Governo Fanfani VI

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Governo Fanfani VI
Amintore Fanfani 1983-04-14.jpg
StatoItalia Italia
Presidente del ConsiglioAmintore Fanfani
(DC)
CoalizioneDC, Indipendenti
LegislaturaIX Legislatura
Giuramento18 aprile 1987
Dimissioni28 aprile 1987
Governo successivoGoria
29 luglio 1987
Left arrow.svg Craxi II Goria Right arrow.svg

Il Governo Fanfani VI è stato il quarantaquattresimo esecutivo della Repubblica Italiana, il terzo e ultimo della IX legislatura.

Il governo rimase in carica dal 18 aprile[1][2][3] al 29 luglio 1987[4][5], per un totale di 102 giorni, ovvero 3 mesi e 11 giorni.

Contava al suo interno 21 ministri con portafoglio, 4 ministri senza portafoglio, 2 sottosegretari alla presidenza del Consiglio dei ministri e 31 sottosegretari ai vari ministeri, per un totale di 59 membri (incluso il Presidente del Consiglio).

L'esecutivo, composto da soli esponenti della DC e tecnici, non ottenne la fiducia alla Camera dei deputati a seguito di un voto quasi surreale: un governo monocolore democristiano che ottenne la fiducia da socialisti, socialdemocratici e radicali, che da quel governo erano esclusi, mentre i democristiani si astennero.[6] Pertanto Fanfani diede le dimissioni appena 10 giorni dopo il suo insediamento[7], provocando lo scioglimento anticipato delle Camere[8]. Questa fu l'ultima esperienza di Amintore Fanfani a Palazzo Chigi.

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

  • 3 marzo: Craxi al Senato annuncia le dimissioni del secondo ministero
  • 4 marzo: Cossiga inizia le consultazioni, i democristiani fanno il nome di Andreotti ma i socialisti sono orientati per Forlani
  • 9 marzo: affidato ad Andreotti un incarico pieno
  • 15 marzo: continua la serie di incontri tra Andreotti e i partiti. Lo stesso non vuole rompere con i socialisti e lancia un appello distensivo sulle colonne dell'Avanti!, giornale socialista.
  • 20 marzo: continuano le difficili trattative per la formazione del nuovo governo, Andreotti pone il limite delle consultazioni referendarie che per i socialisti non si toccano, soprattutto quelle sul nucleare
  • 25 marzo: dopo 15 giorni di tentativi per formare il governo, Andreotti getta la spugna e rimette il mandato a Cossiga
  • 26 marzo: dalle 16,00 Cossiga inizia un nuovo giro di consultazioni al Quirinale
  • 27 marzo: affidato un mandato esplorativo al presidente della Camera Nilde Iotti. È la prima volta per una donna e per un'esponente del PCI
  • 29 marzo: scontro e rimando di battute tra Craxi e De Mita; più probabile il ricorso ad elezioni anticipate
  • 1º aprile: Cossiga rinvia Craxi alle camere, sarà il Parlamento a decidere. Contrariati i democristiani
  • 2 aprile: DC e PRI dicono no a Craxi negandogli di gestire le eventuali elezioni anticipate
  • 8 aprile: dibattito al Senato e dimissioni irrevocabili del governo. Si va verso le elezioni anticipate
  • 9 aprile: Fanfani rifiuta un possibile incarico, ampio mandato a Scalfaro da Cossiga
  • 14 aprile: dopo che anche Scalfaro ha rinunciato al mandato, Cossiga affida infine l'incarico di formare il governo al presidente del Senato Amintore Fanfani

Composizione[modifica | modifica wikitesto]

Camera dei deputati Seggi
Democrazia Cristiana
Totale Maggioranza
225
225
Partito Comunista Italiano
Partito Socialista Italiano
Movimento Sociale Italiano
Partito Repubblicano Italiano
Partito Socialdemocratico Italiano
Partito Liberale Italiano
Partito Radicale
Democrazia Proletaria
Südtiroler Volkspartei
Union Valdôtaine
Partito Sardo d'Azione
Liga Veneta
Totale Opposizione
198
73
42
29
23
16
11
7
3
1
1
1
405
Totale 630
Senato della Repubblica Seggi
Democrazia Cristiana
Totale Maggioranza
120
120
Partito Comunista Italiano
Partito Socialista Italiano
Movimento Sociale Italiano
Partito Repubblicano Italiano
Partito Socialdemocratico Italiano
Partito Liberale Italiano
Südtiroler Volkspartei
Union Valdôtaine
Partito Radicale
Partito Sardo d'Azione
Liga Veneta
Totale Opposizione
107
38
18
11
8
6
3
1
1
1
1
195
Totale 315

