Fronte dell'Uomo Qualunque

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Fronte dell'Uomo Qualunque
Fronte dell'Uomo Qualunque.jpg
Leader Guglielmo Giannini
Segretario Guglielmo Giannini
Stato Italia Italia
Fondazione 18 febbraio 1946
Dissoluzione 1949
Sede Roma
Ideologia Liberalismo
Conservatorismo liberale
Qualunquismo
Populismo di destra
Collocazione Destra
Coalizione Blocco Nazionale
Seggi massimi Camera
30 / 574
(1946)
Seggi massimi Senato
3 / 237
(1948)
Testata L'Uomo Qualunque

Il Fronte dell'Uomo Qualunque (UQ) è stato un movimento e, successivamente, un partito politico italiano sorto attorno all'omonimo giornale (L'Uomo qualunque) fondato a Roma nel 1944 dal commediografo e giornalista Guglielmo Giannini, portando avanti istanze liberal-conservatrici e legate all'antipolitica. Da questo fenomeno politico è nato il sostantivo italiano qualunquismo.

Il periodico[modifica | modifica wikitesto]

« Questo è il giornale dell'uomo qualunque, stufo di tutti, il cui solo, ardente desiderio, è che nessuno gli rompa le scatole. »
(Guglielmo Giannini)
Guglielmo Giannini

Il 27 dicembre 1944 viene fondato e diretto da Guglielmo Giannini un nuovo settimanale, battezzato L'Uomo qualunque. Costa 5 lire a Roma e 6 lire fuori città; è un settimanale, ma ha il formato di un quotidiano; viene stampato su carta giallo-grigia.

Inserito nella U maiuscola si vede un torchio che schiaccia una striminzita immagine di uomo: è il simbolo della classe politica che opprime il piccolo borghese, il travet, insomma l'uomo qualunque. Sotto la testata c'è una rozza vignetta dove un poveraccio scrive su un muro: Abbasso tutti. Ai piedi di pagina vi è un'autobiografia del direttore, ossia Giannini, intitolata Io.

Il successo di questa pubblicazione si riscontra nelle tirature: dalle 25.000 del primo numero, si arriverà alle 850.000 del maggio del 1945. Una delle rubriche più seguite, intitolata Le vespe, è nutrita di pettegolezzi sugli uomini politici e sugli intellettuali. Le vespe riprendevano l'omonima rubrica presente nel primo giornale che Giannini aveva fondato, a diciotto anni, «Il domani», ma vi si poteva avvertire l'affinamento guadagnato dallo scrittore attraverso la collaborazione, qualche anno dopo, al giornale umoristico napoletano «Monsignor Perelli»[1].

I nomi degli avversari vengono storpiati: Calamandrei è chiamato Caccamandrei, Salvatorelli diventa Servitorelli, Vinciguerra è Perdiguerra. I personaggi presi più di mira compaiono in una vignetta che ha per titolo PDF (ossia "pezzo di fesso"). È una forma di umorismo, o meglio di satira, piuttosto pesante, di grana grossa, che arriva a trasformare l'espressione "vento del nord" (ossia la spinta a un rinnovamento morale, prima che politico, venuta dalla vittoria della Resistenza) in "rutto del nord". Ma è un umorismo che fa presa sugli scontenti (che sono milioni nel clima così difficile del dopoguerra), sugli epurati e su chi teme d'essere epurato.

Lo scopo dell'ideatore era quello di dare voce alle opinioni dell'uomo della strada, contrario al regime dei partiti e ad ogni forma di statalizzazione. Fin dal primo numero la posizione del settimanale è chiara; contraria al fascismo, di cui condanna il centralismo decisionale, ma anche al comunismo e agli "antifascisti di professione", accostati al primo fascismo per l'accento epurazionista dei primi anni del dopoguerra. Paradossalmente, quindi, il giornale viene accusato di essere cripto-fascista e per questo motivo verrà chiesta a più voci la soppressione della testata. Il 5 febbraio 1945 Giannini viene denunciato dall'alto commissario dell'epurazione, Grieco, senza esito alcuno.

