Governo De Gasperi V

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Governo De Gasperi V
AlcideDeGasperi.jpg
StatoItalia Italia
Presidente del ConsiglioAlcide De Gasperi
(DC)
CoalizioneDC, PSLI, PLI, PRI
LegislaturaI Legislatura
Giuramento24 maggio 1948
Dimissioni12 gennaio 1950
Governo successivoDe Gasperi VI
27 gennaio 1950
Left arrow.svg De Gasperi IV De Gasperi VI Right arrow.svg

Il Governo De Gasperi V è stato il quarto governo della Repubblica Italiana, il primo della I legislatura.

È rimasto in carica dal 24 maggio 1948[1][2] al 27 gennaio 1950[3] per un totale di 613 giorni, ovvero 1 anno, 8 mesi e 3 giorni[4].

Composizione del parlamento[modifica | modifica wikitesto]

Camera dei Deputati

Partiti Seggi
Democrazia Cristiana
Unità Socialista
Blocco Nazionale
Partito Repubblicano Italiano
Südtiroler Volkspartei
Totale Maggioranza
305
33
19
9
3
369
Fronte Democratico Popolare
Partito Nazionale Monarchico
Movimento Sociale Italiano
Partito dei Contadini d'Italia
Partito Sardo d'Azione
Totale Opposizione
183
14
6
1
1
205
Totale 574
Senato della Repubblica
Partiti Seggi
Democrazia Cristiana
Unità Socialista
Blocco Nazionale
Partito Repubblicano Italiano
Südtiroler Volkspartei
Totale Maggioranza
131
10
7
6
2
156
Fronte Democratico Popolare
Indipendenti
Partito Nazionale Monarchico
Movimento Sociale Italiano
Partito Sardo d'Azione
Totale Opposizione
72
4
3
1
1
81
Totale 237

Partiti di governo[modifica | modifica wikitesto]

Composizione[modifica | modifica wikitesto]

Ministeri Ministro Sottosegretari
Affari esteri Carlo Sforza (PRI) Giuseppe Brusasca, Aldo Moro
Interno Mario Scelba (DC) Achille Marazza
Africa Italiana Alcide De Gasperi (DC), ad interim
Grazia e Giustizia Giuseppe Grassi (PLI) Gennaro Cassiani
Bilancio Giuseppe Pella (DC), ad interim
Finanze Ezio Vanoni (DC) Edgardo Castelli, Girolamo Bellavista (fino al 05/04/1949), Francesco Colitto (dal 05/04/1949)
Tesoro Giuseppe Pella (DC) Piero Malvestiti, Ezio Vigorelli (fino al 05/04/1949), Giovanni Giavi (dal 05/04/49 al 08/11/1949), Antonio Cifaldi, Silvio Gava (dal 12/11/1949)
Difesa Randolfo Pacciardi (PRI) Luigi Meda, Ugo Rodinò (deceduto il 23/11/1949), Enrico Malintoppi
Pubblica Istruzione Guido Gonella (DC) Giuseppe Perrone Capano (fino al 05/04/1949), Mario Venditti (dal 05/04/1949)
Lavori Pubblici Umberto Tupini (DC) Ludovico Camangi
Agricoltura e Foreste Antonio Segni (DC) Emilio Canevari (fino al 08/11/1949), Emilio Colombo
Trasporti Guido Corbellini (DC) Bernardo Mattarella
Poste e Telecomunicazioni Angelo Raffaele Jervolino (DC) Giovanni Uberti
Industria e Commercio Ivan Matteo Lombardo (UDS) fino al 07/11/1949
Giovanni Battista Bertone (DC) ad interim dal 07/11/1949
Antonio Cavalli
Commercio con l'Estero Cesare Merzagora (Ind.) fino al 01/04/1949
Giovanni Battista Bertone (DC) dal 01/04/1949
Pietro Bulloni
Marina Mercantile Giuseppe Saragat (PSLI) fino al 07/11/1949
Guido Corbellini (DC)interim dal 07/11/1949
Nicola Salerno (fino al 08/11/1949)
Lavoro e Previdenza Sociale Amintore Fanfani (DC) Giorgio La Pira

