Seconda Repubblica (Italia)

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Falcone e Borsellino, simboli della lotta alle mafie.

« La Seconda Repubblica italiana è un caso di trasformismo in grande scala: non un partito, non una classe, ma un intero sistema che si converte in ciò che voleva abbattere. »

(Perry Anderson, su London Review of Books)

Seconda Repubblica è un termine giornalistico utilizzato in Italia, in opposizione al termine Prima Repubblica, per indicare il nuovo assetto politico italiano instauratosi tra il 1992 e il 1994 e, secondo alcuni, conclusosi con le elezioni del 2018.[1][2][3][4][5][6][7][8]

Eziologia del fenomeno[modifica | modifica wikitesto]

Tra i fattori di innesco del cambiamento si contano:

Secondo criteri storiografici e politologici, la denominazione di una forma di stato preceduta da aggettivi numerali indica i regimi dello stesso tipo che si sono succeduti discontinuamente in un paese con assetti costituzionali e istituzionali differenti (quali le Repubbliche francesi e i Reich tedeschi). Nel caso italiano la distinzione tra prima e seconda Repubblica, introdotta in ambito giornalistico e divenuta poi di uso comune, è formalmente scorretta, poiché si riferisce quale elemento di discontinuità storica alla trasformazione politica avvenuta durante il biennio 1992-1994, che non si risolse in un cambiamento di natura istituzionale ma in un profondo mutamento meramente politico[11].

Secondo alcuni autori, i tratti distintivi della cosiddetta Seconda Repubblica sarebbero: il leaderismo, il sistema maggioritario, la presenza di due coalizioni, lo strapotere della televisione.[12]

Origini e uso del termine[modifica | modifica wikitesto]

Già negli anni ottanta Giorgio Almirante usò il termine Seconda Repubblica con un significato preciso di modifica costituzionale, per richiedere un mutamento della Costituzione italiana, sulla falsariga del passaggio alla Quinta Repubblica francese da parte di De Gaulle.

Il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica – anche se agli occhi dei contemporanei apparve assai significativo[13] – rappresentò tuttavia un cambiamento all'interno del sistema politico, anziché un cambiamento del sistema politico, come avvenuto in Francia, in quanto la costituzione e le istituzioni repubblicane sono le medesime dal 1948, e il triennio 1992-1994 non si accompagnò ad alcun cambiamento costituzionale[14].

Il termine viene comunemente usato, a livello giornalistico[15] ma anche scientifico[16], per enfatizzare il confronto dell'assetto politico istituzionale italiano prima e dopo il biennio 1992-1994, ma anche il suo riflesso su importanti aspetti economici[17]; il suo utilizzo è stato oggetto di studi sociologici e linguistici comunicativi[18].

L'espressione "seconda Repubblica" è stata anche usata da politici italiani mentre rivestivano importanti cariche istituzionali, come Marcello Pera, che da presidente del Senato della Repubblica pronunciò nel 2002 il discorso: La "seconda Repubblica" in Italia: dove sta andando?[19], descrivendo il nuovo assetto politico italiano, durante una sua lettura in un seminario di studi a Washington.

Sistema elettorale ed elezioni[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sistema politico della Repubblica Italiana.

Il cambiamento principale venne accentuato nel 1993 con il passaggio da un sistema elettorale proporzionale, a un sistema maggioritario, che avrebbe dovuto favorire il bipolarismo, se non anche il bipartitismo in modo da assicurare l'alternanza di governo fra due partiti o coalizioni. Tale alternanza era mancata dalla nascita della Repubblica Italiana, poiché la DC, il partito italiano che otteneva sempre maggioranza relativa, stringeva di volta in volta alleanze tali da porla nel governo con un peso preminente (pur non avendo sempre un suo membro come presidente del Consiglio), per tutte le legislature consecutive dalla nascita della Repubblica Italiana (1946), bloccando così ogni possibile alternanza politica (cosiddetta Conventio ad excludendum).

