Liberalismo sociale

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Il liberalismo sociale (o socialiberalismo) è una corrente derivante da uno sviluppo del liberalismo classico, avvenuto nel tardo Ottocento e che si è aperto ad alcuni principi della cultura socialdemocratica, anche per influsso del pensiero keynesiano.[1] È la continuazione ideale del radicalismo ottocentesco e rappresenta la sinistra del movimento liberale. Una particolare forma di liberalismo sociale è il liberalismo americano.

Il liberalismo sociale non è da confondersi con il liberalsocialismo, teorizzato negli anni trenta da Carlo Rosselli, sebbene abbia alcuni caratteri in comune con esso. Difatti, liberalsocialismo è la contrazione di socialismo liberale, e non di liberalismo sociale.

In Italia partiti ispirati esplicitamente a questa ideologia sono il Partito Repubblicano Italiano e i Radicali italiani, e alcune correnti di altri partiti; in passato anche la corrente centrista del Partito Liberale Italiano, facente capo alle idee del filosofo Benedetto Croce, espresse idee socioliberali.[2]

Negli Stati Uniti il "liberalismo americano", una forma di liberalismo sociale nata durante la presidenza di Franklin Delano Roosevelt, ispirandosi alle idee di John Maynard Keynes, costituisce la principale ideologia del Partito democratico.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel Regno Unito, tra il tardo Ottocento e gli inizi del Novecento, un gruppo di pensatori, conosciuti come "nuovi liberali", fece scalpore, battendosi contro il liberalismo classico di stampo liberista e schierandosi a favore dell'intervento dello Stato nella vita sociale, economica e culturale. I nuovi liberali, tra i quali si ricordano Thomas Hill Green e Leonard Trelawny Hobhouse, sottolinearono il comune afflato etico che doveva contrassegnare liberalismo e socialismo e affermarono un concetto nuovo per il liberalismo classico: la libertà individuale si ottiene pienamente e solo in presenza di circostanze sociali favorevoli. La povertà, lo squallore e l'ignoranza, in cui molta gente ha vissuto, hanno infatti reso impossibile ai loro occhi e per la loro concreta esperienza il fiorire della libertà: per i nuovi liberali queste condizioni potevano essere migliorate solo attraverso un'azione collettiva, coordinata da uno Stato dotato di un forte sistema di welfare.

Facendo un passo più indietro, va detto che, all'interno del pensiero politico liberale, c'è sempre stata una corrente più di sinistra, chiamata radicalismo. I radicali, sostenitori di un liberalismo laicista e fortemente progressista, erano una corrente storica che si è via via riconciliata con il liberalismo, specie dopo la crescita della sinistra d'ispirazione socialista e l'introduzione del suffragio universale, loro obiettivo storico. Di fatto, oggi i radicali non sono altro che i liberali sociali. Un pensiero che si può, infine, ricondurre anch'esso ad un'ispirazione socio-liberale è quello mazziniano.

Definizione[modifica | modifica wikitesto]

L'espressione "liberalismo sociale" è stata utilizzata come etichetta da partiti liberali progressisti per differenziarsi dai partiti liberali classici o conservatori, specialmente in Paesi dove esistono due o più partiti liberali. Il liberalismo sociale si differenzia dal liberalismo classico soprattutto perché, mentre quest'ultimo abbraccia una filosofia economica rigorosamente liberista, il primo vede positivamente un certo ruolo dello Stato nella fornitura di servizi sociali essenziali per i cittadini.

