Pentapartito

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Pentapartito
Leader Giulio Andreotti,
Bettino Craxi,
Arnaldo Forlani
Stato Italia Italia
Fondazione 1980
Dissoluzione 1992 (uscita del PRI),
1993
Partito Democrazia Cristiana,
Partito Socialista,
Partito Socialdemocratico,
Partito Repubblicano,
Partito Liberale
Ideologia Cristianesimo democratico,
Socialismo liberale,
Socialdemocrazia,
Liberalismo sociale,
Liberalismo
Collocazione Centro (DC, PRI, PLI)
Centro-sinistra (PSI, PSDI)
Seggi massimi Camera
381 / 630
 (1987)
Seggi massimi Senato
179 / 315
 (1987)

Pentapartito è l'espressione usata per definire la coalizione di governo in Italia dal 1980 fino al 1992, formata dall'intesa tra i partiti del vecchio centro-sinistra con l'aggiunta del PLI.

Il governo si sosteneva mediante l'appoggio di cinque partiti politici:

Tale formula di governo fu in pratica la fusione delle due precedenti esperienze di potere della DC, ossia il centrismo degli anni Cinquanta (DC-PLI-PSDI-PRI) e il Centro-sinistra "organico" degli anni Sessanta e Settanta (DC-PSI-PSDI-PRI), facendo convivere due partiti che si erano sempre considerati alternativi come il PSI e il PLI.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La nascita[modifica | modifica wikitesto]

Il Pentapartito nacque nel 1981 quando, in un camper, mentre si svolgeva il congresso del PSI, venne siglato un accordo, detto "patto del camper", fra il democristiano Arnaldo Forlani e il segretario socialista Bettino Craxi, il tutto con la "benedizione" di Giulio Andreotti, tanto che il patto venne chiamato anche "CAF" (cioè Craxi-Andreotti-Forlani). Con questo accordo, la DC riconosceva pari dignità ai cosiddetti "partiti laici" della maggioranza (cioè i Socialisti, i Socialdemocratici, i Liberali e i Repubblicani) ai quali veniva inoltre garantita l'alternanza di governo (in seguito infatti ottennero la Presidenza del Consiglio anche Giovanni Spadolini del PRI, che fu il primo Presidente del Consiglio non democristiano, e Craxi del PSI).

Con la nascita del Pentapartito venne definitivamente allontanata la possibilità dell'allargamento della maggioranza nei confronti del Partito Comunista. La Democrazia Cristiana rimase comunque il partito guida della coalizione, il più votato e riuscì più volte ad impedire che esponenti dei partiti laici diventassero Presidenti del Consiglio (De Mita oppose, ad esempio, un veto continuo nei confronti di Craxi).

Altre fonti, invece, sostengono che il "patto del camper" sia stato stipulato soltanto nel 1989 in un parcheggio dell'Ansaldo di Milano, dove si svolgeva il Congresso del Partito Socialista Italiano, tra Craxi, Forlani e Andreotti. Il patto avrebbe previsto un intero percorso che sarebbe iniziato con la caduta del Governo De Mita e la formazione di un esecutivo di passaggio a guida democristiana, per culminare in un altro governo Craxi, quando si libererà la poltrona del Quirinale dove è prevista l'investitura o di Andreotti o di Forlani. Eugenio Scalfari nel luglio 1989 lo definirà "un accordo di regime".

I governi del Pentapartito[modifica | modifica wikitesto]

I governi del Pentapartito al suo completo (quindi DC-PSI-PSDI-PRI-PLI) furono in tutto 7: il governo Spadolini I (giugno 1981-agosto 1982), il governo Spadolini II (agosto-dicembre 1982), il governo Craxi I (agosto 1983-agosto 1986), il governo Craxi II (agosto 1986-aprile 1987), il governo Goria (luglio 1987-aprile 1988), il governo De Mita (aprile 1988-luglio 1989), e il governo Andreotti VI (luglio 1989-aprile 1991). A questi governi si possono aggiungere anche i Governi Fanfani V (dicembre 1982-agosto 1983), Fanfani VI (aprile-luglio 1987), che tuttavia non furono composti da tutti i partiti della coalizione. Nello specifico il Fanfani V non ebbe esponenti del PRI, mentre il Fanfani VI fu un monocolore DC. Gli altri partiti, tuttavia, sostenevano il governo in Parlamento per un totale quindi di 9 governi, dal 1981 al 1991.

La fine[modifica | modifica wikitesto]

La coalizione ebbe termine nel 1991, quando il PRI ne uscì senza più rientrarvi. Ne nacque il governo Andreotti VII (durato fino al 1992). Questa coalizione di governo appartiene al periodo crepuscolare della cosiddetta Prima Repubblica in Italia, stagione conclusasi con l'inchiesta mani pulite condotta dalla procura di Milano, che coinvolse numerosi esponenti politici e praticamente quasi tutti i leader nazionali dei partiti che componevano il pentapartito: Giulio Andreotti, Arnaldo Forlani, Ciriaco De Mita, Paolo Cirino Pomicino (DC), Bettino Craxi (PSI), Renato Altissimo, Francesco De Lorenzo (PLI), Giorgio La Malfa (PRI) e molti altri ancora, con la sola importante eccezione di Giovanni Spadolini, che non ebbe mai imputazioni a suo carico.

Tale stagione prese il nome di tangentopoli e determinò le dimissioni del I governo Amato, falcidiato dalle comunicazioni giudiziarie a carico di un gran numero di parlamentari, appena dopo il referendum abrogativo del 18 e 19 aprile 1993, che aveva ad oggetto la legge elettorale in senso proporzionale del Senato.

Successivamente il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro incaricò della formazione del Governo il Governatore della Banca d'Italia Carlo Azeglio Ciampi, col mandato di contrastare la grave crisi economica e riscrivere la legge elettorale. Venne approvata una legge elettorale in senso prevalentemente maggioritario sia per la Camera sia per il Senato. Si tornò alle urne nel 1994 al fine di individuare il riposizionamento dei partiti alla luce della nuova legislazione elettorale (la quale fu applicata ancora solo nel 1996 e, per l'ultima volta, nel 2001).