Movimento Liberale Indipendente

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Il Movimento Liberale Indipendente (MLI) fu un movimento politico-culturale fondato a Milano il 20 giugno 1948 da Nicolò Carandini, Mario Ferrara e dai liberali di sinistra usciti dal Partito Liberale Italiano (PLI) tra il novembre dell'anno precedente e il gennaio dello stesso anno.

La genesi del movimento[modifica | modifica wikitesto]

Nel MLI confluiscono il movimento di Rinascita Liberale (RL), fondato nel luglio 1946, all'interno del PLI, da Panfilo Gentile e Leone Cattani, il Movimento della Sinistra Liberale (MSL), creato a Milano da Eugenio Morandi ed Ernesto Cattaneo dopo la scissione del loro gruppo dal PLI nell'aprile del '46, la Democrazia Liberale (DL) di Torino, di cui fu massimo esponente Paolo Serini, e vari altri gruppi ed individui di ispirazione liberal-progressista, provenienti soprattutto dall'Italia settentrionale, in particolare da Bergamo, Genova, Firenze, Trento, Trieste e, più tardi, da Bologna.

Presidente del MLI è il giurista fiorentino Enrico Finzi.

La proposta di un forte centro laico-progressista[modifica | modifica wikitesto]

Scopo iniziale del MLI è la promozione di una Terza forza, che avrebbe raggruppato i liberali, il Partito Repubblicano Italiano (PRI) e il Partito social-democratico, per costituire un contrappeso democratico all'egemonia della Democrazia Cristiana.

Il secondo Congresso della Terza forza, svoltosi a Firenze il 10/11 luglio 1948 segna, però, la fine delle speranze per una reale formazione politica di tale orientamento, a causa del rifiuto soprattutto da parte dei socialdemocratici. Tuttavia, il MLI rimane l'unica organizzazione politica in Italia che continua ad impegnarsi per l'idea della Terza forza.

Con l'avvento di Bruno Villabruna alla Segreteria generale del PLI nell'ottobre '48, dopo le dimissioni forzate del monarchico-conservatore Roberto Lucifero, si apre una discussione circa il reingresso dei liberali di sinistra nel partito. Il MLI, però, pone come condizione un integrale rinnovamento programmatico e personale del partito e un suo impegno per una intesa di Terza forza, prima di qualsiasi negoziato per un ritorno. Nasce l'idea di una Costituente liberale per sostituire al vecchio partito un nuovo organismo che comprende tutti i liberali italiani, sparsi per il paese. Dopo il rifiuto, da parte del partito, di accettare tali richieste l'idea di un reingresso viene accantonata.

Nella primavera del '49, il MLI comincia un'iniziativa propagandistica per la diffusione dell'idea della Terza forza, ma con esito piuttosto deludente. Fallisce anche il tentativo di dare alla luce un proprio giornale, soprattutto perché non si riesce a trovare i necessari finanziamenti e perché i maggiori esponenti del movimento già collaborano a Il Mondo, fondato da Mario Pannunzio nel febbraio '49.

Tuttavia, e nonostante una struttura organizzativa piuttosto debole del MLI, verso la fine del 1949 si apre una reale possibilità per la creazione di una Terza forza, quando i socialdemocratici lasciano il governo e il loro leader, Giuseppe Saragat, chiede una intesa politica tra le forze democratiche laiche, invitando il MLI a farne parte, dopo che il PLI ha deciso di rimanere al governo.

Carandini negozia con i rappresentanti di tutti i partiti di centro-sinistra, ma, alla fine, deve constatare la loro scarsa disponibilità ad un progetto di Terza forza. In più, l'invito di Saragat si è rivelato una momentanea manovra tattica contro gli scissionisti all'interno del suo proprio partito.

L'uscita del PLI dal governo nel gennaio '50 invece apre improvvisamente una nuova occasione per una riunificazione liberale. Il MLI propone nuovamente la Costituente liberale e Villabruna sembra disposto a prenderla in considerazione. Deve, però, fare i conti con la destra liberale che lo spinge a stringere intese con i monarchici del PNM e, eventualmente, persino con i neofascisti del MSI. L'esitazione del Segretario fa fallire l'avvicinamento agli indipendenti.

