Il portaborse

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Il portaborse
Il portaborse.png
La scena finale del film
Paese di produzione Italia
Anno 1991
Durata 90 min
Genere drammatico
Regia Daniele Luchetti
Soggetto Angelo Pasquini, Franco Bernini
Sceneggiatura Stefano Rulli, Sandro Petraglia e Daniele Luchetti
Produttore Nanni Moretti, Angelo Barbagallo
Casa di produzione Sacher Film, Eidoscope Productions
Fotografia Alessandro Pesci
Montaggio Mirco Garrone
Musiche Dario Lucantoni
Scenografia Giancarlo Basili
Costumi Maria Rita Barbera
Interpreti e personaggi

Il portaborse è un film del 1991 diretto da Daniele Luchetti.

La pellicola affronta, con personaggi e vicende di fantasia, la corruzione dilagante nel mondo della politica italiana a cavallo tra anni ottanta e novanta, ed il caso volle che uscisse nelle sale italiane pochi mesi prima che prendesse il via l'inchiesta giudiziaria per attività illecite dei partiti politici nota come Mani Pulite, che portò allo scandalo di "tangentopoli" e di fatto sancì l'inizio della fine della cosiddetta "Prima Repubblica".

Il film fu prodotto dalla Sacher Film di Nanni Moretti; quest'ultimo ne è anche coprotagonista assieme a Silvio Orlando. Moretti affrontò qui per la prima volta un ruolo principale in una pellicola non diretta da lui stesso (fino ad allora, al di fuori dei propri film, egli aveva ricoperto solo ruoli secondari). La sua interpretazione dello spietato e cinico ministro Cesare Botero gli valse il David di Donatello come migliore attore protagonista.

Lo stesso Moretti, in qualità di produttore, offrì un ruolo nel film a Paolo Villaggio, ma l'attore genovese dovette suo malgrado rifiutare per obblighi contrattuali che, al tempo, lo vincolavano al produttore Vittorio Cecchi Gori[1].

La giornalista televisiva Rosanna Cancellieri fa una breve apparizione nel ruolo di se stessa.

Il film fu presentato in concorso al 44º Festival di Cannes nell'estate del 1991.[2]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Luciano Sandulli è un insegnante di lettere al liceo ed abita sulla Costiera Amalfitana, in un'antica casa di interesse storico ma pericolante perché trascurata dal ministero dei beni culturali. Per poter sostenere le urgenti spese di ristrutturazione, e più in generale per far quadrare i propri bilanci, gravati dal progetto di avere un figlio con la sua compagna Irene che vive ed insegna a Bergamo e con la quale si incontra a metà strada in un albergo nei fine settimana, Luciano scrive romanzi ed articoli come scrittore ombra per Sartorio, un giornalista scrittore in crisi di idee. Tuttavia, proprio nel momento in cui Luciano avrebbe più bisogno di liquidità, Sartorio irriconoscente lo pianta in asso.

Nanni Moretti interpreta il ministro Cesare Botero

L'onorevole Cesare Botero, Ministro delle partecipazioni statali del governo in carica, viene informato della seconda attività di Luciano dallo stesso Sartorio e si reca con tutto il suo staff in Campania per conoscere il professore e convocarlo a Roma affinché lavori per lui: il suo compito sarà scrivere discorsi e dichiarazioni pubbliche del ministro. Luciano accetta l'incarico ed improvvisamente la sua vita cambia: i soldi arrivano in quantità enorme, la sua fidanzata ottiene il trasferimento nel miglior liceo della capitale, la sua casa viene dichiarata monumento nazionale e ristrutturata a spese della Soprintendenza alle Belle Arti, ed egli riceve infine in regalo dallo stesso Botero una macchina di lusso.

Dapprima affascinato dalla personalità di Botero, Luciano inizia ben presto a sospettare che questi sia implicato in un sistema clientelare, ma prosegue nella sua attività, accontentandosi di spiegazioni inverosimili ed evasive degli altri collaboratori del ministro.

Durante la feroce campagna elettorale per le elezioni politiche che, nel collegio elettorale di Mantova, vede Botero contrapporsi al ministro delle finanze in carica Federico Castri, il quale poco tempo prima ha bocciato una sua proposta di legge per la privatizzazione di alcune aziende statali causando le sue dimissioni da ministro e la conseguente crisi di governo, Luciano entra in contatto con Francesco Sanna, giornalista di sinistra e tenace detrattore di Botero, che egli aveva già sentito nominare dai suoi studenti nei temi di italiano, peraltro allora contestandone aspramente le affermazioni come superficiali e qualunquiste. Nel frattempo le sue certezze sulla trasparenza del ministro e del partito incominciano a vacillare: il segretario Polline lo informa con nonchalance che il partito custodisce un voluminoso archivio elettorale, nel quale sono schedati tutti gli elettori che hanno ottenuto favori in cambio del voto, e la cui esistenza Botero aveva negato proprio a Sanna in un confronto televisivo; un segretario provinciale gli svela - dando per scontato che lo conosca già anche lui - il sistema della spartizione clientelare delle cariche amministrative fra i partiti della coalizione di maggioranza; infine, il direttore sanitario di una struttura ospedaliera che costituisce un grosso bacino di voti per il partito gli spiega come sia possibile, mediante la combinazione delle preferenze indicate sulle schede elettorali, tracciare con la massima esattezza la provenienza dei voti e la stessa "fedeltà" degli elettori, aggirando così il segreto dell'urna.