Questo cambiamento fu conseguenza della vittoria dei referendum del 1991 e del 1993 su alcune modifiche del sistema di voto del Senato, voluto da Mario Segni e dal Partito Radicale.

Alle elezioni del marzo 1994 il cambio dello scenario politico italiano, accentuato dai risultati dell'inchiesta Mani pulite e dal processo per mafia a Giulio Andreotti, fu evidenziato dalla dissoluzione della Democrazia Cristiana e del Partito Socialista Italiano, che fino all'inizio degli anni novanta erano rispettivamente il primo e il terzo partito politico italiano, motivando il conseguente ritiro dalla scena politica dei maggiori uomini politici di questi partiti e provocando l'ingresso in politica di Silvio Berlusconi tramite la fondazione di Forza Italia.

La riforma della legge elettorale, varata dal governo Berlusconi III nel 2005, ha ripristinato un sistema elettorale proporzionale, modificando così uno degli elementi alla base della seconda repubblica. Al contempo, però, quella legge operava su liste bloccate con premio di maggioranza, il che avallò "la credenza secondo cui la Costituzione materiale prescrive, nell'ordine: l'elezione diretta del presidente del Consiglio; la sua legittimazione popolare con il voto; l'obbligo giuridico dei parlamentari eletti sotto le sue insegne a non disattendere il mandato ricevuto"[20]. Si trattava, invece, "di una semplice anticipazione dell’indicazione che sarebbe stata avanzata dalle liste vincitrici al momento delle consultazioni col presidente della Repubblica – consultazioni governate da pratiche/usi e non da norme positive – avendo per tale ragione una sua giustificazione l’opinione della Corte secondo cui “restano ferme le prerogative del presidente della Repubblica come da articolo 92 della Costituzione”[21].

Emerse anche, in determinati momenti della vita istituzionale, una polemica pubblica che valse della efficace sintesi rappresentata dal termine “governo non eletto”, rivolto ai governi succedutisi, in corso di legislatura, a quelli costituiti immediatamente dopo la tenuta delle elezioni: essa "tecnicamente non corrispondente alla dinamica costituzionale, appare sostanzialmente corretta, ma si presta a essere fraintesa e fortemente strumentalizzata, con buona pace della serenità dei cittadini elettori"[22].

Classe dirigente[modifica | modifica wikitesto]

Il rinnovamento del personale politico e della classe dirigente si caratterizzò per alcuni tratti fondamentali (confronto tra la I legislatura (1948) e la XVI legislatura (2008):

  • aumento tra i parlamentari dei manager: dal 6,1% al 18,2%
  • diminuzione dei membri del settore legale (dal 33,9% al 10,6%) e dei sindacalisti (dall'11% al 3%)
  • diminuzione dell'istruzione media dei parlamentari: titolo di laurea sceso dall'80,5% al 68,5%

Secondo alcuni ricercatori:[23]

« Il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica ha determinato un pauroso peggioramento qualitativo dei politici. Questo declino va di pari passo con il drammatico abbassamento del livello medio di istruzione. Infine all'aumentato reddito parlamentare peggiora la qualità media degli individui che entrano in politica. Il forte incremento del reddito parlamentare (quattro volte quello medio di un manager privato) ha contribuito al declino della qualità degli eletti. »

Per taluni, il ruolo del presidente della Repubblica nella seconda Repubblica risulta[24] essere stato esaltato, dalla minore presenza di professionisti della politica ai vertici delle istituzioni parlamentari e governative.

Crisi della seconda Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Origini del declino[modifica | modifica wikitesto]

Malgrado la fine della transizione sia stata più volte vaticinata[25] o auspicata[26], le elezioni politiche del 2013, svoltesi con legge elettorale denominata porcellum[27], hanno segnato un momento di forte discontinuità rispetto alla tradizione politica italiana inauguratasi nel 1994: per la prima volta da tale data, né la coalizione di centro-sinistra né quella di centro-destra hanno avuto numeri sufficienti per formare un governo stabile, essendo una parte il loro elettorato eroso all'affermazione del Movimento 5 Stelle, nuova formazione politica dai forti connotati anti-sistema ed euroscettica. L'impasse politica scaturita dal voto ha causato la formazione di governi di larghe intese, il primo dei quali presieduto da Enrico Letta, sul modello di quello uscente presieduto da Mario Monti.