Il partito[modifica | modifica wikitesto]

Nascita del partito[modifica | modifica wikitesto]

Tessera del partito del 1946

Giannini, di matrice liberale e liberista, affermava: «Non esiste e non può esistere una politica di massa», come ebbe a scrivere nel 1945. L'accelerazione alla nascita di un partito di massa viene però a crearsi con il governo di Ferruccio Parri (da Giannini ribattezzato "Fessuccio Parmi"), insediatosi il 21 giugno del 1945. Il neo Presidente del Consiglio viene accusato dal settimanale di Giannini di essere inadeguato per la carica ricoperta. Il successo di questa iniziativa è tale che, spontaneamente, numerosi simpatizzanti si uniscono in gruppi definiti "amici dell'Uomo qualunque", che assumono il nome di "nuclei qualunquisti".

L'8 agosto 1945 Giannini scrive di dover accogliere il «grido di dolore» - citazione di Vittorio Emanuele II - che si levava da ogni parte d'Italia. Il 7 novembre successivo viene pubblicato il programma del futuro Fronte qualunquista. Alla formazione dei nuclei qualunquisti, seguono la nascita di sedi sparse nella penisola italiana, tesseramenti e fondazioni di segreterie. In un primo momento Giannini cerca di far confluire quest'adesione popolare nel Partito Liberale Italiano, ma l'opposizione di Benedetto Croce fa naufragare questo progetto.

A seguito di questo rifiuto, Giannini decide di fondare il suo partito. Il primo congresso del neonato Fronte dell'Uomo qualunque si tiene a Roma nell'aula magna della città universitaria, tra il 16 ed il 19 febbraio del 1946. Il partito viene formalmente costituito il 18.

Nel giorno di apertura del congresso il Partito Comunista Italiano critica fortemente la costituzione del nuovo partito, bollandolo come un tentativo di ricostituzione del disciolto Partito Nazionale Fascista:

« L'Uomo qualunque è un movimento che costituisce al tempo stesso una sopravvivenza e un'anticipazione del fascismo ... i suoi dirigenti ... sono tristi speculatori delle sventure d'Italia, torbidi giocolieri che tentano di riesumare il fascismo vestendolo da pagliaccio »
(Velio Spano, L'Unità, 16 febbraio 1946)

Il programma[modifica | modifica wikitesto]

Il Fronte dell'Uomo Qualunque concepisce uno Stato non di natura politica, ma semplicemente amministrativa, senza alcuna base ideologica. Uno stato tecnico che funga da organizzatore di una "folla" e non di una "nazione". Secondo Giannini per governare: «[...] basta un buon ragioniere che entri in carica il primo gennaio e se ne vada il 31 dicembre. E non sia rieleggibile per nessuna ragione».[2] Da questa visione consegue il concetto che lo Stato debba essere il meno presente possibile nella società: l'economia dev'essere lasciata totalmente ai privati, in un sistema totalmente liberista, anche se Giannini dubita del grande capitalismo, troppo compromesso col potere. Se ciò non fosse, lo Stato diverrebbe etico e secondo Giannini da questa eticità deriverebbe l'oppressione del libero pensiero del singolo, fino ad arrivare ad una visione imperialista dell'organizzazione centrale.[2]

I punti cardine sono quindi[2]:

  • Lotta al comunismo;
  • Lotta al capitalismo della grande industria;
  • Propugnazione del liberismo economico individuale;
  • Limitazione del prelievo fiscale;
  • Negazione della presenza dello Stato nella vita sociale del Paese.

Le elezioni amministrative del 1946[modifica | modifica wikitesto]

Alle elezioni amministrative del 1946 il Fronte dell'Uomo Qualunque si presenta soprattutto in Centro e nel Mezzogiorno, a Venezia sia allea con il Partito Nazionale Monarchico, mentre in alcuni casi è alleato con il Partito Liberale Italiano.