Cronologia[modifica | modifica wikitesto]

Salvo diversa indicazione le notizie sono prelevate dalla pagina indicata in bibliografia del sito dellarepubblica.it

1948[modifica | modifica wikitesto]

  • 23 maggio: De Gasperi annuncia la formazione dell'esecutivo, un quadripartito DC-PSDI-PRI-PLI. I liberali protestano per l’eccessivo peso del PSLI nei ministeri economici. De Gasperi si rassicura impegnandosi a proseguire una politica liberista seguendo le indicazioni date da Luigi Einaudi quando era Governatore della Banca d’Italia.Il senatore Umberto Terracini accusa a sua volta il governo di incostituzionalità in quanto De Gasperi non ha prestato giuramento davanti al nuovo presidente della Repubblica. Giuseppe Di Vittorio critica la riconferma di Mario Scelba agli interni per la cattiva condotta delle forze dell'ordine contro le sinistre.
  • 1 giugno-2 luglio: il governo si presenta nei due rami del parlamento. Il dibattito prosegue fino al 16 giugno. Respinte le eccezioni di costituzionalità l'esecutivo passa con 346 voti e favore e 167 contrari alla camera, 184 voti a favore, 67 contrari e 4 astenuti al senato.
  • 10 giugno: il governo nomina il consiglio di amministrazione dell’Agip. Presidente Marcello Boldrini, vicepresidente Enrico Mattei.
  • 23 giugno: nel Consiglio dei ministri Amintore Fanfani, ministro del Lavoro, illustra le sue analisi per fronteggiare il grave fenomeno della disoccupazione. Secondo i suoi dati circa 2 milioni e mezzo di cittadini sono senza lavoro. Sulla base di questa esposizione il 6 luglio il Consiglio dei ministri approva il disegno di legge : «Provvedimenti per incrementare l’occupazione operaia, agevolando la costruzione di case per lavoratori».
  • 28 giugno: il governo ratifica l'accordo con gli Stati Uniti per il piano Marshall senza il parere del parlamento.
  • 29 giugno: Pio XII parla a una platea di circa 60.000 membri delle Acli. Il Papa chiede la scissione sindacale esortando le ACLI ad una sfida aperta alla corrente cristiana della CGIL.
  • 29 giugno-5 luglio: Scioperi dei lavoratori dell'industria e del commercio, generale contro i licenziamenti, dei chimici e degli elettrici.
  • 9 luglio: Fanfani illustra ai gruppi parlamentari DC il piano Casa.
    La Camera approva la ratifica del piano Marshall con 297 voti a favore e 96 contrari.
  • 12 luglio: presentato, con carattere d’urgenza il disegno di «Provvedimenti per incrementare l’occupazione operaia, agevolando la costruzione di case per lavoratori».
  • 13 luglio: al consiglio dei ministri vengono fissate nuove direttive economiche: difesa della lira, risanamento del bilancio. severa politica fiscale, lotta alla disoccupazione. Negati nuovi aumenti agli statali.
  • 14 luglio: attentato all'on. Togliatti. Sciopero generale in tutte le città italiane. Il parlamento sospende le attività. Il ministro Scelba fa sospendere riposi e licenze delle forze dell'ordine per eventuali interventi di ordine pubblico. De Gasperi accusa la CGIL di aver promosso uno sciopero insurrezionale per rovesciare i risultati del 18 aprile.
  • 16 luglio: la corrente sindacale DC approva un ordine del giorno in cui si afferma la necessità di un sindacato autonomo e democratico che, in un clima di rinnovata fraternità, sia veramente libero da ogni e qualsiasi influenza di partito.
  • 19 luglio: mentre Togliatti è dichiarato fuori pericolo il ministro degli Interni Mario Scelba invita i prefetti a denunciare i responsabili dello sciopero esploso all’indomani dell’attentato a Togliatti. Ne segue una vasta persecuzione antisindacale e antioperaia.