Il senatore Silvio Berlusconi il 27 novembre 2013 decade dal suo ruolo istituzionale a causa della legge Severino e a seguito della condanna per frode fiscale divenuta definitiva a inizio agosto dello stesso anno.

Nel 2014 l'incarico di formare un governo viene affidato al segretario del PD Matteo Renzi, il più giovane della storia d'Italia a ricoprire il ruolo di presidente del consiglio. Egli propone nel corso delle consultazioni con i gruppi parlamentari di riformare l'assetto istituzionale del paese. Oggetto delle riforme è garantire una governabilità più efficace ed un ritorno al bipolarismo. Alla proposta aderiscono sia i gruppi parlamentari di centro-sinistra che quelli di centro-destra, ma il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 registra la sua bocciatura del corpo elettorale. Il 7 dicembre Renzi si dimette,[28] e il presidente Mattarella affida a Paolo Gentiloni l'incarico di formare un nuovo governo.[29]

Elezioni del 2018[modifica | modifica wikitesto]

Le elezioni del 4 marzo 2018, con la scomparsa del bipolarismo destra-sinistra hanno cambiato lo scenario politico della seconda Repubblica, e forse segnato la fine della cosiddetta seconda repubblica,[1][2][3][4][5][6][8].

I principali motivi per cui i commentatori ipotizzano un possibile passaggio a un'ipotetica terza Repubblica sono:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Di Maio: "Inizia la Terza Repubblica, quella dei cittadini", Huffington Post, 5 marzo 2018.
  2. ^ a b Vincenzo Vita. “La terza repubblica dei media è cominciata”, Jobsnews, 8 marzo 2018.
  3. ^ a b Nasce la Terza Repubblica: così cambia il bestiario politico, la Repubblica, 4 marzo 2018.
  4. ^ a b È nata la Terza Repubblica, è morto il Pd: e ora per la sinistra è l’anno zero, Linkiesta, 6 marzo 2018.
  5. ^ a b Nasce la terza repubblica: cosa porta in grembo?, formiche, 5 marzo 2018.
  6. ^ a b Elezioni 2018, nasce la Terza Repubblica, pmi, 5 marzo 2018.
  7. ^ La Terza Repubblica e il voto di una città esasperata, Buonasera Taranto, 6 marzo 2018.
  8. ^ a b La Terza Repubblica imita la prima, il PD sconfitto è ago della bilancia, Sicilia informazioni, 8 marzo 2018.
  9. ^ a b Fabrizio Eva, "The unlikely independence of Northern Italy", Kluwer Academic Publisher, GeoJournal, Vol. 43, pp.65-75, Sept. 1997.
  10. ^ Nel suo discorso del 21 aprile 1993 alla Camera dei deputati, lo stesso presidente del consiglio Giuliano Amato avvalorò la natura epocale di tale cambiamento, dichiarando: "È perciò un autentico cambio di regime, che fa morire dopo settant'anni quel modello di partito-stato che fu introdotto in Italia dal fascismo e che la Repubblica aveva finito per ereditare, limitandosi a trasformare un singolare in plurale".
  11. ^ Giorgio Galli, I partiti politici italiani (1943-2004), Rizzoli, 2004
  12. ^ Seconda Repubblica, stagione finita. Col Referendum si è chiusa un'era, su corriere.it. URL consultato il 14 dicembre 2016.
  13. ^ Mazzocchi, Giulio. La seconda Repubblica / a cura di Giulio Mazzocchi. n.p.: [Roma] : Curcio, [1993]; Losurdo, Domenico. 1994. La Seconda Repubblica : liberismo, federalismo, postfascismo, Torino : Bollati Boringhieri, 1994.
