio 2011. URL consultato il 20 maggio 2012.
  21. ^ Mafia: nessun risarcimento a Mannino per ingiusta detenzione, in ASCA, 19 maggio 2012. URL consultato il 20 maggio 2012.
  22. ^ Risarcimento negato a Mannino, i giudici: «Accettò l'appoggio elettorale di un boss», in Corriere della Sera, 26 maggio 2012. URL consultato il 28 maggio 2012.
  23. ^ Salvo Palazzolo, Trattativa, indagato Mannino I pm: "Pressioni sul 41 bis", in la Repubblica, 24 febbraio 2012. URL consultato il 20 maggio 2012.
  24. ^ “L'ex ministro Calogero Mannino indagato per la trattativa fra Stato e mafia” | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano
  25. ^ http://www.huffingtonpost.it/2015/11/04/stato-mafia-mannino-assol_n_8470612.html

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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