Claudio Martelli

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Claudio Martelli
Claudio Martelli.jpg

Ministro di grazia e giustizia
Durata mandato 2 febbraio 1991 –
10 febbraio 1993
Presidente Giulio Andreotti
Giuliano Amato
Predecessore Giuliano Vassalli
Successore Giovanni Conso

Vicepresidente del Consiglio dei ministri
Durata mandato 22 luglio 1989 –
28 giugno 1992
Presidente Giulio Andreotti

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature VIII, IX, X, XI
Gruppo
parlamentare
Partito Socialista Italiano (VIII, IX, X, XI)
Coalizione Pentapartito
Circoscrizione Lombardia, Sicilia (X)
Collegio Mantova (VIII, IX, XI), Palermo (X)
Incarichi parlamentari
  • Componente II Commissione parlamentare interni (VIII Legislatura)
  • Componente VII Commissione parlamentare Istruzione e Belle Arti (VIII Legislatura)
  • Componente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla strage di Via Fani, sul sequestro e l'assassino di Aldo Moro e sul terrorismo in Italia (VIII Legislatura)
  • Componente della Commissione parlamentare per l'indirizzi generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi (VIII Legislatura)
  • Componente III Commissione parlamentare esteri (IX Legislatura)
  • Componente della Commissione parlamentare per l'indirizzi generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi (IX Legislatura)
  • Componente III Commissione parlamentare esteri (X Legislatura)
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico PSI (1979-1994)
SDI (1998-2000)
Nuovo PSI (2001-2005)
Titolo di studio Laurea in filosofia
Professione Docente universitario

Claudio Martelli (Gessate, 24 settembre 1943) è un politico, giornalista e conduttore televisivo italiano.

È stato esponente del Partito Socialista Italiano, dei Socialisti Democratici Italiani e del Nuovo PSI.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Claudio Martelli nel 1983

Ha frequentato il Liceo ginnasio statale Giosuè Carducci di Milano, lo stesso frequentato da Massimo Fini (che gli fu compagno di banco) e Bettino Craxi. Laureato in filosofia, ha lavorato come assistente nella facoltà di Lettere e filosofia dell'Università di Milano. Aderisce all'unità socialista nel 1966 e comincia la carriera nei quadri locali milanesi socialisti. Viene chiamato a Roma da Bettino Craxi nel 1976, lascia la carriera accademica ed entra nella direzione nazionale del Partito Socialista Italiano. Nel 1979 viene eletto deputato nella circoscrizione di Mantova e Cremona. In occasione del congresso del PSI a Palermo (1981) diviene uno dei due vicesegretari del partito accanto a Valdo Spini.

Nel 1984 al congresso di Verona diviene vicesegretario unico. È eletto al Parlamento europeo nei collegi di Roma, Firenze, Perugia, Ancona. È nuovamente eletto deputato nel 1987 nella circoscrizione di Mantova e Cremona e Palermo, Trapani, Agrigento, Caltanissetta. Su indicazione di Craxi, nel luglio 1989 diviene vicepresidente del Consiglio dei ministri dei governi Andreotti VI e Andreotti VII. Nel 1990 è autore di un importante decreto-legge sull'immigrazione che di lui porta il nome (convertito in legge, legge Martelli).

Ministro di grazia e giustizia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1991 diviene anche Ministro di grazia e giustizia. Come Guardasigilli Martelli diventa il principale sostenitore del magistrato Giovanni Falcone, che viene da lui chiamato al Ministero a dirigere la Direzione Generale degli Affari Penali. In quel periodo Martelli e Falcone lavorarono al progetto della Superprocura antimafia. La vicinanza di Giovanni Falcone a Claudio Martelli costò al magistrato siciliano violenti attacchi da parte del PDS e del sindaco di Palermo Leoluca Orlando: quest'ultimo sferrò un attacco personale a Falcone durante il programma televisivo "Samarcanda", accusandolo di "tenere nei cassetti i dossier". In merito Martelli dichiarerà: “È lo stesso Falcone a dare una spiegazione a quella insinuazione atroce rivolta verso il giudice che debellò la cupola mafiosa”. Secondo Martelli, Falcone non aveva una gran voglia di affrontare quell'argomento durante l’audizione al CSM, poi, dopo l’insistenza dei componenti: “lo dice chiaro e tondo: "Forse il sindaco di Palermo non ha sopportato che io indagassi su grandi appalti che riguardano l’illuminazione e le fognature di una grande città, perché ci sono appalti e appalti: i piccoli e quelli miliardari. E io indagando su quelli miliardari, nel caso di Palermo ho scoperto che con Orlando sindaco, Ciancimino era tornato a imperare"”. Martelli ricorda poi il contesto nel quale collocare quegli eventi: “Eravamo nel 1991, e si voleva considerare Ciancimino fuori dai giochi, ma non era così. Questa era la cosa che fece impazzire di rabbia Orlando. L’accusa rivolta a Falcone sarebbe una ritorsione polemica”[1]. La nomina di Falcone all'UAP fu peraltro valutata negativamente dall'Associazione Nazionale Magistrati.