  14. ^ Per l'unico, vero elemento di "rottura della legalità repubblicana, verificatosi in quegli anni", v. G. Buonomo, Le due maggioranze, in Mondoperaio, n. 6/2014, p. 11.
  15. ^ Toscano, Francesco, Capolinea : viaggio ironico e amaro nell'Italia della seconda Repubblica. Cosenza: L. Pellegrini, 2009.
  16. ^ Bobbio, Norberto. 1997. Verso la seconda Repubblica, Torino : La Stampa, 1997; Marangoni, Francesco. Provare a governare, cercando di sopravvivere : esecutivi e attività legislativa nella seconda repubblica. Pisa: Pisa University Press, 2013.
  17. ^ Barra, Luigia. Stato e Mercato nella Seconda repubblica. Dalle privatizzazioni alla crisi finanziaria,Economia dei Servizi, no. 3 (settembre-dicembre 2010), 527-530. Società editrice il Mulino, 2010; Carrieri, Mimmo. 1997. Seconda Repubblica, senza sindacati? : il futuro della concertazione in Italia [Roma] : Ediesse, c1997.
  18. ^ M. Ilardi, M. V. Dell'Anna e P. P. Lala, S. Novelli e G. Urbani, M. Livolsi e U. Volli in bibliografia
  19. ^ M. Pera La "seconda Repubblica" in Italia: dove sta andando? American Consortium on European Union Studies Washington, DC, 26 giugno 2002[collegamento interrotto]
  20. ^ Giampiero Buonomo, Elogio del trasformismo, Mondoperaio, 3/2016, p. 55.
  21. ^ V. il ricorso contro la legge elettorale italiana del 2015, da cui – secondo l'avvocato Besostri – "deriva, con un premio di maggioranza attribuito ad una sola lista vincente , con indicazione sulla scheda del Capo di quella stessa lista e a seguito di un ballottaggio," che "le dette prerogative del presidente della Repubblica risultano sostanzialmente annichilite. Si è di fronte, nei fatti, ad una quasi elezione diretta del Presidente del Consiglio dei Ministri, circostanza che necessariamente produce un mutamente della forma di governo, da parlamentare ad un premierato assoluto tendenzialmente presidenzialistico, ma senza i contrappesi della forma di governo presidenziale classica (es: Stati Uniti)".
  22. ^ Alessio Liberati, Governo non eletto? È solo un equivoco terminologico, Il Fatto Quotidiano, 12 dicembre 2016
  23. ^ Tito Boeri, Antonio Merlo e Andrea Prat, Classe dirigente. L'intreccio tra business e politica, Università Bocconi Ed. 2010, pag. 149, citato da La Repubblica, 27 dicembre 2010
  24. ^ Tebaldi, Mauro. 2014. Il potere di esternazione del presidente della Repubblica nella seconda Repubblica. Comunicazione politica, no. 3 (dicembre 2014), 485-506: Società editrice il Mulino, 2014.
  25. ^ Belli, Carlo Simon. 1996. Seconda Repubblica addio! / Carlo Simon Belli. n.p.: Firenze : Loggia de' Lanzi, 1996.
  26. ^ Castagna, Mario. Uscire dalla seconda Repubblica : una scuola democratica per superare il trentennio di crisi della politica Roma : Carocci, 2010.
  27. ^ legge 270 del 2005
  28. ^ Redazione ANSA, Renzi al Colle, rassegna dimissioni, su ANSA, 7 dicembre 2016. URL consultato il 30 gennaio 2017.