  • 20-24 luglio: riunione della corrente sindacale DC con le ACLI. La risoluzione conclusiva afferma che la corrente non può deliberare di rompere tale unità , poiché non si può distruggere quello che è già distrutto, ma deve solo formalmente prendere atto, non senza amarezza, che una simile formula è stata ormai definitivamente compromessa dalle correnti di maggioranza. Propone di dar vita a una nuova organizzazione sindacale fissandone come caratteristiche l’esclusione di ogni finalità politica e dello sciopero generale che costituisce un «atto eversivo, in quanto paralizza la vita del paese. Il Consiglio nazionale delle ACLI dà mandato agli 11 membri della corrente sindacale DC di prendere le decisioni conseguenti restando ancora all’interno della CGIL. Un modo per non apparire i protagonisti della scissione.
  • 24-27 luglio: gli 11 membri democristiani del direttivo della CGIL sono espulsi. Iniziano gli allontanamenti dei membri cattolici dalle sedi del sindacato sparse in tutta Italia.
  • 1 agosto: Togliatti scrive il suo primo articolo su l'Unità dopo l'attentato e invita tutti alla moderazione.
  • 3 agosto: Giuseppe Di Vittorio scrive ai componenti democristiani dall’Esecutivo della CGIL e li invita a partecipare alla riunione del Direttivo del 5 agosto che deve ratificare o respingere la loro decadenza ed esporre in quella sede le loro eventuali obiezioni al provvedimento adottato. Giulio Pastore, a nome degli altri componenti DC del sindacato, respinge l’invito. Il giorno dopo il Comitato direttivo, presenti anche socialdemocratici e repubblicani, approva la decadenza da ogni carica e da tutte le funzioni degli undici componenti democristiani.
  • 4 agosto: la Camera approva il piano Fanfani con 248 voti a favore e 55 contrari.
  • 6-7 agosto: consiglio dei ministri. È varato il piano per la ripresa economica. Su proposta del ministro del Tesoro Donato Menichella è nominato Governatore della Banca d’Italia
  • 10 agosto: Il governo decide il blocco dei salari e dei prezzi. L’opposizionedenuncia la raffica di aumenti avvenuta a partire dal 18 aprile mentre si continua a negare la rivalutazione dei salari.
  • 15 settembre: II° Congresso nazionale. Si decide la formazione di una nuova organizzazione sindacale a struttura confederale . L’assemblea si pronuncia sull’identità del costituendo sindacato : «libero e autonomo» o «cattolico». Prevale con una netta maggioranza la prima formulazione. Il nuovo sindacato prenderà il nome Libera confederazione generale italiana del Lavoro (LCGIL).
  • 16-18 ottobre: La corrente sindacale DC crea la Libera Confederazione italiana del lavoro. Giulio Pastore è eletto segretario.
    A Pistoia la polizia spara contro i 1220 lavoratori di Campocistoro che con donne e bambini manifestano per impedire il licenziamento di 500 operai. Ucciso un operaio e due gravemente feriti.
  • 30 novembre-4 dicembre: la Camera discute la mozione presentata da Pietro Nenni a nome del PSI e del PCI sulla politica estera del governo . Le sinistre si pronunciano contro la trasformazione in alleanza politica degli accordi economici fra i Paesi aderenti al piano Marshall, a favore – invece – di una posizione di neutralità in campo internazionale. Il dibattito si conclude il 4 dicembre, la mozione è respinta con 102 voti a favore e 302 contrari.
  • 20 dicembre: consiglio nazionale DC: Giuseppe Dossetti critica le scelte di tipo liberista che ispirano la politica economica del Governo, l’attacco è indirizzato in particolare al ministro Giuseppe Pella.