A seguito della strage di Capaci del 23 maggio 1992, dove persero la vita Falcone, la moglie e gli uomini della sua scorta, fu introdotto dal decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306 (cosiddetto Decreto antimafia Martelli-Scotti), convertito nella legge 7 agosto 1992, n. 356, il regime di carcere duro ed un secondo comma all'articolo, che consentiva al Ministro della Giustizia di sospendere per gravi motivi di ordine e sicurezza pubblica le regole di trattamento e gli istituti dell'ordinamento penitenziario nei confronti dei detenuti facenti parti dell'organizzazione criminale mafiosa.

Claudio Martelli con Salvo Andò e Giovanni Falcone ad una conferenza nei primi anni '90

Anche sul fronte opposto l'impegno antimafia del Ministro fu ferocemente criticato, in quanto suppostamente in conflitto con scambi elettorali che in precedenza avrebbero visto confluenze di consensi siciliani sul PSI: pentiti come Angelo Siino, Nino Giuffrè e Gaspare Spatuzza lamentarono - nelle loro confessioni di un decennio dopo - che «quei quattro “crasti” socialisti (...) prima si erano presi i nostri voti, nell'87, e poi ci avevano fatto la guerra». L'addebito fu risolutamente respinto da Martelli, che si è sempre riconosciuto solo nella seconda parte della frase, quella per cui lui stesso dice di sé: "sono io uno di quei “crasti” (cornuti) socialisti che hanno fatto la guerra alla mafia».[2]

Ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Durante Mani Pulite, nel 1993, Martelli è candidato ad assumere la guida del PSI, ma a seguito di un avviso di garanzia - per concorso sulla bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano, da cui il PSI aveva attinto il "conto protezione" su cui per quindici anni i giudici di Milano avevano invano indagato, fino alle decisive chiamate in correità di Licio Gelli e Silvano Larini - il 10 febbraio si dimette da ministro della Giustizia. Successivamente, fonderà l'associazione umanitaria Opera e quella civile Società Aperta nel 1996. Diventa direttore di Mondoperaio nel 1997.

Dopo l'abbandono temporaneo della politica, nel 1998 è consulente del Ministro Livia Turco nella commissione per le politiche d'integrazione degli immigrati e della consulta degli immigrati, incarico da cui si dimette a seguito di divergenze politiche con il governo. È eletto eurodeputato nel 1999 per lo SDI nella circoscrizione Marche-Umbria-Toscana-Lazio. Esce dallo SDI nel 2000 e successivamente aderisce al Nuovo PSI: di conseguenza viene espulso dal gruppo socialista al Parlamento Europeo ed entra in quello liberaldemocratico. Nel 2001 fonda assieme a Gianni De Michelis e Bobo Craxi il Partito Socialista - Nuovo PSI, di cui diventa portavoce. Abbandona la politica ancora una volta nel 2005, stavolta definitivamente.

Nel 2005 conduce il programma televisivo Claudio Martelli racconta su Canale 5; dal 22 settembre 2005 fino al 27 aprile 2006 presenta il programma di seconda serata L'incudine su Italia 1; nell'autunno 2006 conduce Flash Back, su Canale 5, la mattina del sabato. Sempre dal 2005 cura fino al 2008 un suo spazio editoriale: Osservatorio, sul settimanale Oggi. Un anno dopo, torna in tv, stavolta a spiegare, attraverso appuntamenti giornalieri su Canale 5, la Costituzione Italiana. Nel 2011 si candida per il consiglio comunale di Siena, nelle file del Nuovo Polo[3], ma non viene eletto.

Procedimenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Nello scandalo Tangentopoli, a riguardo del finanziamento illecito al PSI, Martelli è stato condannato a 8 mesi di reclusione nel 2000, pena sospesa con la condizionale, dopo aver confessato, per aver ricevuto 500 milioni di lire nel caso della maxitangente Enimont.[4] Secondo gli atti processuali, Roberto Calvi avrebbe pagato tangenti a Martelli durante la vicenda del Banco Ambrosiano; tuttavia in questo caso non è stato condannato.[5] Il suo nome è stato nuovamente all'attenzione delle cronache giudiziarie nell'ambito del processo sulla "trattativa", allorquando l'ex killer di Cosa nostra Francesco Onorato ha raccontato dell'avvio della strategia stragista disposta da Totò Riina dopo la sentenza del maxiprocesso: "Nella lista delle persone da uccidere, come seppi da Salvatore Biondino, l'ambasciatore della commissione, c'erano Lima, Andreotti e suo figlio, gli ex ministri Mannino, Vizzini, ma anche Martelli. Siamo stati noi a far eleggere Martelli come ministro della Giustizia: nel 1987 avevamo finanziato la sua campagna elettorale con 200 milioni di lire. E poi Martelli mantenne le promesse, perché fece dare gli arresti ospedalieri ad alcuni mafiosi".[6]

Cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

  • Cesare Botero, il protagonista del film Il portaborse di Daniele Luchetti interpretato da Nanni Moretti, è stato giudicato[da chi?] fortemente costruito sulla figura di Claudio Martelli.
  • Claudio Martelli è stato uno dei primi politici ad essere imitato da Sabina Guzzanti agli esordi nel varietà satirico Avanzi.
  • Claudio Martelli è anche l'autore di una serie radiofonica su Radio Due intitolata Quell'estate del '92 in cui parla dei suoi rapporti con Craxi e di Tangentopoli.
  • Nel film Giovanni Falcone di Giuseppe Ferrara è presente la sua figura (all'epoca era Ministro di grazia e giustizia); il suo ruolo fu interpretato dall'attore Giampiero Bianchi.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Socialisti a confronto. Saggio sul 40º Congresso del PSI. Con una sintesi degli interventi principali, Milano, SugarCo, 1976.
  • Progetto spettacolo. Le proposte di riforma del PSI per cinema, musica e teatro, a cura di, Venezia, Marsilio, 1979.
  • Il rinnovamento socialista, Milano, Biblioteca rossa, 1979.
  • Musica e industria in Italia, a cura di Claudio Martelli e Carlo Fontana, Milano, Edizioni di Musica Viva, 1981.
  • Progetto arti visive. Arti visive ed enti locali: le proposte del PSI, a cura di, Venezia, Marsilio, 1981.
  • Quella parte di cinema chiamata televisione. Verso l'integrazione del sistema audiovisivo, a cura di, Milano, Guanda, 1981.
  • Per una alleanza riformatrice tra il merito e il bisogno, Roma, PSI, 1982.
  • Il merito e il bisogno, Milano, SugarCo, 1987.
  • Ricordati di vivere, Milano, Bompiani, 2013. ISBN 978-88-452-7418-3.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ “Perché Orlando attaccò Falcone? Con lui, Ciancimino imperava”, Live Sicilia, Martedì 06 Giugno 2017.
  2. ^ Libero, "Martelli: Craxi? Fu lui a tradire me", intervista di Claudio Martelli a B. Romano, 20 dicembre 2009, pagina 1; vi si legge anche che «È possibile che la mafia nell''87 abbia riversato qualche voto sul Psi, ma anche sulla Dc». Alla domanda: È pronto a giurare che non ci fu mai nessun accordo tra voi e i mafiosi? rispose: «Le pare che il segretario del Psi arriva a Palermo e, dopo aver parlato con Falcone, va a fare accordi con la mafia?». Alla domanda: Nessun boss provò mai nemmeno ad agganciarla? rispose: «Mai».
  3. ^ Martelli riparte da Siena, Tgcom 24, 11 marzo 2011. URL consultato il 12 dicembre 2015.
  4. ^ Tangenti, la Cassazione conferma 8 mesi a Martelli, Corriere della Sera, 22 marzo 2000. URL consultato il 6 febbraio 2009 (archiviato dall'url originale il ).
  5. ^ Martelli sotto inchiesta si dimette, Corriere della Sera, 11 febbraio 1993.
  6. ^ "Trattativa, il j'accuse del pentito Onorato "Dalla Chiesa ucciso per ordine di Andreotti-Craxi"", di Salvo Palazzolo, articolo aggiornato l'ultima volta il 27 Febbraio 2017 alle 08.54, dal quotidiano la Repubblica.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Ministro di grazia e giustizia Successore Emblem of Italy.svg
Giuliano Vassalli 1º febbraio 1991 – 11 aprile 1991 Claudio Martelli I
Claudio Martelli 12 aprile 1991 – 27 giugno 1992 Claudio Martelli II
Claudio Martelli 28 giugno 1992 – 10 febbraio 1993 Giovanni Conso III
Predecessore Vicepresidente del Consiglio dei ministri Successore Emblem of Italy.svg
Gianni De Michelis 22 luglio 1989 – 28 giugno 1992 Roberto Maroni e Giuseppe Tatarella
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