  29. ^ Gasport, Gentiloni nuovo Premier, Alfano agli Esteri. A sorpresa c'è un ministro dello sport: Luca Lotti, su La Gazzetta dello Sport, 12 dicembre 2016. URL consultato il 30 gennaio 2017.
  30. ^ Nelle elezioni del 2013 il Partito Democratico ottenne 8.934.009 voti espressi sia in Italia che all'estero, a fronte degli 8.799.982 voti totali ottenuti dal Movimento 5 Stelle.
  31. ^ Nessuno ha la maggioranza. Boom 5 Stelle: primo partito al 33%. Salvini supera Berlusconi, crollo Pd al 18, Huffington Post, 4 marzo 2018.
  32. ^ Elezioni politiche 2018: Movimento 5 stelle e Lega davanti a tutti, Vanity Fair, 5 marzo 2018.
  33. ^ Tracollo del Pd, i 5 Stelle primo partito e il centrodestra è della Lega: un Paese ingovernabile, il Dolomiti, 5 marzo 2018.
  34. ^ Elezioni, Calabresi: "M5s primo partito ma servono alleanze per governare", la Repubblica, 4 marzo 2018.
  35. ^ Elezioni 2018, Movimento Cinque Stelle primo partito, boom Lega, tag24, 5 marzo 2018.
  36. ^ Movimento 5 Stelle, primo partito: tasse tra riforma fiscale e bufale, investireoggi, 5 marzo 2018.
  37. ^ Sorpasso Lega, adnkronos, 5 marzo 2018.
  38. ^ Elezioni 2018, il sorpasso della Lega passa dal Sud: un milione di voti e 23 eletti. E a Lampedusa Salvini prende il 15%, Il Fatto Quotidiano, 7 marzo 2018.
  39. ^ Elezioni, Tito: "Sorpasso Lega su Forza Italia è la fine del Centrodestra come lo conoscevamo", la Repubblica, 5 marzo 2018.
  40. ^ Salvini incassa il sorpasso: la Lega è il futuro del centrodestra, Corriere della Sera, 5 marzo 2018.
  41. ^ Il sorpasso della Lega su Forza Italia nel centrodestra che non perde, Il Foglio, 5 marzo 2018.
  42. ^ Elezioni 2018, il sorpasso nel centrodestra: regione per regione, dove la Lega batte Forza Italia, Libero Quotidiano, 5 marzo 2018.
  43. ^ Lega, dalla canottiera al sorpasso, ansa, 5 marzo 2018.
  44. ^ Il sorpasso della Lega su Forza Italia, la7, 5 marzo 2018.
  45. ^ Elezioni, exploit della Lega di Salvini: storico sorpasso su Fi, il Messaggero, 5 marzo 2018.
  46. ^ Quanto proporzionale c’è nel Rosatellum?, youtrend, gennaio 2018.
  47. ^ Rosatellum bis: la nuova legge elettorale. Ecco come funziona (la scheda), la Repubblica, 26 ottobre 2017.
  48. ^ Il Rosatellum e l’effetto flipper, youtrend, febbraio 2018.
  49. ^ Elezioni 4 marzo, come funziona il Rosatellum. La legge elettorale spiegata bene, quotidiano.net, 2 marzo 2018.
  50. ^ La legge elettorale con cui si vota il 4 marzo, Internazionale, 27 febbraio 2018.
  51. ^ Rosatellum, come funziona la legge elettorale, formiche, 21 gennaio 2018.
  52. ^ No, non è colpa del Rosatellum, youtrend, 8 marzo 2018.
  53. ^ Vincono M5S e Lega, frana il Pd. Parlamento senza maggioranza, la Stampa, 5 marzo 2018.
  54. ^ La prima stima dei seggi: nessuna maggioranza, il Giornale, 5 marzo 2018.
  55. ^ La somma delle percentuali di consensi ottenuti dal Partito Democratico (18.72%), da Liberi e Uguali (3.38%), da Potere al Popolo! (1.13%), da Insieme (0.60%), dal Partito Comunista (0.32%) e da Per una Sinistra rivoluzionaria (0.08%) dà una percentuale di gradimento del 24.23% (pari a 7.946.396 voti espressi totali).