Il liberalismo sociale sostiene che la società debba proteggere la libertà e le pari opportunità per tutti i cittadini ed incoraggia la collaborazione reciproca tra Stato e mercato attraverso istituzioni liberali. Nel processo di evoluzione, accetta che vengano poste alcune restrizioni agli affari economici, come leggi anti-trust per combattere i monopoli economici, corpi regolatori o leggi sui salari minimi. I liberali sociali sostengono che i governi legittimamente possono (o debbono) fornire anche un livello-base di benessere, salute e istruzione, supportato dal gettito ricavato dalle tasse, al fine di permettere l'uso migliore dei talenti della popolazione. Rifiutando sia la più estrema forma di capitalismo, accettando un libero mercato totale con componenti sociali, dove si rifiutano anche gli elementi più rivoluzionari dalla scuola socialista, il liberalismo sociale sottolinea quella che chiama "libertà positiva" e cerca di aumentare la fruizione di questa libertà da parte degli svantaggiati della società, attraverso i mezzi della regolamentazione del mercato e di redistribuzione della ricchezza (grazie alla leva fiscale).

Liberalismo sociale e socialdemocrazia[modifica | modifica wikitesto]

La differenza ideologica di base fra il liberalismo sociale e la socialdemocrazia classica risiedeva nel ruolo dello Stato rispetto all'individuo. I liberali sociali valutano libertà, diritti e proprietà privata quali requisiti fondamentali, affinché si realizzi una società nella quale ogni individuo apprezzi la quantità più grande di libertà possibile (soggetta al "principio di danno"). La socialdemocrazia classica, viceversa, avendo le sue radici nel socialismo democratico (tendente a favorire le nazionalizzazioni), non credeva che la libertà reale potesse essere ottenuta per la maggioranza della popolazione senza una moderata trasformazione della natura dello Stato.

Pur avendo rifiutato i metodi rivoluzionari di stampo marxista, i socialdemocratici mantenevano tuttavia un certo grado di scetticismo nei confronti del capitalismo ed intendevano perciò riformarlo (o almeno "gestirlo") per ottenere un più alto grado di giustizia sociale. Queste posizioni rendevano, potenzialmente, i sostenitori della socialdemocrazia classica più pronti ad intervenire per orientare la società in una direzione, che si riteneva conducesse ad una società più giusta ed equa. Proprio su questo punto è avvenuto l'incontro tra liberali sociali e socialdemocratici, molti dei quali, peraltro, hanno accettato completamente il libero mercato.

Liberalismo sociale e neo-liberalismo[modifica | modifica wikitesto]

Il liberalismo sociale, pur se a volte chiamato anche "nuovo liberalismo" (new liberalism) è cosa ben diversa dalla posizione rappresentata dall'ambiguo termine neo-liberalismo (neo-liberalism), utilizzato per indicare alcuni strenui sostenitori del libero mercato e della globalizzazione economica. Si tratta infatti dello stesso termine che è stato utilizzato anche per descrivere le politiche economiche di conservatori liberisti, quali Ronald Reagan e Margaret Thatcher. Come corpo di pensiero, il neo-liberalismo difende posizioni contrarie a molte di quelle assunte dai liberali sociali, specialmente in merito al commercio libero non qualificato, ai programmi e alle deregolamentazione sociali.

Liberalismo sociale e liberalismo conservatore[modifica | modifica wikitesto]

Pur condividendo la preoccupazione per la centralità e la libertà dell'individuo, il liberalismo sociale e quello conservatore presentano notevoli divergenze. Mentre i liberali sociali sostengono l'intervento dello Stato in economia e una posizione molto progressista in campo di diritti civili e temi etici, i liberali conservatori esaltano il concetto di libertà economica. Se i primi sono la sinistra del movimento liberale, i secondi ne sono la destra.

I liberali classici, come Friedrich von Hayek, Robert Nozick e altri, bollarono il liberalismo sociale come una falsa forma di liberalismo. Per questi autori il governo non ha, infatti, alcun dovere di intervenire nella società per aiutare gli svantaggiati attraverso mezzi che attingano ricchezza da altri. Essi ritengono anche che interferire nel mercato distrugga la libertà di iniziativa degli imprenditori e degli operatori economici, andando così incontro ad azioni anti-liberali e perciò anti-economiche. Ancora oggi molti liberali classici considerano i liberali sociali e i keynesiani come socialdemocratici moderati, in quanto sostengono che lo Stato abbia un ruolo legittimo anche in un sistema capitalista, e non come autentici liberali.[2]