Allora, il MLI inizia una campagna per la convocazione di un Congresso dei democratici d'Italia fuori dai partiti esistenti. L'iniziativa si rivolge in particolar modo agli ambienti dell'ex-Partito d'Azione ed ai ceti intellettuali della società italiana. Lo scopo è la fondazione di un partito radicale o liberal-democratico che successivamente avrebbe dovuto svuotare i Partiti socialdemocratico, repubblicano e liberale per diventare di fatto la Terza forza.

Nel corso della campagna sono attivi anche i gruppi locali del MLI nell'Italia meridionale, tra l'altro a Palermo, Catania e Napoli, rimasti in disparte. Anche questa volta, però, il responso è esiguo. Nel maggio '50, tuttavia, il MLI decide di rimanere autonomo dal Partito Liberale che, a sua volta, insiste per il reingresso dei dissidenti.

Da allora, però, l'inizio di negoziati tra gli indipendenti e il partito è solo una questione di tempo. Il Consiglio nazionale del PLI dà a Villabruna il mandato ufficiale di far ritornare la Sinistra liberale nel partito. L'unica funzione alla quale il MLI è in grado di adempiere, è quella di tenere uniti quanto possibile tutti i liberali di sinistra per porre delle condizioni al partito e fare dell'unificazione un'operazione di un certo peso politico, spostando gli equilibri interni del partito verso sinistra.

Segno dell'abbandono di un ruolo indipendente nella politica è il rifiuto, da parte del MLI, di aderire all'Internazionale liberale, dopo un invito da essa rivolto al movimento nel gennaio '51. Anche in occasione delle elezioni amministrative del maggio/giugno '51, i leaders del MLI, Carandini e Ferrara non sostengono quei gruppi locali del movimento che vogliono partecipare, con propri candidati del MLI, nelle liste del PRI, come avviene a Genova (dove sarà eletto un consigliere comunale del MLI), ma s'impegnano in un dibattito pubblico su vari quotidiani italiani sul tema della unificazione liberale, ormai inevitabile.

Nel giugno '51 Villabruna, comunque, cerca di stringere i tempi lanciando un invito per una riunione tra liberali del PLI e indipendenti di varia provenienza. È secondato dal deputato ex-nittiano Aldo Bozzi e da alcuni ex-aderenti al disciolto movimento dell'Uomo Qualunque, che pubblicano una 'lettera con mille firme' per l'unificazione liberale. Così, il MLI è messo di fronte ai fatti compiuti. L'unificazione si fa, con o senza il MLI.

Sfiduciati, alcuni aderenti al movimento, tra cui Morandi, Gentile ed Enzo Storoni si dissociano da Carandini e prendono parte alla riunione indetta da Villabruna. Viene redatto un programma di 9 punti come base d'intesa per l'auspicata unificazione. Invece, Carandini e Cattani, decisi a non cedere, lanciano, sulle pagine de Il Mondo, una campagna per chiedere l'aiuto di altri liberali di sinistra, che si sono tenuti in disparte, e fare premura sul partito affinché accettasse una discussione aperta sulle basi programmatiche della unificazione liberale. Si pronunciano in merito Benedetto Croce, Luigi Einaudi, Arrigo Cajumi ed altri liberali di rilievo.

Nel settembre '51, i membri rimasti nel MLI convocano un convegno di indipendenti a Milano al quale partecipano numerosi liberali di sinistra rimasti fuori dal dibattito sull'unificazione. Vengono formulate e proposte a Villabruna le condizioni programmatiche e politiche per l'ingresso dei convenuti nel PLI. Il Segretario le accetta e, in ottobre, hanno inizio i negoziati tra il MLI, il partito e gli altri gruppi partecipanti al processo di unificazione. Così, si decide di fare un grande convegno a Torino, il 7/8 dicembre.

La sera del 7 dicembre 1951, in una riunione riservata a Torino, gli aderenti al MLI sciolgono il movimento per ritornare nelle file del Partito Liberale.

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

  • Del Bosco, Manlio, I radicali e il "Mondo". Prefazione di Rosario Romeo. ERI, Torino 1979.
  • Riccardi ,Luca, Nicolò Carandini il liberale e la nuova Italia, 1943-1953. Grassina Bagno a Ripoli 1992.
  • Blasberg, Christian, Die Liberale Linke und das Schicksal der Dritten Kraft im italienischen Zentrismus, 1947-1951. Peter Lang, Frankfurt/M. 2008.
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