  56. ^ Errani: «Sconfitta storica per la sinistra», Coriere di Bologna, 5 marzo 2018.
  57. ^ Elezioni: Minniti a "La Stampa", sconfitta storica per la sinistra, agenzianova, 9 marzo 2018.
  58. ^ Elezioni, De Luca: “Terremoto devastante, sconfitta pesantissima. Pd ha commesso errori”, Il Fatto Quotidiano, 11 marzo 2018.
  59. ^ Il Pd comasco parla dopo la sconfitta. Braga: «La sinistra è ammaccata», Corriere di Como, 10 marzo 2018.
  60. ^ Il Pd ammette la sconfitta. Ora tutti aspettano Renzi, Il Foglio, 5 marzo 2018.
  61. ^ Elezioni, Martina (Pd): “Per noi sconfitta chiara ed evidente”, Il Fatto Quotidiano, 5 marzo 2018.
  62. ^ Elezioni politiche, la sconfitta del Pd: «Noi staremo all’opposizione». Martina: «Sconfitta chiara e netta», Corriere della Sera, 5 marzo 2018.
  63. ^ Elezioni, Pd ammette: "Sconfitta netta". Di Battista (M5S): "Apoteosi". Fi: primo è il centrodestra, la Repubblica, 4 marzo 2018.
  64. ^ Bassolino: "La sconfitta Pd arriva da lontano, ma ora voglio dare una mano...", la Repubblica, Napoli, 7 marzo 2018.
  65. ^ De Luca torna sulla sconfitta del Pd: «Un terremoto. Violenza dal M5S», Il Mattino, 9 marzo 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Guarnieri, Giustizia e politica - I nodi della Seconda Repubblica, 2003, ISBN 978-88-15-09546-6
  • Giovanni Sartori, Seconda Repubblica?: Si, ma bene, Rizzoli, 1992, ISBN 88-17-84109-9
  • Paolo De Lalla, Topografia politica della Seconda Repubblica, Edizioni scientifiche italiane, 1994, ISBN 88-7104-828-8
  • Massimo Ilardi, La Sinistra Nel Labirinto: Lessico per La Seconda Repubblica, Costa & Nolan, 1994, ISBN 88-7648-173-7
  • Gennaro Sangiuliano, La Svolta: Interviste Sulla Seconda Repubblica, Edizioni scientifiche italiane, 1995, ISBN 88-8114-080-2
  • Fabrizio Eva, The unlikely independence of Northern Italy, Kluwer Academic Publisher, GeoJournal, Vol. 43, pp. 65–75, Sept. 1997.
  • Silverio Novelli, Gabriella Urbani, Dizionario della seconda Repubblica. Le parole nuove della politica, Editori Riuniti, 1997 ISBN 88-359-4247-0
  • Marino Livolsi, Ugo Volli, La comunicazione politica tra prima e seconda Repubblica, Franco Angeli, 1998, ISBN 88-204-9387-X
  • Fabrizio Eva, Deconstructing Italy: (Northern) Italians and their new perception of territoriality, Springer Netherlands, GeoJournal, Volume 48, Number 2, June, 1999, ISSN 0343-252
  • Maria Vittoria Dell'Anna, Pier Paolo Lala, Mi consenta un girotondo. Lingua e lessico della Seconda Repubblica, Pubblicazioni del Dipartimento di Filologia Linguistica e Letteratura dell'Università di Lecce, Mario Congedo editore, 2004, testo on line[collegamento interrotto]
  • Giampiero Mughini, Un disastro chiamato Seconda Repubblica. Miti, protagonisti e soubrette di un'Italia che declina, Mondadori, 2005, ISBN 88-04-54390-6
  • Grilli di Cortona Pietro, Il cambiamento politico in Italia. Dalla Prima alla Seconda Repubblica, Carocci editore, 2007, ISBN 88-430-4095-2
  • Geronimo, La politica nel cuore. Segreti e bugie della Seconda Repubblica, Cairo Publishing, 2008, ISBN 88-6052-145-9

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]