Liberalismo sociale e conservatorismo sociale[modifica | modifica wikitesto]

Nel gergo politico statunitense e, in generale, anglosassone, l'aggettivo social viene utilizzato per caratterizzare le posizioni in campo etico-sociale ed etico-giuridico dei politici e dei partiti. I social liberals sono coloro che propugnano tesi progressiste, permissive, individualiste e anti-proibizioniste in materia di aborto, eutanasia, ricerca sulle cellule staminali embrionali, fecondazione medicalmente assistita, liberalizzazione delle droghe leggere e della prostituzione; sono favorevoli al multiculturalismo; si oppongono generalmente alla pena di morte e alle forme di carcere duro, tanto da venire accusati di essere troppo permissivi nei confronti del crimine.

In genere i liberali, i socialdemocratici, così come pure i conservatori europei contemporanei (si pensi a David Cameron e Gianfranco Fini), hanno posizioni socially liberal in molti campi. Sebbene in Europa non manchino differenze in campo etico-sociale tra i partiti di centro-sinistra e quelli democristiani, i temi etici non sono particolarmente importanti nel distinguere i diversi schieramenti politici, a differenza di quanto accade negli Stati Uniti, dove su tali questioni si sono avute e si hanno vere e proprie culture wars, per utilizzare il termine usato dalla stampa e dai politologi americani per definire gli scontri in tale materia. Le posizioni "social-conservatrici" in Europa sono assunte soprattutto da partiti democristiani (come l'Unione dei Democratici Cristiani e di Centro in Italia) e nazional-conservatori (come Diritto e Giustizia in Polonia).

Il concetto di social liberalism può riferirsi, nel senso anglosassone del termine, tanto alle posizioni progressiste in campo etico, quanto a posizioni vicine alla cosiddetta nuova sinistra. Ai social liberals si contrappongono i social conservatives, i quali pongono attenzione ai temi della sicurezza (con un approccio law and order) e ai temi etici, ovviamente giungendo a conclusioni opposte. Negli Stati Uniti i Democratici sono generalmente socially liberal, mentre i Repubblicani, tra i quali è forte la componente della Religious o Christian Right, sono socially conservative. Per questo, soprattutto negli Stati Uniti, il termine liberal (traducibile come "liberale" o "di sinistra"), viene usato per i liberali sociali, mentre i liberali classici sono spesso annoverati tra i libertarians, una corrente di minoranza tra i conservatives, il cui leader più noto è forse Ron Paul.

Obiettivi politici[modifica | modifica wikitesto]

I liberali sociali - come tutti i liberali - credono nella libertà individuale e la pongono come obiettivo centrale della loro iniziativa politica, ma sono altresì paladini convinti e schietti difensori dei diritti umani e sociali e delle libertà civili ed economiche; in genere sono favorevoli ad un'economia Keynesiana, nella quale c'è spazio per uno Stato che permetta anche ai meno abbienti di usufruire dei servizi di base attraverso un sistema efficiente di servizi pubblici (posizione, quest'ultima, di chiara derivazione socialdemocratica).

Seppure con le dovute differenze da Paese a Paese, i partiti di stampo socio-liberale tendono a condividere una serie di principi e obiettivi programmatici:

Partiti liberali progressisti[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ambito dell'Unione europea i partiti liberali sociali sono per lo più riuniti all'interno del Partito Europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori e, a livello internazionale, dell'Internazionale Liberale. Non mancano tuttavia esempi di partiti che hanno preferito aderire al Partito del Socialismo Europeo e all'Internazionale Socialista. Esistono poi partiti con cospicue correnti di stampo liberale sociale: non sono qui riportati, perché costituiti in maggioranza da sostenitori di altre ideologie.

Alcuni tra i più importanti partiti liberali sociali del mondo sono i seguenti:

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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