Appartenenza politica[modifica | modifica wikitesto]

L'appartenenza politica dei membri del Governo si può così riassumere:

Partito Presidente Ministri Sottosegretari Totale
Democrazia Cristiana 1 19 33 53
Indipendente - 6 - 6

Provenienza geografica[modifica | modifica wikitesto]

La provenienza geografica dei membri del Consiglio dei ministri si può così riassumere:

Regione Presidente Ministri Totale
Lazio - 5 5
Lombardia - 4 4
Campania - 4 4
Piemonte - 2 2
Puglia - 2 2
Liguria - 2 2
Toscana 1 - 1
Friuli-Venezia Giulia - 1 1
Abruzzo - 1 1
Veneto - 1 1
Emilia-Romagna - 1 1
Sicilia - 1 1

Presidenza del Consiglio dei ministri[modifica | modifica wikitesto]

Carica Nome Sottosegretari di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri
Presidente del Consiglio dei ministri senza cornice Amintore Fanfani (DC) Mauro Bubbico (DC), segretario del Consiglio dei ministri

Nicola Maria Sanese (DC), con delega ai servizi di sicurezza

Ministri senza portafoglio[modifica | modifica wikitesto]

Delega Ministro
Affari regionali e funzione pubblica senza cornice Livio Paladin (Indipendente)
Coordinamento delle iniziative per la ricerca scientifica e tecnologica senza cornice Luigi Granelli (DC)
Coordinamento della Protezione Civile senza cornice Remo Gaspari (DC)
Interventi straordinari nel Mezzogiorno senza cornice Salverino De Vito (DC)
Rapporti con il Parlamento senza cornice Gaetano Gifuni (Indipendente)

Ministeri[modifica | modifica wikitesto]

Ministero Ministro Sottosegretari di Stato
Affari esteri senza cornice Giulio Andreotti (DC) Francesco Cattanei (DC)

Giorgio Santuz (DC)

Interno senza cornice Oscar Luigi Scalfaro (DC) Adriano Ciaffi (DC)

Angelo Pavan (DC)

Grazia e giustizia senza cornice Virginio Rognoni (DC) Luciano Bausi (DC)
Bilancio e programmazione economica senza cornice ad interim Giovanni Giuseppe Goria (DC) Alberto Aiardi (DC)
Finanze senza cornice Giuseppe Guarino (DC) Franco Bortolani (DC)

Carlo Merolli (DC)

Ferdinando Russo (DC)

Tesoro senza cornice Giovanni Giuseppe Goria (DC) Carlo Fracanzani (DC)

Eugenio Tarabini (DC)

Difesa senza cornice Remo Gaspari (DC) Tommaso Bisagno (DC)

Giuseppe Pisanu (DC)

Pubblica istruzione senza cornice Franca Falcucci (DC) Domenico Amalfitano (DC)

Mario Dal Castello (DC)

Lavori pubblici senza cornice Giuseppe Zamberletti (DC) Mario Tassone (DC)

Gianfranco Rocelli (DC)

Agricoltura e foreste senza cornice Filippo Maria Pandolfi (DC) Mariotto Segni (DC)
Trasporti senza cornice Giovanni Travaglini (Indipendente) Giuseppe Santonastaso (DC)
Poste e telecomunicazioni senza cornice Antonio Gava (DC) Giuseppe Avellone (DC)
Industria, commercio e artigianato senza cornice Franco Piga (DC) Pasquale Lamorte (DC)
Sanità senza cornice Carlo Donat-Cattin (DC) Gualtiero Nepi (DC)

Niccolò Grassi Bertazzi (DC)

