Renato Carpentieri

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Renato Carpentieri (Savignano Irpino, 2 aprile 1943) è un attore e regista teatrale italiano.


Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Si forma artisticamente a Napoli, dove si trasferisce durante l'infanzia dalla natia Savignano Irpino, (AV).

Dopo aver concluso la maturità scientifica, si iscrive alla Facoltà di Architettura. Dal 1965 al 1974 svolge a Napoli attività di organizzazione e promozione culturale, teatrale e cinematografica, col Gruppo Nuova Cultura e come Incaricato Cultura della Giunta O.R.U.N., partecipando ai convegni nazionali di Prato, Parma e Perugia e a un seminario con il Living Theatre; produce films 8 mm, ricerche teatrali e collabora a riviste di poesia (Uomini e Idee, Continuum).

Partecipa al Movimento studentesco di Architettura.

Dal 1968 al 1974 è promotore di ricerche sull’espressione artistica popolare, in due direzioni prevalenti: studio e ricerca della produzione contadina e operaia, e studi sul teatro agit-prop; sulla base di queste ricerche mette in scena una decina di piccoli spettacoli e intensifica l’attività di organizzazione culturale. Collabora a giornali e riviste della Nuova Sinistra.

Collabora nel frattempo a studi di architettura e design.

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1975 si dedica a tempo pieno al teatro, anno in cui è socio fondatore, insieme con Roberto Ferrante, Massimo Lanzetta, Lello Serao, Ottavio Costa, Antonio Fiore, Amedeo Forte, Paolo Stravato, del Teatro dei Mutamenti [1], di cui fa parte fino al 1980. Per il primo spettacolo messo in scena dal Teatro dei Mutamenti, "L'eccezione e la regola" di B. Brecht, regia di Roberto Ferrante, Centro W. Reich, Napoli, 1976, disegna la scenografia ed i costumi. Debutta come attore nel 1976 in "Serata futurista" con la regia di Ferrante.

Il primo spettacolo da lui scritto, diretto ed interpretato è "Maestri cercando" tratto dal racconto di Elio Vittorini "Le schiavitù dell'uomo" (1977), per il quale invita come attore, per la parte di Gubbio, Antonio Neiwiller, conosciuto e apprezzato nella rassegna Situazione teatro, che entrerà poi a far parte della cooperativa e curerà la regia di "BerlinDada" (1978).

Per tutti gli anni Settanta si distinguerà in allestimenti e drammaturgie come: "Il nipote di Rameau" (1978), "Kabarett" (1979), "Le abbé napolitain, ovvero Storie di Ferdinando Galiani" (1981), "Negli spazi oltre la luna - Stramberie di Gustavo Modena (1983).

E' socio fondatore della Società Napoletana di Poesia e dell’Associazione Eutopia di Ferrara.

Una volta uscito dal Teatro dei Mutamenti, continuerà a lavorare con altri registi e altre compagnie, portando in scena "Zeitnot" (1984) a Pontedera, "La grande sera" (1985), "Comedians" (1986, diretto da Gabriele Salvatores), Morte accidentale di un anarchico (1987, accanto a Dario Fo), "Teatrino scientifico - Resurrezione" (1989), "La nave nel deserto" e "L'acquisto dell'ottone" (entrambi del 1990).

Interpreta i due zii nel "Riccardo II" di Mario Martone (1993), partecipa a "Histoire du soldat", e sarà Polonio nell' "Amleto" diretto da Carlo Cecchi(1998).

Nel 1995 diviene direttore artistico dello storico gruppo di sperimentalismo teatrale Libera Scena Ensemble, compagnia con la quale offre i testi della drammaturgia in una versione fruibile alla maggior parte del pubblico, dando così vita a una serie di laboratori e rappresentazioni: "Il giardino del teatro", "La nascita del teatro" (1996-1997), "Sale di museo" (1996-1998), "Jacques e il suo padrone (1996), "Medea" (1996).

Nello stesso anno e nel seguente fu chiamato da Aldo Vella, allora sindaco di San Giorgio a Cremano, a dirigere due laboratori teatrali: "Il giardino del teatro" e "Il teatro del fuoco". Ha partecipato ai Festivals di Santarcangelo, Ville Vesuviane, Polverigi, Palermo, Arezzo, Benevento, Caserta-Settembre al Borgo Napoli-Poesia, Biennale di Venezia, Avignone, Parma, Bruxelles.

Nel 1998 inventa e cura la direziona artistica di "Museum" per 13 anni, una manifestazione teatrale che si svolge ogni anno nella splendida cornice della Certosa di San Martino, a Napoli. Si mettono in scena drammaturgie tratte da romanzi, saggi, racconti.

Nel 2007 è Falstaff con la regia di Mario Martone al Teatro San Ferdinando di Napoli.