1949[modifica | modifica wikitesto]

  • 6 gennaio: il governo fa richiesta di adesione dell'Italia al Patto atlantico.
  • 8 gennaio: gravi incidenti ad Altamura e Brindisi: un corteo di 3000 lavoratori viene caricato da due plotoni della celere.
  • 9 gennaio: a Modena la polizia carica i lavoratori che muovono in corteo dopo un comizio sindacale.
  • 13 gennaio: si accentuano i contrasti sulla politica economica fra DC e PSDI. Nella DC Giovanni Gronchi punta ad accelerare i tempi di un eventuale rimpasto.
  • 15 gennaio: consiglio nazionale del PLI: si discute sulla permanenza nel governo. Alla fine prevale con 29 voti a favore, 21 contrari e 3 astensioni la permanenza al governo.
  • 21-23 gennaio: scioperi e manifestazioni contro il carovita e la crescente disoccupazione. Di grande rilievo lo sciopero di Milano del 21 gennaio e le lotte in Sicilia e Sardegna del 22 gennaio. Proseguono ovunque le lotte bracciantili.
  • 11 febbraio: omoccasione del ventennale dei Patti Lateranensi si incontrano Pio XII e il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi . Fra gli argomenti dell’incontro l’opportunità che l’Italia entri a far parte del Patto Atlantico e della NATO. La Santa sede si esprime favorevolmente.
  • 17 febbraio: Isola Liri: nel corso di una manifestazione di lavoratori della Cartiera, la polizia interviene con un massiccio schieramento di forze contro i 1000 operai che occupano la Cartiera Meridionale contro la minacciata serrata padronale e il licenziamento di 250 lavoratori . Le forze dell’ordine sparano a mitraglia e feriscono 35 persone
  • 20 febbraio: a Roma quindicimila registi, attori, lavoratori del cinema manifestano in difesa del cinema italiano contro gli attacchi della Chiesa e la censura del governo. Promuovono e partecipano all’iniziativa fra gli altri Alessandro Blasetti, Vittorio De Sica, Giuseppe De Santis, Massimo Girotti, Gino Cervi, Anna Magnani.
  • 2 marzo: PSLI – La Direzione respinge le dimissioni di Saragat e approva un ordine del giorno in cui si conferma la permanenza nel governo. La discussione si concentra poi sul documento da presentare a De Gasperi al cui contenuto si subordina la scelta del segretario e degli organismi dirigenti. Per la destra il segretario uscente Simoncini è inamovibile mentre la sinistra punta ad una sua sostituzione.
    con otto voti contro sette respinge la linea di Saragat di sostegno alla politica estera del governo. Prevale la tesi delle correnti di centro e della sinistra (Mondolfo – Faravelli) contraria al Patto Atlantico e ad ogni assunzione da parte dell’Italia di impegni militari. D’Aragona , di fronte al dissenso, propone un congresso starordinario.
  • 11-18 marzo: consiglio dei ministri straordinario. De Gasperi informa sulle trattative per l’adesione al patto Atlantico. Nel pomeriggio inizia il dibattito alla Camera. Ostruzionismo del Pci. Piero Calamandrei, contrario al Patto, si dissocia dal PSLI nelle cui liste è stato eletto. Il 18 il dopo 50 ore di seduta ininterrotta il voto sulla mozione Spataro ( DC) che autorizza il governo al proseguimento delle trattative . Ben 173 dichiarazioni di voto : la mozione della maggioranza è approvata con 342 voti favorevoli, 170 contrari e 19 astenuti. Il gruppo del PSLI si divide in tre tronconi : 9 votano a favore , dieci si astengono e 11 votano contro. Respinto l’ordine del giorno presentato da Togliatti che raccomanda di non concedere a Governi stranieri l’uso del territorio nazionale per basi militari.
