Riforma Berlinguer

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Per riforma Berlinguer si intende la riforma scolastica che fu varata con la legge 10 febbraio 2000 n. 30 ("Legge Quadro in materia di Riordino dei Cicli dell'Istruzione")[1] così detta dall'ex rettore dell'Università di Siena, Luigi Berlinguer, ministro della Pubblica Istruzione nei governi Prodi I, D'Alema I e II, dal 1996 al 2000.

La legge è stata abrogata dalla cosiddetta riforma Moratti, ossia dalla legge 28 marzo 2003 n. 53 ("Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale"),[2] che tuttavia ha mantenuto impostazione generale e terminologie della riforma del 2000.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

La legge 30/2000 aveva impostato una modifica strutturale dell'insegnamento, articolato in tre cicli:

  • la scuola dell'infanzia;
  • il ciclo primario (scuola di base), esteso a sette anni, suddivisi in tre bienni, al termine di ognuno dei quali era prevista una prova di valutazione. La valutazione finale assumeva valore di esame di stato;
  • il ciclo secondario, esteso sei anni - il primo dei quali, introduttivo, comune a tutti gli indirizzi - e articolato in sei differenti aree: umanistica, scientifica, tecnica, tecnologica, artistica e musicale e concluso da un esame di stato che assumeva la denominazione dell'area e dell'indirizzo. Nel secondo e terzo anno e financo dopo l'esame conclusivo del primo triennio, allo studente era garantita la facoltà di cambiare indirizzo, mediante l'attivazione di apposite iniziative didattiche che gli consentissero l'acquisizione di un'adeguata preparazione a quello nuovo scelto. Al termine del terzo anno, che concludeva anche l'obbligo, era previsto un esame, introduttivo al triennio finale, in cui l'offerta formativa era maggiormente caratterizzata in ordine all'indirizzo scelto.

Un cambiamento per cui fu sempre criticata la riforma, riguardava il fatto che veniva introdotta la possibilità per uno studente di non proseguire il proprio corso di studi purché fosse in possesso di una licenza media. In realtà la riforma Berlinguer non parlava di un vero e proprio "abbandono scolastico", ma di una "scuola-lavoro": infatti, lo stesso decreto legge imponeva l'obbligo ad una formazione professionale fino ai 18 anni al termine dei quali bisognava comunque conseguire un diploma.
Questo motivo fu la causa principale per cui l'intera riforma Berlinguer fu abrogata nel 2003.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • L. Berlinguer - M. Panara, La scuola nuova, Roma-Bari, Laterza, 2001
  • M. Reguzzoni, Riforma della scuola in Italia, Palermo-Milano, Isas-Angeli, 2000
  • F. Fiore, Rincorrere o resistere? Sulla crisi della storia e gli usi della storia, in “Passato e presente”, 52, 2001

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 23 febbraio 2000, n. 44
  2. ^ Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 2 aprile 2003 n. 77

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]