Nel 2011 è tra i protagonisti di "Operette morali" di Leopardi, con la regia di Mario Martone.

Nel 2014 interpreta il professore nello spettacolo "Jucature", con la regia di Enrico Janniello.

Nel 2017 dirige e interpreta lo spettacolo "L'intervista" di Alberto Moravia.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Debutta finalmente sul grande schermo diretto dal grande Gianni Amelio nella trasposizione cinematografica di un romanzo di Leonardo Sciascia: Porte aperte (film) (1990), all'interno di un cast eccellente che annoverava anche Gian Maria Volonté ed Ennio Fantastichini. Il personaggio di Consolo gli vale il Premio Sacher (1990).

Dopo L'attesa (1991), è accanto a Nanni Moretti ne Il portaborse (1991), seguito da Nessuno (1992) e Morte di un matematico napoletano (1992), debutto alla regia cinematografica di Mario Martone.

Nel 1992, Amelio lo rivorrà in un suo film, Il ladro di bambini, poi sarà la volta del regista Salvatores, che lo inserirà in Puerto Escondido (1992) storia di un uomo in fuga dopo essere stato testimone di due omicidi, dove, per la sua indiscutibile bravura nel disegnare il personaggio del commissario Viola, sarà premiato con il Nastro d'Argento come miglior attore non protagonista.

Nel 1993, recita per i fratelli Taviani in Fiorile e poi torna a Salvatores con Sud (1993).

Lo stesso anno, ritrova Nanni Moretti in veste di attore/regista in Caro Diario (1993).

Attore incredibilmente poliedrico, si fa notare anche in pellicole come: Il giudice ragazzino (1994), Nemici d'infanzia (1995), Il verificatore (1995), Il figlio di Bakunin (1997), Cinque giorni di tempesta (1997) e Artemisia - Passione estrema (1997). Grande amico e collaboratore di Mario Martone che lo ha diretto (oltre che sul palcoscenico) anche nel cinema con I vesuviani (1997) e Teatro di guerra (1998), continua a esprimere tutta la sua potenza recitativa in titoli come: La voce del sangue (1999), Il manoscritto di Van Hecken (1999), il comico Asini (1999), I fetentoni (1999), La vita altrui (2000), il film tv Piccolo mondo antico (2001), Il Consiglio d'Egitto (2002), La vita degli altri (2002) e la miniserie gialla Don Matteo (2002), dove per 16 puntate ha vestito i panni del Vescovo. [1]

Nel 2004, dopo Tre giorni di anarchia, recita per il telefilm poliziesco La squadra (2005-2007), cui segue la pellicola Il dolce e l'amaro (2007). Nel 2011 torna sul grande schermo con il film Corpo celeste, diretto da Alice Rohrwacher, e con La scoperta dell'alba di Susanna Nicchiarelli. Nel 2016 è uno dei quattro naufraghi all'Asinara ne La stoffa dei sogni di Gianfranco Cabiddu.

Carpentieri ha lavorato in serie tv e al cinema: interprete di numerose pellicole ha vinto nel 1990 un Premio Sacher per Porte aperte di Gianni Amelio e un Nastro d'Argento al migliore attore non protagonista nel 1993 per la partecipazione a Puerto Escondido di Gabriele Salvatores. Da ricordare le partecipazioni nell'episodio “Isole” in Caro diario di Nanni Moretti, nel segmento “Diavolo in bottiglia” de I vesuviani di Pappi Corsicato ed in Teatro di guerra di Mario Martone, nonché il ruolo del giornalista Amato Lamberti in Fortapasc di Marco Risi.

In televisione Carpentieri ha recitato ne La squadra e in Don Matteo 3. In Don Matteo ha interpretato il vescovo nella terza stagione, mentre ne La squadra, Carpentieri ha interpretato il vicequestore Valerio Cafasso in tutte le otto stagioni della fiction.

Nell'estate del 2008 è stato protagonista di una serie di spot della trasmissione televisiva Ballarò, in onda su Rai 3.

Prefazione al libro di memorie di E. Scarpetta, Cinquant’anni di palcoscenico, ed. Savelli.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Prosa televisiva RAI[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Claudio Vicentini e Lorenzo Mango, Acting Archives Review (PDF), Napoli, Università degli Studi L'Orientale, 2012, p. 159.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Grazia D’Arienzo, Renato Carpentieri: biografia, formazione, interpretazioni/stile, teatro, cinema, televisione, fonti, bibliografia, iconografia, video, in Archivio Multimediale degli Attori Italiani, Firenze, Firenze University Press, 2012, eISBN: 978-88-6655-234-5.

Le Teche Rai, la prosa televisiva dal 1954 al 2008.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN73454663 · SBN: IT\ICCU\RAVV\092639 · ISNI: (EN0000 0001 1671 7047 · GND: (DE1061462668 · BNF: (FRcb14672286s (data)