  • 21-27 marzo: Il 21 marzo inizia al Senato il dibattito sull'adesione dell'Italia al Patto Atlantico. Il 27 marzo è approvato l'ordine del giorno Casati (PLI) ed altri, che approva le comunicazioni del Governo : 188 voti a favore , 112 contrari e 8 astenuti.
  • 13 aprile: A Corte Maggiore entra in funzione un giacimento di metano. Una vittoria di Enrico Mattei e della sua decisione di mantenere in vita l’Agip.
  • 5 maggio: Con il Trattato di Londra si istituisce il «Consiglio d’Europa» ne fanno parte Belgio, Danimarca, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, paesi Bassi, Regno Unito, Svezia.
  • 8 maggio: prime elezioni regionali in Sardegna. La DC perde quasi la metà dei voti del 18 aprile . Le sinistre superano i voti ottenuti dal Fronte . Il PCI avanza rispetto al 2 giugno del 1946.
  • 11-15 maggio: PSI, XXVIII° Congresso. Sconfitta la uscente direzione autonomista , «Riscossa socialista» di Lombardi - Jacometti , si afferma con il 51% dei voti la sinistra di Nenni, Basso e Morandi . Nenni è eletto segretario, Morandi vice-segretario e Pertini direttore dell'«Avanti!». La destra di Romita e Viglianesi esce dal partito.
  • 17 maggio: Molinella: nel corso di uno sciopero nelle risaie i carabinieri uccidono la mondina Maria Margotti mentre tenta di convincere i crumiri ad abbandonare il lavoro.
  • 2-6 giugno: II congresso DC: La componente di sinistra Dossetti, La Pira, Fanfani ottiene il 30% dei voti congressuali. Paolo Emilio Taviani è eletto segretario. Piena fiducia all'azione del governo.
  • 16 giugno: il New York Times attacca la politica petrolifera di Enrico Mattei.
  • 25 giugno: Si discute l’autorizzazione al governo dell’esercizio provvisorio del bilnacio dello Stato per l’anno finanziario dal 1 luglio 1949 al 30 giugno 1950. Togliatti presenta un odg di critica al governo e contrario all’ autorizzazione. L’odg è respinto con 253 voti contrari, 76 a favore e 4 astenuti. Il provvedimento è approvato con 241 voti a favore e 68 contrari.
  • 13 luglio: il Sant’Uffizio decreta la scomunica dei comunisti e di tutti coloro che divulgano o sostengono le loro idee.
  • 14-20 luglio: La Camera approva la ratifica del Trattato del Nord- Atlantico approvato a Washington il 4 aprile 1949. Favorevoli 323 Contrari 160 Astenuti 8. L'Unione Sovietica accusa l'Italia di aver violato il tratto di pace.
  • 20 luglio: Togliatti motiva il voto contrario del PCI. Nella votazione conclusiva sulla ratifica risultano 78 voti più dei votanti , il presidente della Camera deve annullare la votazione e spostarla alla seduta successiva
  • 21 luglio: si ripete la votazione sulla ratifica che è approvata con 323 voti a favore, 160 contrari e 8 astensioni.