Al Nord nella maggior parte dei casi è intorno al 4% e raggiunge il massimo a La Spezia dove arriva al 9,3%, mentre al Centro e al Mezzogiorno raggiunge a Roma dove è il secondo partito davanti alla Democrazia Cristiana con il 20,69% dei voti, ma in generale ottenne ottimi risultati rimanendo sul 15%-20% dei voti in tutto il Meridione, mentre in Sicilia ottiene i migliori risultati a livello nazionale ed è primo partito a Palermo e Messina dove ottiene rispetivamente il 24,53% e il 30,60% eleggendo gli unici due sindaci qualunquisti, il palermitano Gennaro Patricolo e il messinese De Salvo. In Sardegna invece i qualunquisti raggiungono al massimo il 14,1% a Sassari.

L'Assemblea Costituente[modifica | modifica wikitesto]

Il 2 giugno 1946 si tengono le elezioni nazionali per l'Assemblea Costituente. Il Fronte dell'Uomo qualunque ottiene 1.211.956 voti, pari al 5,3% delle preferenze, e manda all'Assemblea costituente 30 deputati diventando il quinto partito nazionale, dopo la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, il Partito Comunista Italiano e l'Unione Democratica Nazionale. Il 14 dicembre 1946 il partito adotta il nuovo nome di Fronte Liberale Democratico dell'Uomo Qualunque.

Elezioni regionali in Sicilia del 1947 e in Sardegna del 1949[modifica | modifica wikitesto]

Alle prime elezioni regionali siciliane del 1947, il fonte forma l'alleanza del Blocco Democratico Liberal Qualunquista assieme al Partito Liberale Italiano ed è il terzo partito con il 14,8% e ben 12 seggi, dietro solo alla Democrazia Cristiana e al Fronte Democratico Popolare delle sinistre, mentre alle prime elezioni regionali sarde del 1949, il Fronte che è ormai in via di dissoluzione ed è l'ultimo partito con solo lo 0,9% di voti.

La fine politica[modifica | modifica wikitesto]

A Parri succede alla guida del Governo Alcide De Gasperi, che attacca duramente la formazione di Giannini, definendola filofascista. Oltre ai grandi partiti radicati nel territorio, anche la Confindustria, guidata da Angelo Costa, è ostile al Fronte dell'Uomo qualunque, per gli attacchi ricevuti da Giannini su presunti accordi tra la grande industria ed il sindacato, controllato dai comunisti.

Nel 1947 il partito "qualunquista" assume un atteggiamento più conciliante verso il quarto governo di De Gasperi, che aveva segnato l'estromissione dei comunisti dalla compagine governativa. Questo avvicinamento allo Scudo Crociato rappresenterà però la fine del successo popolare del Fronte dell'Uomo qualunque: alcuni sostenitori, delusi dal nuovo posizionamento dichiaratamente governativo, abbandonano il partito. In maggio, alle regionali in Sicilia, formano una lista, "Blocco Democratico Liberal Qualunquista", che ottiene il 14,7 per cento, mentre in parlamento ben 14 deputati qualunquisti escono dal gruppo formando una separata Unione Nazionale. Dopo aver tentato un'alleanza con la Democrazia Cristiana e il MSI, Giannini si avvicinò al leader comunista Palmiro Togliatti, definito due anni prima "verme, farabutto e falsario". Molti simpatizzanti dell'Uomo Qualunque, allibiti da questa scelta, abbandonarono l'ex commediografo che, messo alle strette, rinunciò al patto d'amicizia con il PCI per stringerne un altro con il PLI.

Il 10 gennaio 1948 in vista delle elezioni politiche del 18 aprile successivo, il partito di Giannini entrò nel Blocco Nazionale, una coalizione elettorale di centrodestra, insieme al sopracitato PLI e all'Unione della Ricostruzione. Tale scelta originerà una scissione e fra i dimissionari spiccherà il segretario generale del Fronte Vincenzo Tieri che fonderà il Partito Qualunquista Italiano. Un'altra componente del partito si scinde per confluire nel Partito Nazionale Monarchico.

