Mozione di fiducia (ordinamento italiano)

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Nell'ordinamento italiano, la mozione di fiducia è, insieme alla mozione di sfiducia, uno degli aspetti della disciplina costituzionale del rapporto di fiducia tra camere e governo.[1]

Momento costitutivo del rapporto fiduciario[modifica | modifica wikitesto]

Secondo quanto previsto dall'articolo 94.3 della Costituzione della Repubblica Italiana, il governo deve presentarsi alle camere entro dieci giorni dalla propria formazione per ottenerne la fiducia, che viene concessa o meno con mozione motivata e appello nominale.

La formazione di un governo si conclude positivamente solo se le camere accordano la fiducia al governo.[2]

Rapporto di fiducia durante il mandato del governo[modifica | modifica wikitesto]

Durante il mandato del governo, un decimo dei componenti di una delle due assemblee parlamentari (Camera dei deputati e Senato della Repubblica), può richiedere che venga messa ai voti una mozione di sfiducia: la sua approvazione comporta la cessazione del mandato del governo, la sospensione dei lavori a seguito dell'annuncio, da parte del presidente dell'assemblea, che il presidente del Consiglio ha espresso la volontà di recarsi al palazzo del Quirinale per rassegnare le dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica.

Quando è il governo stesso a mettere in gioco il suo mandato, lo fa con lo strumento della questione di fiducia: essa ha lo scopo di sollecitare la maggioranza parlamentare ad esprimere il supporto all'operato dello stesso, e si considera ottenuta se votata dalla maggioranza semplice dei presenti al voto.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bin-Pitruzzella, 2005, cit., 121.
  2. ^ Diverso quanto previsto dallo Statuto Albertino e da altri ordinamenti, per i quali un governo si regge anche solo in assenza di esplicite manifestazioni di sfiducia (si parla in questi casi di "fiducia negativa").

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]