Pochi giorni dopo, l'intero staff del ministro presenzia ai funerali solenni di un caro amico di Luciano, morto suicida e poverissimo: l'anziano poeta Carlo Sperati, cui Botero aveva negato il vitalizio previsto dalla Legge Bacchelli, malgrado l'intercessione dello stesso Luciano. Il ministro chiede la parola al termine della funzione e mente spudoratamente, attribuendosi l'interessamento per il vitalizio al poeta ed incolpando "la burocrazia" per il fatale ritardo. Sconvolto da quanto ha appena udito e dalla morte dell'amico, Luciano all'uscita dalla chiesa nota la presenza di Sanna assieme ad un certo Carissimi, un ex amico di Botero abbandonato da questi dopo la sua elezione in Parlamento. I due lo invitano a salire in macchina con loro e lo portano all'archivio di Stato, dove Carissimi recupera le schede elettorali delle elezioni che, dieci anni prima, avevano visto l'inizio dell'ascesa politica di Botero, e confessa di aver manipolato, la notte dello spoglio, tutte le schede bianche o senza preferenza a favore del futuro ministro. Grazie poi agli elementi fornitigli da Sanna, Luciano prende definitivamente coscienza che Botero, sin dal momento della sua entrata in politica, ha favorito i suoi interessi privati e quelli dei suoi amici grazie alla corruzione ed alla concussione.

Luciano torna furente nella residenza di Mantova, dove alloggia assieme a tutto lo staff di Botero, determinato a parlare col ministro, ma l'autista di questi lo respinge con un pugno in faccia. Subito dopo, Luciano assiste non visto ad un dialogo tra Botero e Sebastiano Tramonti, suo predecessore nel ruolo di speech writer: Tramonti, uomo d'altri tempi e fondamentalmente onesto, si rifiuta di firmare un atto che porterebbe Botero ad acquisire una forte posizione nel campo di alcuni settori economici, grazie a società da lui segretamente controllate, e per questo il ministro lo minaccia in malo modo, lo umilia e infine lo estromette da ogni incarico.

La notte stessa, Juliette, la giovane collaboratrice di Botero per la quale Luciano aveva incominciato a provare un tenero e sincero sentimento, tenta il suicidio dopo che il ministro l'ha licenziata. Luciano realizza soltanto allora che Juliette era anche l'amante di Botero. Su ordine di questi, egli partecipa attivamente al soccorso e al ricovero in clinica della ragazza, condotti nella massima segretezza per evitare lo scandalo, ma l'indomani mattina decide senza esitazione di dare le dimissioni consegnando al ministro una lettera molto caustica. Con l'abbandono dell'incarico, Luciano perderà quasi immediatamente tutti i vantaggi ottenuti in precedenza, incluso il trasferimento a Roma di Irene, che nel frattempo è rimasta incinta.

La sera degli scrutini per le elezioni politiche, nell'ultima sua visita alla sede del partito per restituire le chiavi della casa di Roma, Luciano assiste per caso ad una telefonata di Remo Gola, collaboratore stretto del ministro, a Marco Tullio Illica, programmatore al centro meccanografico della Prefettura e militante di lungo corso del partito, il quale tempo prima aveva supplicato personalmente proprio Luciano di intercedere presso il ministro per il rimpatrio di suo figlio, incarcerato per droga in Egitto: egli intuisce così che Botero intende servirsi di Illica per falsare telematicamente i risultati delle elezioni, ed avvisa immediatamente Sanna.

Luciano e Sanna, assieme ad Irene, si precipitano in Prefettura, ma apprendono con stupore che Illica non si è lasciato corrompere e che stavolta il risultato elettorale è autentico: Botero sta davvero stravincendo dappertutto e con lui anche Polline che, arrestato pochi giorni prima per tangenti, potrà scampare al processo perché eletto in Parlamento.

A scrutini conclusi, Botero appare raggiante in televisione, con accanto la moglie e il figlio, a commentare la propria vittoria con un discorso in cui tesse le lodi di una battaglia politica onesta e leale e, nell'attaccare i suoi oppositori, utilizza beffardamente proprio alcune frasi rivoltegli da Luciano nella sua lettera di dimissioni. Luciano, Irene e Sanna seguono dal televisore di un bar l'intervento del ministro, il quale annuncia anche che il giornale per cui Sanna lavora, e che nel frattempo aveva pubblicato lo scoop sui brogli elettorali di dieci anni prima, "è stato raggiunto da un'ingiunzione fallimentare" e "si avvia a chiudere i battenti per sempre".

La delusione di Luciano è tale che, prima di accanirsi insieme al giornalista sulla macchina che il ministro gli aveva regalato, distruggendola a colpi di mazze da golf donategli dagli elettori, rivela per telefono ai suoi studenti maturandi le tracce della prova scritta di italiano del giorno dopo, l'ultimo "regalo" di Botero in cambio del silenzio sul tentato suicidio di Juliette, e esorta i ragazzi a diffondere l'informazione rapidamente, il più possibile e con ogni mezzo in tutta Italia, affinché l'indomani mattina scoppi uno scandalo.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Filmato audio Villaggio globale - Paolo Villaggio, La Storia siamo noi. URL consultato il 3 dicembre 2013.
  2. ^ (EN) Official Selection 1991, festival-cannes.fr. URL consultato il 28 giugno 2011.

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