Il "Blocco Nazionale" ottenne 19 deputati e 7 senatori, di cui di riferimento del partito solo 4 deputati (dai 30 della Costituente) tra cui lo stesso Giannini e la sorella Olga, e 3 senatori. Il Fronte ha di fatto conclusa la sua funzione e i qualunquisti confluiranno nei mesi successivi chi nel Partito Nazionale Monarchico e chi nel PLI; qualche altro esponente minore aderirà al neonato Movimento Sociale Italiano.

Sciolto il partito, alle elezioni politiche del 1953 Guglielmo Giannini si candidò nella lista laziale della Democrazia Cristiana raccogliendo 13.439 preferenze e risultando il 12º dei non eletti.

Il qualunquismo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Qualunquismo.

Il termine qualunquismo, poi rimasto nel lessico politico con evidente accezione negativa, definisce atteggiamenti di sfiducia nelle istituzioni democratiche, di diffidenza e ostilità nei confronti della politica e del sistema dei partiti, di insensibilità agli interessi generali, che si traducono in opinioni semplicistiche e sostanzialmente conservatrici sui problemi dello Stato e del governo. In verità il movimento era tutt'altro che disinteressato ed insensibile alla vita politica del Paese, ma piuttosto sfiduciato dal sistema partitocratico e dallo scarso interesse che la politica mostrava verso i reali problemi della gente, dell'uomo qualunque appunto. Nella cultura francese esiste un termine analogo, poujadisme.

Congressi[modifica | modifica wikitesto]

  • I Congresso - Roma, 16-19 febbraio 1946
  • II Congresso - Roma, 21-26 settembre 1947


Nelle istituzioni[modifica | modifica wikitesto]

Assemblea Costituente[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo Fronte dell'Uomo Qualunque

Assemblea Cosstituente
30 deputati[3]

Camera dei Deputati[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo Misto

I legislatura
4 senatori[4]

Senato della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo Misto

I legislatura
3 senatori[5]

Risultati elettorali[modifica | modifica wikitesto]

Lista Voti % Seggi
Politiche 1946 Assemblea Costituente Fronte dell'Uomo Qualunque 1.211.956 5,27 30
Politiche 1948 Camera Blocco Nazionale -in alleanza col PLI- - 4 [6]
Senato Blocco Nazionale -in alleanza col PLI- - 3 [7]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Il partito ha ispirato il singolo del cantante pugliese Caparezza, Io diventerò qualcuno, presente nell'album Le dimensioni del mio caos.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cocco, Maurizio, Le vespe qualunquiste e la satira politica, in Diacronie. Studi di Storia Contemporanea, vol. 11, 3/2012.
  2. ^ a b c Perché il bluff dell'Uomo qualunque funziona alle elezioni, da il Foglio
  3. ^ 19 deputati a fine legislatura
  4. ^ Tra i diciannove eletti del Blocco nazionale.
  5. ^ Tra i sette eletti del Blocco Nazionale.
  6. ^ Tra i diciannove eletti del Blocco
  7. ^ Tra i sette eletti del Blocco.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Guglielmo Giannini, La grande avventura dell'Uomo qualunque raccontata da G. Giannini, in Enciclopedia del Centenario. Contributo alla storia politica, economica, letteraria e artistica dell'Italia meridionale nei primi cento anni di vita nazionale, a cura di G. Scognamiglio, II, Napoli, D'Agostino, 1960.
  • Carlo Maria Lomartire, Il qualunquista. Guglielmo Giannini e l'antipolitica, Mondadori, 2008.
  • Sandro Setta, L'Uomo qualunque, 1944-1948, GLF Editori Laterza, 1975.
  • Maurizio Cocco, Le vespe qualunquiste e la satira politica, in Diacronie. Studi di Storia Contemporanea, 11, 3/2012.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Biblioteca Nazionale Centrale di Roma: L'Uomo Qualunque (raccolta digitale dal 1945 al 1952)
  • Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea: L'Uomo Qualunque (dal 1944 al 1949)

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]