28 luglio-2 agosto: Dossetti e Spataro puntano ad un chiarimento con gli alleati di governo e non escludono un monocolore. Ipotesi vista favorevolmente anche da Piccioni. De Gasperi nel suo intervento conferma la necessità di un governo di coalizione, la tesi del “monocolore” è vista solo come uno stato di necessità da scongiurare. Restano sullo sfondo del dibattito le divergenze fra la maggioranza e la corrente dossettiana sulla questione delle riforme e sul ruolo stesso della DC.

  • 3 settembre: Milano. La polizia spara su un corteo di lavoratori della Breda. Il 6 sciopero di protesta.
  • 4 ottobre: Giuseppe Di Vittorio presenta « Il Piano del Lavoro». La proposta prevede la nazionalizzazione delle aziende elettriche monopolistiche, la costruzione di un ente nazionale per la bonifica, la irrigazione delle terre e le trasformazioni fondiarie, la costituzione di un ente nazionale per l’edilizia popolare e un programma di opere pubbliche. Il finanziamento del piano, della durata di due anni, dovrebbe derivare da un contributo progressivo da chiedere alle classi dirigenti e in particolare ai gruppi monopolisti e alle società per azioni, dall’orientamento del risparmi verso gli investimenti produttivi relativi al piano e dai prestiti esteri che non compromettano l’indipendenza nazionale. La CGIL si dichiara disposta a sostenere un governo impegnato alla realizzazione di tale piano e delle politiche economiche conseguenti e in cambio accetterebbe un dinamica salariale.
  • 30 ottobre: La polizia spara sui contadini a Melissa e uccide tre manifestanti. 11 feriti gravi . Altri eccidi il 29 novembre a Torremaggiore (vai) e il 14 dicembre a Montescaglioso.
    Punta della Castella (Catanzaro) - Altri nove contadini sono feriti dalla polizia mentre occupano il fondo di un grande proprietario terriero.
    Pietro Ingrao, direttore de l’Unità invia una lettera a Leonardo Azzarita presidente della Federazione della Stampa per una inchiesta dei giornalisti sui tragici fatti di Melissa.
  • 4 novembre: secondo i dati del Ministero del Lavoro i disoccupati sono 1 milione e 740 mila.
  • 7 novembre: i ministri socialdemocratici rassegnano le dimissioni. I tre ministeri sono affidati a interim ad altrettanti ministri in carica. Per De Gasperi è una soluzione transitoria, in attesa di un chiarimento tra le forze politiche vittoriose del 18 aprile. Il provvedimento è contestato come anticostituzionale dalle sinistra e criticata da Dossetti, che guarda con favore ad un governo il cui perno sia un progetto riformatore di cui sia ispiratrice la DC.
  • 15 novembre: il Consiglio dei ministri decide di presentare un disegno di legge per la Riforma agraria.
  • 16-29 novembre: i due rami del parlamento discutono le modifiche al governo. Il 22 novembre alla Camera è respinto con 159 voti a favore, 299 contrari e 19 astenuti l’ordine del giorno presentato da Pietro Nenni, che considera anticostituzionale la soluzione data alla crisi. Il 29 novembre il medesimo documento, presentato da Mauro Scoccimarro, è respinto al Senato con 89 voti favorevoli , 172 contrari e 9 astenuti.
  • 29 novembre: Torremaggiore: mentre i lavoratori sono riuniti davanti alla Camera del Lavoro per protestare contro l’aggressione compiuta dalla polizia il giorno prima a San Severo, la «celere» interviene per sgombrare la piazza, i lavoratori reagiscono , la polizia spara e restano uccisi due manifestanti. Dieci feriti e una donna che muore di infarto per lo spavento. L’esecutivo della CGIL proclama lo sciopero generale di 24 ore a partire dalle ore 6 del 31 novembre.
  • 14 dicembre: alle prime ore dell’alba la polizia irrompe nelle cittadina di Montescaglioso, entra nelle abitazioni e arresta diversi contadini impegnanti nelle lotte contro il latifondo. Alle reazioni popolari replica sparando colpi di mitra: un morto e cinque feriti.

1950[modifica | modifica wikitesto]

  • 2 gennaio: De Gasperi si dimostra fiducioso sulla soluzione della crisi di governo. Il segretario della DC Paolo Emilio Taviani mentisce le voci circolate su una possibile scissione della ad opera di Giovanni Gronchi.
  • 9-11 gennaio: Modena: durante uno sciopero la polizia spara e uccide 6 operai. Feriti 51 manifestanti. Immediato lo sciopero generale contro la gestione delle forze dell'ordine del ministro dell'Interno Mario Scelba. Proseguono in tutta Italia gli scioperi e le manifestazioni. L’11 gennaio si svolgono i funerali delle vittime. Oltre 300 mila persone. Alla testa del corteo Togliatti, Nenni, Longo, Secchia , Di Vittorio. Togliatti commemora le vittime chiedendo la punizione dei responsabili, un radicale mutamento della politica del governo nei confronti dei lavoratori e la piena applicazione del dettato Costituzionale.
    La sera dello stesso giorno alle 22,45 De Gasperi annuncia le sue dimissioni al Consiglio dei ministri.
  • 12 gennaio: De Gasperi rassegna ufficialmente le dimissioni al Presidente della Repubblica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ I ministri hanno giurato, in "La Nuova Stampa", 25 maggio 1948, p. 1.
  2. ^ Giuro di essere fedele alla Repubblica Italiana - I nuovi ministri alle 17 al Quirinale, in Corriere d'Informazione, 24 maggio 1948.
  3. ^ Lungo colloquio Pella-De Gasperi, in "Nuova Stampa Sera", 28 gennaio 1950, p. 1.
  4. ^ Alessandro Gigliotti: "De Gasperi e il centrismo: la prima legislatura repubblicana"

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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