Commercio con l'estero senza cornice Mario Sarcinelli (Indipendente) Alberto Rossi (DC)
Marina mercantile senza cornice Costante Degan (DC) Antonino Murmura (DC)
Partecipazioni statali senza cornice Clelio Darida (DC) Angelo Picano (DC)
Lavoro e previdenza sociale senza cornice Ermanno Gorrieri (Indipendente) Andrea Borruso (DC)

Pietro Mezzapesa (DC)

Beni culturali e ambientali senza cornice Antonino Pietro Gullotti (DC) Paola Cavigliasso (DC)
Turismo e spettacolo senza cornice Mario Di Lazzaro (Indipendente) Luciano Faraguti (DC)
Ambiente senza cornice Mario Pavan (DC) Giorgio Postal (DC)

Cronologia[modifica | modifica wikitesto]

  • 15 aprile 1987 - In seguito alla caduta del Governo Craxi II e dopo i tentativi a vuoto di Andreotti, Scalfaro e Nilde Iotti, il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga incarica il Presidente del Senato Amintore Fanfani di costituire il suo sesto esecutivo.
  • 15 aprile 1987 - Iniziano le consultazioni interne tra Fanfani e la Democrazia Cristiana.
  • 17 aprile 1987 - Dopo tanti sforzi per cucire strappi interni, Fanfani e il suo Governo, composto solo da esponenti democristiani e tecnici, si presentano al Quirinale per giurare davanti al Presidente della Repubblica.
  • 18 aprile 1987 - Il Governo si reca alla Camera dei deputati, dove si svolge un accesissimo dibattito durante la presentazione del programma.
  • 22 aprile 1987 - Si svolgono le elezioni per la nomina a Presidente del Senato e viene eletto il liberale Giovanni Francesco Malagodi.
  • 28 aprile 1987 - L'esecutivo di Fanfani chiede la fiducia alla Camera ma non la riceve, cadendo per 131 sì contro 240 no e 193 astensioni. La mancata concessione della fiducia è, in realtà, nei piani della DC che intende arrivare così alle elezioni anticipate. Il programma viene rispettato alla lettera, ma con una modifica di rilievo: il governo cade perché è la stessa DC ad astenersi. Il PSI, infatti, accogliendo il suggerimento di Marco Pannella, aveva inaspettatamente annunciato il suo voto favorevole, costringendo la DC a far mancare i voti necessari a far raggiungere la maggioranza a un governo quasi esclusivamente formato da ministri democristiani. Nel pomeriggio, il Presidente del Consiglio rassegna le dimissioni al Quirinale. Il Presidente della Repubblica scioglie immediatamente Camera e Senato, invitando il Governo a rimanere in carica per il disbrigo degli affari correnti e come “governo elettorale”.
  • 14 giugno 1987 - Si svolgono le elezioni politiche.
  • 9 luglio 1987 - Il Presidente del Consiglio dimissionario scioglie il suo esecutivo.
  • 29 luglio 1987 - Dopo i suoi 11 giorni di governo virtuale e i 91 di crisi, Amintore Fanfani svolge il tradizionale passaggio di consegne a Palazzo Chigi con il nuovo Presidente del Consiglio: il democristiano Giovanni Goria.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Comunicato concernente la formazione del Governo, in "Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana", "Serie generale", n. 94, 23 aprile 1987, pp. 28-29.
  2. ^ Giorgio Battistini, E ora i laici abbandonano Craxi, in La Repubblica, 19 aprile 1987.
  3. ^ Cesare Martinetti, Professori come matricole, su archiviolastampa.it, 19 aprile 1987.
  4. ^ Gianni Pennacchi, Oggi il nuovo Governo al Quirinale per giurare, su archiviolastampa.it, 29 luglio 1987.
  5. ^ Giurano al quirinale i componenti del nuovo governo, in AGI, 29 luglio 1987. URL consultato il 26 settembre 2020 (archiviato dall'url originale il 7 ottobre 2016).
  6. ^ Mino Fuccillo, La sfiducia a Fanfani con un voto a rovescio, su ricerca.repubblica.it, la Repubblica, 29 aprile 1987. URL consultato il 4 aprile 2014.
  7. ^ Ieri il consiglio dei ministri Fanfani: 'andrò' da Cossiga a confermar, in la Repubblica, 3 luglio 1987.
  8. ^ Così il quirinale spiega la sua scelta, in la Repubblica, 29 aprile 1987.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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